Cinto Caomaggiore (Sinto in veneto, Cint in friulanoLingua minoritaria storica tutelata ufficialmente in questo comune in base alla Delibera del Consiglio Provinciale di Venezia del 21.12.2006, n. 121 ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Venezia in Veneto. Fa parte dell'ex mandamento di Portogruaro: l'ente territoriale è stato istituito con decreto del Regno d'Italia del 29 aprile 1806 "Decreto riguardante l'organizzazione in dipartimenti degli Stati Veneti".

Geografia fisica

Il territorio comunale si situa nella pianura friulano-veneta, al di sotto della fascia delle risorgive che separa l'alta pianura pordenonese dalla bassa pianura pordenonese e portogruarese. Il terreno è generalmente pianeggiante, ma è percepibile la depressione rappresentata dall'incisione postglaciale del Tagliamento all'interno della quale oggi scorrono i due principali corsi d'acqua e nella quale sono situati i Laghi di Cinto. L'area depressa conserva il toponimo Palù ("palude") a testimonianza del passato ristagno d'acqua causato dalla diversa quota del terreno.

Il comune è attraversato dai fiumi di risorgiva Caomaggiore e Reghena, di cui lo stesso Caomaggiore è affluente, e da molteplici canali, i più importanti: il Melon, il Suiedo, il Lison, il Trator e il San Piero (vecchio corso del fiume Reghena, prende il nome da una piccola chiesetta che esso costeggia). Il sottosuolo è attraversato dalla falda idrica alimentata da un ramo del Tagliamento, che determina l'approvvigionamento dei "Laghi di Cinto", delle ex cave di ghiaia oggi allagate. Queste cave, scavate originariamente a partire dagli anni '20 del Novecento (Cave vecchie) fino agli anni '40 (Cave Acco) e '60 (Cave Secco ex Furlanis e Lago Premarine ex IRTI) con l'allagamento hanno generato un habitat importante per la fauna acquatica e area di transito e di nidificazione per molti volatili, rappresentando una delle più importanti garzaie del Veneto (in particolare per airone cenerino, airone guardabuoi, nitticora e marangone minore).

Il territorio comunale si estende su una superficie di , da un'altitudine minima di 6 metri, ad una massima di 8 metri s.l.m.

Cinto Caomaggiore confina a nord con Chions, ad ovest con Pramaggiore, ad est con Sesto al Reghena e Gruaro, a sud con Portogruaro.

Sismologia Secondo la Classificazione sismica, il comune rientra in una zona soggetta a sismicità bassa.

Clima

Secondo la classificazione climatica, Cinto Caomaggiore appartiene alla zona E, gradi giorno . Gode di un tipico clima temperato delle medie latitudini, piovoso o generalmente umido in tutte le stagioni e con estati molto calde.

Origini del nome

Storia Origini Le prime fasi della presenza umana nella bassa pianura del Veneto orientale sono testimoniate dal ritrovamento in superficie di alcune asce in pietra verde risalenti al Neolitico (V millennio a.C.), una a Pramaggiore e due a Cinto Caomaggiore: una di pietra verde recuperata alla fine degli anni '80 in località Boschetta da Livio Marcorin, l'altra ritrovata più recentemente da Nicola Morettin a Settimo.

L'insediamento di Cinto Caomaggiore ha probabilmente origini romane; il nome Cinto sembra infatti che derivi da ad quintum, ovvero a 5 miglia da Concordia Sagittaria, il più importante centro abitato dell'epoca in zona. Esiste, però, un'ulteriore ipotesi che fa derivare il nome da Cintum, ovvero, luogo cintato da mura. D'altro canto in alcuni documenti medioevali catastali si fa riferimento alla Villa di Cinto con la parola Cintho o Curto.

Ben 11 sono gli insediamenti d’epoca romana fino ad ora rilevati dallo studioso Vincenzo Gobbo: probabilmente doveva trattarsi di piccole fattorie e ville rustiche che coesistevano proficuamente con la grande foresta che ricopriva buona parte del territorio. In questi insediamenti il rinvenimento più rilevante è dato da alcuni "tesoretti" scoperti in località San Biagio: «La località San Biagio, ha restituito in poco più di un secolo oltre 6000 denari d’argento, un numero incredibile di monete che fanno di questa piccola località uno dei luoghi archeologici più importanti e misteriosi dell’intero Veneto orientale.» Le monete e l'ascia in pietra verde sono attualmente conservate nel Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro.

