Biografia Il teatro

Antonio Eduardo Taranto, detto "Nino", nacque a Forcella, nel cuore di Napoli, figlio di un sarto, Raimondo (1880-1953), e di sua moglie, Maria Salomone (1890-1982). Aveva un fratello minore, Carlo, anch'egli attore (il figlio di Carlo, Corrado, avrebbe seguito le orme paterne).

Nino esordì tredicenne al Teatro Centrale di Napoli, interpretando quelle che sarebbero diventate le sue specialità: la "canzone in giacca" drammatica e quella da "dicitore" in abito da sera. Nel 1927 entrò nella compagnia di sceneggiate Cafiero-Fumo. Invitato in tournée negli Stati Uniti, ne tornò con "una pianola a nastro e mille dollari" impiegati per finanziare la sua prima compagnia di varietà che sarebbe durata solo quindici giorni.

Nel 1933 fu scoperto da Anna Fougez che lo fece debuttare nella grande rivista alla quale si sarebbe dedicato fino al secondo dopoguerra, accanto a Wanda Osiris e poi a Titina De Filippo, dando vita a memorabili macchiette come Ciccio Formaggio, cucitagli addosso dagli autori Cioffi e Pisano: un ometto iellato, tradito e bistrattato dalla fidanzata, la quale per ennesimo gratuito dispetto gli sforbicia la tesa del cappello. Proprio quella paglietta tagliuzzata divenne uno dei simboli della sua comicità e ispirò alcuni fortunati spettacoli di rivista, come Mazza, Pezza e Pizzo e Quagliarulo se ne va, oltre al popolare film Il barone Carlo Mazza di Guido Brignone (1948).

Si dedicò anche alla prosa costituendo una propria compagnia solo nel 1955 e mettendo in scena, oltre a farse e commedie leggere, i testi dell'amico e maestro Raffaele Viviani, di cui propose, fra l'altro, L'ultimo scugnizzo (1956) e Don Giacinto (1961), che valorizzarono al meglio la sua intensa espressività. Nel 1957 fu il protagonista di Bello di papà di Giuseppe Marotta e Belisario Randone, rappresentato anche in televisione nel 1965. Portò anche in scena opere teatrali del commediografo Samy Fayad, tra cui si ricordano Un gran bene di consumo, Lo spione della scala C, Il Papocchio, Il settimo si riposò, molte delle quali per la regia di Gennaro Magliulo. Negli ultimi anni tornò con successo al teatro napoletano, soprattutto al fianco di Luisa Conte e del fratello Carlo.

Il cinema

Esordì al cinema nel 1938 con Nonna Felicita di Mario Mattoli, ma fu stabilmente attivo dal dopoguerra interpretando un centinaio di pellicole, a cominciare da I pompieri di Viggiù, sempre di Mattoli (1949), strepitosa carrellata del teatro di rivista, e nello stesso anno Se fossi deputato, accanto a Marisa Merlini. Interprete versatile, ugualmente a suo agio con la paglietta tagliuzzata del macchiettista, con gli abiti dimessi dello sfortunato professore di Anni facili di Luigi Zampa (1953), per cui si aggiudicò un Nastro d'argento, con i ruoli brillanti di Accadde al commissariato di Giorgio Simonelli (1954), con la commedia di costume di Mariti in città di Luigi Comencini (1957) e con le calibrate prove drammatiche di Italia piccola di Mario Soldati (1957).

Egli riuscì però ad esprimere appieno la propria vis comica solo al fianco di Totò, di cui fu spalla affidabile e devota: dalla complicità di Totòtruffa '62 di Camillo Mastrocinque (1961) alla parodia di Totò contro Maciste (1962) di Fernando Cerchio, fino al travolgente Il monaco di Monza di Sergio Corbucci (1963). Dalla metà degli anni sessanta fino al 1973 (anno in cui girò il suo ultimo film), Taranto prese parte, come caratterista d'eccezione, a ben diciannove musicarelli, al fianco di nomi della musica leggera, come Adriano Celentano, Gianni Morandi, Bobby Solo, Gigliola Cinquetti, Caterina Caselli e Al Bano.

La radio Nino Taranto fu anche uno dei comici in assoluto più presenti alla radio, dove accentuò, più che l'eleganza che lo contraddistingueva sul palcoscenico, la voce duttile e la gioiosa caratterizzazione napoletana. Negli anni cinquanta partecipò a molti dei più popolari varietà radiofonici del momento (Rosso e nero, 1951; Chicchirichì, 1953; L'occhio magico, 1954; Fermo posta, 1956) e condusse Il fiore all'occhiello (1958).

