Il Gloster Gladiator è stato l'ultimo dei caccia britannici biplani. Nonostante gli evidenti limiti, i Gladiator difesero l'Inghilterra dai primi bombardamenti tedeschi e volarono dai laghi ghiacciati della Norvegia, quando le loro portaerei vennero colpite.Jeffrey L. Ethell. Aerei della Seconda Guerra Mondiale. A.Vallardi / Collins Jane's. 1996.

Il prototipo volò nel settembre del 1934. L'aereo venne ordinato in grandi serie l'anno dopo ed entrò in servizio attorno al 1937. Era equipaggiato da un motore stellare Mercury IX, 9 cilindri da circa 840 cavalli. Venne prodotto in circa 900 esemplari.

Fu comprato da 13 Paesi oltre che dalla RAF e, come Sea Gladiator, dalla Royal Navy. Venne ritirato molto più tardi del dovuto. A dispetto della configurazione, era piuttosto ben rifinito per gli standard dell'epoca.

I Gladiator erano considerati tra i migliori caccia biplani mai costruiti. Come molti aerei di questo tipo, erano manovrabili e sensibili al minimo comando e talvolta riuscivano a bilanciare così la scarsa velocità (407 km orari) rispetto ai caccia tedeschi. Poiché l'ala era rivestita con tela, bastavano pochi colpi per squarciarla e rendere l'aereo ingovernabile. Venne, quindi, ben presto superato dalla generazione monoplana, ma poté battersi discretamente nei teatri periferici della seconda guerra mondiale.

È passato alla storia soprattutto per i primi mesi di guerra contro gli italiani, in cui incontrò il suo diretto equivalente, il Fiat C.R.42, in Africa, sui Balcani e sulla Grecia. Il CR. 42 era per certi aspetti superiore al Gloster Gladiator, ma il suo era un vantaggio non molto significativo. Complessivamente, a bassa quota, le prestazioni del biplano britannico erano superiori, con maggiori velocità massima e di cabrata.

Il sudafricano Marmaduke "Pat" Pattle è stato il massimo "asso" del Gladiator, con 15 vittorie contro aerei italiani.Mike Spick. The complete fighter aceLondon: Greenhill Books 1999.

Il Gladiator derivava dal Gloster Gauntlet, aereo da caccia di buon successo.

Storia del progetto La macchina venne sviluppata dopo una lunga gestazione legata alla specifica F.7/30 dell'Air Ministry per un caccia più veloce e meglio armato, ma i ritardi nell'assegnazione dell'ordine di costruzione si protrassero per quattro anni e mezzo. L'S.S.37 della Folland venne costruito come ultimissimo concorrente molto tempo dopo che il concorso per l'assegnazione della specifica F.7/30 avrebbe dovuto essere terminato. Sebbene meno innovativo rispetto a molti altri aerei presentati, alla fine fu proprio questo biplano con le ali coperte in tela a essere giudicato il migliore e nel luglio del 1935 ne venne ordinata la produzione alla Gloster Arcraft Company, con il nome di Gladiator.Bill Gunston. Aerei della Seconda Guerra mondiale. Alberto Peruzzo Editore, 1984 pag. 188.

Dal momento che esso volò come S.S.37 nel 1934, la RAF pensò bene di riguadagnare il tempo perso con una procedura d'urgenza, e ordinò così nel luglio 1935 23 caccia di serie estrapolati dal prototipo, designati Gladiator Mk I.

Tra le sue caratteristiche vi erano le semplici ali piano-convesse, ognuna delle quali era dotata di ipersostentatori comandati idraulicamente, un carrello di atterraggio con sospensioni interne del tipo Dowfy, quattro mitragliatrici e, sugli esemplari di serie, un tettuccio scorrevole a protezione del pilota. La maggior parte dei primi esemplari prodotti era fornita di un'elica di tipo Watts in legno, nonostante le prestazioni risultassero migliori con un'elica metallica a tre pale Fairey-Reed. La versione Mk II aveva un filtro di protezione contro la polvere, in vista dell'utilizzo in zone desertiche, un sistema di autoregolazione della miscela e un comodo dispositivo di avviamento elettrico per mezzo di una batteria interna.

