Il Museo archeologico comunale di Cecina è un museo archeologico di Cecina, in provincia di Livorno. Ha sede al primo piano di villa Guerrazzi, detta anche "della Cinquantina", presso la frazione di San Pietro in Palazzi, e raccoglie le testimonianze archeologiche della bassa Val di Cecina, dal paleolitico inferiore all'età romana, con un nucleo di particolare rilievo costituito dai corredi orientalizzanti della necropoli di Casa Nocera presso Casale Marittimo.

Storia La raccolta archeologica comunale si formò a partire dagli anni Sessanta del Novecento per iniziativa del Comitato Storico Intercomunale della Maremma Settentrionale, fondato nel 1961, e in particolare dell'ispettore onorario Mario Failli, attraverso campagne di acquisto e recuperi dal territorio; i materiali erano conservati ed esposti nell'Antiquarium Comunale di via Manzoni, a Cecina.. Nel cortile dell'Antiquarium fu inoltre ricostruita, fra il 1962 e il 1965, la tomba a tholos di Casaglia, smontata dal luogo di rinvenimento per essere resa accessibile al pubblico.

Il museo aprì nel 1980 nella sede attuale, alcuni ambienti del primo piano di villa Guerrazzi alla Cinquantina, edificio sorto nel Settecento nel quadro delle iniziative granducali di sviluppo agricolo della zona e divenuto in seguito residenza privata di Francesco Domenico Guerrazzi, che vi trascorse gli ultimi anni di vita. L'allestimento, curato da Fulvia Donati, ordinava i materiali secondo un percorso in parte topografico e in parte tipologico, rispecchiando le modalità di acquisizione delle raccolte..

Dal 6 marzo al 31 ottobre 1999 la villa ospitò la mostra Principi guerrieri, dedicata ai corredi della necropoli orientalizzante di Casa Nocera di Casale Marittimo, scavata negli anni precedenti,. i cui materiali furono poi riproposti nel 2001 al Museo archeologico nazionale di Firenze.. L'attuale allestimento del museo risale al 2003. Nel 2012 la tholos di Casaglia fu trasferita dal cortile dell'Antiquarium al parco della villa.

Percorso espositivo e collezioni

Il percorso espositivo segue un criterio cronologico e topografico, dagli insediamenti costieri del paleolitico inferiore all'ultima fase delle grandi ville romane, dando conto del legame che unì nell'antichità la bassa Val di Cecina a Volterra.

Materiali dall'età del ferro all'ellenismo Le raccolte di provenienza territoriale documentano la facies villanoviana delle colline lungo il corso del Cecina: da Casaglia proviene un ossuario biconico monoansato con decorazione a meandro, inquadrabile ancora nel IX secolo a.C., mentre da Campo Sassino, presso Bibbona, viene il corredo di una tomba dell'VIII secolo a.C. con un'olla d'impasto decorata a denti di lupo, fibule a sanguisuga e pendagli a rotella.. Due fibule a navicella del VII secolo a.C., residuo del corredo di una cremazione da località I Bacìi di Guardistallo, esemplificano l'attardamento della facies villanoviana tipico dell'Etruria settentrionale, di cui il rinvenimento più noto del territorio, il cinerario di Montescudaio, costituisce il caso più celebre.. Quest'ultimo non fa però parte delle raccolte comunali: rinvenuto in una tomba a pozzo a circa duecento metri dall'abitato di Montescudaio e acquistato nell'aprile del 1907 dal soprintendente Luigi Adriano Milani, è conservato con il suo corredo al Museo archeologico nazionale di Firenze;. la deposizione da cui proviene è datata al terzo venticinquennio del VII secolo a.C..

Per l'età ellenistica il museo espone ceramiche a vernice nera, fra cui tre oinochoai della fabbrica volterrana di Malacena, e un piattello della produzione ceretana di Genucilia, recuperati in poderi del comune di Casale Marittimo, oltre a materiali dallo scavo di una probabile fattoria ellenistica sulla collina di Casalvecchio, nella stessa zona.. Completano il quadro alcuni corredi tardo-ellenistici da La Gerbia (Montecatini Val di Cecina), un'urna fittile di tipo volterrano con recumbente femminile da San Giovanni di Montescudaio e un terzo di statere aureo gallico della cosiddetta "serie della conchiglia", recuperato in località Paratino Basso e forse pertinente a un tesoretto disperso proveniente dalla zona fra San Vincenzo e il Cecina..

La necropoli di Casa Nocera

Il nucleo di maggior rilievo del museo è costituito dai corredi della necropoli orientalizzante di Casa Nocera, presso Casale Marittimo, dove nove tombe di carattere principesco, riferibili a tre generazioni di un unico gruppo familiare, documentano il passaggio dall'incinerazione in cassone litico all'inumazione in fossa e alla tomba a camera, in un arco cronologico compreso fra l'VIII e la metà del VII secolo a.C. Vi spicca il corredo della tomba A, la più antica, attribuita presumibilmente al capostipite: l'incinerato era deposto in un dolio coperto da uno scudo bronzeo, entro un'urna in lamina di bronzo chiusa da una phiale d'argento, con le ossa avvolte in un panno di lino e accompagnate da oggetti di ornamento, fra cui fibule a drago d'oro e d'argento e una collana con pendagli d'avorio e d'ambra, oltre a un lituo d'avorio, un coltello e una spada. Accanto ai resti combusti di due carri erano collocati la panoplia, con elmo, daga, coltello e due lance, tre asce con funzione di insegne di rango, uno scettro e il servizio da banchetto, comprendente un tavolino bronzeo con zampe fuse, analogo agli esemplari lignei di Verucchio, e una fiasca bivalve contenente vino resinato.

