Zlaté kapradí (t.l. La felce d'oro) è un film del 1963 diretto da Jiří Weiss. Il film fu presentato in concorso alla 24ª Mostra del cinema di Venezia il 28 agosto 1963.

Trama Jura, giovane pastore, danza e si diverte insieme al resto del villaggio al lume dei fuochi della notte di San Giovanni. Sa che, durante quella notte, una ninfa sta a guardia della magica felce d'oro: Jura va a cercarla, se ne impadronisce e seduce la ninfa LesankaIn italiano "Silvana", donna del bosco. Questa gli cuce una camicia in cui è intrecciata la felce d'oro: se non la toglierà mai di dosso sarà protetto da ogni difficoltà e da ogni male. La mattina dopo i soldati lo arruolano forzatamente e Jura parte per la guerra, ma grazie alla camicia portafortuna diventa un eroe e viene promosso ufficiale, poi viene convocato presso il palazzo del Comandante supremo. Per poter riabbracciare Lesanka, chiede una licenza ma gli viene rifiutata.

Un giorno la figlia del generale, offesa perché Jura ha dimenticato di salutarla, decide di vendicarsi e gli promette di concedergli la licenza, a patto di riuscire a portarle il bellissimo cavallo bianco di proprietà del nemico, il Gran Visir. La camicia gli permette di portare a termine l'impresa, ma la donna non tiene fede alla promessa, anzi tenta di sedurlo. Jura a poco a poco cede alle grazie di lei, ma a quel punto lei lo ferma e gli rifiuta l'amore.

Disperato, compie un'altra rischiosa impresa, quella di portar via alla favorita del Gran Visir una collana di perle. A un secondo rifiuto della figlia del generale, Jura brucia la camicia e regala le perle a una zingara che gli predice l'avvenire.

La terza impresa, quella di impadronirsi dell'usignolo del Gran Visir, è la più difficile: il giovane riesce ma viene inseguito e ferito. Ritrovato con indosso l'uniforme turca con cui si era camuffato per entrare nell'accampamento nemico, viene accusato di diserzione e condannato a morte. La figlia del generale potrebbe salvarlo ma tace. Con la complicità dei commilitoni, che fingono di averlo fucilato, Jura si fa gettare nel Danubio e arriva a nuoto fino alla capanna di Lesanka, ma la ninfa non c'è più. Per aver amato un uomo e avergli donato la felce d'oro che avrebbe dovuto custodire, gli spiriti del bosco, infuriati, l'hanno trasformata in un albero da frutta.Alberico Sala, Due fiabe scritte sulla sabbia, in ''Corriere d'Informazione, 29 agosto 1963, p.3

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