Il lupo grigio appenninico o lupo italiano (Canis lupus italicus ) è una sottospecie del lupo grigio originario della penisola italiana continentale, ma ormai diffuso anche sulle Alpi e in Francia. Sebbene non sia universalmente accettato come una sottospecie a parte dal tipico lupo grigio eurasiatico, possiede aplotipi e una morfologia cranica distinta.
È una sottospecie di taglia media, più piccola del lupo grigio eurasiatico,.. che vive in gruppi famigliari relativamente ridotti. Specie generalista può occupare numerosi habitat diversi, dalle zone montane naturali alle spiagge fino alle periferie di aree antropizzate. Specie ipercarnivora opportunista anche necrofaga, si ciba quindi di prede che trova a seconda degli ambienti che frequenta dagli ungulati selvatici come cinghiali, cervidi e caprini ai roditori come nutrie e marmotte, animali domestici sia da reddito che d'affezione, saltuariamente mangia anche pescihttps://www.ildolomiti.it/altra-montagna/ambiente/2025/mai-mi-sarei-aspettato-di-vedere-un-lupo-pescatore-video-sul-litorale-romano-un-pesce-di-grossa-taglia-abbocca-allamo-del-cucciolo, insetti, frutta e immondizie.
Fu oggetto di una persecuzione secolare che lo ridusse a solo pochi centinaia di esemplari nei primi anni settanta del secolo scorso. Da allora, dopo essere stato incluso nella lista delle specie protette e divenuto destinatario di importanti sovvenzioni pubbliche, il lupo grigio appenninico si è espanso, occupando dapprima tutte le zone montuose degli Appennini, quindi le Alpi Occidentali e successivamente la Francia, Monnier, A. & Figuet, R. (May 2013), Le loup en France Plan national d'action sur le loup 2008-2012, CGAAER 78 la Svizzera e la Spagna nord-orientale.
È considerato da alcuni come l'animale nazionale dell'Italia, sebbene la definizione non sia ufficiale...
Descrizione Morfologia
Il lupo grigio appenninico è grande quanto un cane da pastore tedesco.. Un sondaggio su vari campioni rinvenuti in tutt'Italia dal 1974 al 1990 mostra una lunghezza del corpo media di 109–148 cm e un'altezza al garrese dai 49–73 cm.. Gli esemplari segnalati nelle Alpi italiane pesano dai 28 ai 34 kg, con almeno un esemplare pesante 44 kg segnalato presso Entracque. Il cranio del lupo grigio appenninico si distingue da quello del lupo grigio europeo dalle sue apofisi e creste più rotondeggianti, e la dentizione meno robusta, con canini meno ricurvi (nei maschi adulti i canini superiori sono lunghi almeno 3 cm.Agatino Maurizio Siracusa, Mario Lo Valvo, Confronti craniometrici tra lupi (Canis lupus) dell’Italia continentale e della Spagna: primi dati, 2004, Mammalia ). Altri tratti distintivi nel cranio includono un palato snellito tra i primi premolari, un osso frontale largo e un osso jugale meno sviluppato.
Il manto invernale è grigiastro, con peli scuri sul dorso. Durante l'estate il manto è meno folto e mostra colore più marroncino-rossastro. Sugli arti anteriori sono presenti sottili strisce scure sull'articolazione della zampa. Gli esemplari neri, segnalati negli Appennini centro-settentrionali, sembrano aver ereditato l'allele Kb responsabile per il melanismo da incroci con i cani. Al contrario dei lupi nordamericani, che ereditarono l'allele all'incirca tra i e i anni fa, la presenza del Kb sembra essersi introdotto nei lupi italiani più recentemente, dato che non furono segnalati esemplari neri prima del 1982, e i lupi neri italiani dimostrano un fenotipo più variabile dei lupi neri nordamericani Greco, Claudia (2009) Genomic characterization of the italian wolf (Canis lupus): the genes involved in black coat colour determination and application of microarray technique for snps detection., [tesi], Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Dottorato di ricerca in Biodiversità ed evoluzione, 21 Ciclo. DOI 10.6092/unibo/amsdottorato/1729.. Non ci sono segnalazioni di esemplari bianchi.
