Le controversie sulla coerenza interna della Bibbia riguardano la coerenza e l'integrità testuale delle scritture bibliche. Le controversie riguardanti la coerenza biblica hanno una lunga storia.
I testi classici che per primi hanno affrontato questa questione da una prospettiva secolare critica, includono il Tractatus theologico-politicus (1670) di Spinoza, lHistoire critique du Vieux Testament (1678) di Richard Simon, il Dictionnaire philosophique (1764) di Voltaire, lEncyclopédie (dal 1751) di Diderot e The Age of Reason (dal 1794) di Thomas Paine.
Dalla Bibbia "fluida" al letteralismo biblico Nei tre secoli precedenti la distruzione del Tempio (70 d.C.) il perimetro e il testo della Bibbia non erano univocamente stabiliti e solo gradualmente nei secoli successivi prima gli ebrei e poi i cristiani definirono il canone biblico e "congelarono" il testo dei singoli libri.Sidnie White Crawford, The Fluid Bible, Bible Review 15:3, June 1999, 34-37,50-51. Questo articolo conclude affermando: "Thus, after the fall of the Temple in 70 A.D., the canonical list becomes fixed in Palestinian Judaism, as does the text of those canonical books.". L'esistenza di pagine contraddittorie o difficili, la cui interpretazione è oscura, era comunque evidente già prima della definizione finale della Bibbia. Per esempio Deuteronomio 5,12-15 propone una motivazione per rispettare il Sabato completamente diversa da quella affermata in Esodo 20,8-11. Nel manoscritto 4QDeuteronomy ritrovato a Qumran entrambe le motivazioni sono affiancate in modo da evitare che la nuova motivazione sembri smentire quella precedente. Molti testi di Qumran contengono varianti esplicative, che non confluirono poi nel testo ebraico masoretico, forse perché ritenute inessenziali oppure semplicemente rimaste sconosciute ai masoreti. Analogamente il Pentateuco samaritano migliora la coerenza interna del testo riproponendo in contesti diversi versetti del pentateuco masoretico.Michael Segal,"Between Bible and Rewritten Bible", Biblical Interpretation at Qumran, Matthias Henze (ed.), Eerdmans 2005, pp. 10-28; p.12.
Si osservi che prima del congelamento dei testi gli scribi operavano sul testo con grande libertà, tanto che secondo gli studiosi molti testi devono essere considerati rifacimenti più o meno fedeli del testo originale. Questi testi sono classificati dagli studiosi come "rewritten bible" o addirittura "reworked bible". Per esempio il Libro delle Cronache racconta con significative modifiche eventi contenuti nei Libri di Samuele e nei Libri dei Re; eppure anch'esso venne poi ammesso fra i libri canonici. Altri casi di rifacimento di testi biblici, questi però non ammessi nel canone, sono il Libro dei Giubilei, il Rotolo del Tempio di Qumran, il Liber antiquitatum biblicarum (pseudo-Filone) o le Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio.Michael Segal, cit, p.11.