Interpretò inoltre numerose riviste imperniate sulle gag del "napoletano a New York", come La ninotarantella di Nelli e Mangini (1954, regia di Nino Meloni), Biancaneve e i sette Nini di Dino Verde (1955, diretta da Riccardo Mantoni) e Chi sarà sarà ancora di Dino Verde (1958, regia di Maurizio Jurgens); oltre che riviste di tema vario, tra cui Caviale e lenticchie di Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi (1957), Tarantella di fuoco di Luigi Compagnone ed Ezio Zefferi (1958) e la "fantascientifica" La bellissima époque di Dino Verde (1960), autore tra i più congeniali all'artista.

Fu protagonista anche di varie commedie, fra cui Mettiamo le carte in tavola di Aldo Giuffré e Antonio Ghirelli (1956, regia di Riccardo Mantoni), Bello di papà di Giuseppe Marotta e Belisario Randone (1960, allestita da Gian Domenico Giagni) e L'imbroglione onesto, del prediletto Viviani (1961, regia di Vittorio Viviani). Graditissimi al pubblico radiofonico, inoltre, i vari "one man show" che presentavano i suoi maggiori successi, da Mostra personale (1958, regia di Gian Domenico Giagni) a Il mio spettacolo: Nino Taranto di Francesco Luzi (1961, regia di Marco Lami), a Paglietta a tre punte (1963).

Anche gli anni settanta lo videro impegnato in un'intensa attività radiofonica: ospite fisso di molte edizioni del celebre programma Gran varietà, nel 1976 interpretò, per il ciclo Una commedia in trenta minuti, le pièce Piccolo caffè di Tristan Bernard, Il signor di Pourceaugnac di Molière e Socrate immaginario di Ferdinando Galiani, tutte dirette da Gennaro Magliulo. Nel 1977 fu tra i conduttori di Un altro giorno e presentò la rassegna di poeti e musicisti partenopei Pagine napoletane, mentre nel 1980 partecipò a La bella bionda di Vittorio Imbriani (regia di Carlo Di Stefano) e nel 1981 tornò ai microfoni per presentare Lezione di farsa, itinerario radiofonico sulla fortuna e sfortuna della comicità plebea diretto da Gennaro Magliulo.

La canzone Nel 1955 partecipò al Festival di Napoli con la canzone 'O ritratto 'e Nanninella. Ritornò alla manifestazione nell'edizione del 1958, e al Festival di Napoli 1967, alternandosi tra il ruolo di cantante, autore e presentatore. Proprio all'edizione del 1967 vinse il primo e il secondo premio con i brani 'O matusa e 'A prutesta. Avrebbe dovuto partecipare anche al Festival di Napoli 1971 ma la manifestazione fu annullata dalla Rai. Nel 1961 partecipò al Giugno della Canzone Napoletana. Ritornò a una manifestazione canora napoletana nel 1973, alla Piedigrotta: Le nuove Canzoni di Napoli, dove fu presentatore e cantante. Fu anche autore di canzoni. Tra i maggiori successi vi è il brano Lusingame, composto con il musicista Mario Festa e dedicato alla figlia Maria.

La televisione

Negli anni sessanta accrebbe la sua popolarità con numerose partecipazioni televisive, come il varietà Lui e lei, con Delia Scala (1956), seguito da Lui, lei e gli altri (1956), entrambi firmati da Marcello Marchesi e Vittorio Metz, e l'edizione 1964-1965 di Canzonissima dal titolo Napoli contro tutti, ma senza abbandonare la radio. Nel 1962 condusse Il cronotrotter, mentre nel 1968 fu l'interprete della rubrica di canzoni e poesie napoletane Cinque rose per Nanninella. Grande successo ebbe la sua partecipazione al varietà televisivo Io, Agata e tu (1970), diretto da Romolo Siena, in cui affiancava con incontenibile verve il cantante Nino Ferrer e la giovane Raffaella Carrà; in questo programma ebbe modo di riportare al successo una canzone del suo repertorio macchiettistico, Agata. Sempre nel 1970, Taranto si mise in luce in un ruolo drammatico nello sceneggiato televisivo Le terre del Sacramento, tratto dal romanzo di Francesco Jovine.

Nel 1974 fu ospite di una puntata del celebre varietà Milleluci, per la regia di Antonello Falqui, dove ripropose, insieme a Mina e Raffaella Carrà, le sue più famose macchiette. Nel giugno 1983, la Rai trasmise al sabato sera un ciclo di tre commedie dirette da Gaetano Di Maio, rappresentate al Teatro Sannazaro di Napoli, delle quali fu cointerprete insieme a Luisa Conte: 'A morte 'e Carnevale, Nu bambeniello e tre San Giuseppe, Arezzo 29.

