Il Governo Ciorbea è stato il quinto governo della Romania post-comunista, il primo della III legislatura. Fu guidato dal primo ministro Victor Ciorbea.
Cronologia del mandato
Nomina Le elezioni parlamentari in Romania del 1996 videro la prima alteranza di governo dalla rivoluzione del 1989. Ottenendo il 30%, la coalizione di centro-destra della Convenzione Democratica Romena (CDR) del nuovo presidente della Romania Emil Constantinescu superò gli avversari di centro-sinistra del Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR), che aveva sostenuto il governo uscente. La coalizione vinse le elezioni non solamente per le proprie proposte sul piano ideologico, ma anche per un ambizioso programma di riforma, riassunto nel cosiddetto "Contratto con la Romania". La CDR prometteva il rilancio dell'economia del paese grazie anche all'impiego di 15.000 specialisti.
In assenza di una maggioranza parlamentare netta, la CDR trovò un'intesa per la formazione di un governo di coalizione con l'Unione Social Democratica (alleanza composta da Partito Democratico e Partito Social Democratico Romeno), che aveva appoggiato il candidato della CDR in occasione del ballottaggio alle elezioni presidenziali del 17 novembre 1996. All'accordo si aggiunse anche la formazione regionalista dell'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR). La nuova maggioranza parlamentare, quindi, era costituita da una "coalizione di coalizioni".. che, pur divergenti sul piano ideologico e organizzativo, il 6 dicembre 1996 firmarono il «Patto per la governabilità e la solidarietà politica» che, unendo CDR, USD e UDMR, riuscì ad assicurare ai contraenti il controllo del 60% dei posti in parlamento.
Il nome di Victor Ciorbea per la funzione di primo ministro fu indicato per la prima volta dal suo partito di provenienza, il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD), nel corso della seduta dell'ufficio di direzione, coordinamento e controllo del 19 novembre 1996.. Il presidente Constantinescu volle personalmente Ciorbea, suo stretto collaboratore e sindaco di Bucarest, preferendolo al segretario generale del PNȚCD Radu Vasile, che godeva di maggior sostegno in seno al partito... Ciorbea rappresentava una figura vicina a quella di un moderatore poco incline al decisionismo politico, elemento che fece propendere per la sua nomina a premier da parte del capo di Stato. L'assegnazione di tutti gli uffici pubblici, dagli incarichi ministeriali, alle società di Stato, alle commissioni parlamentari e persino di quelli minori, come gli ispettori scolastici di nomina governativa, si basava su un complesso algoritmo che prendeva in considerazione la rappresentanza proporzionale di tutti i partiti..
Il governo fu investito l'11 dicembre 1996 con 316 voti a favore, 152 contrari e 6 astensioni.. Si trattò di un esecutivo in cui ogni gruppo indicò come ministri diversi propri membri di alto rango. Le decisioni politiche, tuttavia, erano prese dai leader dei vari partiti con il coordinamento del presidente Constantinescu, strategia che indeboliva l'autonomia del primo ministro.
Programma di riforma
Il 30 gennaio 1997 Ciorbea si rivolse alla popolazione annunciando la necessità dell'applicazione di un programma fatto di sacrifici inevitabili, al fine di correggere le distorsioni causate dai governi precedenti, che non si erano discostati eccessivamente dal modello economico socialista. Il nuovo primo ministro accusò l'ex premier Nicolae Văcăroiu di aver privilegiato la corsa a una vana stabilità sociale a costo della distruzione dell'economia nazionale.. Il successivo 17 febbraio fu presentato ai cittadini un programma di governo imperniato sulla riduzione della spesa pubblica, sulla liberalizzazione dei prezzi, sulla riforma del sistema bancario e sull'accelerazione del processo di privatizzazione e riorganizzazione delle industrie statali nei settori strategici...
La legge di bilancio venne approvata il 17 aprile 1997 e il giorno successivo il parlamento adottò la legge per la privatizzazione delle banche.. Tra febbraio e maggio furono completamente liberalizzati i prezzi della maggior parte dei beni e dei servizi ancora calmierati. Nel mese di giugno per la prima volta nella storia della Romania democratica il governo Ciorbea mise la fiducia (secondo il processo di angajarea răspunderii previsto dall'ordinamento costituzionale rumeno) sulla legge di applicazione del programma di riforma.. Due susseguenti mozioni di sfiducia sostenute dall'opposizione furono bocciate dal parlamento il 6 e 9 giugno 1997 (158 voti pro e 277 contro nella prima occasione; 152 pro e 268 contro nella seconda).. Il 5 giugno il governo mise la fiducia anche sul provvedimento per la trasformazione delle aziende a capitale pubblico in regime di monopolio (le cosiddette regie autonome) in società commerciali.
Su queste basi il governo riuscì a guadagnare la fiducia dei partner finanziari internazionali. Nel mese di aprile, infatti, il Fondo monetario internazionale concesse un prestito di 410 milioni di dollari, condizionato all'attuazione di diversi piani economici.. Il 3 giugno la Banca Mondiale approvò un programma di finanziamento di 550 milioni di dollari nei settori della protezione sociale, dell'agricoltura e dei trasporti.
Al fianco delle iniziative di governo, il presidente Constantinescu assunse il coordinamento del neonato Consiglio nazionale di azione contro la corruzione e il crimine organizzato (in rumeno Consiliul Național de Acțiune Împotriva Corupției și Criminalității Organizate, CNAICCO). Sempre nei primi mesi di governo fu restituita la cittadinanza al monarca Michele I, esiliato nel 1947. Il 12 giugno fu adottata una legge che consentiva alla Chiesa greco-cattolica rumena di rientrare in possesso dei luoghi di culto interdetti dalle autorità comuniste.
