Il castello di Melegnano, in Lombardia, è il risultato architettonico di una serie di stratificazioni dovute al susseguirsi di diverse dinastie al potere, succedutesi dal XIII secolo al XVII secolo.

Storia

Il primo receptum su cui poi sorse il castello attuale, venne edificato a partire dal 1243 per volontà di Cattellano Carbone, podestà di Milano, incaricato dalla città della difesa anche delle campagne circostanti il capoluogo. Il castello esistente in quest'epoca era del tipo antico a motta castrale, con fossato e torrette, come riportato da Galvano Fiamma nella sua cronaca della città di Milano, ma venne edificato a sua volta su una precedente fortificazione presente nel medesimo luogo (forse nel X secolo.) e distrutta nel 1239. La necessità di edificare una fortezza a Melegnano era stata necessaria per Milano per contrastare le continue scorribande dell'imperatore Federico II, nipote di Federico Barbarossa. Nel 1279, i guelfi e i ghibellini di Milano vi sottoscrissero un trattato di pace.L. Zucoli, Nuovissima guida dei viaggiatori in Italia e nelle principali parti d'Europa, Milano, 1844

La struttura venne poi fortemente ampliata per iniziativa di Matteo I Visconti prima e di Bernabò Visconti poi (1350 c.ca), assumendo la classica struttura a quadrilatero con torri quadrate angolari. Alla morte di Berbabò, il castello passò per lascito testamentario a una concubina di lui, chiamata Donnina de'Porri.

Il 3 settembre 1402 al castello di Melegnano morì il primo duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, e nel 1468 vi morì la duchessa Bianca Maria Visconti, moglie del primo duca sforzesco Francesco I. Nel 1512 il castello venne passato ai marchesi Brivio che nel 1532 lo vendettero con l'intero feudo di Melegnano e con approvazione dell'imperatore Carlo V, nuovo duca di Milano, alla famiglia dei Medici di Nosigia (nello specifico a Gian Giacomo Medici) che assunsero il cognome di Medici di Marignano (antico nome di Melegnano). Dopo un investimento di oltre 30000 scudi in lavori per opere murarie, Gian Giacomo Medici e i suoi discendenti rimasero proprietari della struttura sino al 1981, quando gli ultimi eredi della famiglia decisero di vendere il castello alla provincia di Milano. Due anni più tardi, tramite una permuta, l'amministrazione provinciale decise di lasciare alcune sale in uso all'amministrazione comunale di Melegnano, ove venne allestita una biblioteca pubblica. Nel 1998 venne avviato il restauro completo degli esterni del castello, passando poi alle sale interne che riportano affreschi della metà del XVI secolo. Nel 2001 quando il complesso è stato riaperto ai visitatori, è stata inaugurata anche la "Civica raccolta don Cesare Amelli", parroco e storico locale.

Struttura

Il castello di Melegnano si presenta attualmente con una atipica pianta a forma di "U" dal momento che una parte (quella sul retro, è andata perduta, distrutta per volere del duca Francesco Sforza nella settimana dal 25 aprile al 1º maggio 1449 quando, attaccando Melegnano, con le proprie macchine da guerra atterrò le torri e le mura che si trovavano su questo lato.J. C. L. Simonde de Sismondi, Histoire des republiques italiennes du Moyen Age, vol. 6, Parigi, 1807-08, p.223 È realizzato completamente in laterizi col fronte principale verso l'attuale piazza della Vittoria che è l'unica parte conservatasi come in origine con l'eccezione dei finestroni di forma rettangolare che sono stati alterati rispetto agli originali archiacuti di cui ancora si può intravedere la forma: tale modifica apparirebbe essere la testimonianza più evidente del passaggio del complesso da fortezza militare a residenza signorile, avvenuta nel Cinquecento. Al termine delle mura, appena sotto l'attuale tetto, sono ancora visibili le merlature di stile guelfo.

