Il Liber visionumTitolo completo: Liber visionum tum suarum, tum aliorum è una raccolta 23 visioni composta da Otlone di Sant'Emmerano durante il suo soggiorno a Fulda, tra il 1062 e il 1066. Le prime quattro sono visioni avute dall'autore, mentre le altre sono attribuite a suoi contemporanei e ad autori passati. Fine dell’opera è invitare il lettore ad accogliere con prudenza queste visioni, poiché esse possono essere inviate sia da Dio sia dal demonioI sogni sono "finestre direttamente aperte sull'aldilà invisibile agli occhi del corpo, possono preannunciare agli uomini quel futuro che appartiene a Dio, ma che anche i diavoli, per la loro agilità mentale, possono conoscere in anticipo" (p. r. romanello, Il labirinto della storia. Logica delle tentazioni diaboliche in Otlone di Sant’Emmerano, Lubrina editore, Bergamo 1999). e solo a pochi santi è concesso di distinguere tra le dueA tal proposito Gregorio Magno, riprendendo Agostino, parla di un “gusto segreto” (intimus sapor)., motivo per cui la loro interpretazione è prerogativa della Chiesa ed è preclusa ai semplici e agli ignoranti. L'invito alla prudenza è ribadito da Otlone al termine della rassegna, con la frase: “chi legga queste cose, cercherà da questo momento di essere più prudente di fronte alle svariate insidie del demonio”Traduzione di P. R. ROMANELLO in Il labirinto della storia. Logica delle tentazioni diaboliche in Otlone di Sant’Emmerano p. 82; testo latino in PL 146, 341-388..

Descrizione Il Liber visionum è modellato sul libro IV dei Dialoghi di Gregorio Magno, esplicitamente indicato da Otlone come suo illustre predecessore nel prologo alla raccolta. Già altri autori avevano citato Gregorio come modello e garante delle visioni che si accingevano a raccontare; sembra dunque che egli sia considerato il fondatore del genere delle visiones, in realtà di origini ben più antiche e destinato a raggiungere il culmine nella Commedia dantesca. Tale genere comprende testi latini che condividono un preciso schema narrativo, con un ricco corredo di formule e tematiche ricorrenti; si tratta infatti di resoconti di visioni dell’aldilà, con rappresentazione dei regni oltremondani: Inferno, Purgatorio e Paradiso, inserite nel topos letterario del morto redivivo. Otlone se ne differenzia perché racconta anche visioni avute durante la veglia, oltre che nel sonno, senza che sia necessario uno stato di morte apparente; inoltre non sempre esse rappresentano i tre regni dell’aldilà: a volte si configurano come interpretazione allegorica di immagini o profezie di eventi futuri. In alcune compaiono anche personaggi storiciCfr. Visio 11 “del povero”, in cui è menzionato il vescovo Gebhard. al fine di esprimerne un giudizio critico tecnica portata al culmine da Dante. La raccolta comprende 23 esperienze visionarie vissute dall'autore stesso (le prime quattro), dai suoi contemporanei, in particolare dai confratelli, oppure narrate nei testi visionari dei secoli precedenti. Otlone recupera in particolare la visione del monaco di Wenlock, riferita in una lettera di San Bonifacio e tre visioni riportate da Beda il Venerabile nella Historia ecclesiastica Gentis Anglorum, tra cui la più importante e conosciuta è la Visio Dryhthelmi. Se le visioni di Otlone si limitano a brevi aneddoti, sogni e apparizioni, le visioni riportate da Beda e Bonifacio sono tra gli esempi più diffusi e imitati della letteratura visionaria Il Liber visionum è importante in quanto testimonia l’interesse suscitato dalla letteratura visionaria nell’ambito monastico di Ratisbona, ne trasmette concretamente parte del corpus e costituisce un precedente significativo alla composizione della Visio Tnugdali.

