"Il monaco e l’abate" è la IV novella della I giornata del Decameron, scritto da Giovanni Boccaccio. Il narratore della novella è Dioneo. Il tema è libero.

Personaggi della novella Il monaco

È un giovane e arguto monaco che è entrato da poco in convento e non è ancora stato segnato da digiuni e veglie, pur avendo sperimentato entrambi. Durante il corso della novella, spinto dal desiderio carnale, si macchia di peccato giacendo con una ragazza, ma grazie ad un piano prontamente architettato, riesce a non farsi punire dall'abate.

L’abate

È il superiore dell’abbazia ed è un anziano che segue da molti anni le regole della Chiesa. Scopre il monaco mentre si dedica all'amore, e si decide di punirlo, ma andando dalla ragazza per conoscerla e sapere la sua posizione sociale, non disdegnerà anche lui di assaporare il piacere carnale come il giovanotto.

La ragazza

È probabilmente figlia di un contadino della Lunigiana; incontra il monaco mentre raccoglie delle erbe e lo segue nel convento, dove si consumerà l'amore tra i due.

Trama della novella Un monaco da poco entrato in monastero, passeggiando mentre gli altri monaci dormono, incontra una ragazza, forse figlia di contadini del posto, intenta a raccogliere erbe in un campo. Il ragazzo, preso improvvisamente da ardente desiderio carnale, convince la giovane a seguirlo fino in convento e giace con lei commettendo peccato. L’abate, sentendo dei rumori provenire dalla cella del monaco, si sveglia e comprende che questi sta commettendo peccato. Il monaco sente i passi dell’abate e sapendo di essere stato scoperto mette a punto un piano. Esce dalla cella chiudendola; consegnando la chiave all’abate gli dice che sarebbe andato a cogliere la legna. L’abate, non pensando che il monaco avesse capito di essere stato scoperto, acconsente e appena il monaco si allontana pensa a come punirlo.

Prima di ciò, non volendo danneggiare la reputazione di una figliola di uomo facoltoso, decide di incontrare la ragazza per venire a conoscere il suo stato sociale. La giovane, vedendo entrare l’abate, comincia a piangere per la vergogna, ma l’abate, anch’egli colto da desideri peccaminosi nei confronti della donna, giace con lei consolandola con abbracci e baci. Contemporaneamente il monaco, fino ad allora nascosto nel dormitorio (non andando in verità a cogliere la legna), uscì dal nascondiglio e vide tramite un pertugio l’abate giacere con la donna nella propria cella, proprio come lui aveva sperato. L’abate, dopo essere rientrato nelle sue stanze, fa chiamare il monaco e cerca di farlo incarcerare, ma questi risponde che nessuno gli ha spiegato tale regola del monastero, secondo cui sarebbe vietato giacere con le donne in posizione prona (come lui aveva fatto poco prima), ma consentito solo in posizione supina, come l'abate stesso gli aveva mostrato. L'abate, umiliato per essere stato scoperto, lo perdona e gli impone solo il silenzio. La giovane viene fatta uscire dall’abbazia, e successivamente, come allude Dioneo, saltuariamente richiamata per dare ai due divertimento.

Voci correlate Decameron La badessa e le brache del prete

Altri progetti

Categoria:Racconti del Decameron