Il rifugio antiaereo di piazza Risorgimento è uno dei più grandi tra i ricoveri pubblici di Torino costruiti tra il 1942 e il 1944. Esso fu utilizzato durante i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.
Storia A pochi mesi dall’entrata in guerra le strutture cittadine volte alla protezione dei civili da attacchi aerei erano ancora scarse e insufficienti per tutta la popolazione torinese dell’epoca, salvo alcuni rifugi pertinenti agli uffici pubblici, come il Palazzo di Città e la Prefettura ma già dall'autunno del 1942, i primi bombardamenti subiti dalla città misero in risalto questo problema della scarsità di ricoveri. Fino a quel momento la difesa aerea non era stata affrontata adeguatamente dalle autorità, senza una prospettiva chiara degli effetti disastrosi che le incursioni aeree avrebbero provocato. Questo anche perché, sebbene i primi bombardamenti da parte dell'Aviazione inglese nemica fossero comunque distruttivi, erano tuttavia mirati a colpire prevalentemente gli insediamenti industriali e le principali infrastrutture di collegamento, pertanto essi causarono meno vittime dei bombardamenti americani successivi.
Questa politica superficiale era testimoniata anche dalla costruzione di approssimative trincee scavate sul suolo pubblico e coperte da assi di legno, con lo scopo di proteggere la popolazione da simili eventi. Tuttavia le stesse vennero dismesse per la loro inefficacia già a partire dal dicembre del 1941 e i cittadini cercarono di proteggersi dagli attacchi aerei ricorrendo spontaneamente alle cantine e agli infernotti, contando circa 781 rifugi cittadini analoghi che però potevano contenere soltanto un massimo di 45.000 civili, su un totale di 703.000 abitanti.
A partire dal 1942 Torino si dotò dunque di un numero crescente di rifugi e nel 1943 venne realizzato il rifugio antiaereo di piazza Risorgimento, il primo e il più grande della città con queste caratteristiche. In seguito la UNPA venne incaricata di realizzare altri rifugi pubblici a Torino, costruiti sulla base di questo progetto, tra questi ricordiamo quello dei giardini di Largo Sempione, quello dell'ex area dei Mercati Generali di via Giordano Bruno, quello del Parco Ruffini e quello di Palazzo Campana.
Nel 1944 risultavano attivi 137 rifugi complessivi, in grado di accogliere circa 50.000 persone, in aggiunta agli infernotti e a tutti i rifugi definiti "casalinghi" resi riconoscibili da una "R" bianca dipinta vicino al portone, molti dei quali realizzati secondo quanto prevedeva il piano regolatore del 1936, che obbligava i palazzi di nuova costruzione a essere dotati di un rifugio che rispettasse il capitolato emanato dalla Protezione Antiaerea. Essi erano suddivisi in due categorie: quelli normali e quelli di circostanza. I primi erano 955 e potevano accogliere più di 41.000 persone, mentre i secondi, non a norma, erano circa 15.000.
Nonostante la somma delle capienze delle diverse tipologie di rifugi esistenti in città, tra pubblici, casalinghi a norma e gli infernotti, risultava che soltanto il 15% della popolazione potesse poter contare su un riparo sicuro.
Utilizzo, abbandono e riscoperta Utilizzato durante i bombardamenti del 1944 dalla popolazione del quartiere Campidoglio, dopo la guerra il rifugio di piazza Risorgimento fu dimenticato per circa cinquant'anni.
Negli anni Novanta, in concomitanza con il progetto di costruzione di un parcheggio pubblico sotterraneo, vennero effettuati dei sondaggi per verificare le affermazioni di alcuni testimoni dell'epoca che asserivano la presenza di un rifugio antiaereo sotto la piazza. Le ricerche condotte dal Comune con la partecipazione della Circoscrizione 4 ne confermarono l'esistenza e l'allora Vicesindaco di Torino Domenico Carpanini vi si calò per primo nel febbraio 1995, attraverso un foro di ispezione aperto al centro della piazza. Venne quindi riscoperto il rifugio, ormai invaso dalle radici delle paulonie, gli alberi presenti nella piazza sovrastante, che erano penetrate in profondità fin dentro le gallerie.