Struttura e contenuto Prologo Nel prologo, Otlone dichiara l’intento di radunare resoconti di visiones seguendo le orme dell’illustre predecessore Gregorio Magno, al fine di edificare i fedeli. Le 23 visiones Promessa di Dio a Otlone della vita eterna; Rimprovero e punizione, da parte di Dio, della negligenza dei chierici nelle cose divine; Conversione di Otlone alla vita monastica, promossa dai flagelli per volere di Dio; Otlone, incitato alla disperazione dai demoni, è rinfrancato nelle sue speranze da un ammonimento angelico; Deprecazione del lusso nel vestire ostentato da alcuni chierici; Pene del purgatorio riservate a chi sottrae ingiustamente i beni altrui; Esempio di un ladro sacrilego di beni monastici punito nell’altra vita; Premonizione del futuro incendio del monastero di Tegernsee; Negligenza dell’abate Ellingero, rimproverata e castigata da un chierico defunto; Varie cose viste e dette dal monaco emmeranense Adalberto prima di morire riguardo monastero di S. Emmerano; Visione di un mendico sull’imperatore Enrico III e su Gebherdo vescovo di Ratisbona; Periurium quanta pena maneat; Dannazione eterna dell’ostinato giudeo; Rivelazione a Isacco, discepolo del beato Guntherio, delle pene purgatoriali patite anche da alcuni santi; Punizione divina riservata all’imperatore Enrico III per la sua negligenza nell’udire le ragioni e le preghiere rivoltegli dei poveri; Caso di un monaco di Fulda, ucciso dai flagelli per volere divino, come punizione per aver negato l’elemosina o la gratia in defuncti; Pene purgatoriali inflitte all’imperatrice Teofania Cfr. G. G. WOLF, Der Wandel des Theophanu-Bildes in der Geschichte in G. G. Wolf, Kaiserin Theophanu. Schriften, Hannover (2012) pp. 319, 279-85. per aver introdotto dalla Greciale mode lussuose in Francia e Germania, spingendo così molte altre donne a peccare bramando quelle ricche vesti. È l’unico esempio di visio avuta da una donna, nello specifico una suora. Caso di un uomo sospeso sul patibolo e straordinariamente tenuto in vita e nutrito dai figli. Lettera di San Bonifacio sulle cose viste e dette dal redivivo monaco di Wenlock Cfr. SIMS, WILLIAMS, A Recension of Boniface's Letter to Eadburg about the Monk of Wenlock's Vision in Latin Learning and English Lore. Studies in Anglo-Saxon Literature for Michael Lapidge, cur. K. O'Brien O'Keeffe – A. Orchard, University of Toronto Press, 2005, pp. XVII-460, XVII-431, I 194-214.; Pene di dannati e purgandi e gioie dei beati mostrate a un tale (da Beda); Tormenti inflitti a un tale per aver rimandato troppo a lungo la penitenza (da Beda); Dannazione eterna di un monaco per la sua vita scellerata (da Beda); Diletto del demonio per il furto di beni ecclesiastici, perpetrato con l’inganno o la violenza. Tra le visioni di particolare interesse, vi sono la 11, nota come Visione del povero, e le tre tratte da Beda, 20, 21 e 22, in particolare la Visio Dryhthelmi, la più nota. Visio 11 Narra l’esperienza visionaria di un povero mendico che è solito elemosinare fuori dalla chiesa di S. Emmerano. La visione si presenta tripartita: inizialmente il mendico afferma di essere stato trasportato in una grande dimora senza finestre, dove sono rinchiusi gli uomini che avevano contrastato la pace voluta da Enrico IIISebbene Otlone non nutra una grande simpatia nei confronti di Enrico III, che ritiene incline all'avarizia e che raffigura nella Visio 15 colpito dalla punizione divina per non aver ascoltato le preghiere dei poveri, gli riconosce tuttavia il merito di aver cercato di stabilire una pace positiva.. È poi trasportato in un campo aperto con al centro un pozzo profondo ma ormai quasi esaurito, al quale conducono vari sentieri, alcuni più battuti, altri sul punto di scomparire. La guida gli spiega che i sentieri rappresentano le molte vie che un tempo conducevano l’elemosina al monastero, che ora sono ridotte al minimo; mentre il pozzo quasi asciutto rappresenta la difficoltà la coloro che lo raggiungono a dissetarvi la propria anima, difficoltà molto maggiore di un tempo. Infine è sollevato su un’alta montagna con in vetta un monastero (che si ritiene più appropriato non identificare) al quale conducono molte strade, ma solo una di esse appare molto battuta. Allora la guida, dopo aver nominato il monastero (non citato dall'autore) spiega che le numerose vie tendenti al monastero e oggi cancellate rappresentano, se molti un tempo vennero ai sacri studi edificati da molti esempi, essi sono oggi spariti: il luogo si annulla ora nella lussuria dei suoi abitanti, più impegnati nel fornicare che nel servizio di Dio, al punto che restano a stento le tracce virtuose dei padri precedenti. L’ultima immagine descritta dal povero è un albero enorme, che si protende dal suolo al Paradiso, ma seccato nel mezzo: esso rappresenta il vescovo Gebhard (d. 1060) il quale, in parte ormai arido come l’albero, sarà presto abbattuto dalla scure divinaLa profezia è confermata due anni dopo dalla morte del vescovo.. La Visio 11 è particolarmente adatta ad esemplificare alcune peculiarità dei racconti visionari di Otlone: l’uso di dare un’interpretazione allegorica delle immagini presentate, la valenza della visione di profezia di eventi futuri e l’uso di inserire personaggi storicamente esistiti nelle visioni per darne un giudizio più o meno polemico. Il mendico protagonista della visione non è altro che un artificio letterario che consente a Otlone di presentare la propria comprensione delle “vie del Signore".

