Il Tambora o Tomboro è uno stratovulcano dell'isola di Sumbawa, situata nell'arcipelago indonesiano della Sonda. Il vulcano è conosciuto per la devastante eruzione del 1815, una delle poche VEI-7 a memoria storica. Deve la sua origine alla subduzione della placca australiana al di sotto della placca della Sonda.

Conosciuto in tempi antichi anche come Aram, prima dell'eruzione del 1815 l'edificio vulcanico era di dimensioni davvero poderose, innalzandosi tra i e i e rendendosi all'epoca uno dei rilievi più alti dell'intero arcipelago indonesiano, superando il Kerinci, che con è attualmente il vulcano più alto dell'Indonesia; il Tambora era la 15ª montagna più alta al mondo per prominenza, nonché il punto più alto di un'isola in assoluto. Per la sua considerevole altezza era un punto di riferimento per i naviganti che lasciavano Bali navigando verso oriente, profilandosi elevato quanto il vulcano Rinjani, alto e molto più vicino.

La montagna non supera i . Un terzo dell'altezza originaria è andato perduto a causa dell'evento eruttivo del 1815, e al suo posto esiste un'enorme caldera di di diametro. In quell'occasione vennero udite esplosioni terrificanti ad oltre 3350 km di distanza dal vulcano; percepite scosse telluriche dovute a onde d'urto o al collasso della sommità; la cenere vulcanica ricoprì Borneo, Molucche, Giava, Sulawesi; tsunami alti fino a vennero generati dal contatto tra flussi piroclastici, che discendevano da ogni lato del monte, e l'acqua del mare che circonda la penisola di Sanggar; terribili tempeste d'aria, probabilmente dovute all'ascesa di aria riscaldata attorno alla montagna e conseguente vuoto ricoperto repentinamente da aria fredda, sradicarono ogni cosa nella penisola di Sanggar.

L'eruzione provocò la distruzione dei Regni di Tambora, Pekat e Sanggar, che attorniavano il vulcano, a causa di tsunami e flussi piroclastici con vittime dirette fino a -. Nell'intera Indonesia le vittime ammontarono a . Il totale dei morti in tutto il pianeta a causa degli sconvolgimenti climatici che seguirono, compreso l'anno senza estate, supera le unità.

Degli scavi archeologici nel 2004 hanno fatto rinvenire una casa totalmente bruciata con due cadaveri carbonizzati a testimoniare l'esistenza di regni perduti, tanto che si parla di "Pompei d'oriente".

Il vulcano Il Tambora è il secondo vulcano al mondo per indice di esplosività vulcanica (VEI) stimata a 7; per tale motivo viene considerato uno dei vulcani più pericolosi sulla Terra. Si trova nella zona di subduzione creata dal movimento della placca australiana verso una parte della zolla euroasiatica, in una zona nella quale si sono formati nel corso di millenni tre tra i più esplosivi e devastanti vulcani conosciuti: il Toba, il Tambora, il Krakatoa e il complesso vulcanico Samalas-Rinjani, che nel 1257 ha prodotto un'eruzione di entità paragonabile a quella del Tambora medesimo. Tutti questi vulcani fanno parte della Cintura di fuoco, ovvero la zona geologicamente più attiva della Terra, con la massima concentrazione di terremoti e vulcani.

Geografia e geologia Il Tambora è ubicato nella penisola di Sanggar, nella parte settentrionale di Sumbawa, appartenente al gruppo delle Piccole Isole della Sonda. A nord della penisola di Sanngar, dominata dall'enorme vulcano, vi è il mar di Flores, a sud la Baia di Saleh, lunga e larga . A occidente della penisola di Sanngar vi è l'isola di Moyo.

Il vulcano è parte dell'Arco della Sonda, un arco vulcanico che attraversa l'arcipelago indonesiano, il suddetto arco a sua volta è parte della Cintura di fuoco del Pacifico. Si trova a a nord della fossa di Giava e a sopra la propria zona di subduzione di origine. L'isola di Sumbawa è fiancheggiata a nord e sud da crosta oceanica. Il Tambora è generato dalla subsidenza della Placca australiana sotto la Placca della Sonda. Il tasso di subsidenza è pari a per anno.

