Villa Gerini (o Villa di Colonnata), come era chiamata fino a circa il 1860, si trova nella località di Colonnata a Sesto Fiorentino (FI).

Storia e descrizione La villa, circondata da un ampio parco, risulta documentata come residenza extraurbana fin dal XIV secolo, quando ne era proprietaria la famiglia fiorentina dei Cappelli. Precedentemente il luogo aveva il probabile nome di Corte, toponimo di chiara origine longobarda, è quindi chiaro che sul posto si trovava un insediamento che poteva avere riferimento con il castello che era sul piano di Sesto agli albori dell'anno 1000, quando il conte Landolfo di Gottifredo donava in base alla legge longobarda che professava, alla sua moglie Aldina di Adoaldo la quarta parte di un gran numero di corti poste in Toscana, Mugello e sul piano di Sesto, tra le quali la corte di Fulignano. La più recente denominazione Colonnata avrebbe invece il suo significato nei resti dell'acquedotto romano che dalla località La Chiusa, a Calenzano, raggiungeva il centro di Firenze. Il percorso dell'acquedotto era in parte sotterraneo, ma dopo il torrente Rimaggio usciva parzialmente in superficie, proseguendo sopra delle arcate, da cui il toponimo “colonnata”. Uno “speco” dell'acquedotto di età romana si trova nel muro sovrastante il Rimaggio davanti alla scuola Vittorino Da Feltre. Un altro tragitto dell'acquedotto, risalente al I-II sec. d.C. è stato rintracciato subito sopra il parcheggio del cimitero maggiore di Sesto Fiorentino, vicino a Villa Stanley.

È del 1339 la traccia scritta più antica di questa proprietà, quando Barone Cappelli acquista un pezzo di terra posto nel Popolo di San Romolo a Colonnata, in Camporella. È il primo nucleo dove sarà edificato il podere e poi la Villa di Colonnata, probabilmente, , sul posto si trovavano dei ruderi di una torre.

La famiglia Cappelli era originaria del Mugello, come testimonia anche il Verino Il loro antico nome era Truffoli e sono una diramazione della famiglia Baroni, ipotesi suffragata dalla presenza in questa famiglia di molti personaggi con il nome proprio Barone. Le case dei Cappelli erano nel "popolo" di Santa Maria Maggiore, nel chiasso degli Armati. Cittadini fiorentini nella prima metà del Trecento, avevano il diritto di partecipare ai pubblici uffici, cosa che fecero con diciotto priori e un gonfaloniere dal 1326 al 1515.

Barone Cappelli(+1348), proprietario della villa a Colonnata, fu il primo dei priori ed è sepolto nell'antica chiesa di Santa Maria Maggiore sull'angolo di via de'CerretaniDal Catasto della Repubblica Fiorentina nel 1427 risulta della famiglia Cappelli un podere posto nel Popolo di San Romolo a Colonnata nel Popolo di San Martino a Sesto, con casa da Signore e da lavoratore, con vigneto e terre lavorative, vignate e alberate con giardino abbinato alla casa.Suo figlio Filippo fu gonfaloniere e ambasciatore presso il re di Francia.

Un'ulteriore conferma sulla posizione dell'edificio ci viene anche dalla Pianta dei Capitani di Parte, Podesteria di Sesto, Popolo di San Romolo del XVI secolo.

La villa rimase a lungo di proprietà Cappelli, passando attraverso varie generazioni, fino a quando il capitano Niccolò Cappelli, figlio di Antonio e Costanza Simi, morì nel 1654. Della famiglia Cappelli è rimasto uno stemma trecentesco oggi murato sul soffitto della grotta che unisce i due isolotti nel lago del parco, stemma recuperato durante i grandi lavori di ristrutturazione della villa ad opera di Carlo Gerini. Gli eredi del Cappelli Leonardo Signorini e Salvatore Turrita si trovano a dover pagare molti debiti, per un totale di 2281 scudi e decidono di vendere la proprietà di Colonnata nel 1656.

