È stato decano della Facoltà di Medicina di Parigi dal 1650 al 1652 e professore del Collège de France a partire dal 1655.

I suoi lavori nel campo scientifico e medico non sono considerati particolarmente illuminati dai ricercatori medici moderni (è stato talvolta paragonato a un dottore nei lavori di Molière). È molto noto oggigiorno per la sua fitta corrispondenza: il suo stile era leggero e faceto (paragonabile a quello dei filosofi libertini del XVII secolo) e le sue lettere rappresentano un'importante testimonianza per la storia della medicina. Patin e suo figlio Charles commerciavano segretamente libri clandestini; Patin scrisse occasionalmente poesie (come la quartina in onore di Henric Piccardt).

Il 22 marzo 1648 Patin scrisse una famosa lettera commentando la nuova follia del bere tè a Parigi, definendola "l'impertinente novità del secolo", e menzionando il nuovo libro di Philibert Morisset intitolato Ergo Thea Chinesium, Menti Confert (parafrasabile in Il Tè Cinese Sviluppa la Mente?) dove descrive il tè come una panacea:

"Uno dei nostri dottori, chiamato Morisset, che è più uno sbruffone che capace... ha fatto sì che una tesi sul tè venisse pubblicata qui. Tutti l'hanno disapprovato: c'è stato qualcuno tra i nostri dottori che l'ha bruciata, e delle proteste sono state mosse al decano per aver approvato la tesi.

Note

Bibliografia Gustave Vapereau, Dictionnaire universel des littératures, Paris, Hachette, 1876, p. 1554.

Françoise Waquet, Guy et Charles Patin, père et fils, et la contrebande du livre à Paris au XVIIe siècle in Journal des savants, 1979, n°2. pp. 125–148. Loïc Capron, Correspondance française de Guy Patin, édition critique en ligne sur le site de la Bibliothèque interuniversitaire de Santé

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