La Scuola di Ingegneria Aerospaziale (già Aeronautica) è un ente di formazione di livello universitario, istituito nel 1926 per promuovere il progresso della scienza e dell'arte aeronautica e quindi, a partire dagli anni ’60, di quella aerospaziale. La Scuola è una struttura organizzativa all’interno della Sapienza Università di Roma ed eroga il corso di Laurea a Statuto Speciale in Ingegneria Aerospaziale, rivolto a studenti che abbiano conseguito una laurea in ingegneria. Il percorso di studi risponde alle esigenze di una formazione di stampo sistemistico e multidisciplinare, con un approccio votato al coinvolgimento degli studenti in attività laboratoriali e nei progetti sviluppati per conto delle agenzie e delle industrie del settore.
Negli anni negli ‘30 e ‘40 la Scuola divenne un'istituzione di rilevanza mondiale in campo aeronautico con l'ottenimento di importanti risultati di ricerca e tecnologici. Dagli anni ‘60 le attività della Scuola iniziarono a concentrarsi maggiormente nel campo spaziale. Professori e tecnici della Scuola hanno progettato e realizzato i satelliti della serie San Marco, grazie ai quali nel 1964 l’Italia è diventata la terza Nazione al mondo, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a effettuare l’immissione in orbita di un proprio satellite. Nel 1962 la Scuola ha realizzato la piattaforma di lancio San Marco, nei pressi di Malindi in Kenya, che è operato fino al 1988 senza riportare alcun fallimento nei lanci.
Nel 1997 la Scuola ha avviato un programma d’istruzione chiamato UniSat, che prevedeva la progettazione e realizzazione di microsatelliti da parte degli studenti della Scuola. I satelliti UniSat sono stati lanciati nello spazio dai razzi russo-ucraini della serie Dnepr con cadenza biennale (2000, 2002, 2004 e 2006), corrispondente alla durata della Laurea Speciale. L’esperienza è poi proseguita con la realizzazione dei satelliti Edusat (2011), Lares (2012), UniCubeSat-GG (2012), TigriSat (2014), STECCO (2021), Lares II (2022) e ABCS (2022). Queste esperienze hanno reso la Scuola un’istituzione “bandiera” a livello mondiale in campo spaziale, ruolo che intende conservare grazie ai lanci dei prossimi satelliti in fase di sviluppo, NyxSat e BOREALIS, e tramite le collaborazioni con gli enti, le agenzie e le industrie del settore.
Storia
Il periodo aeronautico Nel marzo 1923 il Prof. Anastasio Anastasi (Presidente della AIDAA, Associazione Italiana di Aerotecnica) aveva indirizzato all’Alto Commissario della neonata Aeronautica Militare (AM) un memoriale nel quale veniva caldeggiata la creazione di una Scuola Superiore di Aeronautica per soli ingegneri. In occasione dell’inaugurazione della Prima Settimana Aerotecnica presso l’Aula Magna della Sapienza, alla presenza del Re d’Italia, il nuovo Presidente della AIDAA, Generale Giovanni Mariani, sottolineò che il progresso della pratica aeronautica, civile e militare, necessitava di uno sviluppo scientifico e tecnologico raggiungibile attraverso una Scuola di Ingegneria Aeronautica da istituirsi a Roma. Avuto il sostegno del Governo e della efficace azione del Prof. Lucio Silla, professore di Meccanica Razionale della Regia Scuola di Architettura, la Scuola di Ingegneria Aeronautica di Roma veniva istituita in forza del Regio Decreto-Legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 22 ottobre 1926.
Per via delle difficoltà amministrative che ritardavano l’immediata attuazione del corso di Laurea previsto, venne stabilito che, in deroga alle vigenti disposizioni ministeriali, l’ordinamento didattico fosse prontamente redatto da un Comitato formato dai Generali Armani e Verduzio, nominati dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, ente che erogò un apposito finanziamento di 150000 Lire, corrispondenti al valore attuale di 117000 Euro. Fu offerto ai primi studenti iscritti un ciclo di seminari e il corso regolare ebbe inizio l’anno successivo. Molti dei docenti operavano concretamente nel settore e la loro vicinanza con strutture e laboratori dell’Aeronautica Militare e con le industrie aeronautiche del periodo consentirono fin dai primi anni di sviluppare un percorso didattico molto integrato con attività di laboratorio e di sviluppo tecnologico. Modelli, elementi costruttivi di velivoli e dirigibili, strumenti di bordo e motori aeronautici vennero offerti per i laboratori della Scuola dal Genio Aeronautico e da aziende aeronautiche.
Particolarmente efficaci dal punto di vista didattico furono le sezioni di motori completi offerte dalla fabbrica Isotta Fraschini. Le esercitazioni pratiche di aerodinamica venivano eseguite presso le gallerie del vento realizzate nei primi anni del 1900 nello Stabilimento militare di costruzioni aeronautiche sul Lungotevere a Roma. Queste componenti e impianti consentirono da subito di attuare quella didattica orientata alla sperimentazione e allo sviluppo tecnologico che è stata una caratteristica fondante della Scuola e che continua ad essere viva tutt’oggi. Ma a breve più grandi laboratori sarebbero stati messi a disposizione degli studenti della Scuola.