Agli angoli della struttura, ancora oggi si possono vedere due delle quattro torri originarie che hanno di lati di circa 10 metri di ampiezza. I lati del castello sono invece lunghi 75 metri. Internamente la corte appare porticata ad archi a tutto sesto con bugnato, dove un tempo si trovavano delle abitazioni oltre alle stalle e ai depositi del fieno per gli animali presenti nel complesso.

Di originale del castello visconteo si può ancora oggi vedere (seppur parzialmente) il fossato, un tempo particolarmente profondo e in comunicazione col fiume Lambro. Il fossato divenne noto col nome di "Fossa Medici". Sul fronte sono visibili inoltre le tracce dell'antico rivellino difensivo, di cui oggi però sono rimaste le due pareti laterali con alcune feritoie e buche per ospitare dei cannoni. Il ponte levatoio originariamente presente all'ingresso, è stato sostituito nel tempo con un ponte stabile. Varcato il portone centrale in cotto, si accede allo scalone d'onore che conduce ai piani superiori: esso è composto da scaglioni di mattoni disposti a spina di pesce, separati tra loro con cordoni di sasso, di modo da permettere la salita anche tramite i cavalli.

Cicli pittorici L'intero castello di Melegnano, presenta una serie di cicli pittorici risalenti al Cinquecento, perlopiù di mano ignota, volti a celebrare la famiglia dei Medici di Marignano che ne furono i fondatori e a lungo proprietari ed in particolare la figura di Gian Giacomo Medici, condottiero e comandante militare tra i più valorosi del suo secolo. Le decorazioni, che rivestono completamente le sale al primo piano del castello, sono una pregevole testimonianza delle diverse scuole artistiche operanti in Lombardia nel XVI secolo, nell'ambito del cosiddetto manierismo lombardo. Tutte le pitture sono ad affresco con alcune rifiniture a secco. Gli anni di abbandono e di trascuratezza della struttura, però, hanno in parte compromesso alcuni di questi, in particolare quelli posti sulle pareti verso l'esterno dell'edificio e generalmente nella parte inferiore delle stanze a causa dell'umidità.P. Lazza e C. Mazzi, Il castello di Melegnano: indagine storica e proposta di riuso, Milano, 1996

Molti di questi affreschi hanno tema mitologico ed eroico, come pure rimandi ed attinenza alla contemporaneità del Cinquecento. In particolare il salone di Ercole, quello di Enea e quello degli Argonauti, rappresentano tutti le vicende di semidei che dovettero lottare per raggiungere la loro posizione privilegiata tra le divinità dell'Olimpo, il che può essere visto come un rimando alle vicende personali dei Medici di Marignano, di umili origini, che grazie alla forza, all'astuzia ed alla fortuna, riuscirono a raggiungere le più alte vette in campo militare e civile, nonché ecclesiastico con l'elevazione del cardinale Giovanni Angelo al soglio pontificio.C. Amelli, Il castello di Melegnano. La storia e l'arte, Melegnano 1977

Atrio e scalone di accesso al piano nobile L'atrio del castello è dipinto con una serie di motivi floreali, mentre sullo scalone è dipinto ad affresco sulla volta il mito di Fetonte che guida il carro del sole, accompagnato dallo stemma di Giangiacomo Medici. Sulle pareti, inquadrati da una finta balaustra, trovano spazio una serie di paesaggi.

Nella medesima area è presente anche la figura di Marte, ritenuto il mitico fondatore della città di Firenze, accompagnato dallo stemma dei Medici di Firenze. La sua figura è posta al centro in posizione giudicante tra la pace e la guerra, simboleggiate rispettivamente da una donna che tiene tra le mani il ventilabro, l'oggetto con cui venivano sparse al vento le biade per separarne la pula (simbolo del lavoro nei campi e quindi del periodo di pace) e un comandante affiancato da un gruppo di donne in agitazione (la guerra). L'affresco è affiancato dallo stemma della famiglia BorromeoMargherita Medici, sorella del Medici, sposò Giberto Borromeo, conte di Arona, e fu madre di San Carlo e da quello dei Medici di Marignano. Sulla parete opposta si trova raffigurato il mito di Ganimede rapito dall'aquila di Giove per la sua troppa bellezza. Ai lati l'affresco presenta due stemmi nobiliari, l'uno di Augusto Medici, fratello di Gian Giacomo, e l'altro appartenente alla famiglia Von Ems zu Hohenems di cui Wolfgang Theodoric aveva sposato Clara Medici, altra sorella di Giangiacomo.