In una prima fase le azioni intraprese dai rappresentanti della CDR furono percepite positivamente dalla popolazione. Secondo un sondaggio IRSOP del giugno 1997 il premier Ciorbea aveva una quota di fiducia del 62%, mentre le manovre del governo nella lotta al crimine erano apprezzate dal 69% della popolazione..
Tra i punti prioritari dell'agenda di governo, il primo ministro e il presidente della Romania posero l'ingresso del paese nella NATO già nell'estate 1997. Al summit di Madrid dell'8 luglio 1997, però, l'organizzazione respinse la richiesta di associazione della Romania, mentre accettò quelle di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Tale fallimento alimentò diversi malumori nella coalizione a causa della speciale attenzione riposta dal governo sull'argomento..
Gli effetti delle prime misure della terapia shock ebbero le proprie ripercussioni tra la primavera e l'estate del 1997, periodo segnato dall'aumento dell'inflazione, nonché dalla diminuzione della produzione e del consumo interno. I primi sei mesi di governo furono caratterizzati dal calo del tenore di vita e da scarsi progressi nel campo della privatizzazione delle strutture di Stato. La mancanza di risultati economici nell'immediato portò anche ai primi tumulti sociali, spesso esplosi al di fuori del controllo dei sindacati. Il governo fece fronte alle sollevazioni operaie con grandi concessioni sul piano della protezione sociale, elemento che mitigò il processo di riforma voluto dal primo ministro.. Il 15 agosto fu emanata l'ordinanza per la riorganizzazione del settore minerario, che avrebbe comportato la disponibilizzazione del personale, che in cambio avrebbe ricevuto diversi salari compensatori. Il 6 settembre venne varato il programma per la ristrutturazione e l'efficientamento delle miniere della valle del Jiu, che nel solo 1997 prevedeva il licenziamento di 17.000 lavoratori.. Nel settembre 1997 l'esecutivo dovette intervenire per evitare il tracollo di alcune banche di Stato (Bancorex e Banca Agricolă), trasferendo al bilancio pubblico i loro debiti, che ammontavano a circa un miliardo di dollari.
Contrasti tra gli alleati
La coabitazione tra i numerosi partiti che componevano il governo si rivelò complessa. Dell'esecutivo facevano parte gruppi dalle ideologie e dagli obiettivi molto diversi. La CDR, ad esempio, era costituita soprattutto da elementi interessati alla restituzione delle proprietà nazionalizzate dalla dittatura comunista, mentre la base elettorale del PD era formata da classi che dipendevano dall'iniziativa pubblica. Gli stessi dirigenti del PD provenivano dalle élite che si erano formate nelle imprese di Stato sotto il regime. L'esecutivo si trovò in varie occasioni in conflitto con le commissioni parlamentari in cui i partiti di governo detenevano la maggioranza. Tra queste, il presidente della commissione economia al senato Viorel Cataramă (PNL) si oppose alla legge voluta dal governo sull'attrazione degli investimenti esteri, criticata poiché dava scarsa rilevanza al capitale autoctono.. Il capo della commissione istruzione alla camera George Pruteanu (PNȚCD) ostacolò il varo di una modifica sulla legge sull'educazione pubblica che avrebbe garantito maggiori diritti alla popolazione di etnia ungherese, che invece era difesa dall'UDMR. Su tale piano il PNL si oppose costantemente all'UDMR, criticando fermamente il desiderio degli alleati di governo di consentire l'insegnamento di determinate discipline in lingua ungherese. Il presidente della commissione agricoltura al senato Triță Făniță (PD) contestò il progetto di privatizzazione delle fattorie di Stato, ritenendole di importanza strategica, deludendo le attese del governo, cui la Banca Mondiale aveva promesso misure di sostegno in campo agricolo nel caso in cui si fosse proceduto alla loro denazionalizzazione.
Il PD del presidente del senato Petre Roman invocò una revisione del processo di riforma e diede il via ad un duro ostruzionismo nei confronti del premier Ciorbea. La legislatura fu di fatto bloccata e rallentata da continui contrasti tra la CDR e l'USD, che rifiutò i termini di numerose leggi, tra le quali quella sulla privatizzazione delle aziende agricole statali e quella sulla restituzione delle proprietà private confiscate sotto la dittatura. Contestualmente il ritmo lento delle riforme fu fonte di perplessità da parte del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, che facevano pressione sul governo affinché prendesse rapidamente delle misure.
Per giungere ad una rapida soluzione ed evitare continue impasse, l'esecutivo ricorse spesso allo strumento dell'ordinanza d'urgenza (più di 50 nel 1997), che scavalcava parzialmente la necessità dell'approvazione parlamentare, avendo l'effetto collaterale di deteriorare i rapporti tra i poteri.
Il 1º luglio 1997 il capo del dipartimento di controllo e anticorruzione del governo, Valerian Stan, pubblicò un rapporto che evidenziava come diversi parlamentari, membri del governo e dell'amministrazione presidenziale e altre personalita sia d'opposizione che di maggioranza fossero entrate abusivamente in possesso di numerosi immobili appartenenti al fondo locativo dello Stato.. Secondo Stan, che proponeva severe misure di recupero e azioni penali contro gli interessati, tra il 1990 e il 1995 erano state assegnate illegalmente circa 5.600 proprietà. Di tali eventi avrebbero beneficiato numerosi membri del PD, tra i quali lo stesso Petre Roman, elemento che spinse il leader dell'USD a rivolgersi al primo ministro per prendere azioni contro Stan. Ciorbea trasferì il dipartimento di controllo sotto la sua diretta autorità e il 27 agosto, dopo che Stan ebbe ribadito la necessità di misure drastiche, lo congedò dall'incarico, cedendo alle richieste del PD, che lamentava diffamazioni nei confronti dei propri membri da parte degli alleati...