Biografia

Figlio del capo dei vigili urbani, di origine abruzzese, della natia Alassio (SV), Quinzio trascorse nella cittadina ligure un'infanzia serena e relativamente agiata, fino a quando le brutalità che segnarono le ultime fasi della Guerra non costrinsero la famiglia a riparare a Roma.

Qui il giovane Quinzio si iscrisse alla facoltà di ingegneria, passando poi a filosofia, ma le necessità della famiglia lo convinsero a tentare il concorso presso l'Accademia della Guardia di Finanza, dove entrò nel 1949. Rimarrà in servizio per 17 anni.

Nel 1958 pubblicò il suo primo libro, Diario profetico, dove adottò per la prima volta lo pseudonimo Quinzio poiché, in quanto militare, avrebbe potuto usare il suo vero cognome solo con il consenso dei superiori.

Nel 1963 sposò Stefania, figlia del senatore socialista Gaetano Barbareschi, già deputato all'Assemblea Costituente e Ministro del Lavoro nei gabinetti di Ferruccio Parri e Alcide De Gasperi.

Dopo la morte della giovane moglie, dalla quale aveva avuto la figlia Pia, nel 1970 si ritirò in isolamento per quattordici anni a Isola del Piano, un piccolo paese delle Marche, dove continuò i suoi studi della Bibbia. Tra le sue opere è da segnalare il monumentale Un Commento alla Bibbia (1972). Collaborò con diversi quotidiani nazionali (La Stampa, il Corriere della Sera, l'Espresso, Il Giornale di Indro Montanelli).

Si risposò con Anna Giannatiempo, docente all'università di Perugia, nel 1976.

Pensiero

Già nelle prime opere, come Diario profetico e Religione e futuro, l'autore preferisce l'incrociarsi del motivo autobiografico con le argomentazioni teologiche, sul filo di un disagio esistenziale in cui lo stesso scrivere "è già tradire tutto":

Nel Commento alla Bibbia (prima edizione 1972), che è l'opera più importante, Quinzio riprende e commenta per citazioni tutte le scritture, dalla Genesi all'Apocalisse, affermando una tesi essenziale: la salvezza portata da Dio all'uomo è una salvezza disperata, perché Dio non è perfettamente onnipotente. L'unica vera speranza consiste nella venuta del Regno promessa da Cristo, in cui i morti risorgeranno e Gesù tornerà per sempre a vivere tra coloro che lo hanno atteso nei millenni.

In Dalla gola del leone (1980), una delle opere più interessanti, troviamo considerazioni intime dolorosamente e sinceramente autobiografiche, nate perlopiù dal carteggio con Anna Giannatiempo, e che si mescolano con intuizioni e riflessioni sulla verità biblica e sulla sua disperata speranza.Erri De Luca, , articolo sul Corriere della Sera, 1997.

Ne La sconfitta di Dio (1992), palesa tutto il senso della debolezza di Dio di fronte all'urgenza di salvezza degli uomini: "E, mentre l'indice addita il futuro sperato, lo addita dall'esperienza di un Dio assente dal mondo, un Dio che deve misteriosamente pervenire alla propria divinità attraverso la lacerazione e la sconfitta" (p. 49).

In Mysterium iniquitatis (1995), dal paolino 2 Tessalonicesi , prende le profezie di Malachia come spunto per un esito di tipo escatologico: la Chiesa è destinata a scomparire con un'enciclica che sancisce "il dogma del fallimento del cristianesimo nella storia del mondo". E con tale fallimento divenuto vergognosamente insopportabile, scandalosamente insostenibile, l'ultimo papa presagisce anche la fine della Storia. a cura del professore Vittorio Fantoni, della Facoltà universitaria avventista di Firenze. sul catalogo dell'Adelphi.

Opere

Note

Bibliografia

Voci correlate Cristianesimo Teologia Escatologia André Neher Viktor Nesmelov Ferdinando Tartaglia Profezia di Malachia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Paolo Pegoraro, in sanpaolo.org sul portale RAI Filosofia Andrea Pesce, su filosofico.net