Il buddismo in Asia centrale si riferisce alle forme buddhiste monastiche esistenti nella regione geografica presa in considerazione, le quali furono storicamente particolarmente diffuse lungo il percorso denominato "Via della seta". La vicenda storica si dipana ed è strettamente correlata alla trasmissione del Dharma in tale territorio soprattutto durante il primo millennio dell'era volgare.
Storia Gruppi monastici Un certo numero delle prime scuole buddhiste antiche (il Buddismo dei Nikāya) rimasero storicamente prevalenti praticamente in tutta l'Asia centrale. Alcuni studiosi del periodo distinguono tre distinte fasi principali delle attività missionarie entrate in scena nella storia del buddismo nella regione; queste vengono pertanto associate alle seguenti scuole o "sette" (in ordine rigorosamente cronologico)Willemen, Charles. Dessein, Bart. Cox, Collett. Sarvastivada Buddhist Scholasticism. 1997. p. 126: Dharmaguptaka Sarvāstivāda Mūlasarvāstivāda Il Dharmaguptaka compì più sforzi di qualsiasi altro raggruppamento nel tentativo di diffondere l'insegnamento di Gautama Buddha al di fuori dal subcontinente indiano, quindi inizialmente in aree come l'Afghanistan, l'Asia centrale e la Cina, riuscendo - nel farlo - ad ottenere un notevole successoWarder, A.K. Indian Buddhism. 2000. p. 278.
Pertanto la maggior parte dei paesi che hanno in seguito adottato il buddismo cinese, hanno conseguentemente anche adottato il Dharmaguptaka vinaya e il lignaggio di ordinazione per bhikṣus e bhikṣuṇīs (Bhikkhu e Bhikkhunī) appartenenti al Sangha). Secondo il ricercatore di indologia Anthony Kennedy Warder in qualche modo in quei paesi dell'Asia orientale la setta Dharmaguptaka può venire benissimo considerata come sopravvissuta fino all'epoca presenteWarder, A.K. Indian Buddhism. 2000. p. 489. Warder inoltre scriveWarder, A.K. Indian Buddhism. 2000. pp. 280-281:
Nel corso del VII secolo Yìjìng raggruppò il Mahīśāsaka, il Dharmaguptaka e il Kāśyapīya insieme come sottosezioni del Sarvāstivāda e dichiarò che questi tre non erano prevalenti nelle "cinque parti dell'India", ma si trovavano altresì in alcune ampie zone di Oḍḍiyāna, KHotan e KuchaYijing. Li Rongxi (translator). Buddhist Monastic Traditions of Southern Asia. 2000. p. 19.
Buddismo greco
Il buddismo in Asia centrale ebbe il suo inizio con il sincretismo tra la filosofia greca classica occidentale e il buddismo originale indiano nei regni ellenistici che successero all'impero creato da Alessandro Magno (il Regno greco-battriano 250 a.ev-125 ev e Regno indo-greco 180 a.ev - 10 ev) i quali abbracciavano grosso modo gli odierni Afghanistan, Uzbekistan e Tagikistan; ma anche a Dayuan.
L'impero Kusana a seguire adottò l'alfabeto greco (o "lingua battriana"), le forme architettoniche e la monetazione dell'arte greco-buddhista oltre che la religione greco-buddhista sorta e sviluppata in tali regni ellenisticiHalkias “When the Greeks Converted the Buddha: Asymmetrical Transfers of Knowledge in Indo-Greek Cultures.” In Religions and Trade: Religious Formation, Transformation and Cross-Cultural Exchange between East and West, ed. Volker Rabens. Leiden: Brill, 2013: 65-115..
Le prime rappresentazioni antropomorfiche del Buddha stesso sono spesso considerate un risultato dell'interazione greco-buddista. Prima di questa innovazione l'arte buddista era rimasta prettamente "aniconica" (priva totalmente di immagini): il Buddha era cioè rappresentato solo attraverso i suoi simboli maggiormente peculiari (un trono vuoto, l'albero della Bodhi, le orme del Buddha, la Dharmacakra).
