Il peronismo (detto anche giustizialismo, in spagnolo justicialismo) è un movimento politico argentino, fondato da Juan Domingo Perón durante la sua prima presidenza della Repubblica argentina (1946-1955), con l'apporto ideologico e di immagine di sua moglie Evita Perón. I suoi seguaci, almeno in origine, erano chiamati anche descamisados ("scamiciati"Come i sostenitori di Perón che si erano accampati davanti al palazzo presidenziale senza camicia, a causa del gran caldo), ad indicare simbolicamente la provenienza dagli strati popolari della società. Si tratta di un movimento politico sincretico, talora definito populista, che unisce il socialismo, il patriottismo, la terza via economica del fascismo italiano, il socialismo nazionale e idee affini al conservatorismo sociale sul piano etico ed ideale.
Perón si ispirò anche alle politiche economiche keynesiane e dirigiste del New Deal del presidente statunitense degli anni '30 Franklin Delano Roosevelt, istituendo un sistema con forte presenza dello Stato in regime di economia mista privato-pubblico (varando però anche due piani quinquennali sul modello sovietico); questo intervento si concretizzò sia tramite aziende pubbliche che tramite una politica di welfare assistenziale (governativo, ma anche filantropico, attraverso la Fondazione Eva Perón) e di sostegno all'attività sindacale degli operai e dipendenti privati.
In politica estera il peronismo storico sostenne il distacco dell'Argentina dall'influenza storica degli Stati Uniti sul continente sudamericano, e al contempo una politica terzomondista, di neutralismo e di non allineamento nei confronti dei due blocchi (filo-sovietico e filo-americano) della guerra fredda.
Tale ideologia ha permeato - e tuttora è molto importante - la maggior parte dei partiti politici argentini odierni, sia di destra sia di sinistra. I principali partiti peronisti sono il Partito Giustizialista, fondato nel 1946 e il Fronte per la Vittoria, nato nel 2003 (kirchnerista).
Storia
Le origini Il fenomeno peronista nasce nel 1943, ma le sue origini vanno cercate più indietro, nella struttura stessa della società argentina. Essa era retta fino agli anni '20 da un'oligarchia egemonizzata dai grandi allevatori e commercianti di carne, con un proletariato urbano in crescita, una classe media urbana ed un proletariato rurale impiegato nell'allevamento. L'economia era pesantemente controllata da britannici e statunitensi (circa il 50% delle imprese) e la situazione sociale caratterizzata da ampi fenomeni di immigrazione interna e dall'Europa, che favorì la formazione e lo sviluppo di espressioni politiche complesse (in un primo momento socialisti, anarchici, anarco-sindacalisti e comunisti).
Un primo colpo di Stato si ebbe nel settembre 1930 da parte del generale José Félix Uriburu, che sollevò dall'incarico il presidente Hipólito Yrigoyen, ponendo fine allo stato liberale ed instaurando un governo autoritario e populista, ma pur sempre ispirato all'oligarchia. Il regime cade due anni dopo, ma ormai la rottura dell'equilibrio si era verificata.
Fino al 1940 si ebbe una crescita costante del movimento sindacale (Confederación General del Trabajo, CGT), sia per adesioni che per rivendicazioni. L'inizio della guerra e l'invasione dell'URSS spaccò l'unità del movimento operaio (dal 1942 esistono due diversi CGT) ma anche nel resto della società argentina, creando divisioni tra fascisti ed antifascisti sul comportamento da tenere nei confronti della guerra. Gli "ufficiali uniti"
Dalle elezioni presidenziali del 1932 era al potere la coalizione radicale Concordancia, espressione del cosiddetto decennio infame, emanazione della vecchia aristocrazia latifondista e della borghesia commerciale e finanziaria, alleata dell'imperialismo britannico, che tendeva ad escludere dalla rappresentanza politica le nuove forze sociali - i piccoli e medi datori di lavoro industriali e il vasto proletariato urbano - nate negli ultimi dieci anni dell'intensa industrializzazione del paese.
