Il Reggimento "Lancieri di Aosta" (6º) è un'unità dell'arma di cavalleria dell'Esercito Italiano; oggi appartiene alla cavalleria di linea, attualmente è di stanza a Palermo inquadrato nella Brigata meccanizzata "Aosta" di cui costituisce la pedina esplorante.
Origini
I "Lancieri d'Aosta" vennero creati, nell'ambito della riforma generale dell'esercito degli Stati sardi ispirata al modello prussiano di Federico II il grande, dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III di Savoia il 16 settembre 1774 in base al regio viglietto del precedente 28 agosto con la denominazione di Reggimento cavalleria “Aosta”.
Il Reggimento venne affidato al figlio del sovrano, Vittorio Emanuele duca di Aosta (poi, re con il nome di Vittorio Emanuele I dal 1802 al 1821), dal quale presero la denominazione. Aosta Cavalleria si costituiva a Voghera con il concorso di due compagnie ciascuno dei Dragoni del Génévois, di Piemonte Reale Cavalleria e di Savoia Cavalleria. L'anno successivo il Reggimento, schierato nel Campo di Marte, veniva presentato al sovrano dal figlio sedicenne, colonnello comandante onorario. Il 23 aprile 1778 il reggimento venne aumentato di un 4° squadrone.
Il comando effettivo era, invece, affidato al colonnello Alessandro Amoretti d'Envie che rimarrà in carica fino al 1780 e sarà ricordato come secondo comandante, pur avendo assolto il suo incarico fino dalla fondazione del reparto. Nel 1792 "Aosta" ricevette il battesimo a fuoco nel Nizzardo in occasione della prima campagna d'Italia delle truppe francesi comandate da Napoleone Bonaparte.
"Aosta" prese parte alla campagna contro l'esercito francese fino al 26 ottobre 1796 quando, dopo la conquista del Piemonte da parte di Napoleone, venne sciolto e i suoi squadroni incorporati da Piemonte Reale e Savoia Cavalleria.
Risorgimento
Il 3 ottobre 1831 il re Carlo Alberto, nel riorganizzare l'Arma di Cavalleria, ne decretava la ricostituzione con il nome di Reggimento “Aosta Cavalleria” a Vercelli su sei squadroni con armamento e cavalli da dragoni. Nel 1848-1849 "Aosta" prese parte alla prima guerra di indipendenza distinguendosi nella campagna del 1848.
Nella fase iniziale della campagna, Aosta combatté a Goito l'8 aprile, quando viene ferito in battaglia il fondatore del corpo dei bersaglieri, Alessandro La Marmora. Successivamente si distinse a Mantova il 18 aprile e a Santa Lucia il 6 maggio. Infine di nuovo a Goito il 30 maggio e nei combattimenti di Sommacampagna e Custoza il 25 luglio. Durante la campagna del 1849, il 23 marzo, nella battaglia di Novara meritò la sua prima ricompensa allo stendardo, una medaglia d'argento, "per l'ottima condotta tenuta alla battaglia di Novara e in tutta la campagna del 1849".
Le esperienze acquisite in questa prima guerra contro l'Austria indussero ad un ulteriore riordino della cavalleria piemontese che, nel 1850, venne portata da 6 a 9 reggimenti, di cui 4 di linea e 5 leggeri. Aosta Cavalleria si trasformava, così, in Cavalleggeri di Aosta, lasciando l'elmo per il chepì rosso. Il reggimento nello stesso anno concorreva alla formazione dei Cavalleggeri di Alessandria e, nuovamente armato di lancia, sciabola e pistolone nel 1852, fornì nel 1855 il primo squadrone per la costituzione del Reggimento di Cavalleria "provvisorio" che sarà poi impiegato nella guerra di Crimea (1855-1856), dove prese parte ai combattimenti di Kamara e della Cernaia.
Nella seconda guerra di indipendenza del 1859 i Cavalleggeri di Aosta combatterono a Castelnuovo Scrivia il 5 maggio, poi nella grande e vittoriosa giornata di Montebello (20 maggio), a Ca Sojeta il 24 giugno e parteciparono all'assedio di Peschiera dal 26 giugno al 7 luglio.
Nel Regno d'Italia
Nel 1860 il reggimento assunse l'attuale denominazione di Lancieri di Aosta. È impiegato dal febbraio 1863 al marzo 1864 nelle operazioni contro il brigantaggio in Capitanata, nelle Murge e nella zona di Bari.