Come si può desumere tuttora non si è trovata ancora un'origine certa del nome. Associazioni culturali e sportive sono attive in Cinto Caomaggiore, tra queste anche un settore di particolare interesse archeologico, una testimonianza dei reperti di epoca preromana e romana. Il volume con le raccolte dei dati, le illustrazioni, le foto dei rinvenimenti antichi e le mappe si possono consultare nella biblioteca comunale e sono stati eseguiti da Luigi Rossi, botanico, topografo e ricercatore, con la collaborazione di Livio Marcorin.

La seconda parte del nome Caomaggiore deriva invece dall'omonimo fiume Caomaggiore che attraversa il territorio del paese. A sua volta sembra derivi da "Campo Maggiore", forse denominazione di un terreno limitrofo al fiume.

Dall'epoca romana al Medioevo Diversi reperti archeologici rivelano che l'area occupata dal Comune di Cinto Caomaggiore fosse interessata alla presenza dei Romani già nel I secolo d.C., rappresentava un punto di passaggio per giungere a Iulia Concordia (attuale Concordia Sagittaria). Già territorio sottoposto all'Agro Concordiese, il legame con la città romana si sarebbe poi rafforzato alla fine del IV sec., con la fondazione della diocesi di Concordia (attuale diocesi di Concordia-Pordenone) da parte del vescovo di Aquileia, la cui autorità non venne comunque meno, anzi, in seguito la rafforzò gestendo il territorio mediante propri Gastaldi.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, in un periodo condito di scorribande barbariche e di straordinarie alluvioni (in vari momenti, i fiumi Tagliamento e Livenza erano divenuti un unico fiume), con la costituzione del Ducato Friulano del Regno dei Longobardi nel 568, il territorio di Cinto Caomaggiore viene inserito nell'ambito territoriale di questo. Con l'avvento dei Franchi e la costituzione del Sacro Romano Impero, il Ducato Friulano è soppresso e nel 3 aprile 1077 sostituito dal patriarcato di Aquileia. Così anche il territorio di Cinto Caomaggiore diviene parte integrante del nuovo soggetto politico. Ciò è comprovato dal fatto che i Patriarchi di Aquileia dal quel momento in poi avrebbero nominato un proprio Gastaldo, curatore dei Beni patriarcali, per l'allora Villa di Cinto.

All'interno dell'amministrazione patriarcale le Ville di Cinto e Settimo (attuale località del Comune) vengono inserite nella Gastaldia di San Vito al Tagliamento. In seguito, tale gastaldia sarebbe stata divisa nell'ambito del Patriarcato tra la Gastaldia di Meduna, a cui fu aggregata la Villa di Cinto e la Gastaldia di San Vito, a cui fu aggregata la Villa di Settimo. Il 3 maggio 762 i fratelli Erfo e Marco, figli di Piero, Duca del Friuli, donano all'abbazia benedettina di Santa Maria in Silvis, collocata a Sesto al Reghena (comune limitrofo a Cinto e Settimo), tutti i loro beni parte dei quali si trovano anche a Settimo. È un fatto importante poiché attrarrà la Villa di Settimo sotto il controllo dell'abate sestense.

La dominazione veneziana Nel 1420 il Patriarcato venne assorbito dalla Repubblica di Venezia. All'interno del nuovo soggetto politico i Territori del Patriarcato, compreso quindi le Ville di Cinto e Settimo, vennero riuniti nella Patria del Friuli, che nella pratica rappresentava l'ente amministrativo sostitutivo del Patriarcato. È utile rilevare che la Repubblica lasciò ampia autonomia al nuovo ente, in particolare lasciò sopravvivere il Parlamento del Friuli, organo costituito dai rappresentanti delle città friulane, tra le quali vi era Portogruaro che vantava un proprio seggio.