Una tale riluttanza verso le rappresentazioni antropomorfiche del fondatore e lo sviluppo sofisticato di simboli aniconici per evitarlo (anche nelle scene narrative in cui appaiono altre figure umane), sembra essere collegata a uno dei detti del Buddha stesso, riportato nel testo intitolato Digha Nikaya, ovvero che sarebbe stato assai meglio scoraggiare le rappresentazioni di se stesso dopo l'estinzione nel Nirvana del proprio corpo"Due to the statement of the Master in the Dighanikaya disfavouring his representation in human form after the extinction of body, reluctance prevailed for some time". Also "Hinayanis opposed image worship of the Master due to canonical restrictions". R.C. Sharma, in "The Art of Mathura, India", Tokyo National Museum 2002, p.11.
Con molta probabilità non sentendosi legati da queste restrizioni essenzialmente estranee al loro modo di intendere la cultura e la religiosità e per "il loro culto della forma, i greci furono i primi a tentare una rappresentazione scultorea del Buddha".
In molte parti del mondo antico i Greci svilupparono con estrema facilità divinità sincretiche, che potrebbero diventare un comune interesse religioso per popolazioni con una tradizione differente: un esempio ben noto è la raffigurazione divina di Serapide, introdotta da Tolomeo I Soter nell'Egitto tolemaico, la quale combinava gli aspetti di Divinità greche ed egizie. Anche in India era naturale per i greci creare un'unica divinità comune combinando l'immagine di un dio-re greco (il dio solare Apollo, o forse il fondatore deificato del regno indo-greco, Demetrio I di Battria), con gli attributi tradizionali delle caratteristiche fisiche del Buddha.
Molti degli elementi stilistici di queste prime rappresentazioni indicano chiaramente l'influenza greca: l'Himation greca (una leggera veste ondulata del tutto similare alla toga che copre entrambe le spalle: i caratteri buddhisti sono sempre rappresentati con un indumento dhoti prima di questa innovazione), l'alone, la posizione di chiasmo delle figure retteStanding Buddha:Image (vedi: Gandhara in piedi del I-II secoloStanding Buddha:Image ), i capelli ricci e il nodo stilizzato mediterraneo che apparentemente derivano dallo stile dell'Apollo del Belvedere (330 a.ev)Belvedere Apollo: Image ; poi la qualità misurata dei volti, tutti resi con un forte realismo artistico (Vedi l'arte ellenistica).
Alcuni dei Buddha in piedi (come quello raffigurato) sono stati scolpiti usando la specifica tecnica greca di fare le mani e talvolta anche i piedi in marmo così da aumentarne l'effetto realistico, mentre il resto del corpo in un altro materiale. Foucher considerava in particolare i Buddha ellenistici come "il più bello, e probabilmente il più antico dei Buddha", assegnandoli al I° secolo a.ev e facendoli il punto di partenza delle rappresentazioni antropomorfiche del BuddhaThe Buddhist art of Gandhara, Marshall, p. 101).
Impero Kushan
All'inizio della dinastia Kushan (circa 30 d.C.), vari sistemi religiosi si erano oramai diffusamente espansi in tutta l'Asia centrale; essi includevano il culto di Anahit (originario dell'Armenia); lo Zoroastrismo, compresi i culti di Mitra, Ahura Mazdā, Verethragna e (specialmente in Corasmia e Sogdiana) Siyâvash, così come il pantheon degli Olimpi, tra cui Zeus ed Elio.
Secondo le cronache cinesi contemporanee il buddismo entrò per la prima volta in Cina nel 147 ad opera dei Kushan (che erano conosciuti in loco da un vecchio esonimo cinese: il Grande Yuezhi) e il lavoro svolto dai loro missionari portò la nuova fede ad essere adottata come religione ufficiale della corte reale dell'Imperatore cinese Huan Huan-di (il cui regno va dal 146 al 168).
Verso la metà del II secolo l'impero Kushan sotto Kanishka si ampliò in Asia centrale ed arrivò quindi a prendere il controllo di Kashgar, Khotan e Yarkand, nel bacino del Tarim nell'odierna regione di Xinjiang. Di conseguenza gli scambi culturali aumentarono in una maniera decisamente notevole e i missionari buddhisti centro-asiatici divennero attivi poco dopo nelle capitali cinesi di Luoyang e talvolta anche a Nanchino, là ove si distinsero in particolare per il loro lavoro di traduzione. Promossero sia le scritture Hīnayāna che quelle derivanti dal buddismo Mahāyāna.
