Gli scavi archeologici di Ankón, ossia quelli relativi alla fase greca di Ancona, sono stati effettuati principalmente nella necropoli del IV - I secolo a.C. che si estendeva sulle pendici meridionali del Monte Cappuccini e di Monte Cardeto, come provano i numerosi ritrovamenti che, dall'Ottocento in poi, sono avvenuti in zonaAntonio Leoni, autore di Istoria d'Ancona, scritta nel 1810, dice che da bambino aveva assistito al ritrovamento di lastre di arenaria appartenenti a tombe greche ("allorquando ero in tenera età"). I primi ritrovamenti coscienti di tombe della necropoli risalgono quindi agli ultimi decenni del 1700.

Il patriota e archeologo Carlo Rinaldini (1824-1866) descrive il ritrovamento di una tomba ellenistica avvenuto nel 1862 nel "fondo Tarsetti", nei pressi del Palazzo di Giustizia, che poi ha restituito altre tombe e la "stele di Anferisto".

Nel 1902, fuori Porta Cavour, nel "fondo Fiori", altri importanti ritrovamenti.

I primi ritrovamenti di tombe nell'area della Caserma Villarey risalgono all'epoca della sua costruzione; nel 1892 fu scavato nella zona un vaso di pasta vitrea di tipo alessandrino, che all'epoca fece scalpore per la sua raffinatezza e tecnica esecutiva.

Le notizie di questa nota sono tratte da: Mario Natalucci, Ancon dorica, in Ancona attraverso i secoli volume I Dalle origini alla fine del Quattrocento, Unione arti grafiche, 1960.. Si tratta dell'area situata a nord dell'asse stradale via Matas-via Bernabei-via Matteotti- corso Amendola; in Età antica era questo il percorso che conduceva dalla città a monte Conero (si veda la mappa a fianco).

Nei capitoli seguenti si descrivono i più significativi ritrovamenti greci avvenuti ad Ancona, distinguendo tra quelli della tarda Età Classica (sino al 323 a.C.) e del Primo Ellenismo (323 - 230 a.C.) e quelli del Medio Ellenismo (230 - 170 a.C.) e del Tardo Ellenismo (170 - 30 a.C.)Per la suddivisione dell'Ellenismo in periodi, la fonte è: Giuseppe Nifosì, Arte in opera. vol. 1 Dalla preistoria all'arte romana, Gius.Laterza & Figli Spa, 2015. Consultabile su Google Libri a questa pagina..

Ritrovamento della necropoli

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, la città era stata dotata di un piano di ampliamento, per adeguarla al nuovo ruolo di piazzaforte di prima classeSito urbankonet.jimdofree.com, scheda Piano del 1862 e ne seguì una rapida espansione edilizia fuori porta Calamo, ossia nella zona della necropoli ellenistica, che fu così riscoperta; precedentemente solo ritrovamenti sporadici facevano sospettare la sua presenza.

Nel corso degli scavi necessari per realizzare le fondazioni dei nuovi palazzi e delle nuove strade, spesso venivano alla luce edifici, epigrafi e altri reperti dell'Ancona greca e romana. Ciò rendeva necessario l'intervento dell'appena costituita "Commissione per la conservazione degli oggetti d'arte e di antichità", che dovette subito mettersi all'opera affinché le testimonianze storiche ed archeologiche rinvenute non andassero distrutte o finissero nel mercato antiquario.

Il patriota e storico Carlo Rinaldini fu eletto segretario della commissione e fu una figura centrale in questo periodo, avendo descritto accuratamente molti scaviMario Natalucci, Ancon dorica, in Ancona attraverso i secoli, volume I (Dalle origini alla fine del Quattrocento), Unione arti grafiche, 1960.: le sue relazioni dettagliate sono oggi preziose per ricostruire i contesti in cui furono rinvenuti i reperti. Inoltre, la commissione promosse una campagna di acquisti dei reperti, allora non protetti da una legislazione specifica. Il tutto confluì nell'erigendo "Gabinetto paleoetnografico ed archeologico delle Marche", istituito nel 1863 e inaugurato nel 1868, oggi Museo archeologico nazionale delle Marche. Fondamentale in questo senso fu anche il ruolo di Carisio Ciavarini, archivista e storico, successore del Rinaldini.

