Più tardi al buio (After Dark, My Sweet) è un film statunitense del 1990 diretto da James Foley. È basato sull'omonimo romanzo di Jim Thompson del 1955.

Trama L’ex pugile Kevin “Kid” Collins vive allo sbando dopo essere fuggito da un ospedale psichiatrico. In una cittadina desertica nei pressi di Palm Springs incontra Fay Anderson, una vedova solitaria che lo convince ad aiutarla a rimettere in sesto la proprietà trascurata lasciata dal marito. In cambio gli permette di dormire in una roulotte parcheggiata sul retro, accanto alle palme da dattero ormai morenti. Collins rimane così nella tenuta, riparando ciò che può e trascorrendo le notti tra alberi che sembrano rispecchiare il suo stesso declino. Alterna momenti di quiete a improvvisi ricordi del passato: i giorni sul ring e quelli nell’istituto psichiatrico, dove sovraffollamento e incuria avevano reso sorprendentemente facile la sua fuga. Fay beve molto, oscilla continuamente tra gentilezza e crudeltà e appare bisognosa di Collins quanto irritata dalla sua presenza.

Un suo conoscente, Garrett “zio Bud” Stoker, che sostiene di essere un ex poliziotto, finisce lentamente per coinvolgere Collins in un piano di rapimento ai danni di Charlie Vanderventer, il figlio malaticcio di una ricca famiglia. Collins esita e tenta persino di allontanarsi, ma il bisogno di sentirsi utile e desiderato lo riporta sempre indietro.

Nel frattempo conosce il dottor Goldman, un medico che riconosce subito la fragilità mentale dell’uomo e lo esorta a tornare in una struttura di cura. Doc gli offre protezione e stabilità, ma il suo interesse appare invadente e paternalistico, minacciando il fragile legame tra Collins e Fay. Diviso tra la premura autoritaria del medico e le promesse di denaro e riscatto di zio Bud, Collins accetta infine di partecipare al rapimento. Il piano viene preparato nei minimi dettagli, ma fin dall’inizio qualcosa va storto: Collins sequestra deliberatamente il bambino sbagliato e solo in seguito rapisce Charlie, che soffre di diabete e rischia rapidamente la vita senza insulina. Mentre Collins insiste perché il ragazzo venga mantenuto in vita, zio Bud comincia a considerarlo un problema più che una persona.

Con l’aumentare della pressione, Bud rivela il suo vero volto: manipolatore e spietato, è disposto a sacrificare Collins pur di salvarsi e intascare la ricompensa fingendosi un eroe. Fay oscilla tra senso di colpa, paura e opportunismo, arrivando talvolta a schierarsi con lui. Sempre più isolato e consapevole di essere stato usato, Collins decide allora di prendere il controllo della situazione: ruba l’insulina per salvare Charlie, affronta Bud e gli impedisce di uccidere il ragazzo - o sé stesso. Durante lo scontro il dottor Goldman perde la vita, e Collins capisce che qualunque scelta farà non potrà avere un esito felice per lui.

Nel finale, braccato dalla polizia e ormai senza alcuna prospettiva di futuro accanto a Fay, Collins va incontro al proprio destino. Riporta Charlie sano e salvo e fa in modo che la donna non venga coinvolta, anche se questo significa condannare sé stesso. Circondato in un aeroporto, viene riconosciuto come il rapitore e colpito mentre tenta la fuga. I suoi ultimi gesti sono lucidi e consapevoli: accetta la morte come l’unico modo per dare un senso alla propria esistenza, salvare il bambino e lasciare Fay libera di continuare a vivere, anche senza comprendere davvero ciò che lui ha sacrificato per lei.

Produzione È stato girato interamente a Indio (California).

Accoglienza

Box office Il film ha avuto una distribuzione limitata guadagnando $244,919 durante il weekend di apertura. Ha guadagnato in totale 2 milioni e 700 mila dollari.

Critica Il critico cinematografico Roger Ebert inserì il film nella sua celebre lista dei migliori film, scrivendo:

Più tardi al buio è uno di quei film sfuggiti al pubblico: incassò meno di tre milioni di dollari, è stato quasi dimenticato e resta tuttavia uno degli esempi più puri e intransigenti di moderno noir. Soprattutto, coglie con straordinaria lucidità le vite solitarie e logorate dei suoi personaggi.

Anche la rivista Variety accolse l’opera con entusiasmo, osservando che il regista e co-sceneggiatore James Foley aveva realizzato un adattamento quasi perfetto del romanzo di Jim Thompson, aggiornandone l’ambientazione e conferendogli un forte realismo emotivo, capace di colpire «come il morso di un serpente». Girato negli aridi e quasi esistenziali paesaggi assolati di Indio, in California, il film costruisce un’atmosfera torbida e penetrante, tanto da sembrare un genere a sé, una sorta di “film soleil”.

Lo scrittore David M. Meyers lodò in particolare la sceneggiatura, sottolineando come segua fedelmente il romanzo spietato di Thompson risultando insolitamente compatta, essenziale e solidamente costruita.

Per Peter Travers, sulle pagine di Rolling Stone, l’interpretazione di Jason Patric nei panni di Collie è straordinaria: l’attore, normalmente associato a ruoli da bello e dannato, diventa irriconoscibile dietro la barba incolta, la mascella rilassata e uno sguardo tormentato. Patric dà vita a un personaggio complesso con una forza ipnotica, una performance che - come la prosa di Thompson - risulta al tempo stesso respingente e affascinante.

All’uscita in home video nel 1991, la critica Melissa Pierson di Entertainment Weekly scrisse che Foley privilegia lo stile rispetto alla trama, riuscendo però a catturare il tono ruvido e carico di ombre dell’opera originale. Il film appare nitido e insieme immerso in una luce giallastra da sogno inquieto, un effetto particolarmente suggestivo nella visione domestica. In questo viaggio seducente attraverso territori emotivi instabili, Patric offre una prova intensissima nel ruolo di un ex pugile mentalmente fragile, coinvolto in un rapimento orchestrato da un ex poliziotto interpretato da Bruce Dern e da una vedova sensuale interpretata da Rachel Ward. Insieme si avventurano in un mondo dove desiderio e dolore diventano indistinguibili e ogni cosa finisce per deformarsi tragicamente.

In un’intervista concessa a Robert K. Elder per il libro The Best Film You’ve Never Seen, il regista Austin Chick ha elogiato soprattutto la fotografia del film, definendola «splendidamente realizzata: ogni inquadratura e ogni movimento di macchina sono chiaramente pensati e magnificamente eseguiti».

Sull'aggregatore Rotten Tomatoes, l’80% delle recensioni di venti critici risulta positivo. Anche Metacritic, che utilizza una media ponderata, assegna al film un punteggio di 78 su 100 basato su ventitré recensioni, indicando un’accoglienza complessivamente favorevole da parte della critica.

Note

Collegamenti esterni

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