Le forze armate erano divise tra i vertici, governativi, e un'ala più filofascista e nazionalista. Il 4 giugno 1943 questi ultimi, insieme al Grupo de Oficiales Unidos (GOU) realizzarono un colpo di Stato, che fu chiamato la Rivoluzione del '43, impedendo l'elezione a presidente del filo-britannico Robustiano Patrón Costas. Il colonnello Juan Domingo Perón, appartenente a questo gruppo di ufficiali intermedi delle Forze armate, entrò nel governo nel novembre 1943 alla guida del Ministero del Lavoro e della previdenza. Peron, alla fine degli anni trenta, aveva vissuto nell'Italia fascista come osservatore militare dello Stato Maggiore argentino e studiò all'Università di Bologna Scienze Politiche ed Economia CorporativaCarlos Jesús Rodríguez Mansilla, La Idea Peronista, Diario Clarín, 1982., vedendo con simpatia la politica e l'ideologia fascista, poi alla base del movimento peronista.Ludovico Incisa di Camerana, I caudillos, Corbaccio, 1994.
Con la guerra in corso l'Argentina si trovava in forte crescita economica, grazie ad una fortissima richiesta di prodotti agricoli e d'allevamento da parte di tutti i belligeranti ed allo spostamento della produzione industriale nelle aree che non erano teatro di guerra.
Perón si lega alla CGT 2, autonomista, realizzando tra il 1943 ed il 1945 quanto non era stato raggiunto nei precedenti decenni di lotta di classe: assicurazioni obbligatorie per incidenti sul lavoro e malattie professionali, la giornata lavorativa di otto ore, lo statuto dei giornalieri, tredicesima mensilità, ferie retribuite, estensione del sistema pensionistico, riconoscimento ufficiale dello status giuridico dei sindacati, ecc. La sua popolarità divenne talmente forte da permettergli di assumere nel febbraio 1944, sostenuto dal GOU, anche la carica di Ministro della Guerra e in giugno di Vicepresidente del generale Edelmiro Julián Farrell.
Essendo però ancora forte, l'oligarchia al potere, contraria a queste misure, tentò di fermare Perón, con un colpo di stato all'interno delle forze armate. Fu dimissionato e arrestato il 12 ottobre 1945, ma provocando una sollevazione popolare che porterà alla sua liberazione il 17 ottobre dello stesso anno. Fu concordato un nuovo gabinetto di governo tra Farrell e Perón, con uomini fedeli a quest'ultimo. Pochi giorni dopo fu fissata la data delle elezioni: il 24 febbraio 1946.
La presidenza Perón: la "rivoluzione" dei descamisados
Nel 1946 Perón scelse perciò di correre da solo alle elezioni, con una lista appoggiata dai settori sindacalisti sia nazionalisti che socialisti. Vinte le elezioni, il primo governo godette di una congiuntura favorevole, grazie alle abbondanti riserve di oro e valuta straniera, con un saldo commerciale positivo e un mercato interno in espansione. Ciò favorì un ampio processo di redistribuzione della ricchezza, ma anche una continuazione della contrapposizione peronismo-antiperonismo, visto il carattere comunque autoritario del governo. Questo infatti operò una serie di arresti nei confronti dei gruppi legati al marxismo ed alla lotta di classe: i settori sindacali internazionalisti - tra cui Cipriano Reyes ed altri dirigenti che collaborarono alla sua liberazione l'anno precedente - e sciolse lo stesso Partito Laburista d'Argentina per creare quello Giustizialista.
Nel primo piano quinquennale argentino venne creato l'Istituto di promozione e intercambio (IAPI), si nazionalizzano il Banco centrale, le imprese dei servizi pubblici (ferrovie, acqua, gas, telefoni) e si dà impulso all'edilizia popolare e all'alfabetizzazione delle classi più povere.
Il sistema formatosi provoca l'allontanamento dei potentati economici e finanziari statunitensi ed inglesi, realizzando una sintesi tra industria nazionale e lavoratori, in una terza via tra capitalismo e comunismo.