Sovrastante gli affreschi si trova invece la figura di un brigantino appartenuto a Giangiacomo ed affiancato dal motto "Salva nos vigilantes" ("Salva noi vigilanti"). Opposto a questo si trova un affresco raffigurante la glorificazione del valore con il motto "Non frangitur pondere virtus" ("Il peso non spezza la virtù").

Sala del camino di Siena La sala si presenta contraddistinta dalla presenza di un monumentale camino di pietra cinquecentesco, inquadrato in una cornice decorativa contraddistinta dalla presenza di telamoni in altorilievo, come pure nella medesima tecnica sono realizzati gli episodi che riguardano la guerra di Siena la quale, voluta da Carlo V che si pose ad arbitro tra i differenti partiti che guerreggiavano in città, occupandola, consentì a Giangiacomo Medici di avere una delle maggiori vittorie della sua carriera militare.

Sala dell'Imperatore

Questa grande sala (20 x 7,30 metri) venne dedicata dai Medici interamente alla figura degli imperatori del Sacro Romano Impero, ed in particolare di Carlo V che fu particolarmente vicino alla figura di Giangiacomo Medici di Marignano. Al centro della parete più lunga si trova un camino in pietra arenaria di dimensioni colossali con una cappa sostenuta da due cariatidi.

Le pareti presentano degli affreschi suddivisi in due fasce: quella superiore presenta la raffigurazione di una serie di vedute di città tedesche intervallate da figure femminili allegoriche, mentre la parte inferiore è decorata con motivi architettonici. Nella fascia superiore, partendo dalla porta d'ingresso, si incontra la città di Basilea, collocata tra l'allegoria della Medicina (rappresentata da una donna che si toglie una spina dal piede), e la Carità (una donna che allatta un bambino).

Segue poi l'allegoria della Musica (una donna che suona un'arpa) ed un'altra figura di difficile lettura a causa dei pesanti danni subiti nei secoli: entrambe affiancano la veduta della città di Spira con la caratteristica cattedrale, seguita poi dalla raffigurazione allegorica della Prudenza (con lo specchio, un compasso ed un libro). A destra del camino proseguono le rappresentazioni con la raffigurazione dell'allegoria della Fortezza (una donna affiancata da una colonna) e la veduta della città di Worms, nota per le molte assemblee storiche di carattere religioso e politico che vi si tennero.Qui ebbe luogo tra l'altro la famosa "dieta" indetta da Carlo V nel 1521 con la quale le tesi di Martin Lutero e dei protestanti vennero messe al bando in tutto l'Impero. Seguono le allegorie della Fede (una donna che regge una croce, un ostensorio, un panno bianco e con un libro ai piedi) e della Giustizia (una donna che sorregge una spada e una bilancia). Di fianco si trova la raffigurazione della città di Colonia dove appare chiaramente distinguibile la figura della cattedrale cittadina che, iniziata nel 1248, a metà Cinquecento appariva ancora incompleta (verrà completata solo nell'Ottocento). Si distinguono poi le allegorie della Temperanza (una donna che versa dell'acqua da un recipiente all'altro) e della Pace (una donna che tiene una cornucopia). La raffigurazione successiva è quella della città di Erfurt, seguita dalla virtù della Speranza (una donna che medita davanti ad un vaso) e quindi la veduta della città di Fulda. Segue quindi la raffigurazione allegorica della Grammatica (una donna che tiene per mano due bambini) affiancata alla città di Francoforte sull'Oder ove si trovava una dogana istituita da Carlo V come città di confine. Segue infine l'allegoria della Caccia (raffigurata nella persona di Diana cacciatrice con arco e frecce).