Per i cristiani si pose anche il problema non solo di riconciliare fra loro i testi del Nuovo Testamento, ma addirittura di discutere la coerenza fra il volto di Dio nell'Antico Testamento, spesso presentato come collerico e vendicativo, e quello misericordioso insegnato ripetutamente da Gesù. La questione fu posta poco dopo la redazione dei libri del Nuovo Testamento da Marcione, che sostenne la necessità di rinunciare in toto all'Antico Testamento e di riconoscere un solo vangelo (quello di Luca privato della sua parte iniziale). La sua proposta fu subito respinta, ma evidentemente le difficoltà dovettero essere ampiamente dibattute. Secondo Origene (185-254) il senso "corporale" (ossia immediatoIl significato corporale si deduce dal testo letterale tenendo conto, però, anche delle convenzioni letterarie, come le figure retoriche, utilizzate dal testo.) delle Sacre Scritture non deve essere seguito quando questo comporti qualsiasi cosa impossibile, assurda o indegna di Dio. Siccome la Bibbia è opera di Dio, allora è necessario lo sforzo umano della ricerca per capirne il senso. Bisogna superare l'evidenza del testo per scoprirne l'intenzione. Nella tarda età antica l'esegesi ebraica e quella dei padri della chiesa discussero molte contraddizioni della bibbia, proponendo spesso soluzioni diverse alle stesse difficoltà.Per esempio il versetto 37,10 della Genesi sembra ignorare che la morte di Rachele, la madre di Giuseppe, viene narrata poco prima (Gn 35,16-20). Alcuni rabbini pensarono che Giacobbe e Rachele si sarebbero inchinati di fronte a Giuseppe solo dopo la risurrezione, mentre Origene ritenne che il testo volesse alludere profeticamente alla devozione che Giuseppe e Maria ebbero verso Gesù. Nel commentario ebraico Genesis Rabbah, poi, il problema venne risolto diversamente, notando che dopo la morte di Rachele la sua serva Bila ne aveva allevato i figli, diventandone la madre adottiva. Cfr.: Maren Niehoff, "Origen’s Commentary on Genesis as a key to Genesis Rabbah, in Genesis Rabbah in Text and Context, Edited by Sarit Kattan Gribetz, David M. Grossberg, Martha Himmelfarb and Peter Schäfer, Mohr Siebeck, Tübingen 2016, pp. 129-153, p.134.
Lo strumento classico usato nell'antichità per risolvere le difficoltà poste dalla Bibbia fu l'interpretazione allegorica sviluppata, per esempio, in ambito ebraico da Filone d'Alessandria e utilizzata ampiamente dai padri della Chiesa, che ne predilessero una varietà particolare, la lettura tipologica. In questo approccio, utilizzato già nel Nuovo TestamentoPer esempio in 1 Cor 10,1–6, in Gal 4,21–31 e nella Lettera agli Ebrei. personaggi ed eventi dell'antico testamento sono interpretati come prefigurazione di analoghi personaggi ed eventi del nuovo. La presenza di allegorie in alcuni testi biblici era (ed è) evidente e indiscussaSi pensi per esempio a Ezechiele 23, in cui le due sorelle Oola e Ooliba rappresentano la Samaria e la Giudea, oppure al Cantico dei Cantici, la cui interpretazione letterale è praticamente impossibile. Lo tentò Teodoro di Mopsuestia, che lo ritenne un epitalamio per le nozze di Salomone con una figlia del Faraone, di pelle negroide, ma venne sconfessato dalla Chiesa., ma il loro utilizzo indiscriminato si prestava ad arbitrarietà: con un po' di fantasia qualunque racconto poteva essere interpretato come una allegoria di qualche tesi teologica. I teologi di Alessandria d'Egitto, che meglio conoscevano le opere di Filone, furono fra i cristiani i principali sostenitori dell'interpretazione allegorica delle Scritture. A loro si oppose Diodoro di Tarso e la scuola di Antiochia, che ritenne indispensabile prima di ogni lettura allegorizzante un esame attento e accurato del significato "letterale" dei testi.
Nel corso del Medioevo l'interpretazione biblica sia da parte degli ebrei che dei cristiani fu per così dire sistematizzata con il metodo indicato dai rabbini con l'acronimo PaRDeS. La comprensione di un testo biblico si deve articolare in quattro livelli, il primo dei quali ("Peshat") consiste nel significato immediato, anche se non strettamente letterale del testo."Peshat", voce della Jewish Encyclopedia. Anche nel mondo islamico venne introdotto un sistema analogo in quattro livelli per l'interpretazione del Corano.