Programmata nel 1927 la Direzione Superiore Studi ed Esperienze (DSSE) veniva inaugurata nel 1936 grazie al fondamentale apporto del Gen. Gaetano Arturo Crocco, già esecutore del Dirigibile N.1 nel 1908, Professore Ordinario di Teoria e Costruzione dei Dirigibili alla Scuola dal 1927 e Preside della stessa dal 1935. I laboratori di Guidonia della DSSE furono a fondamento della sperimentazione di professori e studenti della Scuola, portando ai seguenti primati:
record di velocità degli idrovolanti (attraverso gli studi e gli esperimenti effettuati dai professori Crocco e Cremona nella vasca idrodinamica di 720 metri di lunghezza) primi studi sperimentali nella aerodinamica supersonica (mediante gli studi ed esperienze di Antonio Ferri e Luigi Crocco con la galleria ultrasonora) primi prototipi di dispositivi radar (studi ed esperienze dei professori Koch e Peroni) primo aeromobile nazionale con motore a getto (attraverso gli studi di Stipa, Castagna, Padiglione Motori).
Gli studenti della Scuola utilizzavano i laboratori di Guidonia per le prove sperimentali sui modelli relativi ai loro progetti di tesi. La tesi era articolata in tre prove: il disegno di un velivolo completo con prove sperimentali in galleria del vento, il disegno di un motore o di un dirigibile - si era nel periodo di incertezza su quale fosse il mezzo più idoneo al volo: soltanto dopo il disastro del dirigibile Hindenburg del 1937 l’aereo prese decisamente il sopravvento sul dirigibile - e un esame orale di cultura generale sulla tecnica e sul diritto aeronautico. Gli elaborati di tesi sono oggi consultabili nell’Archivio Fondo Antico della Scuola.
A seguito della distruzione degli impianti della DSSE nel 1943, la Scuola si impegna su due direttive: gli studi del volo supersonico e gli studi orientati alle attività spaziali. A partire dal 1950 e per tre anni, il Ministero della Difesa finanzia alla Scuola il Corso Informativo di Balistica Superiore, CIBS. Con un discreto anticipo rispetto alla prima missione satellitare (Sputnik, 1957) e alla prima missione umana nello spazio (Gagarin, 1961) il CIBS prevedeva corsi su “Satelliti e loro traiettorie” (1950), “Problemi di rientro di un equipaggio dallo spazio” (1951), “Aeromissili multistadio” (1952). Protagonista scientifico di questa svolta della Scuola verso lo spazio era il Preside Crocco, lo stesso che all’età di 80 anni scrisse un fondamentale lavoro scientifico che apriva per la prima volta la strada ai viaggi interplanetari attraverso il concetto di fionda gravitazionale, una tecnica realizzata 18 anni dopo dalla NASA (Mariner 10) che chiamava le prime missioni su altri pianeti “Crocco Missions”.
L’altro indirizzo perseguiva la ricostituzione presso la Scuola di gallerie del vento supersoniche ed era spinto dal Generale AM Luigi Broglio, divenuto Preside della Scuola nel 1952. Nel 1955 veniva inaugurata la galleria supersonica a Mach 4 presso la Scuola di Ingegneria Aeronautica a San Pietro in Vincoli. L’impianto consentiva prove sperimentali sui missili supersonici a sostegno dell’Indirizzo Missili istituito nell’ambito del corso di Laurea Speciale della Scuola e finanziato in convenzione con il Ministero della Difesa. L’attività sperimentale era sostenuta finanziariamente anche dal Air Research and Development Command (ARDC) US Air Force. Questi fondi permisero di realizzare ricerche molto importanti e contemporaneamente formare del personale mediante impianti sperimentali molto innovativi che consentivano prove in galleria sia del volo supersonico che del rientro dei veicoli spaziali. Il preside Broglio era già ben conosciuto negli Stati Uniti a seguito di un periodo come visiting professor (1950) invitato dal Prof. Antonio Ferri, già professore della Scuola e Guidoniano, che era stato trasferito al termine della guerra negli Stati Uniti per stabilire i fondamenti del volo supersonico.
L’inizio del periodo spaziale Alla fine degli anni 50, l’Aeronautica Militare aveva dato disponibilità di gestire e usare alcune strutture situate presso l’Aeroporto dell’Urbe e l’idea era di riprodurre gli impianti sperimentali di Guidonia, aggiornati e potenziati. Furono realizzati: un impianto Hot Shot, una galleria a Mach variabile da 1.5 a 4, due gallerie supersoniche a Mach 6 e Mach 8 e una galleria ipersonica a Mach 12. L’assegnazione alla Scuola dell’area dell’Aeroporto dell’Urbe venne sancita in via definitiva nel 1961 ed in programma era anche la realizzazione di un Plasma Jet per la magneto-fluidodinamica, una galleria ad arco continuo e una seconda galleria ipersonica a Mach 13. Questi tre impianti non furono mai realizzati perché la Scuola aveva preso decisamente l’altra strada, quella dello Spazio.
Il Prof. Broglio, attraverso contatti avuti con l’On. Giorgio La Pira e con l’On. Amintore Fanfani, aveva avuto nel gennaio 1961 una prima approvazione politica dell’idea di realizzare un satellite e un poligono di lancio nazionale. Ad aprile del 1961 si apre il Congresso del Committee on Space Research (COSPAR) a Firenze, sostenuto dall’ONU che vedeva presenti sia scienziati russi che americani. Il Congresso venne interrotto dal portavoce sovietico con l’annuncio che Jurij Gagarin era il primo uomo ad entrare in orbita; anche gli scienziati gli americani applaudirono la notizia, ma era il secondo scacco, dopo lo Sputnik, che subivano nella corsa allo spazio. La sera Broglio organizza una cena a Pontassieve con i rappresentanti della NASA, dove presenta il suo progetto e trovata una risposta positiva per la collaborazione per il lanciatore, sarebbe stato messo a disposizione il lanciatore americano Scout. L’unica condizione era che il satellite dovesse essere di tipo scientifico e selezionato dalla NASA tra diverse proposte.