I seguaci del buddismo erano stati nel frattempo banditi dalla Persia nei secoli 2° e 3°; ma trovarono un forte sostegno e base d'appoggio proprio in Asia centrale, dove l'insegnamento del "Maestro Gautama" divenne ampiamente praticato.
Durante i moderni scavi archeologici a Khorezm (tra cui Bazaar-Kala, Gyaur-Kala, Gyaz-Kala), Sogd (Tali-barzu, Zohak-i-Maron, Er-Kurgan e altri) e Old Termez è stato scoperto che molti degli insediamenti e fortini risaliva per lo più esattamente al periodo Kushan. Tuttavia il più ampio numero di tracce della cultura buddhista durante tale periodo fu trovato in Takhar (precedentemente Tukhara/Tokharistan), nel territorio dell'Afghanistan moderno.
Khotan L'antico regno di Khotan fu uno dei primi Stati buddhisti del mondo e un ponte culturale attraverso il quale la cultura e l'apprendimento buddhisti venivano trasmessi direttamente dall'India verso la Cina. La sua capitale era situata ad Ovest della moderna città di Hotan. Gli abitanti, come quelli dei primi Kashgar e Yarkand, parlavano la lingua saka iraniana.
Le prove disponibili indicano che le prime missioni buddhiste a Khotan vennero avviate dalla scuola DharmaguptakaHeirman, Ann. Bumbacher, Stephan Peter. The Spread of Buddhism. 2007. p. 98:
Già nel terzo secolo sembra che alcuni testi del Mahāyāna fossero ben conosciuti in Khotan, come riportato dal monaco cinese Zhu Shixing 朱士 行 (morto dopo il 282)Forte, Erika. 2015. "A Journey “to the Land on the Other Side”: Buddhist Pilgrimage and Travelling Objects from the Oasis of Khotan." In Cultural Flows across the Western Himalaya, edited by Patrick Mc Allister, Cristina Scherrer-Schaub and Helmut Krasser, 151-185. Vienna: VÖAW. p.152.:
Quando Fǎxiǎn viaggiò attraverso Khotan registrò che praticamente tutti i cittadini residenti erano divenuti buddhisti. Secondo i suoi resoconti vi si potevano trovare ben 14 monasteri principali e soggiornò presso il più importante di questi, il monastero di Gomatī, che ospitava 3000 monaci MahāyānaWhitfield, Susan. The Silk Road: Trade, Travel, War and Faith. 2004. p. 35.
Quando Xuánzàng in seguito viaggiò attraverso Khotan nel VII secolo scrisse che il re uscì per salutarlo personalmente al confine del regno. Fu scortato nella capitale e quivi alloggiato in un monastero della scuola Sarvāstivāda. Xuanzang riporta che vi erano circa 100 monasteri a Khotan, che ospitano un totale di 5000 monaci che avevano studiato - o che stavano per farlo - il Mahāyāna.
Un manoscritto in tibetano classico chiamato Gli Annali Religiosi di Khotan è stato trovato a Dunhuang e potrebbe verosimilmente datare a un qualche decennio dell'VIII secoloNattier, Jan. Once Upon a Future Time: Studies in a Buddhist Prophecy of Decline. 1991. p. 200. Esso descrive l'apparizione iniziale del buddismo in Khotan, incluse le otto principali divinità tutelari, i "bodhisattva auto-originari" del paese, oltre che una descrizione dei principali principi dello Śrāvakayāna e del Mahāyāna, anche se a quest'ultimo viene data la preminenza. Gli Śrāvaka sono rappresentati come entranti nel Dharma attraverso le Quattro nobili verità; mentre i bodhisattva Mahāyāna come entrati attraverso la non concettualizzazione e il Śūraṅgama Samādhi.
Dopo l'estinzione della dinastia Tang Khotan formò un'alleanza con i governanti di Dunhuang, con cui godeva di stretti rapporti con il centro buddista sito a Dunhuang: la famiglia reale khotanese si sposava con le élite del posto, visitava e frequentava il complesso del tempio buddhista e donava denaro per far dipingere i loro ritratti sulle pareti delle grotte di Mogao. Nel corso del X secolo i ritratti reali khotanesi furono dipinti in associazione con un numero crescente di divinità nelle caverne.