Habitat e comportamento sociale Il lupo grigio appenninico è stato segnalato in diversi habitat di varie altitudini, dai litorali marini ai metri s.l.m. nelle Alpi sud-occidentali. Tende a favorire le zone montane intatte densamente forestate e lontane dall'interferenza umana. La maggior parte delle popolazioni dimostrano comportamenti crepuscolari e notturni, probabilmente in risposta alle attività antropiche. Un'eccezione si trova nel parco nazionale del Pollino, zona scarsamente visitata dall'uomo, dove i lupi sono attivi anche di giorno.
I branchi in Italia tendono a essere più ridotti di quelli che si segnalano nel Nord America, con gruppi familiari composti di 2-7 esemplari nella Toscana centro-meridionale e l'Appennino abruzzese, e 2-5 nell'Appennino settentrionale: la dimensione del branco dipende infatti dalla dimensione delle prede abituali e quindi i branchi sono più grandi nelle zone ricche di cervi e più piccole in zone dove il capriolo è la preda più grande. Il singolo ciclo estrale avviene a seconda della latitudine, concentrandosi in febbraio nel Sud e in metà marzo sulle Alpi.. La mortalità dovuta ai conflitti con altri lupi colpisce soprattutto gli esemplari adulti, ma la proporzione è bassa quando paragonata a cause antropiche., e si segnala molto più di rado che in Nordamerica, dove la densità di lupi è più alta e la concorrenza per territorio e risorse è più intensa.
La dimensione media dei territori dei branchi è stata stimata in chilometri quadrati.
Tra i mammiferi selvatici europei è quello dotato di maggiore mobilità, capace di percorrere normalmente una cinquantina di chilometri per notte, in particolare gli esemplari in dispersione dal branco nella ricerca di nuovi territori possono spostarsi di centinaia di chilometri. Un esemplare radiocollarato ha percorso in sei mesi 1927 chilometri dalla Svizzera all'Ungheria.
Abile nuotatore può attraversare fiumi laghi e tratti di mare.https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/23_giugno_27/un-lupo-filmato-mentre-attraversa-il-po-a-nuoto-221b50ec-13d6-4bc9-8906-53bcb5d07xlk.shtmlhttps://www.rsi.ch/info/svizzera/Un-lupo-attraversa-il-Lago-dei-Quattro-Cantoni-a-nuoto--3538657.html
Dieta
In Italia, la dieta del lupo si basa principalmente su grandi ungulati quali caprioli, cinghiali, cervi e camosci soprattutto in Appennino. Più rari sono i casi di predazione dello stambecco sulle Alpi. Per quanto riguarda il muflone, esso ha rappresentato una risorsa chiave soprattutto nelle prime fasi di ricolonizzazione del predatore, poiché la specie era inizialmente priva di efficaci strategie antipredatorie.. Quando caccia i cinghiali, esibisce una preferenza per esemplari di peso intermedio (10–35 kg), mentre non dimostra tanta selettività nell'inseguire i caprioli.. Gli ungulati domestici (come bovini, ovicaprini, suidi ed equidi) rappresentano una componente minoritaria nella dieta del lupo appenninico. La loro predazione si concentra prevalentemente in contesti in cui le misure di prevenzione e difesa del bestiame risultano carenti o assenti. Nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, << Le prede selvatiche più utilizzate sono il cinghiale (fino al 42% di ricorrenze nella dieta), il capriolo (fino al 27%) ed il cervo (fino al 24%),sebbene con differenze rilevanti da branco a branco ed anche su base stagionale. Nonostante l’elevata disponibilità di prede selvatiche nel territorio, stupisce il consumo particolarmente elevato che i lupi fanno degli animali domestici, in particolare di bovini ed equini disponibili per lo più come carcasse morte per cause diverse dalla predazione. Gli ungulati domestici, tra i quali primeggiano bovini, equini ed ovini, dominano addirittura la dieta in più di un branco, con punte fino al 54% (zona Villavallelonga) e 64% (zona Iorio - M.te Tranquillo) in termini di frequenza. Date le dimensioni dei bovini e degli equini, è ancora più rilevante l’apporto nutrizionale, in termini di biomassa, offerto dalle prede domestiche, che contribuiscono alla biomassa ingerita dai lupi mediamente nell’ordine del 67.5% in estate del 71% in inverno, con punte massime dell’89% nella zona Iorio - M.te Tranquillo>>.