Secondo alcune ricerche, il Tambora si sarebbe formato tra i e i anni fa. L'esistenza di tanti crateri, che si innalzano fino a dal fondale della baia di Saleh, ha fatto supporre che un tempo la superficie della baia era al di sopra del livello del mare. Lo sprofondamento sarebbe accaduto in conseguenza del prosciugamento di una camera magmatica preesistente dovuto all'ascesa progressiva del vulcano Tambora. Anche l'isola di Moyo a ovest di Sumbawa sarebbe stata coinvolta dall'evento nella sua formazione, circa anni fa.

Una ricerca ulteriore avanza stime ben più elevate sull'età geologica della montagna, fino a anni fa.Le datazioni della mappa geologica del Tambora a cui fa riferimento questa ricerca, mostrata nel riferimento , son effettuate col potassio-argon Secondo quest'ultima ricerca, il Tambora apparterrebbe a un grande complesso vulcanico che comprende il Tambora stesso e due edifici ancestrali, il Labumbum, a sud-est del Tambora, attivo tra e anni fa con eruzioni di natura prevalentemente effusiva (andesite), e il Kawinda Toi, a nord-est, sul corpo dell'attuale edificio vulcanico, attivo tra i e anni fa, con eruzioni a prevalenza basaltica. Data la loro età antica e il clima tropicale dell'area, i due edifici vulcanici risultano visibilmente erosi.

Il Tambora si sarebbe formato inizialmente come vulcano a scudo tra i e anni fa con eruzioni ad alto contenuto di silice, di natura effusiva. In seguito, il vulcano avrebbe alternato eruzioni effusive ed esplosive tra il cratere centrale e le decine di coni di scorie lungo i fianchi del vulcano, la cui formazione risale ad anni circa con l'emersione, dal corpo dell'ormai eroso Kawinda Toi a nord-est, del Ketupa e del Doro Dongotobbi Nae; quest'ultimo (~)Per i coni di scorie le altezze son ricavate da Google Earth è anche il più imponente ed alto dell'intero complesso vulcanico, mentre il Ketupa (~), dal colore marrone scuro, fu il principale cono secondario con emissione di lava in composizione principalmente basaltica. Gli altri coni avventizi che costellano il Tambora sono databili, invece, a partire da anni e possono distinguersi tra coni freato-magmatici e classici coni di scorie; i primi, di cui il più importante è il Doro Peti, che si affaccia sulla Baia di Saleh, tendono a mostrare una morfologia semi-circolare; i secondi possono essere davvero imponenti, come nel caso di Doro Molo e Doro Tahe, tra i e gli , ubicati a est e separati da circa di distanza. La morfologia del vulcano sarebbe così mutata assumendo la forma di uno stratovulcano o vulcano a cono, come testimoniano i fianchi del vulcano, ben più ripidi a partire da circa fino all'altezza stimata della montagna precedente all'evento del 1815, tra i e i .

Il Tambora ha prodotto rocce di trachibasalto e trachiandesite ricche in potassio. I prodotti emessi contengono fenocristalli di apatite, biotite, pirosseno, leucite, magnetite, olivina, plagioclasio; l'esatta composizione dei tipi di fenocristalli varia a seconda delle rocce. I prodotti vulcanici del Tambora sono molto ricchi di rubidio, stronzio, anidride fosforica, in quantità maggiori di quelle del Rinjani, e sono leggermente più ricchi anche di zircone rispetto a quelli del vulcano di Lombok.

Geomorfologia

Il Tambora prima del 1815 Prima dell'eruzione del 1815, il Tambora avrebbe avuto la morfologia di uno stratovulcano, con un cono simmetrico dall'altezza torreggiante sulla penisola di Sanngar stimata tra i e i e un singolo camino centrale, come il Fuji-san o il Popocatépetl. La mappa geologica del vulcano fa constatare come i fiumi che scorrono lungo le pendici e i fianchi della montagna siano distribuiti in forma più o meno circolare, e ciò suggerisce un unico picco centrale.