La dominazione napoleonica e austriaca e l'annessione al Regno d'Italia Con l'avvento di Napoleone nel 1797 (trattato di Campoformio) la Repubblica di Venezia cessò di esistere e i relativi territori, tra cui la Patria del Friuli, furono assorbiti dall'Impero austriaco. La Patria del Friuli fu trasformata insieme ai suoi territori, tra cui le Ville di Cinto e Settimo, nella Provincia del Friuli con sede a Udine. Nel 1805 fu annessa al Regno d'Italia dell'Impero Francese.

Questo è un periodo importante poiché Cinto e Settimo inizialmente furono inserite nel Dipartimento del Tagliamento (grosso modo le attuali Province di Treviso e Pordenone), in seguito nel Cantone di Portogruaro che con un regio decreto del 1806 veniva aggregato insieme al Cantone di Aquileia al Dipartimento dell'Adriatico di Venezia, ovvero la futura Provincia di Venezia. Le motivazioni che portarono i francesi a strappare questi territori friulani dal Dipartimento di Passariano, ovvero l'ente successore della Patria del Friuli, riguardavano il rischio di rendere il Dipartimento Adriatico meno importante di quelli confinanti, in particolare del Dipartimento di Passariano.

I francesi mal vedevano il fatto di ridurre Venezia, dall'estesa e potente Repubblica che fu, ad una semplice e ridotta provincia del Regno. Tutto ciò in contrasto con le realtà friulane di Portogruaro e Aquileia. È un periodo di intense riforme locali, che miravano a rigenerare un'area sostanzialmente disarticolata ed economicamente stagnante. Con l'introduzione dell'istituto municipale, le Ville di Cinto e Settimo furono unificate nel Comune di Cinto Caomaggiore. Tale ente comunale subì parecchie modifiche territoriali. Infatti, determinandosi una politica amministrativa che promuoveva la costituzione di Comuni con un minimo di abitanti elevato, a Cinto furono annessi i Comuni contigui di Gruaro e Pramaggiore, in seguito si procedette comunque alla relativa separazione. Non mancò neppure la fusione in unico Comune di tutto il mandamento portogruarese e la relativa tempestiva dissoluzione.

Nel 1815 col congresso di Vienna si sancì l'appartenenza degli ex territori della Repubblica di Venezia all'Impero Asburgico. La nuova amministrazione austriaca trasformò il Dipartimento di Passariano nella Provincia di Udine, alla quale restituì solo Aquileia. Infatti, all'ex Dipartimento Adriatico, divenuto Provincia di Venezia, rimase il Mandamento di Portogruaro, a cui erano aggregate Cinto e Settimo. La motivazione di tale decisione rimaneva simile a quella francese.

Nel 1866 i territori delle Venezie furono annessi dal Regno d'Italia, che lasciò l'organizzazione amministrativa sostanzialmente immutata.

Nel 1867 il comune di Cinto assunse la denominazione di "Cinto Caomaggiore"Regio Decreto nº 3827 del 21 luglio 1867, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia nº 229 del 22 agosto 1867..

Con l'avvento delle bonifiche delle terre del portogruarese emerse l'esigenza di nuova e abbondante manodopera che le popolazioni autoctone del portogruarese non potevano soddisfare. È così che ha inizio una nuova pagina anche per il Comune di Cinto Caomaggiore. Numerose famiglie vicentine e padovane raggiunsero il mandamento e si distribuirono in esso. Si costruirono grandi case coloniche, i paesi cambiarono fisionomia, la secolare stasi di Cinto come del Portogruarese sembrava aver ricevuto finalmente una scossa. Ma arrivano le due Guerre e le relativi crisi. La Resistenza coinvolse anche Cinto e Settimo, anche se in paese non si distinsero eventi di rilevante interesse.

Il dopoguerra Con l'Assemblea Costituente del 1946, nel disegnare i confini del Friuli-Venezia Giulia fu proposto di effettuare un referendum per l'aggregazione del Mandamento di Portogruaro alla Regione costituenda nell'ambito della futura Provincia di Pordenone, fatto che gli amministratori locali vedevano positivamente, ma col rinvio della costituzione della Regione del Friuli-Venezia Giulia finalizzato all'atteso ritorno di Trieste all'Italia, il progetto referendario fu dimenticato.