Concorrenti Il lupo appenninico è apparentemente ostile verso lo sciacallo dorato: in zone dove i due coabitano, i lupi escludono gli sciacalli dalle zone forestali, e quest'ultimi smettono di rispondere agli ululati di sciacallo registrati in zone dove i lupi sono presenti, un comportamento antipredatorio segnalato in altre regioni dell'Europa. Sono noti almeno cinque casi in cui i lupi hanno ucciso gli sciacalli.
In contrasto, le relazioni tra i lupi appenninici e le volpi rosse sono più pacifiche, con studi svolti nei parchi nazionali d'Abruzzo e della Maremma indicando che le volpi non temono i lupi abbastanza da modificare i loro tempi di attività, e in zone dove coabitano le volpi beneficiano delle carcasse dei grossi mammiferi abbattuti dai lupi.
Malattie e parassiti Numerosi archivi storici segnalano casi di lupi affetti da rabbia silvestre in Italia e in Francia, che ha contribuito con i suoi focolai nefasti al diffondersi della pregiudizievole paura verso questo predatoreCagnolaro, L., Comincini, M., Martinoli, A. & Oriani, A., "Dati Storici sulla Presenza e su Casi di Antropofagia del Lupo nella Padania Centrale", in atti del convegno nazionale "Dalla parte del lupo", Parma 9-10 ottobre 1992, Atti & Studi del WWF Italia, n ° 10, 1-160, F. Cecere (a cura di), 1996, Cogecstre Edizioni Attualmente, l'Italia risulta indenne dal 2013, poiché contrastata con successo tramite le vaccinazioni delle volpi.Wildlife rabies in Italy: Epidemiological situation and response strategies, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Bruxelles 7 ottobre 2013
Il lupo grigio appenninico è spesso ospite di vari parassiti. In Italia, sono stati segnalati casi di infestazione di elminti intestinali come le tenie, gli echinococchi, i mesocestoidi, le tenie canine, le uncinarie, i tossocari, gli anchilostomi, i tricuri e i tossascari. Le infestazioni dei tossocari e gli echinococchi sembrano essere correlate con l'età del lupo, mentre la specie Echinococcus granulosus appare infestare i lupi che si cibano prevalentemente di pecore.
Ci sono pochi dati sui patogeni del lupo italiano, ma sono stati segnalati casi di parvovirosi canina nella popolazione appenninica nei primi anni novanta. Nelle zone in cui i lupi vivono presso le discariche, come nel caso della popolazione presso l'Appennino centro-meridionale, sono stati segnalati casi di scabbia (rogne demodettica e sarcoptica), che può essere mortale anche per i cuccioli. Nelle zone meridionali dell'areale, il lupo grigio appenninico è a rischio della leishmaniosi animale, sparsa dai cani randagi. Uno studio sulle cause di morte effettuato su 143 carcasse di lupo rinvenute nel Parco Nazionale d'Abruzzo dal 2000 al 2014, ha rilevato anche queste patologie: Trichinella spp., Strongylus spp. (patologie endoparassitarie), Malattia di Aujeszky, cimurro N. Piscopo et al., Cause di morte del lupo nel territorio agro-silvo-pastorale del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, 3/2017, SIMeVeP, .
Tassonomia