Gli Aliprandi sono un'antica famiglia nobile pp. 7, 310. originaria di Milano, che una certa tradizione ritiene di ceppo longobardoNell'articolo di Giampiero Corti, "Famiglia Aliprandi (di Milano) note genealogiche", pubblicato nel "Giornale araldico genealogico diplomatico italiano", Bari, 1898, Accademia araldica italiana, è scritto: "Si vuole che questa famiglia fosse di origini longobarde..."; in Crescenzi Romano, "Anfiteatro Romano", a pag. 77, si legge: "....A me non pare tanto difficile il credere che gli Aliprandi siano discesi dal Regio ceppo de' Longobardi..."; in AA.VV., "Stemmario Bosisio", Milano 2002, a pag. 161, si legge: "Famiglia d'origine longobarda...". Ricchi di feudi in varie zone della Lombardia, ebbero il predominio sulla città di Monza in epoca comunale. La casata diede alla Chiesa cattolica la beata Caterina AliprandiAA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol.XXIX, pag. 41-42; vol. XXX pag. 913. Il cognome Aliprandi è ancora oggi particolarmente diffuso nella provincia di Milano.
Storia Origini Un'antica tradizione fa derivare la stirpe degli Aliprandi dal grande re longobardo Liutprando (712-744). Non esiste, ovviamente, una sicura genealogia in grado di provare questa discendenza, ma non manca una ricca documentazione costituita da antichi manoscrittiIn Cinzia Cremonini, "Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid", Mantova 2003, vol. 1, a pag. 88, si legge: "Non è appocrifa l'asserzione, che gli Aliprandi siano discesi dal Reggio Ceppo de Longobardi", e in AA.VV., "Alberi genealogici delle case nobili di Milano", Milano 2008, a pag. 84, si legge: "Prosapia di stirpe reale" e da altre fonti che li vuole di sangue regio e di antica derivazione longobardaAlberto Lembo, "Gli Aliprandi-Fanzago", in "Storia Illustrata" nº 267, febbraio 1980, Segrate (Milano), Mondadori Editore, pag. 123.
La derivazione da regale stirpe longobarda è sostenuta da un'iscrizione sepolcrale del 1131 nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Monza, pubblicata da storici quali il Cantù e il Giulini e inoltre venne ammessa come prova di nobiltà per la ricezione nell'Ordine di Santo Stefano e nel nobile Collegio dei Giureconsulti di MilanoAA.VV. "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana", Collegio Araldico, Roma, edizione 1973-1976, pag. 588.
La famiglia fu anche feudataria della località Cassina Aliprandi, che da comune indipendente, sul finire dell'Ottocento, venne annessa al vicino comune di Lissone. Attualmente "Aliprandi" è una frazione istituzionale del grande centro brianzolo che rappresenta solo una parte del territorio del vecchio comune.
A Milano, la famiglia compare nell'elenco delle casate nobili redatto nel 1377. Giovanni Aliprandi (1220) generò tre figli: Arnolfo, Garibaldo e Bertarino, avo di Enrico, signore di Monza; il pronipote di Arnolfo, Giovannolo, venne creato vassallo immediato (con il rango della nobiltà eminente), conte palatino e nobile del Sacro Romano Impero con i fratelli, il nipote e discendenti per diploma dell'Imperatore Carlo IV di Lussemburgo del 15 maggio 1355AA.VV. "Stemmario Bosisio", Milano 2002, pag. 161 e Adalberto Ricotti Bertagnoni, "Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili", Bassano del Grappa MCMLXX, vol. 1º, tavola n. 4.
Tra i personaggi più importanti del XIV secolo meritano di essere ricordati i fratelli Pinalla Aliprandi e Martino Aliprandi.
Gli Aliprandi furono alleati dapprima ai Torriani ed in seguito ai Visconti, dai quali ebbero cariche importantissime, alti comandi, onori e dignità, ma anche amarissime tragiche persecuzioni: Giacomo Aliprandi, unitosi con alcuni dei Visconti dissidenti ed altri esponenti della nobiltà milanese, famigliari di corte, ordì la congiura che soppresse il 16 maggio 1412 il duca Giovanni Maria Visconti liberando così la città dalla sua crudele tirannia e vendicando l'estremo supplizio subito dal congiunto Filippo, al quale fu fatto mozzare il capo durante le lotte tra guelfi e ghibelliniCorio, "Storia di Milano II", pag. 510 e Calvi, "Patriziato Milanese", pag. 25.