Alcune ricerche ipotizzano che il vulcano possa aver avuto due picchi con una vetta orientale e occidentale. L'eventuale seconda vetta potrebbe essere stata, in presenza di un solo camino che presuppone a sua volta un singolo cratere principale, solo un cono di scorie che per la sua elevazione e considerevole dimensione poteva essere identificato come un secondo picco; in questo caso il vulcano potrebbe aver avuto una morfologia simile al Taranaki col suo Fantham's Peak, che ne rompe la simmetria. Nel caso di picchi gemelli, con altezza e dimensioni simili, il vulcano sarebbe stato invece morfologicamente simile all'Elbrus. Seppure non esistano raffigurazioni del vulcano prima dell'evento del 1815, la comunità scientifica sostiene tacitamente l'ipotesi morfologica del singolo cono simmetrico, e pertanto viene classificato comunemente come stratovulcano.

La morfologia a due picchi è invece sostenuta dal botanico svizzero Heinrich Zollinger, che fu il primo scienziato a vedere la caldera dai suoi bordi nel 1847. Egli affermava che prima del 1815 il Tambora era a forma di cono, però con due sommità, una orientale e l'altra occidentale, visibili, a detta degli abitanti di Bima, da grandi distanze venendo dalla direzione di Batavia (Giacarta) con la stessa prominenza del Rinjani di Lombok, isola molto più vicina; ne deduce che la montagna doveva superare i , pari a , e che se si vuole calcolare l'altezza del Tambora prima del 1815 si deve tenere conto della coesistenza di due vette. La sua stima è in linea con quella degli abitanti di Bima, da cui era a conoscenza che la montagna aveva perso più di un terzo dell'altezza originaria.. Dall'osservazione della caldera, egli ottiene la prova della preesistenza di due sommità separate da una sella che le avrebbe unite, probabilmente il valico a nord della caldera, e dal perimetro della parte orientale della caldera che non è in grado da solo, a suo dire, di racchiudere tutta la montagna. La convinzione di due picchi distinti era forte per il botanico svizzero, al punto che sostenne l'esistenza di due crateri, di cui però ne osservava uno solo, ed elaborò persino una mappa di Sumbawa con due crateri del Tambora.. È da osservare però che Zollinger non era un vulcanologo o un geologo.

Può essere preziosa la descrizione del rajah di Sanngar dell'eruzione del 10 aprile 1815 riportata da Sir Thomas Raffles nelle sue Memorie; egli parlò di tre colonne di fuoco che si innalzarono vicino alla cima del Tambora, apparentemente entro l'orlo del cratere. È menzionata una sola cima identificata con un solo cratere da cui fuoriuscirono le tre colonne eruttive; considerando veritiere le supposizioni di Zollinger, si può pensare all'esistenza di un singolo cono simmetrico, coincidente col corpo principale del vulcano e avente il singolo camino centrale con al vertice il singolo cratere, affiancato da una seconda cima, forse meno elevata di modo che il rajah fosse indotto a parlare di una sola sommità identificata approssimativamente col cratere. L'eventuale seconda vetta potrebbe essere stata un grande cono di scorie oppure una semplice deformazione della montagna; ma si può anche pensare ai resti dell'antico vulcano Kawinda Toi, coperto dal più giovane Tambora nel corso della sua formazione, oppure a quelli di un Tambora ancestrale, di altezza simile all'odierno, che produsse una caldera circa anni fa. Ancora una volta, esempi congeniali potrebbero essere quello del Popocatépetl con il declivio detto El Albanico a nord-ovest, oppure del Fuji per il cratere Hōei. Da una certa prospettiva visiva e a grande distanza, anch'essi sembrano possedere due picchi pur avendo forma conica e un singolo cratere principale. Tuttavia è da considerare anche che la testimonianza del rajah non aveva la finalità di descrivere la forma precisa della montagna, né è da escludere che era visibile solo una vetta per una semplice questione di prospettiva, per esempio in quanto l'altra era coperta dal suo punto di vista.

Anche altre documentazioni ufficiali del tempo sembrano testimoniare la presenza di un solo, notevole picco del Tambora prima delle convulsioni del 1815, dopo le quali ha assunto l'attuale morfologia piatta.