Visio 20: Visio DryhthelmiSarà poi ripresa, non si sa se direttamente o tramite la mediazione di Otlone, nella Visio Tnugdali.

Versione di Otlone Tra le varie meraviglie narrate da Beda nella sua Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum si trova la Visio Dryhthelmi, che riporta la descrizione dell’aldilà fatta da un uomo tornato dalla morte. Nella ripresa di Otlone, la visione presenta la seguente trama. Un giorno un devoto padre di famiglia residente a Cunningham, nella contea di Northumbria, cadde gravemente ammalato e morì nelle prime ore della notte. Tuttavia all'alba tornò in vita, terrorizzando i parenti che piangevano intorno al suo corpo, i quali fuggirono tutti eccetto la moglie. Egli la tranquillizzò e le spiegò di essere stato strappato alla morte per tornare a condurre una vita diversa: abbandonò perciò ogni attività mondana ed entrò nel monastero di Melrose. Qui era solito raccontare la sua esperienza a chiunque si dimostrasse sinceramente interessato. Secondo i suoi racconti, un uomo bellissimo con una veste lucente l’avrebbe condotto a nord-est, fino a una profonda ed enorme vallata: qui l’avrebbe tratto dall'oscurità per guidarlo verso la luce. Avrebbero poi raggiunto un altissimo muro, dalla cui cima si vedeva un grande prato invaso da una luce fortissima. Qui la guida avrebbe annunciato al defunto il suo ritorno sulla terra, anticipandogli che, se si fosse dedicato a una vita più santa e virtuosa, quel luogo ameno sarebbe stato la sua dimora futura. Versione di Beda Il racconto di Beda si presenta, in realtà, molto più dettagliato. In esso Drythelm descrive alcune spaventose scene infernali, come demoni che trascinano le anime in una fossa e fiammate maleodoranti che scaraventano in alto le anime per poi farle precipitare. Anche la descrizione del Purgatorio è più precisa: esso appare come una valle, metà ghiacciata e metà invasa dal fuoco, in cui le anime sono scaraventate da un’estremità all'altra, attraverso sempre nuovi tormenti. Si tratta, nello specifico, della parte riservata alle anime pentitesi all'ultimo, che si purgheranno qui fino al Giorno del Giudizio. Si giunge poi in un prato fiorito pervaso da dolci canti, da una deliziosa fragranza e da una luce gloriosa: il Paradiso si trova lì vicino, ma la guida annuncia a Dryhthelm che è giunto il momento di tornare sulla terra. Beda riporta anche che il monaco usasse fare grandi penitenze e bagni nel gelido fiume che scorreva vicino al monastero e che, a chi gli domandasse il perché, rispondeva: “ho visto penitenze ancora più sconvolgenti”. In questo modo fece scalpore in Inghilterra, convertendo molti peccatori grazie al suo esempio.

Tradizione manoscritta