Rientrati in guarnigione a Milano, i Lancieri di Aosta partirono di qui per la terza guerra di indipendenza ai primi di maggio del 1866 agli ordini del colonnello Alessandro Vandone di Cortemilia che, con il grado di capitano, aveva comandato il primo squadrone di Aosta nel Reggimento “provvisorio” di Cavalleria per il corpo di spedizione in Crimea nel 1855. Nella giornata cruciale della sanguinosa battaglia di Custoza (24 giugno 1866), i "Lancieri di Aosta", per proteggere la ritirata della I Divisione di fanteria inseguita tenacemente dagli austriaci, caricarono il nemico per ben 14 volte: cinque volte l'intero reggimento e nove volte per squadroni e per plotoni.
Tra le tante cariche ve ne è stata una, particolarmente brillante, in salita. Grazie a questa valida e coraggiosa manovra della cavalleria, i bersaglieri e l'artiglieria della riserva possono, così, organizzarsi a difesa, secondo gli ordini del comando del I Corpo d'armata, che vedeva nell'occupazione del Monte Vento la possibilità di arrestare gli austriaci nella loro azione di sfondamento. Rimasero nella memoria i nomi delle località di Oliosi, Cascina Valpezzone, e proprio Monte Vento, quest'ultimo citato anche nella motivazione della medaglia d'oro al valor militare assegnata allo stendardo.
In quella battaglia, vero battesimo del fuoco per l'esercito da soli cinque anni diventato italiano, l'ambiente naturale imponeva che la cavalleria venisse impiegata in prevalenza per l'acquisizione preventiva e il controllo di rotabili e punti dominanti. Il I Corpo d'armata, alle ore 8 del 24 giugno, avanzava per occupare le posizioni di Oliosi, a metà circa della strada fra Valeggio e Castelnuovo del Garda.
In avanguardia e a sostegno del I Corpo erano il 3º e il 4º squadrone delle “Guide” che, avanzando verso gli austriaci con numerose e ardite cariche estese anche alle località di Campagna Rossa e Monzambano, consentirono alle fanterie italiane di consolidarsi sulle posizioni raggiunte. Alle 9.30, sopraggiunti rinforzi a favore degli austriaci, venne fatto intervenire il 2º squadrone di “Aosta” che, per ben due volte, caricava l'avversario presso la cascina Valpezzone ancora oggi riconoscibile da chi percorre la strada, raffigurata in un quadro che ricorda l'episodio e custodito al Museo del Risorgimento di Roma.
Gli austriaci erano respinti, ma il vantaggio conseguito doveva essere mantenuto per consentire all'artiglieria e ai bersaglieri in riserva di prendere posizione su Monte Vento e impedire alle forze austriache di avanzare verso il Mincio. Vennero, quindi, fatti avanzare gli squadroni di “Aosta” che caricano, quindi, per ben 14 volte. Le colonne austriache vennero definitivamente arrestate. Alla testa degli squadroni rimase sempre presente il colonnello comandante, Alessandro Vandone. Forse anche quella prima inusitata missione fuori Italia aveva avuto il suo peso nella esperienza maturata dal colonnello Vandone, che verrà decorato per le cariche di Custoza con la medaglia d'argento al valor militare. “Aosta” rimase l'unico reggimento di Cavalleria ad aver meritato la massima ricompensa nel corso di tutto il XIX secolo.
L'azione di “Aosta” proseguì dopo il 24 giugno fino al 2 luglio per proteggere il ripiegamento del I Corpo d'armata tra i fiumi Mincio e Oglio. Successivamente il reggimento passò alle dipendenze dell'Armata del Po e, con una lunga penetrazione a cavallo, partì dall'acquartieramento di Mirano ed entrò in Udine il 25 luglio. Il plotone di testa era comandato dal sottotenente Bernardino Berghinz, profugo udinese cui il colonnello Vandone diede l'onore di entrare per primo nella sua città.
“Aosta” partecipò alla campagna del 1870 per la presa di Roma e fornì concorso di personale per le unità impiegate nelle campagne d'Africa (Eritrea, Abissinia) del 1887-1888 e 1895–1896. Nel mentre, nel 1871, assunse la denominazione di 6º Reggimento di Cavalleria (Aosta), nel 1876 divenne semplicemente il Reggimento di Cavalleria “Aosta” (6º) e, nel 1897, prese la denominazione di Reggimento Lancieri di Aosta (6º). Nel 1906 partecipò alle operazioni di soccorso delle popolazioni colpite dall'eruzione del Vesuvio.