I Gladiator, tuttavia, non vennero immessi in servizio con la dovuta celerità: a causa delle incertezze e delle limitazioni di bilancio (all'epoca i massicci programmi di riequipaggiamento bellico erano ben lontani dall'essere anche solo immaginati), il primo modesto ordine arrivò solo un anno dopo il volo del prototipo, quando volò anche il primo Hurricane. Passarono poi altri due anni per l'entrata in servizio (marzo 1937), appena qualche mese prima degli Hurricane (anch'essi non totalmente nuovi, essendo noti come "Fury monoplane" ma molto più ambiziosi, raddoppiando l'armamento un'altra volta).

A partire dal 73º esemplare vennero cambiate le armi: le Browning americane, prodotte su licenza, sostituirono i modelli britannici, dalla cadenza troppo lenta e la tendenza ad incepparsi. Venne inoltre sviluppato il Gladiator Mk II, dotato di elica tripala metallica Fairey-Reed e motore Mercury VIIIA.

Le macchine entrarono in servizio con celerità nelle file della RAF, ma anche con la Fleet Air Arm (reparto della Royal Navy per i velivoli a bordo delle navi), nella versione Sea Gladiator, più lenta, dotata di battellino di salvataggio e di gancio d'arresto. Inizialmente ne vennero prodotte 60 unità, poi aumentate con la conversione di altri velivoli.

La produzione raggiunse le 932 macchine, segnando un incremento notevole negli ultimi anni di produzione. In effetti alcune fonti parlano di 747 o 768 (un prototipo, 378 Mk I, 311 Mk II, 60 Sea gladiator, 18 aerei svedesi J8A, cioè degli Mk II modificati).

Le esportazioni furono numerose, soprattutto in Svezia (55), Egitto (40+), Cina (36), Finlandia (30), Lettonia (26), Belgio (22), tra altri paesi.

Totali utilizzati: Australia (ex-RAF), Cina (36 Mk.I), Belgio (22 Mk.I), Egitto (40+ Mk.II), Eire (4 Mk.I), Finlandia (30 Mk.II), Germania (13+ Mk.I), G.B. (RAF, FAA), Grecia (19 Mk.I e 6 Mk.II), Iraq (15 Mk.I e 5 Mk.II), Lettonia (26 Mk.I), Lituania (14 Mk.I), Norvegia (6 Mk.I and 6 Mk.II), Portogallo (15 Mk.II), Sud Africa (11 ex-RAF), Svezia (37 Mk.I and 18 Mk.II), URSS (ex Lettonia e Lituania,Mk.I)

I Gladiator erano macchine solide, maneggevoli, relativamente ben armate e con un motore affidabile. Essi erano oltretutto aerei di bell'aspetto, solido, imponente, arrotondato, con un tettuccio scorrevole a protezione del pilota che spuntava tra le ali e dava loro un aspetto più moderno di quanto non fossero. Già al momento della sua uscita, il Gloster era sorpassato in velocità dalle macchine da bombardamento di nuova generazione, come il S.79 "Sparviero", che raggiungeva i 430 km/h (con motori Alfa 126 RC 34) e addirittura i 475 km/h con gli Alfa 128 RC 18, e lo sarà ancor più allo scoppio delle ostilità, da bombardieri leggeri come il Dornier Do 17 che, con il modello Do 217 E2, del 1940, aveva una velocità massima di bern 515 km/h.Giorgio Bignozzi.Aerei d'Italia. Milano: Edizioni E.C.A. 2000.

Poteva però raggiungere il più lento (340 km/h) S.81, ben presto relegato a missioni di bombardamento notturno e, in seguito, alle Scuole Bombardamento e ai reparti da trasporto.

Il basso carico alare del caccia della Gloster e l'elevato rapporto potenza peso, nonché la robustezza e semplicità complessiva, gli consentivano un raggio di virata più corto della gran parte dei caccia dell'epoca, ma era anche uno dei più lenti. Si dice che fosse l'unico caccia britannico capace di competere con i Fairey Swordfish in maneggevolezza.

Tecnica Il Gladiator riproponeva l'impostazione del precedente Gauntlet, monomotore in configurazione traente, monoposto con velatura biplana e carrello fisso, abbinandola ad un motore di 200 hp più potente, con il doppio dell'armamento e cabina di pilotaggio chiusa da un tettuccio.