Tarda Età Classica - prima Età Ellenistica

Le testimonianze archeologiche del V e del IV secolo a.C. provenienti dalla necropoli sono più scarse rispetto a quelle dei secoli successivi.

Si segnalano i seguenti reperti, perché particolarmente significativi come testimonianza dello sfarzo e dell'eleganza della società anconitana dell'epoca. Alcuni di essi sono purtroppo finiti in musei esteri. Corone d'oro, oggetti di prestigio tipici del IV secolo, che trovano confronto nelle coeve oreficerie di Taranto, Metaponto ed Eraclea; sono oggetti che testimoniano l'eroizzazione del defunto e che rimandano alla religiosità dionisiaca (al Museo archeologico nazionale delle Marche). Collane in materiali preziosi della fine del IV secolo: ambraDalla tomba 406 Villarey. o terracotta ricoperta di foglia d'oro (al Museo archeologico nazionale delle Marche). La statuetta di bronzo del IV secolo a.C. raffigurante Poseidon, trovata nel 1854 nei pressi del campanile del Duomo ed ora conservato al Museum of Fine Arts di BostonMaurizio Landolfi, Ancona greca e romana, in Scultura nelle Marche, a cura di Pietro Zampetti, Nardini editore, 1993.Il sito del Museo riporta l'immagine e la scheda descrittiva a questa pagina.. La statuetta in ambra intagliata con Afrodite ed Adone, trovata a Falconara ed ora al Metropolitan Museum of Art di New York, risalente alla fine del V sec. a.C.; è nota internazionalmente tra gli studiosi di arte greca con il nome di "ambra Morgan"Dal nome del mecenate statunitense Pierpont Mòrgan, che nel 1917 la donò al Metropolitan Museum di New York.. È opera di arte etrusca (o influenzata da essa), testimoniante il culto di Afrodite nella zona di Ancona. In tale scultura Afrodite fa innamorare Adone facendogli odorare un profumo contenuto in un alabastron, come narra il mitoL'esemplare proviene dalla zona di Falconara. Si veda: Benedetta Rossignoli, L'Adriatico greco: culti e miti minori, L'Erma di Bretschneider, 2004. (pagina 28). ISBN 9788882652777. Consultabile su Google Libri a questa paginaScheda ed immagine del reperto, dal sito del museo: si veda questa pagina. È ritenuta dagli archeologi la più bella ambra scolpita del Piceno e probabilmente d’Italia ed ornava l’arco di una fibulaConferenza sull'ambra Morgan tenuta nel 2012 da Maurizio Landolfi: Una coppia speciale di amanti su un'ambra figurata dal Piceno a New York .. La lekythos a figure rosse con Amimone e Poseidon. Il dio è raffigurato con mantello e tridente, mentre Amimone indossa il chitone e porta un'hydrìa. Tutto ciò allude al mito in cui Amimone si trovava nel Peloponneso ed era impegnata in una difficile ricerca d'acqua per compiere un rito religioso; infatti, narra il mito, a quell'epoca tutte le sorgenti della zona si erano seccate per volere di Poseidon, come vendetta contro gli abitanti che avevano abbandonato il suo culto, passando a quello di Era. Durante la ricerca, Amimone inavvertitamente sveglia un satiro, che si mette ad inseguirla. Poseidon interviene per salvarla e lancia il suo tridente, che si conficca nella roccia. Invita poi la fanciulla ad estrarre l'arma, facendo in tal modo scaturire la nota sorgente di Lerna. È attribuita al pittore della phiale e datata al 430 a.C. circa. È stata ritrovata in una zona imprecisata della città di Ancona e anch'essa è ora conservata al Metropolitan Museum of Art di New YorkScheda ed immagine del reperto, dal sito del museo: si veda questa pagina (la descrizione del mito contiene degli errori); Eliana Mugione, Miti della ceramica attica in Occidente: problemi di trasmissioni iconografiche nelle produzioni italiote, Scorpione, 2000 (p. 181). ISBN .