Taranto partecipò anche ad alcune serie della rubrica pubblicitaria televisiva Carosello, pubblicizzando i formaggi Il Milione alla panna e lInvernizzina della Invernizzi, dal 1958 al 1963 (nel 1959 e nel 1961 con Giacomo Furia e Ferruccio Amendola, nel 1960 con Dolores Palumbo; nel 1962 e 1963 con Carlo Taranto, Giacomo Furia e Maria Grazia Buccella).Marco_Giusti, Il grande libro di Carosello, II edizione, Sperling e Kupfer, ISBN 88-200-2080-7, pp. 283-284

La morte Morì nella sua casa a Napoli, la mattina del 23 febbraio 1986, dopo una lunga malattia. Il funerale fu celebrato, dopo due giorni, nella chiesa di San Ferdinando, conosciuta anche come la Chiesa degli artisti, in piazza Trieste e Trento davanti a circa tremila persone, tra artisti, politici e semplici cittadini. Sulla bara la sua famosa paglietta bianca a tre punte del personaggio di Ciccio Formaggio; al termine della cerimonia, sul sagrato della chiesa, Mario Merola davanti alla bara intonò Lusingame, scritta da Nino per un Festival di Napoli; il corteo funebre fece anche una breve sosta davanti al Teatro Sannazaro in via Chiaia dove aveva recitato fino all'aprile del 1985. Riposa nella cappella di famiglia nel cimitero di Santa Maria del Pianto a Napoli.

Le commemorazioni In precedenza, tra la fine del 1984 e l'inizio del 1985, la Rai trasmise Taranto Story, monografia in quattro puntate dedicata all'attore, mentre nel 1993 la radio gli avrebbe dedicato La più bella paglietta di Napoli, trasmissione che ne ripercorreva i successi.

Il comune di Roma ha intitolato una strada a Nino Taranto, mentre la città di Napoli ha dato il suo nome ai giardini di via Aniello Falcone, che affacciano sulla sua casa al sottostante Parco Grifeo. A Napoli, inoltre, opera una Fondazione a suo nome, creata dai familiari per tenerne vivo il ricordo. Alla mostra Nino Taranto ha 100 anni, realizzata nel 2007 dal critico Giulio Baffi con catalogo (Edizioni Guida), ha fatto seguito, nel 2012, il saggio biografico Nino Taranto. Vita straordinaria di un grande protagonista dello spettacolo italiano del Novecento, scritto dal giornalista e saggista Andrea Jelardi per le Edizioni Kairòs, in seconda edizione nel 2017 con prefazione di Gino Rivieccio che esordì nella sua compagnia. Nel 2014, inoltre, le edizioni Guida hanno pubblicato una sua biografia-romanzo scritta da Maria Letizia Loffreda Mancinelli mentre, ancora nel 2017, a 110 anni dalla nascita, con la collocazione di una statua gli sono stati intitolati i giardini pubblici di Lucrino, una frazione di Pozzuoli, dove l'attore trascorreva le vacanze. Il 10 dicembre 2024 è stata dedicata a Nino Taranto la scala accanto al Teatro Trianon Viviani, nel quartiere Pendino, di cui è direttore artistico Marisa Laurito.

Discografia parziale 78 giri

1946 – Dove sta Zazà?/Chitarra accatarrata (Fonit, 12381) 1946 – Tutti vogliono Gagà/'A cchiu bbella scoperta! (Fonit, 12386) 1946 – Fortunato/Jammo Rosì (Fonit, 12383) 1947 – Alice/Brigida (Fonit, 12591) 1950 – Arcangelo Bottiglia/Fatte pittà!.. (Fonit, 13323) 1950 – L'onorevole Concetta/Il protettore del mezzogiorno (Fonit, 13324) 1950 – Ciccio Formaggio/Mazza pezzo e pizzo (Fonit, 13325) 1950 – Ma questo è mondo? (I parte)/Ma questo è mondo? (II parte) (Fonit, 13345) 1953 – Camilla/Sciò sciò (Fonit, 14105) 1953 – '''E ccummarelle/Oj llocco oj (Fonit, 14106) 1954 – La signora e don Giacomino/Il venditore di vesti americane, con Rosalia Maggio (Fonit, 14558) 1955 – A bonanema 'e ll'ammore/Schezzechiava (Fonit, 14945)

25 cm

1957 – Nino Taranto (Fonit, LP 224)

33 giri/CD

1956 – '''A Luciana (Edibi, SEB 4015) 1956 – Nino Taranto - Vol-2 (Fonit, FU-003), pubblicato in Venezuela 1956 – Nino Taranto - Vol. 4 (Fonit, FU-0012), pubblicato in Venezuela