Prima guerra mondiale Nella parte iniziale della prima guerra mondiale (1915–1918) il Reggimento, su cinque squadroni cavalieri e rinforzato con uno squadrone mitraglieri, venne impiegato sul basso Isonzo fino al 17 novembre 1915. Era inquadrato nella IV Brigata di Cavalleria, a sua volta inserita nella II Divisione di Cavalleria. Dopo aver trascorso l'inverno nella sede stanziale di Ferrara, “Aosta” venne impiegato nel maggio del 1916 sull'Altopiano di Asiago per contrastare l'offensiva austriaca che tende agli sbocchi in pianura attraverso le valli vicentine. Nel 1917 durante l'offensiva sull'Altopiano della Bainsizza svolge compiti di collegamento e sicurezza per il XXIV Corpo d'armata fino al 12 settembre.
Nel mese di ottobre 1917 partecipava a tutte le azioni condotte a favore del ripiegamento della seconda armata, distinguendosi in combattimenti di alleggerimento della pressione nemica a Cividale del Friuli e Fagagna. Con la travolgente offensiva di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 1918), le ultime giornate di guerra videro “Aosta”, come gli altri reggimenti di cavalleria, all'inseguimento del nemico in fuga, con il fondamentale compito di portare più in avanti possibile la linea dell'armistizio e prevenire la distruzione delle linee di comunicazione. Con la carica di Corgnolo del 4 novembre 1918 il Reggimento meritava la medaglia di bronzo al valor militare.
Tra le due guerre Nel dopoguerra “Aosta” visse le vicende della riorganizzazione o, meglio, del “ripensamento” della Cavalleria. Negli anni venti e trenta del secolo scorso si discuteva, a livello internazionale, sulla progressiva meccanizzazione della cavalleria, fino a renderla, nelle proposte più estreme (Germania) arma completamente “montata” su mezzi corazzati. In Italia si tendeva, con un po' di confusione e con mancanza di strategia a lungo termine, ad aggregare unità a cavallo e unità blindate nel medesimo reparto. Negli anni trenta i reggimenti di Cavalleria italiana acquisirono, per un breve periodo, uno squadrone “montato” sui piccoli L 3, mezzi dalla ridotta blindatura e dalle scarse prestazioni che vennero emblematicamente nominati dai soldati "scatole di sardine", e destinati ironicamente a costituire fin dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale il nerbo delle pretese forze corazzate italiane.
Il 20 maggio 1920 il Reggimento assumeva la denominazione di Cavalleggeri di Aosta e perdeva la lancia, incorporando, per lo scioglimento di 18 reggimenti di cavalleria, elementi dei Cavalleggeri di Caserta (3º e 4º squadrone) e, successivamente, (1º luglio) il 2º squadrone dei Cavalleggeri di Roma e il 1º squadrone dei Lancieri di Milano. Venne costituito su stato maggiore, 4 squadroni e deposito. Il 1º marzo 1930 veniva nuovamente ricostituito il 5º squadrone mitraglieri su 8 mitragliatrici pesanti. Lo Stato maggiore assunse la denominazione di “Reparto Comando” con autocarreggio (15 autocarri leggeri che sostituiscono i carri bagaglio con cavalli), mezzi di collegamento (12 motociclisti e 3 stazioni radio R/3). Ogni squadrone ricevette, poi, 8 fucili mitragliatori. L'8 febbraio 1934 riprese la denominazione di Lancieri di Aosta. Si avvicinavano sempre più gli impegni bellici oltremare ed “Aosta” aumentò la consistenza del reparto: nel giugno 1935 vennero costituiti il III (a Torre Annunziata) ed il IV (a Baia) Gruppi mitraglieri autocarrati, su 3 squadroni (120 effettivi) ed 1 squadrone comando (60 effettivi) per Gruppo, con richiamati della classe 1911 del Reggimento e di quelli affluiti dai reggimenti “Novara”, “Firenze”, “Vittorio Emanuele II”, “Saluzzo”, “Monferrato”, “Alessandria” e “Guide”. La forza complessiva di “Aosta” saliva a 125 ufficiali, 239 sottufficiali e 5.421 lancieri.