Si segnalano inoltre una lekythos a figure nere del 490 a.C. circaLorenzo Braccesi, Mario Luni, I Greci in Adriatico 2, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2004 (pagina 33) ed una kylix a figure rosse del 500-490 a.C. circa (da ritrovamento sporadico)

Media e tarda Età Ellenistica

Lungo l'asse stradale di via Matteotti - corso Amendola, fin dall'inizio del Novecento, sono state ritrovate occasionalmente numerose tombe del II e I secolo a.C., contenenti reperti ellenistici. Inoltre, tra il 1991 e il 1998, nel corso dei lavori di ristrutturazione della Caserma Villarey, furono portate alla luce di più di quattrocento tombe della necropoli greca e romana, contenenti ricchi corredi testimonianti le intense relazioni di Ancona con la Magna Grecia e il Mediterraneo orientale. Si può dunque dire che, durante il II e il I secolo a.C., i frequenti contatti con la Grecia rinverdivano continuamente l'origine dorica della città e contribuivano conservarne la grecità, nonostante la romanizzazione che procedeva velocemente in tutta la regione circostante, facendo di Ancona quasi un'enclave culturale, punto di contatto tra cultura greca, picena e gallicaLidiano Bacchielli, Le origini greche di Ancona: fonti e documentazione archeologica, in C. Centanni, L. Pieragostini, La cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. Rilievo metrico a grande scala, interpretazione strutturale e cronologia della fabbrica, Ancona, 1996 (pagina 50). Maurizio Landolfi, Ancona greca e romana, in Pietro Zampetti (a cura di), Scultura nelle Marche, Firenze, Nardini Editore, 1993 (pagine 32-33)..

La maggior parte delle tombe è costituita da lastre in arenaria disposte a formare un rettangolo di mura ed un tetto a capanna. A volte le mura perimetrali sono invece in laterizio. È documentata anche l'uso della cremazione, con le ceneri poste in urne cilindriche di piombo; gli oggetti posti accanto ad esse sono analoghi a quelli ritrovati nelle tombe costituite da lastre di arenaria.

Una parte della necropoli (sette tombe in tutto) è visitabile presso la Caserma Villarey, dove, al di sotto del parcheggio multipiano, è stata allestita un'area archeologicaSito nel Ministero dei Beni Culturali, Giornate Europee del Patrimonio 2017..

Le stele figurate e iscritte Provengono da questa necropoli quattordici stele funerarie, con scene figurate a rilievo ed iscrizione greca, non ritrovate direttamente in associazione con le rispettive tombe, perché reimpiegate in epoche successive com materiale da costruzione. Le stele, la cui datazione varia dal II al I secolo a.C., sono preziose testimonianze del persistente uso della lingua greca durante la fase di passaggio verso la romanizzazione. Le stele anconitane spiccano, tra tutte le altre testimonianze funerarie ritrovate in Italia, per l'assoluta aderenza all'arte ellenistica e su questo punto non trovano confronto neanche nelle città della Magna Grecia e della Sicilia Maurizio Landolfi, Ancona greca e romana, in Scultura nelle Marche, a cura di Pietro Zampetti, Nardini editore, 1993. Lidiano Bacchielli, Le origini greche di Ancona: fonti e documentazione archeologica, in C. Centanni, L. Pieragostini, La cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. Rilievo metrico a grande scala, interpretazione strutturale e cronologia della fabbrica, Ancona, 1996 (pagina 50) Fabio Colivicchi, schede 15, 16 e 17 (stele di Simmaco, di Arbenta e di Antifilo) in Arte romana nei musei delle Marche, a cura di Giuliano De Marinis, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 2005. In quest'ultimo testo l'informazione sulla mancanza di confronti in Magna Grecia e in Sicilia, per il carattere puramente ellenistico. ISBN 9788824012065 Kathryn Lomas, Funerary epigraphy and the impact of Rome in Italy, in Roman rule and civic life: local and regional perspectives: proceedings of the fourth workshop of the international network impact of empire, Leida, 2003 (pp. 179-198). EISBN 978-90-04-40165-5. (Quest'autrice mette in evidenza che i segni di romanizzazione rilevabili in alcune stele anconitane potrebbero essere dovuti all'influenza di una cultura sempre più dominante..

La struttura delle stele è quella di un naiskos (tempietto), coronato da un piccolo frontone e da un acroterio, con due varianti tipologiche, descritte di seguito: stele ad edicola, con due colonnine a capitello corinzio ed architrave a metope lisce e triglifi (ad esempio la stele "di Symmachos" e quella "di Damo").