Sorgo rosso () è un film del 1987 diretto da Zhang Yimou, tratto dall'omonimo romanzo di Mo Yan.
Il film vinse l'Orso d'Oro al 38º festival di Berlino nel 1988.
Trama Negli anni 1920, in una valle isolata della Cina del Nord, alcuni portantini trasportano in un palanchino rosso la giovane e bellissima Nove Fiori verso la casa dell’anziano e lebbroso proprietario di una distilleria, impostole come marito dai suoi genitori. Il corteo attraversa i campi di sorgo rosso, piante alte quanto uomini e considerate quasi magiche, da cui si ricava una preziosa grappa color sangue.
Durante il tragitto, un bandito assale il gruppo e tenta di violentare la ragazza, ma i portatori la salvano. Uno di loro, Yu, resta profondamente colpito dalla sua bellezza. Tre giorni dopo le nozze, come vuole la tradizione, Nove Fiori torna a far visita ai genitori; lungo il viaggio Yu la rapisce e la conquista in un campo di sorgo. Poco dopo, il vecchio marito viene misteriosamente ucciso e Nove Fiori assume la guida della distilleria, che dirige con abilità e senso di giustizia. Sposato Yu, i due vivono felicemente e hanno un bambino.
Nove anni più tardi la regione subisce l’occupazione giapponese. Gli invasori, brutali e spietati, obbligano gli abitanti a distruggere i campi di sorgo per costruire una nuova strada e arrivano persino a costringere un operaio a scuoiare vivo un ribelle. L’atrocità scatena un tentativo di rivolta: un attentato incendiario basato sulla grappa di sorgo. L’azione fallisce e si trasforma in una carneficina, nella quale perde la vita anche Nove Fiori. Il sole si oscura e un intenso rosso invade i campi, come un ultimo tributo alla loro storia.
Analisi Come anche in altri film cinesi della 'quinta generazione', in Sorgo rosso si ravvisa una particolare attenzione dedicata alla realtà rurale della Cina, con le sue tradizioni e le sue ritualità (ad esempio, la cerimonia di ringraziamento in occasione dell'assaggio del primo vino). Natura e paesaggio giocano un ruolo essenziale nel definire rapporto tra gli esseri umani e l'ambiente in cui vivono. Fondamentale è inoltre l'uso del colore rosso, che si impone con forza in tutto il film per poi esplodere nell'eclissi della scena finale, inneggiando quasi al colore della rivoluzione.
L'aspetto che, tuttavia, meglio definisce il carattere di rottura del film rispetto alla produzione cinese classica e che contribuisce a spiegarne il successo sia in patria sia all'estero (Sorgo rosso ottenne l'Orso d'oro al Festival di Berlino, e fu il primo film della Repubblica Popolare Cinese ad essere distribuito in Italia), è probabilmente l'accentuata rappresentazione del desiderio individuale, in particolare quello erotico. La centralità del tema del desiderio e l'importanza che nel film assumono le dialettiche degli sguardi, la frequenza dei piani ravvicinati che spingono lo spettatore ad immedesimarsi nei sentimenti dei personaggi, testimoniano un'evidente influenza a codici cinematografici occidentali (molti sono i riferimenti al cinema western), e di una certa volontà di rottura con i modelli più classici del cinema maoista.
Ad ogni modo, centrale è il portato politico dell'opera: Nove Fiori, ponendosi alla guida della distilleria, rifiuta ogni retaggio di sapore feudale e rende i lavoranti compartecipi dei profitti. La distilleria, per di più, sorge su d'una terra incantata, dalla cui polvere inerte infiniti steli di sorgo sono nati da soli, ergendosi rigogliosi e forti come i membri di un'umanità nuova. Il rosso liquore donato da queste piante uccide ogni umore pestilenziale e infonde coraggio: chiunque lo beva "non si inchinerà più di fronte all'Imperatore", come recita il canto innalzato degli operai durante la cerimonia di ringraziamento per l'assaggio del primo vino. Esso nutre quegli stessi contadini che si opporranno all'invasore giapponese, e del suo stesso colore saranno infine aspersi i campi, teatro della morte di Nove Fiori, durante l'eclissi finale.
Riconoscimenti 1988 - Festival di Berlino Orso d'oro
Note
Collegamenti esterni
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