L'acquirente è il cavalier Ferrante Capponi per la cifra di 3000 scudi. La somma, considerevole per l'epoca, fa pensare che la villa fosse di notevoli dimensioni già a quel tempoLa descrizione nell'atto di compravendita specifica: una villa con casa da signore e da oste, colombaia, torre e casa da lavoratore, stalla e capanno e con tutti li terreni di qualsivoglia sorte posti nel Popolo di San Romolo a Colonnata … con tutti i pezzi di boscaglie e separati da larghissima lontananza dalla villa, posti nel Popolo di San Donato a Lanciano… “ comprensivi di “accessi, egressi, acque, fonti, peschiere, vivai, acquedotti, canali.. Tale descrizione parla chiaramente di numerose opere idrauliche, interessante la citazione dell'acquedotto e dei canali, in parte ancora esistenti, ma interrotti lungo il loro percorso da interventi fatti con leggerezza sugli impianti fognari e dei servizi di altre utenze. Non a caso nelle successive descrizioni si parla sempre di "acqua perpetua" ad indicare diritti e servitù sui percorsi sotterranei dell'acquedotto che arriva dalla fonte di Roffoli, fino al deposito sito in via dei Chiavacci, accanto all'antico lavatoio con la colonnina.

Ecco la descrizione dei beni di Ferrante Capponi nella denuncia fatta nel 1657, subito dopo l'acquisto: “Una parte di podere con mezza casa da Signore nel Popolo di San Romolo a Colonnata, un pezzo di bosco a San Donato a Lanciano località la Vignaccia, due pezzi di terra posti nel popolo di San Romolo a Colonnata, boscati località la Valle a Roffoli e Muraccio …. Una terza parte di 48 staiora di terra lavorativa nel Popolo di San Romolo a Colonnata …. La metà di una casa da oste, nel popolo di San Romolo a Colonnata”.

Il cavalier Ferrante Capponi ordinò grandi lavori di ristrutturazione del complesso della villa, come testimonia un documento trovato nell'ACR, nel quale sono riportati i lavori eseguiti nel 1661 alla “Fabbrica di Colonnata” e firmata dal capomastro Bartolomeo Buonamici, appartenente ad una famiglia di noti “costruttori” locali. Il Buonamici si impegnò a terminare i lavori entro il maggio 1661. Questi lavori interessano la porzione esposta a nord, quella che termina con la torre sulla strada, delimitata da via delle Porcellane e dal giardino della villa nella zona ovest. Nella cantina venne costruito un muro dello spessore di “un braccio” in modo da poterla dividere in due locali distinti, dove fu inoltre aperta una porta. Questo muro si doveva elevare fino al livello del tetto diminuendo di spessore proporzionalmente e viene individuato per la descrizione “sotto sala a tramontana”. Nella prima sala venne ricostruita una volta a padiglione del tipo a schifo con lunette, capitelli e listre, venne aperta una porta comunicante con l'ingresso, con l'inserimento nella sala contigua di un “luogo comune”, ovvero un servizio igienico. Questi ambienti sono facilmente riconoscibili perché appaiono oggi separate da un solaio e la parte superiore corrisponde all'attuale mezzanino, suddiviso in piccoli ambienti. Nella sala chiamata “camerino” venne aperta una finestra su via delle Porcellane e una porta che collegava le varie sale descritte. Venne inoltre abbattuta una volta e ricostruita più alta, mentre al primo piano venne intonacata e imbiancata la “camera grande” e spostata la finestra che si affacciava nel cortile. Anche nel camerino di questo piano si doveva costruire un “luogo comune” demolendo e ricostruendo la volta in posizione più alta, come al livello inferiore. La costruzione dei servizi igienici venne proposta dal capomastro Buonamici, che doveva realizzarne un altro nel sottoscala. Da una stanza adibita a cucina e contigua al “camerino”, si richiese la costruzione di una scala che dalla cucina portasse sopra la volta e quindi fino alla torre dove si realizzò un lucernaio. Poiché la scala doveva salire per un solo piano, si immagina che la torre non aveva l'altezza attuale, tanto più che l'ultimo piano è oggi occupato da un ambiente visibilmente in contrasto con la restante struttura.

