La tomba di Filippo II di Macedonia si trova a Verghina, l'antica Ege (Aigai), una località vicino a Salonicco, in Grecia.
Fa parte di un complesso di altre tombe scavate all'interno di una collina denominata Grande Tumulo o Tumulo Reale. Vi sono sepolti probabilmente sovrani come Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, e sua moglie Meda di Odessa (tomba II), e nelle tombe attigue forse suo figlio Filippo III Arrideo (tomba I) e suo nipote Alessandro IV di Macedonia, con la madre Rossane (tomba III).
Alcuni studi più recenti ipotizzano invece la sepoltura di Arrideo nella tomba II con la moglie Euridice II, mentre Filippo II sarebbe nella tomba I con Cleopatra Euridice.
Storia La tomba di Filippo II di Macedonia è stata portata alla luce, sotto un vasto tumulo, l'8 novembre 1977 dall'archeologo greco Manolis Andronikos, durante gli scavi di Verghina, l'antica capitale macedone di Ege, oggi frazione del comune di Veria (regione della Macedonia greca).
L'interno della tomba, rimasto intatto, rivela opere straordinarie di estrema finezza, in netto contrasto con quanto riportato da alcuni autori antichi, come Demostene, che descriveva Filippo come un bruto e i Macedoni come dei barbari. La scoperta della tomba fu una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo.
All'interno furono rinvenuti affreschi e magnifici oggetti in avorio, nonché letti funerari realizzati in oro e avorio. Sul letto attribuito a Filippo erano presenti alcuni ritratti realistici in rilievo, considerati i primi esempi noti di ritrattistica realistica nella storia dell'arte, raffiguranti il re stesso: sul volto sono visibili i segni dell'età e le cicatrici riportate in battaglia. Inoltre, è stato rinvenuto anche un ritratto in rilievo di Alessandro Magno.
Struttura e identificazioni
La tomba di Filippo II di Macedonia (tomba II) è costituita da due stanze, un'anticamera e una camera principale, entrambe coperte da volte a botte e alte 5,30 metri; nella sepoltura sono stati ritrovati resti ossei parzialmente cremati di un uomo e di una donna, dentro due sarcofagi contenenti urne cinerarie in oro, e ricchi corredi.
La prima stanza, di forma rettangolare, misura 3,36 × 4,46 metri. ella stanza vennero deposte le ceneri di una donna, forse Meda di Odessa oppure Cleopatra Euridice (assassinata con il figlio neonato Carano da Olimpiade d'Epiro, madre di Alessandro Magno, oppure suicida), una delle mogli più giovani del sovrano macedone con uno dei figli; in alternativa sono state avanzare ipotesi che la sepoltura possa appartenere a Cinane, sorella di Alessandro Magno, o a sua figlia Euridice II.
La seconda stanza, riservata a Filippo e contenente l'urna d'oro del sovrano, è quadrata e misura 4,46 metri di lato. Sommando tali dimensioni allo spessore dei tre muri (0,56 metri ciascuno, per un totale di 1,68 metri), si ottiene una lunghezza complessiva di 9,50 metri. La parte esterna delle volte non fu lasciata scoperta, come era consuetudine per questo tipo di strutture in area macedone, ma venne interamente rivestita da uno strato di stucco spesso circa dieci centimetri. I corredi funerari risultano particolarmente numerosi.
Nei corredi femminili sono state rinvenute armi, circostanza che ha dato origine a diverse ipotesi interpretative: ad esempio, che esse appartenessero a una donna guerriera, difficilmente identificabile con Cleopatra Euridice, uccisa poco dopo la morte del marito. Inoltre, qualora la donna sepolta nella tomba II fosse Cleopatra Euridice, sarebbe stato plausibile rinvenire con lei anche il figlio Carano, assassinato insieme alla madre; tuttavia, i resti di un neonato sono stati rinvenuti nella tomba I. Considerata l'origine trace di Meda, N. G. L. Hammond ha ipotizzato che le armi rinvenute nella camera potessero appartenere alla principessa di Odessa, pur non essendo attestata dalle fonti come combattente. Tale ipotesi non ha però incontrato consenso tra gli archeologi, che sottolineano come la cura e la preparazione della tomba indichino la sepoltura di una regina di stirpe macedone e non trace. Inoltre, qualora Meda si fosse suicidata alla morte del marito, come ipotizzato da Hammond, è improbabile che le fonti antiche avrebbero taciuto un evento tanto eccezionale e senza precedenti nella cultura greca.