Nel 1949 Perón promulga la nuova Costituzione argentina che, tra l'altro, riconosce il diritto di sciopero, alla salute ed all'istruzione, il monopolio del commercio estero da parte dello Stato.
Una prima crepa nel regime si aprì con la morte della moglie di Peron il 26 luglio 1952, Eva Duarte de Perón (detta Evita), popolare intrattenitrice radiofonica di umili origini, dotata di carisma e capacità comunicativa, e gestore dell'immagine pubblica del marito. Dallo stesso anno l'economia comincia a perdere posizioni, a causa dell'esaurimento delle riserve internazionali accumulate durante la guerra, quando l'Argentina costituiva la sesta potenza economica mondiale.
Successivamente l'ostilità della Chiesa cattolica (scatenata tra l'altro dall'approvazione della legge sul divorzio), in comunione con quella angloamericana e dei potentati economico-finanziari, sindacali e dei partiti tradizionali interni (vengono fatti chiudere i quotidiani La Vanguardia, La Prensa e La Nación) determineranno il crollo del sistema peronista.
Il 16 giugno 1955 venne organizzato un colpo di Stato militare da parte della Marina militare, che bombarda la Casa Rosada tentando di uccidere il presidente. Il 18 giugno Perón è costretto a fuggire in esilio prima in Paraguay e poi nella Spagna di Franco.
Ad una intervista della tv inglese, che gli chiede cosa intenda fare per tornare in Argentina, Perón risponde: “Nulla. Faranno tutto i miei nemici”.
Il peronismo resistente Inizia quindi il "peronismo della resistenza". All'interno del movimento si formarono due correnti: un settore socialista nazionale, associato ai movimenti rivoluzionari sudamericani, ed un'ala conservatrice. Il primo entrò in clandestinità, organizzando movimenti di resistenza alla giunta militare a partire fin dal 1955.
Il 20 settembre 1955 assume il potere in Argentina il tenente generale Eduardo Lonardi, che avvia il ritorno alla democrazia, ma subisce a sua volta un colpo di Stato da parte del tenente generale Pedro Eugenio Aramburu (capo di stato maggiore dell'esercito), che blocca nel sangue una rivolta peronista nel giugno 1956, giustiziando 38 peronisti ed eseguendo migliaia di arresti. Il mese successivo l'Assemblea Costituente ripristina la Costituzione liberale del 1853.
Con le elezioni del marzo 1962 i peronisti sono nuovamente ammessi alle elezioni, ottenendo il 35% dei consensi. Il presidente Frondizi viene accusato di cedere alle pressioni peroniste e viene perciò destituito dalle forze armate, che lo sostituiscono con il presidente del Senato José María Guido. Peronisti e comunisti vengono nuovamente messi al bando. Fa la sua nascita il gruppo armato dei Montoneros e dall'esilio .
Negli anni successivi i dirigenti della resistenza, tutti rifugiatisi a Cuba, gettarono le basi per la costruzione di un fronte peronista di liberazione nazionale. Tra di essi Fernando Abal Medina e Norma Arrostito, dirigenti dei Montoneros, e John William Cooke, uno degli ideologi di riferimento dei guerriglieri peronisti e organizzatore della fusione fra i movimenti studenteschi e operai.
Nel 1967 essi partecipano alla OLAS (Organización Latinoamericana de Solidaridad): organizzazione che racchiudeva tutti i movimenti anti-imperialisti latinoamericani appartenenti alle più diverse estrazioni politiche. La lotta di liberazione nazionale argentina venne affidata al peronista Jorge Ricardo Masetti, che organizzò le forze rivoluzionarie peroniste: i Montoneros, l'Ejército Guerrillero del Pueblo (di ispirazione guevarista), le Fuerzas Armadas Peronistas ed altri gruppi.
Il declino economico e sociale dei diversi governi che si susseguirono negli anni sessanta, incalzati anche dall'attività di guerriglia dei Montoneros, aprì la strada al ritorno di Perón.
Il ritorno al potere nel 1973