Tra tardo ellenismo ed età romana

Fra i materiali di età romana figurano frammenti di sigillata italica e tardo-italica dalla fattoria Ricrio di Guardistallo, con bolli dei ceramisti Sextus Murrius Festus e Lucius Rasinius Pisanus, possibile indizio di una villa urbano-rustica nella zona.. Sono inoltre esposti corredi di tombe alla cappuccina del territorio: la più antica, da Belora Bassa (Riparbella), è databile entro la prima metà del I secolo d.C. per la presenza di una lucerna a volute con leone sul disco e di balsamari di vetro, mentre alla fine del II o alla prima metà del III secolo d.C. risalgono i corredi della necropoli di Campo ai Ciottoli, presso Cecina, di cui una tomba è ricostruita per intero in vetrina.. Dalla villa romana di San Vincenzino, identificata con la residenza dei Cecina in cui soggiornò Rutilio Namaziano nel 415 d.C., provengono fra l'altro una testa marmorea di età antonina con tratti riferibili all'iconografia di Antinoo e una testa di erote.. Chiude la sezione la stele funeraria di Marcus Anaenius Pharianus, notabile volterrano della fine del II o degli inizi del III secolo d.C., rinvenuta al Puntone di Bolgheri già reimpiegata come architrave..

Rinvenimenti subacquei Una sezione è dedicata ai recuperi subacquei effettuati nel tratto di mare antistante la foce del Cecina, che documentano la frequentazione commerciale di questo tratto di costa in età tardo-repubblicana e imperiale: fra questi, il carico di anfore Dressel 1C di un relitto individuato presso la foce del fiume, databile fra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., con una macina del corredo di bordo, oltre ad anfore Lamboglia 2 e Dressel 2/4 e a due ceppi d'ancora in piombo dalla zona della Secchitella.. Un gruppo di materiali consegnato in forma anonima al museo nel 2010 è stato riferito a due ulteriori contesti, databili rispettivamente ai primi decenni del II e del I secolo a.C., il secondo dei quali identificabile con il relitto recuperato nel 1978 alla foce del Fine e noto in letteratura come relitto di Vada A; al gruppo appartiene anche un'anfora massaliota compresa fra la seconda metà del VI e i primi decenni del V secolo a.C., forse pertinente a un terzo e più antico relitto..

La collezione antiquaria Un consistente nucleo delle raccolte proviene dal mercato antiquario ed è privo di indicazioni di provenienza: ne fanno parte un monetiere di una quarantina di pezzi, da assi repubblicani a monete imperiali fino a Valentiniano II, una piccola collezione di selci eneolitiche, bronzi villanoviani ed ellenistici, fra cui un frammento di specchio con i Dioscuri della prima metà del III secolo a.C., e terrecotte di produzione magno-greca, con recumbenti di tipo tarantino, dee in trono ed ex voto anatomici.. Fra le ceramiche si segnalano un'anfora etrusco-corinzia con teoria di animali, buccheri fini fra cui un calice tetrapode con sostegni a cariatide della fine del VII secolo a.C., cinque vasi attici a figure nere attribuiti alla cerchia del Pittore di Haimon, attivo intorno al 480 a.C., vasi a figure rosse ed esemplari a vernice nera; alla produzione chiusina della fine del II o degli inizi del I secolo a.C. appartiene un'urna cineraria con la scena in cui Winckelmann volle riconoscere l'eroe Echetlo alla battaglia di Maratona..

La tomba a tholos di Casaglia

Nel parco della villa è ricostruita la tomba a tholos scoperta nel febbraio del 1932 in contrada Campo ai Meli, presso Casaglia, nel comune di Montecatini Val di Cecina, da braccianti alle dipendenze dell'ingegner Giusto Cancellieri, proprietario del terreno; lo scavo fu ripreso dalla Soprintendenza nell'ottobre dello stesso anno.. La camera sepolcrale, perfettamente circolare, ha un diametro di 3,28 metri ed era coperta da una pseudocupola di anelli aggettanti sorretta da un pilastro centrale, per un'altezza ricostruita di circa 2,7 metri; vi si accedeva da un vestibolo rettangolare preceduto da un dromos di quasi nove metri.. La tomba accolse almeno sette deposizioni, tutte a cremazione, in urne di arenaria, e restò in uso per circa una generazione; del corredo fanno parte un elmo bronzeo a calotta, resti di schinieri, due umboni di scudo, vasellame bronzeo e punte di lancia in ferro.. I materiali la datano fra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., una generazione prima della tholos di Casale Marittimo, con cui condivide un tipo architettonico che Mingazzini proponeva di derivare dai modelli di Vetulonia o di Populonia..

Note Annotazioni

Fonti

Bibliografia

Voci correlate Villa Guerrazzi Villa romana di San Vincenzino Necropoli di Casa Nocera

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