Gli Aliprandi - Fanzago
A Clusone, in val Seriana, era stanziato da tempo un importante ramo della famiglia Aliprandi che, al tempo del conte Antonio Venturino degli Aliprandi, detto Fanzago, reggente della Valle del Serio per Pandolfo Malatesta, mutò il cognome in Fanzago (degli Aliprandi). I suoi discendenti portarono poi questo nuovo cognome nelle successive sedi dove si trasferirono.
Un'attestazione della Comunità di Clusone, in data 9 febbraio 1581, afferma che la famiglia, ivi residente discendeva dall'antichissima e nobilissima famiglia degli Aliprandi. In tale documento viene precisato che Antonio Venturino degli Aliprandi, figlio di Bonifacio detto Faziolo figlio di Giovannolo, avendo dovuto sullo scorcio del Trecento, per ordine di Pandolfo Malatesta signore di Brescia e di Bergamo, trasferire la sua residenza a Clusone, assunse il cognome Aliprandi-Faziolo (dal nome del padre) per distinguersi dagli altri Aliprandi della stessa cittàG. Dolcetti, "Il libro d'argento delle famiglie venete", 1922-28, Bologna, (rist. anast.) Forni Editore, vol. IV, pag. 34-39 e Giovanni Sitoni di Scozia, "Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...)", Milano 1705.
Dalle antiche cronache di casa Aliprandi si rileva che il soprannome Faziolo si corruppe presto in Faziolago e poi in Fanzago tant’è vero che il nipote di Antonio, Aliprando, porta già il cognome di Aliprandi-Fanzago, e coll'andare del tempo il soprannome si sostituì al cognomeG. Dolcetti, "Il libro d'argento delle famiglie venete", 1922-28, Bologna, (rist. anast.) Forni Editore, vol. IV, pag. 34-39.
Verso la metà del Seicento la famiglia si trasferì a Padova dove fu ascritta a quel Consiglio Nobile il 15 settembre 1794. Fu confermata nella nobiltà con Sovrana Risoluzione Austriaca 4 settembre 1818.
Il ramo primogenito dei Fanzago di Padova si è estinto nel 2007Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 1812.
Membri illustri
Pietro Fanzago nel 1558 ingegnere meccanico, matematico, fonditore di Clusone, costruì il famoso orologio “Fanzago” che ancora oggi si può ammirare nella torre del Palazzo della Comunità di Clusone ed è l'unico esemplare del suo lavoro; Cosimo Fanzago (Clusone 1591 - Napoli 1678), architetto; Pietro Fanzago, nato a Padova nel 1632, protomedico dei duchi di Savoia Carlo Emanuele II e Vittorio Amedeo II; Francesco Luigi Fanzago (Padova 1764 - Padova 1836), Magnifico Rettore dell'Università di Padova. Fece importanti studi sulla pellagra, fu il fautore della scoperta dello Jenner e sostenne per primo in Italia la necessità del vaccino contro il vaiolo. Nel 1838 venne eretta la sua statua in Prato della Valle (ultima di tutte) per volontà di amici, colleghi e discepoli; Francesco Luigi Fanzago (Padova 1846 - Maser 1904), Sindaco di Padova; Filippo Fanzago (Padova 1852 - Sassari 1889), insigne naturalista, professore alle università di Messina e di Sassari;
Luoghi e architetture Orologio planetario Fanzago di Clusone, in Val Seriana, in provincia di Bergamo Palazzo Fanzago a Clusone, in Val Seriana, in provincia di Bergamo Villa Fanzago a Bassano del Grappa in provincia di Vicenza Villa Fanzago a Monselice in provincia di Padova Villa Fanzago Guillet a Campodarsego in provincia di Padova Villa Nani, Trieste, Fanzago a Maser in provincia di Treviso
Altri rami Ramo di Verona A Verona un ramo del casato Fanzago comparve nel XV secolo come erede del nome e delle sostanze del canonico e conte palatino Bartolomeo Cartolari. Col cognome di Cartolari fu ascritto a quel Consiglio Nobile nel 1524 e tuttora fiorisce nella stessa città come il più noto dei rami superstiti della stirpe degli Aliprandi. Titoli: conte (mpr), Breve di S.S. Pio X 27 agosto 1907; nobile (mf)Alberto Lembo, "Gli Aliprandi-Fanzago", in "Storia Illustrata" nº 267, febbraio 1980, Segrate (Milano), Mondadori Editore, pag. 123 e Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 1195-1196.