Un impulso decisivo verso l'interpretazione letterale della Bibbia venne dalla Riforma Protestante, secondo la quale ogni affermazione teologica doveva fondarsi esclusivamente sulla Bibbia (Sola Scriptura) e tuttavia ogni laico in buona fede, anche se privo di una ampia preparazione culturale, doveva essere in grado di comprenderne il significato.Questi due principi sono fondativi del protestantesimo sin dal tempo della polemica contro le indulgenze. Il rifiuto, infatti, di qualsiasi forma di preghiera in favore dei defunti venne argomentato grazie all'esclusione dal canone dei libri di Tobia e dei Maccabei, in cui tali preghiere compaiono, e tramite la negazione del valore della tradizione dei Padri della chiesa (in questo consiste il principio "sola scriptura"). Di fatto questa tesi si trasformò per la maggior parte dei protestanti nell'assunto che ogni affermazione della Bibbia deve ottenere una indiscriminata accettazione.Secondo A.L. Graebner "The authority of the Bible is that prerogative by which the Bible justly claims unrestricted acceptance of all its statements, full assent to all its teachings, unwavering confidence in all its promises, and willing observance of all its demands by those whom they concern, the prerogative by which it is the only infallible source and norm of doctrine and rule of life." Sezione 14 a p. 8 in:
La Chiesa Cattolica Romana, invece, mantenne ufficialmente una posizione diversa: il Concilio di Trento afferma che il testo sacro debba essere interpretato in accordo con le tradizioni tramandate dagli apostoli e, quindi, che la Chiesa è il vero giudice del significato da attribuire al testo biblico.
Le accuse protestanti di eccessiva arbitrarietà nell'interpretazione della Bibbia ebbero tuttavia un influsso oggettivo sul comportamento pratico della Chiesa Cattolica: nei secoli successivi il tradizionale principio di non allontanarsi dall'interpretazione letterale se non ne viene dimostrata inequivocabilmente la necessità venne applicato con grande rigidezza.Come esempio di questa rigidezza basta e avanza il caso Galileo. Per quanto riguarda, invece, la maggior larghezza di vedute nel medioevo è molto significativo il commento di Tommaso d'Aquino al "teatrino" con cui nel libro di Giobbe viene riportato un presunto colloquio fra Dio e Satana (). Secondo Tommaso "il senso letterale è quello che viene inteso in primo luogo mediante le parole, siano esse dette in senso proprio o in senso figurato" e il senso letterale del passo è semplicemente di illustrare che "Dio ha cura delle cose umane e le governa. Ciò viene proposto simbolicamente e in forma di enigma, secondo la consuetudine della S. Scrittura che descrive le cose spirituali sotto figura di cose corporali...". In librum b. Job expositio, c. I, lect. II, Opera Omnia, Venetiis 1746, t. I, p. 5, traduzione in E. Galbiati, A. Piazza, Pagine difficili della Bibbia, Milano: Massimo 1960, p.55.
La prospettiva secolare La verosimiglianza e la coerenza della Bibbia sono state messe in dubbio sin dall'età antica. I principali scrittori pagani, che criticarono la Bibbia e il giudeo-cristianesimo, furono Celso e Porfirio. Quest'ultimo, in particolare aveva una conoscenza approfondita della Scrittura e la sua "critica dei racconti dell'Antico e del Nuovo Testamento, condotta con innegabile acume, creò gravi difficoltà ai cristiani".Giorgio Jossa, Il cristianesimo antico, dalle origini al concilio di Nicea, Carocci 2006, p.193. Per rispondere a Porfirio furono scritte voluminose confutazioni e addirittura nacque il genere letterario delle Quaestiones et responsiones sull'Antico e sul Nuovo Testamento.
Il principale critico medievale della Bibbia nell'ambito dell'ebraismo fu Hiwi al-Balkhi, che scrisse nell'875 un componimento in rime arabe contenente 200 domande. Con secoli di anticipo sui secolaristi dell'età moderna. Hiwi cercò di spiegare naturalisticamente i miracoli come l'attraversamento del Mar Rosso o la manna, rilevò molte incoerenze interne della Bibbia, fra cui molte cronologiche, e osservò la presenza di atti contrastanti con la giustizia divina o col buon senso.Si veda la voce sulla Jewish Encyclopedia o semplicemente: