Nonostante le origini comuni, leconomia della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia era significativamente diversa dalle economie degli altri paesi socialisti dell'est Europa e della stessa Unione sovietica, soprattutto dopo la rottura con quest'ultima nel 1948 e durante il periodo Informbiro. L'occupazione e gli sforzi di liberazione durante la seconda guerra mondiale lasciarono le infrastrutture della Jugoslavia in condizioni pessime, le regioni più sviluppate del paese erano prevalentemente rurali e la piccola industria posseduta dallo stato era ormai gravemente danneggiata o distrutta.
Storia Secondo dopoguerra Durante i primi anni dopo il conflitto vennero introdotti i piani quinquennali di ricostruzione su modello sovietico attraverso un lavoro volontario di massa. Le zone periferiche vennero allacciate alla corrente e l'industria pesante venne potenziata. Il sistema economico era basato sia sulla pianificazione socialista sia alla libera attività: vennero nazionalizzate le fabbriche e agli operai vennero concesse una determinata percentuale dei loro profitti.
Le botteghe artigianali private potevano assumere fino a quattro persone per proprietario. La terra venne parzialmente nazionalizzata e ridistribuita, e in parte collettivizzata. I contadini potevano possedere un massimo di 10 ettari di terreno per persona e il territorio agricolo in eccesso veniva posseduto dalle cooperative, dalle compagnie agricole o da comunità locali. Potevano comprare e vendere appezzamenti di terra oppure cederli in affitto.
Giovani azioni di lavoro Le Giovani azioni di lavoro erano attività volontarie di lavoro per i giovani che venivano impiegate per costruire infrastrutture pubbliche ed industriali. Erano organizzate secondo i livelli locali, di repubblica e federali dalla Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia, ed i partecipanti venivano organizzati in giovani brigate di lavoro di solito intitolate ad uno degli eroi nazionali. Tra i più importanti progetti ai quali parteciparono le giovani brigate possono essere inclusi i tratti ferroviari di Brčko-Banovići, Šamac-Sarajevo, alcune zone di Novi Beograd e alcuni tratti dell'Autostrada della Fratellanza e dell'Unità, che si estende dal nord della Slovenia fino al sud della Macedonia.
Anni cinquanta e sessanta Negli anni cinquanta venne introdotta l'autogestione dei lavoratori che ridusse l'influenza statale sulle imprese. I direttori delle compagnie socialiste venivano supervisionati dai consigli di fabbrica, costituiti da tutti gli operai con ciascuno avente un voto. I consigli dei lavoratori designavano anche il responsabile spesso con un ballottaggio segreto. Il Partito Comunista era organizzato in tutte le compagnie e gli impiegati più influenti erano probabilmente dei membri del partito, quindi molto spesso, ma non sempre, i direttori venivano scelti dal partito stesso. Nel 1950, la Jugoslavia risultava essere al ventesimo posto in Europa per il PIL.
La disoccupazione fu un problema cronico per la Jugoslavia,. e i valori percentuali erano tra più alti d'Europa durante tutta la sua esistenza, mentre il livello educativo della forza lavoro aumentava stabilmente. Per la neutralità della Jugoslavia ed il suo ruolo da leader del Movimento dei paesi non allineati, le compagnie jugoslave esportavano sia nei mercati occidentali che in quelli orientali.
Le aziende jugoslave si occuparono di realizzare numerosi progetti industriali e di infrastrutture in Africa, Europa e Asia, di cui la maggior parte vennero realizzati dalla Energoprojekt, un'azienda di ingegneria e costruzioni fondata nel 1951 per ricostruire le infrastrutture del paese devastate dalla guerra.
Nel 1965, venne introdotto un nuovo dinaro (detto anche "dinaro pesante"), con un tasso di cambio di 12,5 con il dollaro americano, dato che il precedente ne aveva uno di 700.
L'emigrazione degli Jugoslavi in cerca di lavoro iniziò negli anni cinquanta, quando iniziarono a oltrepassare illegalmente il confine. A metà degli anni sessanta, la Jugoslavia diminuì le restrizioni sull'emigrazione e il numero di migranti all'estero aumentò rapidamente, soprattutto verso la Germania Ovest. Agli inizi degli anni settanta il 20% della forza lavoro del paese, corrispondente a 1,1 milioni di lavoratori, era impiegato all'estero. L'emigrazione fu causata dalla de-agrarizzazione forzata, dalla deruralizzazione e dal sovrappopolamento delle città più grandi. L'emigrazione contribuì a mantenere sotto controllo la disoccupazione ed agì anche come mezzo per ottenere capitali e valuta straniera. Questo sistema venne istituzionalizzato nell'economia jugoslava. Tra il 1961 e il 1971, il numero dei lavoratori trasferiti dalla Jugoslavia nella Germania Ovest aumentò da 16 000 a 410 000.
Anni settanta
Negli anni settanta, l'economia venne riorganizzata secondo la teoria del lavoro associato ideata da Edvard Kardelj, secondo la quale il diritto di decisione sulla produzione e ad una quota dei profitti delle compagnie socialiste è basato sull'investimento del lavoro. Tutte le compagnie industriali vennero trasformate in organizzazioni di lavoro associato. Le più piccole, le organizzazioni base di lavoro associato, corrispondevano più o meno a delle piccole compagnie od ai settori di un'azienda più grande. Queste venivano organizzate in imprese, note anche come organizzazioni di lavoro, che a loro volta erano associate a organizzazioni composite di lavoro associato, che potevano essere grandi compagnie oppure interi settori industriali di una determinata area. Le organizzazioni base di lavoro associato erano a volte formate da unità lavoro ancora più piccole ma non possedevano la libertà finanziaria. Le organizzazioni composite di lavoro associato erano spesso membri delle comunità d'affari, rappresentando interi settori industriali. Molte decisioni esecutive venivano fatte dalle imprese, così che continuarono a competere per un'estensione anche se facevano parte della stessa organizzazione composita. La nomina dei dirigenti e delle politiche strategiche delle organizzazioni composite erano, in base alla loro dimensione e importanza, spesso soggetti ad influenze di tipo politico e personale.
Per consentire a tutti gli impiegati di avere la stessa possibilità al processo decisionale, le organizzazioni base di lavoro associato erano anche introdotte nei servizi pubblici, inclusi quelli per la salute e per l'educazione. Le organizzazioni base erano generalmente formate da una decina di persone ed avevano i propri consigli dei lavoratori, il cui assenso era necessario per le decisioni strategiche e la nomina di dirigenti nelle imprese o nelle istituzioni pubbliche.
I lavoratori erano organizzati in sindacati che attraversavano tutto il paese. Gli scioperi potevano essere indetti da qualsiasi lavoratore o gruppo di lavoratori ed erano usuali in determinati periodi. Gli scioperi per delle evidenti e genuine rimostranze senza nessuna motivazione politica generalmente risultavano in pronte sostituzioni dell'amministrazione e un incremento della paga e dei benefici. Gli scioperi con una reale o implicita motivazione politica venivano spesso affrontati alla stessa maniera (i singoli venivano perseguiti o perseguitati separatamente), ma occasionalmente incontravano un duro rifiuto a trattare o in alcuni casi veniva impiegata la forza. Gli scioperi si verificavano in tutti i periodi di sconvolgimenti politici o di difficoltà economica, ma aumentarono sempre di più negli anni ottanta, quando i governi consecutivi tentarono di salvare l'economia in crisi con un programma di austerità con gli auspici del Fondo monetario internazionale.
Dal 1970 in poi, nonostante il 29% della popolazione fosse impegnato nell'agricoltura, la Jugoslavia era una gran importatrice di prodotti agricoli.
Gli effetti della crisi petrolifera La crisi petrolifera degli anni settanta aggravò i problemi economici, il debito estero aumentava con tasso annuale del 20% e agli inizi degli anni ottanta raggiunse i 20 miliardi $.. I governi di Milka Planinc e Branko Mikulić rinegoziarono il debito estero al prezzo di introdurre la politica di stabilizzazione consistente in severe misure di austerità — il cosiddetto trattamento shock. Durante gli anni ottanta, la popolazione jugoslava subì l'introduzione del razionamento di carburante (40 litri per automobile al mese), l'utilizzo dell'auto a targhe alterne, basata sull'ultima cifra della patente, severe limitazioni sulle importazioni di beni e il pagamento di un deposito prima di lasciare il paese che verrà restituito in un anno (con la crescente inflazione, questo deposito diventerà una vera e propria tassa sul viaggio). Vi furono carenze di caffè, cioccolata e detersivo in polvere. Durante molte estati secche, il governo, incapace di importare l'elettricità dai paesi vicini, dovette ricorre alle interruzioni di corrente. Il 12 maggio 1982 la commissione del Fondo monetario internazionale approvò una maggiore sorveglianza della Jugoslavia, per include gli investitori del Club di Parigi.
Il collasso dell'economia jugoslava Anno Debito InflazionePIL mlrd.$Tasso di disoccupazione1954400 milioni di dollari19651,2 miliardi $ 34,6% 6,6%.1971 3,177 miliardi di dollari15,8(20,11%)6,7%19734,7 miliardi $ 20% 21,5(21,86%) 9,1% - 8,1%198018,9 miliardi $ 27%70,0(27%) 13,8%198220 miliardi $ 40%62,8(31,85%) 14,4%198721,961 miliardi $ 167% 84,6(25,96%) 16,1% Negli anni ottanta l'economia jugoslava attraversò un continuo periodo di crisi. Tra il 1979 e il 1985 il cambio del dinaro jugoslavo con il dollaro passò da 15 a 1 370, metà dei ricavi delle esportazioni venne utilizzato per pagare il debito mentre il reddito personale netto diminuì del 19,5%. Il numero di disoccupati salì a 1,3 milioni e il debito pubblico era stimato a 40 miliardi $..
La Jugoslavia assunse dei prestiti dal FMI e si indebitò ulteriormente. Nel 1981, possedeva un debito estero di 18,9 miliardi $. Tuttavia, il problema principale della Jugoslavia era la disoccupazione: nel 1980 il tasso raggiunse il 13,8%, senza contare il milione circa di lavoratori all'estero. Il peggiorare delle condizioni di vita durante gli anni ottanta causò l'aumento del tasso di disoccupazione al 17%, mentre un altro 20 era sottoccupato. Il 60% dei disoccupati aveva un'età inferiore ai 25 anni.
Al 1988, le rimesse degli emigrati nella Jugoslavia ammontarono a più di 4,5 miliardi $ e nell'anno successivo raggiunsero i 6,2 miliardi $, che ammontavano al 19% del totale mondiale. Una grande porzione di queste rimesse provenivano da lavoratori professionisti e abili assunti da aziende ingegneristiche jugoslave con contratti all'estero, tra i quali progetti di grandi infrastrutture nel Medio Oriente, in Africa e in Europa. Agli inizi degli anni ottanta, la compagnia jugoslava Energoprojekt era impegnata nella costruzioni di dighe, strade e appartamenti in Iraq, Libia e Kuwait. La Energoprojekt è stata la sedicesima compagnia di costruzioni ed ingegneria nel mondo, con più di 7 000 impiegati. La compagnia ha svolto importanti lavori in Libia, Kuwait, Zambia e Guinea, e verso la fine degli anni sessanta, era in competizione nei mercati europei nella Germania dell'Est, Cecoslovacchia e Germania dell'Ovest.