L'ipotesi alternativa identifica la donna sepolta con Euridice II Adea. In questo caso, la presenza delle armi nella camera funeraria sarebbe giustificata dal fatto che la regina, addestrata alle arti marziali dalla madre Cinane, avrebbe guidato personalmente l'esercito macedone e partecipato ad alcune battaglie contro Olimpiade, data la disabilità mentale del marito e zio Filippo III Arrideo.Elizabeth Donnelly Carney, Women and Monarchy in Macedonia, University of Oklahoma Press, 2000, ISBN 0-8061-3212-4., p. 132-137 Anche in assenza di Arrideo, la sepoltura di Cinane o di Euridice II (rispettivamente figlia e nipote, ma anche nuora, di Filippo II), costrette al suicidio da Olimpiade mentre Arrideo venne ucciso, potrebbe risultare plausibile. Tuttavia, il probabile suicidio di Meda, compiuto spontaneamente per seguire Filippo nell'Ade, avrebbe potuto impressionare i Macedoni e Alessandro, inducendoli a onorare la principessa concedendole un posto accanto al re, destinato in futuro alla regina Olimpiade.
Filippo fu cremato, ma le ossa vennero raccolte e non ridotte in cenere. I resti scheletrici maschili rinvenuti nella camera principale appartengono a un uomo di mezza età e presentano segni di traumi attribuibili alle ferite del sovrano macedone (al ginocchio e all'orbita oculare; egli infatti zoppicava ed era privo di un occhio), nonché a diverse patologie. Sebbene vi siano state controversie, tali resti sono identificati con buona approssimazione come appartenenti a Filippo II.Musgrave, Prag, Neave, Fox, White, «The Occupants of Tomb II at Vergina. Why Arrhidaios and Eurydice must be excluded», International Journal of Medical Sciences, no 7 (6), 2010 Altri studiosi hanno ipotizzato che nella tomba siano stati sepolti Filippo III Arrideo, fratellastro di Alessandro, e la moglie Euridice Adea, ma l'identificazione resta controversa e talvolta le attribuzioni delle sepolture risultano invertite, poiché i resti di Arrideo non sono stati identificati con certezza.
Nella cosiddetta tomba di Persefone potrebbe essere sepolta Nicesipoli, un'altra delle sette mogli di Filippo; alcuni ipotizzano tuttavia che vi siano stati collocati successivamente i corpi di Filippo III e forse di Euridice II, e che i resti maschili rinvenuti nella tomba I (non cremati se non tempo dopo la morte, circostanza compatibile con la biografia di Arrideo, il cui corpo fu sepolto degnamente solo un anno dopo l'omicidio) appartengano al fratellastro di Alessandro. Poiché anche l'individuo della tomba I presenta gravi lesioni alla gamba, chi sostiene che la tomba II appartenga ad Arrideo ipotizza che Filippo II sia stato traslato nella tomba di Persefone da Cassandro, e sostituito con Filippo III ed Euridice II nella tomba principale.
Alcuni studiosi sostengono pertanto che la tomba appartenga primariamente a Filippo III, sepolto con la moglie Euridice e con la sorella e suocera Cinane per volontà del reggente Cassandro.Borza, E. N. In the Shadow of Olympus: The Emergence of Macedon, p. 260. Princeton University Press, 1990 Chi appoggia questa tesi afferma che le lesioni al ginocchio dell'individuo sepolto non sarebbero compatibili con la ferita di Filippo II, e che anche l'identificazione della lesione oculare sarebbe errata. Secondo Antonis Bartsiokas, la fusione del ginocchio riscontrata nello scheletro maschile della tomba I – povera di corredo perché saccheggiata – sarebbe invece coerente con le fonti storiche sulla zoppia di Filippo II, mentre nessuna prova di trauma sarebbe presente nello scheletro maschile della tomba II. Inoltre, le tracce di cremazione negli scheletri maschili e femminili risulterebbero coerenti con quanto riportato dalle fonti storiche riguardo ad Arrideo. Tali elementi supporterebbero la conclusione che la tomba I appartenga a Filippo II, alla moglie Cleopatra e al neonato, la tomba II a Filippo III ed Euridice, e la tomba III ad Alessandro IV.