Ramo di Giulio Cesare Aliprandi Dal nobile Giulio Cesare Aliprandi, figlio di Gaspare, ammesso nel 1584, con prove di nobiltà, nel Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano, fratello di Luigi Aliprandi ricevuto nel 1587, con prove di nobiltà, nell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, derivò la diramazione ancora oggi fiorente. A Cusano Milanino era proprietaria della Cascina Guarnazzola e della Cascina Rubine detta anche Villa AngelinaAndrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXIII 2015-2020, volume II, pag. 2355 - 2358 (Aliprandi). Alcuni discendenti nella prima metà del XX secolo erano proprietari del grande complesso agricolo delle Cascine Guascona e Guasconcina nel territorio di Muggiano (quartiere di Milano) e di altri possedimenti in Lombardia (Località "Isolone" in Turbigo (Milano) e Robecchetto con Induno (Milano), la Cascina Palazzo a Motta Visconti (Milano) e il Podere detto "la Spagnola" nei comuni di Motta Visconti (Milano), Casorate Primo (Pavia) e Trovo (Pavia)). Gli stessi furono benefattori della Chiesa di Santa Marcellina in MuggianoAA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol. XXIX, pag. 41-42 e Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 3, pag. 268.
Antichi rami lombardi Prima dell'unità d'Italia erano fiorenti in Lombardia numerosi rami della famiglia che si sono estinti o di cui si sono perse le tracce: gli Aliprandi Carena conti di Merone (estinti nei maschi nel 1780), gli Aliprandi Visconti, i marchesi Aliprandi Martinengo (estinti nei maschi nel 1788) e altriAndrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXII, Teglio (SO), 2014, S.A.G.I. Casa Editrice, pag. 2284 - 2286.
Ramo abruzzese La diramazione abruzzese, discendente dal conte Paolo di Bonifazio di Giovannolo, fu iniziata in Penne da Giovanni Aliprandi, Tesoriere e Siniscalco di Margherita d'Asburgo figlia dell'Imperatore Carlo V, ed ebbe vari feudi tra i quali Nocciano con titolo baronalevedi Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 183. Si è estinta nel 1910 con la morte del barone Diego Aliprandi, sindaco di Penne e deputato al Parlamentovedi la ; rimasto privo di discendenza diretta, adottò il nipote Diego de Sterlich, che aggiunse al proprio il cognome Aliprandi.
Ramo di Treviso Giovanni Aliprandi (marito di Valentina Visconti, figlia di Barnabò Visconti, signore di Milano) bandito da Milano per ragioni politiche nel 1413, diede origine in Treviso ad altra diramazioneAA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol. XXX, pag. 913. Essendo stati confiscati i beni che possedeva nel Ducato di Milano, i suoi figli e alcuni loro discendenti erano tintori o venditori di farmaci o di aromiVincenzo Botteon, "Un po' di cronaca della famiglia Aliprandi", Conegliano: Tip. Lit. Antonio De Beni, 1899. Nel XIX secolo la famiglia apparteneva alla nuova borghesia dei commerci e a San Polo di Piave era proprietaria del palazzo Gabrieli e di una cappella cimiterialeIl cimitero di San Polo di PiaveErnesto Brunetta, "Storia di Conegliano", Padova 1989, pag. 38. Nel XX secolo a Oderzo possedeva il palazzo Palazzo Del Corno, poi Tomitano poi AliprandiProvvedimento di tutela del 1950.
Ramo di Torreglia Una ramo della famiglia era presente in Torreglia (Padova) dalla seconda metà del Quattrocento fino al 1576 ed era proprietario del complesso noto come "Il Castelletto"AA.VV., "Guida Torreglia - Noi cittadini", 2004, pag. 5-6.
Ramo di Mantova