Ferrante Capponi fece fare molti lavori di ampliamento e decorativi. Nel parco, che aveva un disegno a quadrati, vennero realizzate una serie di fontane che si possono ancora oggi ammirare, mentre sono di quel periodo gli affreschi della galleria realizzata dall'Alboresi con l'aiuto prima di Fulgenzio Mondini e poi del MilaniNel volume De Monetis Italiae Variorum Illustrium Virorum – dissertazioni di F. Argelati del 1752, si legge: È Colonnata luogo assai cognito per la villa deliziosa che vi possiede il Clarissimo Sig. Auditore Cavaliere Ferrante Capponi, non solo per la bellezza delle fontane, e copia di acque, che vi sono in abbondanza; ma per la bella e ben servita armeria, che vi fine ordinata dall’applicazione diligente dell’illustrissimo Sig. Prospero Francesco Capponi

Giovan Francesco e Orlando Del Benino, con la morte del patrigno Ferrante Capponi, nel 1688, ereditarono tutti i suoi beni, compresa naturalmente la proprietà di Colonnata e Margherita venne nominata usufruttuaria e il conte Orlando e i suoi discendenti, eredi alla morte della madre. È probabilmente in questo periodo che vengono fatti altri lavori di ristrutturazione aggiungendo nuove sale.

Ferrante Capponi così descrive nel testamento la villa:

Nel corso del XVIII secolo la villa rimase di proprietà dei Del Benino che intanto avevano aggiunto al cognome quello dei Malavolti.

Il parco, all'epoca della famiglia Capponi era concepito come giardino all'italiana, la zona davanti alla villa era divisa a quadrati, probabilmente con le due piccole fontane che ancora oggi si vedono vicine alla facciata della villa e la grande vasca seicentesca in fondo al prato.

In questo periodo la villa ebbe un sussulto di mondanità, la stessa Corilla Olimpica (Maria Maddalene Morelli), ospite dei Del Benino descrive il giardino con piante di aloe e altre piante esotiche. Il conte Orlando, discendente dell'omonimo Orlando Del Benino, sposò il 28 aprile 1788 Ortensia del marchese Carlo Franco Gerini, dalla quale nacque Ferdinando Malevolti Del Benino, ultimo della famiglia.

Si tramanda che al marchese Ferdinando del Benino vennero consegnate le monete d'oro ritrovate nel parco della villa dal giardiniere Francesco Zoppi, fatto che ispirò il Collodi, Carlo Lorenzini autore del libro Pinocchio ad ambientarvi uno degli episodi più famosi, quello del Campo dei Miracoli di Pinocchio. Il di lui padre, il marchese Orlando è ricordato per un altro episodio che si ricava dalle Cronache Fiorentine di Giuseppe Conti:

Ferdinando morì nel 1860, dopo una vita spesa in attività di filantropia artistica, fu lui ad esempio a stimolare ed aiutare il giovane scultore senese Giovanni Duprè, il quale ricordò nelle sue memorie di come

Ferdinando non avendo figli lasciò erede universale il cugino marchese Carlo Gerini. Ecco la descrizione della villa dopo la morte di Ferdinando Del Benino:

Questo fa supporre che molti ambienti fossero inabitabili, infatti viene anche detto che “ non offre sufficiente riparo alle intemperie”. Nello stesso periodo sembra che l'acqua abbia invaso le cantine e l'umidità del piano terreno ha addirittura impedito l'affitto di alcune stanze al M.se Ginori per ospitare alcuni suoi artisti, come ha verificato il suo segretario Sig. Lorenzini (fratello di Carlo Lorenzini detto il Collodi). 1885 - vengono fatti alcuni lavori nel parco, mettendo a dimora numerose piante da bosco. 1891 “La villa dall'ultimo accertamento non ha subito miglioramenti di sorta, posta in pianura e soggetta del Poggio detto del Ginori, perciò priva del benefizio di poter godersi di uno bell'orizzonte, resta difficile all'affitto”. Sembra che esternamente ci sia la lavanderia, scuderie e stanza per la conservazione delle piante.

Carlo Gerini ampliò il parco e la ricostruì in parte, poiché risulta che fosse in pessime condizioni. L'attuale aspetto si deve probabilmente a un intervento dell'architetto Giuseppe Poggi. L'edificio è stato oggetto di continue e rielaborazioni lungo l'arco dei secoli; l'aspetto severo e le monumentali dimensioni odierne derivano in gran parte dagli interventi condotti dalla famiglia Gerini.