Nel 1993, in contrasto con le fonti storiche che vogliono Alessandro Magno mummificato in Egitto, Triantafyllos Papazois ha elaborato una controversa teoria secondo cui nella tomba reale di Verghina non sarebbe sepolto Filippo II, bensì Alessandro Magno con la moglie Rossane, mentre il figlio Alessandro IV sarebbe sepolto nella tomba III. Il corpo del conquistatore sarebbe stato sottratto ai Tolomei da Antigono II Gonata, che avrebbe tentato di riportarlo in patria nel 277 a.C., sostituendolo con un'altra mummia o un'effigie. Nel 274-273 a.C. i Galati al servizio di Pirro saccheggiarono le tombe reali di Ege, tra cui quella di Filippo II secondo Plutarco, alla ricerca di oro e disperdendone le ossa; la tomba reale risulta tuttavia intatta, come se fosse sfuggita al saccheggio (grazie alle pietre ammassate da Antigono a protezione della necropoli) o fosse stata ripristinata successivamente.Saunders, Alexander's tomb, p.187
Ipotesi minoritarie hanno infine suggerito che Filippo II sia stato traslato prima del saccheggio galatico ad Anfipoli, nel grande tumulo di Kasta (insieme alla regina Olimpiade), orientato verso il tempio-memoriale del Philippeion. In ogni caso, solo la tomba attribuita a Filippo sarebbe stata saccheggiata, mentre la tomba II risulterebbe intatta.
La tomba di Verghina fu fatta costruire con certezza da Alessandro intorno al 336 a.C., anno della morte del padre, pur venendo ampliata, decorata e sistemata anche in seguito. In particolare, la spada, la corazza cerimoniale in oro e ferro e forse l'elmo non apparterrebbero a Filippo, ma all'epoca di Alessandro, risultando quindi oggetti fabbricati per Arrideo o per lo stesso Alessandro Magno.
Decorazioni dipinte
Le pitture conservano tutta la loro particolare policromia, come nella scena di caccia affrescata, lunga oltre 5 metri, raffigurante Alessandro Magno, e nel ratto di Persefone da parte di Ade, un motivo presente in numerose tombe reali macedoni. L'ingresso interno, di carattere monumentale, è infatti sormontato dal fregio della caccia, un fregio dorico al di sopra del quale si trova, protetta da una cornice in rilievo, una scena di caccia che misura 5,56 metri di larghezza e 1,16 metri di altezza.Antonio Giuliano, Arte greca: Dall'età classica all'età ellenistica, Milano, Il saggiatore, 1987, pp. 834-835.
Il fregio della tomba II mostra una scena complessa che rappresenta le attività regali nelle grandi riserve di caccia dell'Alta Macedonia. Ciò che ha maggiormente sorpreso gli studiosi è che la scena sia chiaramente ambientata in un paesaggio, con una linea di montagne all'orizzonte e un gruppo di alberi in primo piano. Prima della scoperta, il paesaggio sembrava comparire solo in epoca più tarda, soprattutto in ambito romano. La composizione è articolata in diversi gruppi e azioni. A sinistra, un cacciatore sta uccidendo un cervo, assistito da un cane, mentre un cavaliere visto di spalle insegue un altro cervo in fuga. A destra, due cacciatori a piedi incalzano un cinghiale con le loro spade. La parte destra della scena è più densa e drammatica: due cavalieri emergono dai lati opposti e si preparano a sferrare il colpo fatale a un leone, circondato da due servi.
Secondo un'interpretazione diffusa, Filippo II di Macedonia sarebbe il cavaliere barbuto, mentre Alessandro il giovane cavaliere collocato esattamente al centro della composizione, lungo l'asse della facciata. La scena enfatizza il valore e il coraggio della dinastia argeade, secondo un'ideologia della sovranità influenzata dall'Oriente. L'esecuzione è attribuibile a un maestro pittore, forse Filosseno di Eretria, autore del dipinto perduto da cui deriverebbe il celebre mosaico della Battaglia di Isso di Pompei.
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Note
Bibliografia