Dopo un adeguato recupero a cui parteciparono anche il comitato di riqualificazione urbana "Campidoglio Borgo Vecchio" e l'ANPI, il rifugio è stato ripristinato, messo in sicurezza e riaperto al pubblico nel 1995, in occasione del cinquantesimo anniversario della Festa di Liberazione. Da allora è possibile possibile effettuare visite guidate e didattiche, a cura del Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà, in particolare in occasione dell’anniversario della Liberazione e durante gli eventi del FAI.
Nell'aprile 2013 il rifugio è stato chiuso temporaneamente per nuovi adeguamenti impiantistici e poi riaperto il 27 febbraio 2014.
Descrizione
Il rifugio antiaereo di Piazza Risorgimento fu il primo dei quarantadue ricoveri pubblici costruiti a cura del Comune con tecniche antibomba, con l'impiego del calcestruzzo armato e con pareti dallo spessore di 80 centimetri. Questi accorgimenti tecnici sono stati adottati in funzione degli effetti maggiormente distruttivi dei bombardamenti americani subiti dalla città, poiché i velivoli militari impiegati durante i bombardamenti, nonché gli ordigni stessi, erano sensibilmente più grandi e senza contare che gli obiettivi non erano più soltanto insediamenti industriali, ma anche interi quartieri di edifici civili.
Alla struttura ipogea si accede da due entrate con rampe di scale sfalsate e curvate di novanta gradi che permettono di raggiungere il vero corpo sotterraneo del rifugio anche in caso di caduta di detriti dall'esterno. Il corpo principale del rifugio è composto da un corridoio di ingresso disposto trasversalmente che ospita alcune latrine e che è comunicante con tre gallerie parallele lunghe ciascuna circa 40 metri, larghe 4,5 e alte 3,30, collegate da otto passaggi e poste a una profondità di dodici metri. La capienza totale è di 1.150 persone ma in realtà durante gli allarmi spesso la capienza veniva raddoppiata.Bassignana, opera citata All'interno delle tre gallerie erano poste le panche lungo le pareti, mentre un'ulteriore doppia fila di panche era posta al centro di ogni galleria. Sulle pareti del rifugio si possono ancora leggere le norme di comportamento da adottare durante i bombardamenti.
L'illuminazione, ma soprattutto l'impianto di aerazione forzata, erano alimentati da generatori posizionati in tre vani tecnici comunicanti posti al fondo delle gallerie. Essi erano alimentati con dinamo azionate da biciclette appositamente modificate, mentre all’esterno la struttura era protetta da un grande terrapieno.
Originariamente il rifugio venne progettato per essere formato da altre tre gallerie gemelle e speculari, con una superficie complessiva di oltre 700 metri quadri e quattro entrate, una per ogni angolo della piazza. Tuttavia fu realizzata soltanto la parte visitabile, per una superficie totale di circa 550 metri quadri, con bagni che vennero mantenuti soltanto da un lato e accessi che furono ridotti a due, anziché quattro, ovvero quelle sul lato di via Rosta.
Note
Bibliografia Luciano Borghesan, Quanti rifugi aveva Torino, in ACI News, n. 2, aprile 1995, pp. 22 e sgg. Michele Sforza, La città sotto il fuoco della guerra. La tragedia delle città italiane e l'impegno dei vigili del fuoco nella seconda guerra mondiale, U. Allemandi, Torino 1998, pp. 34 sgg. Giuseppe Giordano, Bruno Dal Bo, Il Martinetto e dintorni: 1943-1945 oltre la memoria, Visual Grafika, Torino 2009, pp. 46 sgg. Torino 1938-45. Una guida per la memoria, Città di Torino - Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" - Blu, Torino 2010, pp. 38-42 Pier Luigi Bassignana, Torino sotto le bombe nei rapporti inediti dell'aviazione alleata, Edizioni del Capricorno, Torino 2013
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Architetture militari di Torino Categoria:Rifugi antiaereo