Struttura

La sua struttura era costituita da un sistema brevettato dalla Hawker, con una fusoliera assemblata da una travatura tubolare, tenuta insieme da piastre nodali di testa, mentre le ali erano costruite con longheroni in fogli di acciaio arrotolati, onde realizzare una struttura elastica ed economica. Tutto il rivestimento era in tela verniciata, con l'eccezione della parte anteriore della fusoliera, in pannelli metallici asportabili.

Il carrello d'atterraggio era fisso, a sbalzo (ovvero senza supporti al di fuori della sua struttura primaria), privo di carenatura ma con una coppia di ruote di grande diametro e sospensioni originali, in quanto nelle stesse ruote, di fabbricazione Dowty, erano incluse delle sospensioni interne.

I comandi di volo erano basati su alettoni e timone, ma vi erano, per riuscire a migliorare le prestazioni a basse velocità, anche degli ipersostentatori. Questi erano assenti sul Gauntlet ed erano assai rudimentali: erano infatti azionati a mano, con una pompa, ma comunque rappresentarono un'innovazione importante; erano presenti su tutte e quattro le ali. Queste ultime erano a campata unica, a due piloni in tandem, di forma del tutto convenzionale. A differenza del carrello e a similitudine dei piani di coda erano aiutate a restare in sede da cavetti d'acciaio di controventatura.

Il caccia aveva un tettuccio ma senza riscaldamento interno, per cui le missioni ad alta quota erano possibili, ma non molto confortevoli. Per consentire una adeguata visibilità l'ala superiore era sistemata avanti rispetto a quella inferiore.

La radio divenne presto uno standard (con una piccola antenna dietro l'abitacolo), come anche l'impianto di ossigeno per il pilota.

Motore La propulsione era affidata ad un motore Bristol Mercury, un radiale a 9 cilindri posti su un'unica fila che nella versione IX, adottata dalla versione Mk.I, era in grado di erogare una potenza massima pari a 830 hp (619 kW), azionante un'elica bipala con una carenatura centrale di varia foggia e dimensione, a seconda della versione. Il motore era carenato con una stretta struttura ad anello Townsend, con i cilindri dei motori provvisti di una carenatura singola a "goccia" per ridurre il diametro della stessa. I singoli collettori di scarico di ogni cilindro si riunivano in due distinti tubi di scappamento, sistemati in basso con un tubo molto prolungato.

Armamento

L'armamento del Gladiator era basato su quattro mitragliatrici posizionate in caccia che, dato l'ingombro dell'arma e del caricatore, non riuscivano ad essere alloggiate tutte nella fusoliera. La soluzione adottata in sede di progettazione fu quella di posizionarne due sulla linea mediana della fusoliera, affogate nella sua sezione anteriore, dotate di dispositivo di sincronizzaione per poter sparare senza conseguenze attraverso il disco dell'elica, le altre due collocate in altrettante piccole gondole sotto le semiali inferiori, a metà di queste, in una soluzione analoga a quella adottata nel Fiat C.R.32bis. Le armi, a seconda della versione, erano una coppia di Vickers calibro .303 in (7,7 mm) in fusoliera abbinate a alle pari calibro Lewis alari oppure quattro M1919 Browning, sempre calibro. 303 in (7,7 mm).

Impiego operativo

Le prime unità ad essere equipaggiate con i Gladiator furono lo Squadron No. 72 a Tangmere, nel febbraio 1937, e, successivamente, lo Squadron No. 3 a Kenley, in marzo-aprile. L'entrata in servizio del Gladiator non fu facile. Sebbene riscuotesse il gradimento dei piloti britannici, gli incidenti durante il periodo di addestramento sul nuovo biplano della Gloster furono talmente numerosi da costringere la casa madre a produrre in tutta fretta un ulteriore lotto di 28 Mk II. La maggior parte degli incidenti avvenne in atterraggio. I piloti britannici avevano infatti scarsa dimestichezza nel far atterrare aerei equipaggiati con dei flap così ampi. Inoltre il Gladiator stallava più bruscamente, con un'ala che cedeva prima dell'altra. Il biplano della Gloster inoltre aveva la tendenza ad entrare facilmente in una vite piatta, per uscire dalla quale era necessaria una grande perizia.Håkan & Slongo 2012.