Il Governo Vasile è stato il sesto governo della Romania post-comunista, il secondo della III legislatura. Fu guidato dal primo ministro Radu Vasile.

Cronologia del mandato Nomina Le elezioni parlamentari in Romania del 1996 furono vinte dalla coalizione di centro-destra della Convenzione Democratica Romena (CDR) del nuovo presidente della Romania Emil Constantinescu. In assenza di una maggioranza parlamentare netta, la CDR trovò un'intesa per la formazione di un governo di coalizione di carattere riformista con l'Unione Social Democratica (alleanza composta da Partito Democratico e Partito Social Democratico Romeno) e l'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR). Profonde divergenze ideologiche e continui contrasti con il primo ministro Victor Ciorbea, tuttavia, nel febbraio 1998 spinsero il Partito Democratico a lasciare il governo. Impossibilitato a proseguire nell'incarico a causa dell'instabilità politica e del ritiro del sostegno da parte del proprio partito, il 30 marzo 1998 Ciorbea presentò le proprie dimissioni e fu sostituito ad interim da Gavril Dejeu.

Nel dibattito precedente l'indicazione di un nuovo primo ministro titolare, il presidente Constantinescu avrebbe preferito conferire l'incarico all'allora direttore del Fondo delle proprietà di Stato, Sorin Dimitriu.. L'ala giovanile e il cosiddetto "gruppo di Brașov" del maggior gruppo della coalizione, il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD), tuttavia, sostenevano il segretario generale del partito Radu Vasile, la cui nomina era già stata presa in considerazione anche nel 1996 prima di optare su Ciorbea.. Vasile era un politico poco legato al bagaglio ideologico della CDR e più eclettico rispetto a Ciorbea, con forti legami anche con i partiti d'opposizione, motivo per il quale il presidente della Romania avrebbe preferito designare un altro candidato... Sulla scelta di Vasile conversero anche il secondo partito della CDR, cioè il Partito Nazionale Liberale (PNL), e il Partito Democratico (PD), che mostrò la propria disponibilità a tornare al governo.

Il 1º aprile 1998 l'ufficio di dirigenza e coordinamento del PNȚCD convalidò internamente la nomina a primo ministro di Radu Vasile, che il giorno successivo fu incaricato ufficialmente dal capo di Stato di formare il nuovo governo. Il 7 aprile fu annunciata la lista dei ministri e il successivo 15 aprile il parlamento investì il governo con 317 voti a favore e 124 contrari..

Azioni contro la crisi economica

Il primo ministro si impegnò a fare passi rapidi verso la riforma dell'economia in senso capitalista, malgrado avesse realizzato poche variazioni nella struttura del suo governo rispetto al precedente.. Il programma dell'esecutivo riprese numerosi punti del governo Ciorbea, promettendo di ristabilire i parametri macroeconomici, stimolare gli investimenti, tagliare i costi per le società pubbliche improduttive e favorire la privatizzazione e la riorganizzazione delle aziende di Stato..

I rapporti con il Fondo monetario internazionale, interrotti dall'apparizione della crisi politica del marzo 1998, furono ripresi solamente dopo l'approvazione della nuova legge di bilancio del 26 maggio 1998 (231 favorevoli, 129 contrari e 3 astenuti). I termini della legge, tuttavia, lasciarono insoddisfatti i funzionari del FMI, che si attendevano azioni più aggressive in politica fiscale, per il contenimento dell'inflazione e in tema di privatizzazioni, per cui nel corso del 1998 non furono concessi nuovi prestiti alla Romania..

Provando ad avvicinarsi alle richieste degli organismi finanziari internazionali tra il 1998 e il 1999 furono prese misure che portarono all'aumento del costo della vita (crescita delle tariffe per l'energia e i trasporti) e della pressione fiscale.... Nonostante la difficoltà a trovare mezzi di finanziamento, inoltre, nel 1999 il paese si aspettava di dover pagare oltre 2,2 miliardi di dollari per debiti contratti dal governo nel periodo 1992-1996, mentre in quel momento nelle casse dello Stato erano presenti circa 500 milioni di dollari. Il governo Vasile, quindi, si concentrò sulla privatizzazione delle aziende di Stato in modo da reperire la liquidità necessaria. Tra il 1998 e il 1999 furono cedute 150 società pubbliche (tra le quali Romtelecom, BRD e Dacia), i cui proventi consentirono alla Romania di evitare il default..

Sul piano del taglio dei costi, in modo da recuperare la fiducia dei creditori internazionali, nel 1998 il governo predispose una riduzione massiccia delle spese per l'industria mineraria e per altri settori in perdita in mano allo Stato.. Nel 1999, poi, intervenne per evitare l'aggravarsi della situazione nella sfera bancaria, decretando la fusione di Bancorex e BCR e avviando le procedure di fallimento per altri istituti di credito a maggioranza di capitale pubblico.

L'azione di governo, in ogni caso, fu rallentata dai contrasti fra gli stessi alleati e da aspetti legati al funzionamento del parlamento, così come avvenuto anche sotto la gestione di Victor Ciorbea. Il governo non riuscì a rispettare nessuno dei termini temporali posti per la realizzazione del programma, ritrovandosi a non completare oppure a realizzare in ampio ritardo la maggior parte delle riforme, condizione che aggravò la situazione economica del paese ed ebbe ripercussioni sull'immagine della CDR... La privatizzazione e la riorganizzazione di molte società furono posposte, come nei casi della cessione di Romtelecom e della ristrutturazione della RENEL.

Conflitti nella maggioranza

Nel giugno 1998 si registrarono le prime dimissioni in seno al consiglio dei ministri. Il titolare della salute Francisc Bárányi (UDMR) abbandonò il proprio ruolo in seguito alle polemiche scaturite dalla pubblicazione della notizia che sotto il regime socialista aveva fornito informazioni alla Securitate, la polizia politica di Ceaușescu. Bárányi ammise di aver firmato un accordo di collaborazione nel 1961, ma solamente perché sotto minaccia di morte..

Le incertezze del governo ebbero il proprio apice nelle numerose diatribe apparse in seno alla maggioranza. Nel luglio 1998 il ministro delle finanze Daniel Dăianu (indipendente, ma sostenuto dal PNL) rifiutò di firmare un documento preliminare per la realizzazione di un contratto con la Bell Helicopter Textron, che prevedeva l'acquisto della fabbrica IAR di Brașov da parte della società statunitense. In base agli accordi gli acquirenti avrebbero dovuto investire 50 milioni di dollari nell'impianto e avrebbero prodotto novantasei elicotteri per l'esercito rumeno per il costo di 2 miliardi di dollari. Visti i potenziali effetti positivi sui rapporti con la NATO e i possibili futuri introiti derivanti dalla produzione in Romania di mezzi aerei anche per altri paesi, il piano piacque sia al presidente Constantinescu che al ministro della difesa Victor Babiuc (PD). Quest'ultimo chiese l'espulsione di Dăianu dal governo per via della sua posizione contraria. Il titolare delle finanze temeva l'impegno della Romania ad una tale spesa per via della situazione delicata del bilancio e per il rischio di dover realizzare ulteriori tagli, che avrebbero causato costi sociali per la popolazione. Il PNL ritirò il proprio supporto a Dăianu, accusandolo di non aver realizzato la riforma del ministero e, il 23 settembre 1998, lo revocò dal governo. L'attuazione del contratto con la Bell, in ogni caso, fu più volte posticipata e, infine, abbandonata..

Nel corso del 1998 l'UDMR minacciò di lasciare la maggioranza nel caso in cui non fosse stata istituita un'università in lingua ungherese a Cluj-Napoca. L'argomento dell'autonomia linguistica e amministrativa, tuttavia, era avversato da numerosi partiti della coalizione di governo. Il primo ministro, per mediare tra le posizioni contrastanti, trovò il compromesso della creazione di un'università multiculturale con insegnamento in rumeno, ungherese e tedesco intitolata a Sándor Petőfi e Friedrich Schiller. Tramite decisione di governo (HG 687/1998) il ministero dell'educazione ricevette mandato di avviare le procedure per la fondazione dell'ateneo ma, pur placando le rivendicazioni dell'UDMR, il progetto non fu mai completato..

Nell'autunno dello stesso anno anche un altro componente dell'esecutivo rinunciò al proprio ruolo. A causa delle critiche dell'opinione pubblica per la generale lentezza del processo di vendita degli asset dello Stato, il 19 ottobre 1998 il ministro della privatizzazione Sorin Dimitriu (PNȚCD) lasciò sia il governo che l'incarico di direttore del Fondo delle proprietà di Stato (FPS), ente incaricato della liquidazione delle quote pubbliche nelle società statali. Il nuovo capo del FPS divenne Radu Sârbu (PNȚCD), mentre il ministero fu dismesso il mese successivo..

Vedendo ignorare i propri appelli per la revisione delle strutture della CDR, il 30 ottobre 1998 il Partito Alternativa di Romania (PAR) si ritirò dalla maggioranza. Nei mesi precedenti il gruppo aveva più volte chiesto la riorganizzazione degli organismi della coalizione, in modo dare renderla funzionale e dare voce a tutti i componenti, nonché di aderire esplicitamente ad un orientamento ideologico di destra per risolvere le ambiguità della sua azione politica. I dirigenti della CDR e il primo ministro trascurarono tali rivendicazioni, mentre il ministro Horia Ene si ritirò dal suo incarico..

La difficile coabitazione tra i membri della coalizione di governo portò a numerosi ritardi e compromessi che lasciavano insoddisfatti tutte le parti. Dopo anni di dibattiti parlamentari iniziati sotto la gestione Ciorbea, alla fine del 1999 furono approvate le leggi sui registri Securitate e sulla restituzione delle proprietà agricole (la cosiddetta "Legge Lupu"). Nel caso della prima, la forma finale ratificata dal parlamento fu talmente diversa da quella originale che il suo iniziatore, il senatore Ticu Dumitrescu (PNȚCD), si rifiutò di riconoscerne la paternità, avanzando il dubbio che nel suo stesso partito esistessero membri non interessati a far luce sui crimini della polizia politica socialista... Nel caso della seconda, le polemiche si protrassero per anni e, alla fine, si arrivò alla sua approvazione il 9 novembre 1999 nel corso di una seduta parlamentare congiunta, pur senza una solida maggioranza. Il testo conteneva delle previsioni sulle limitazioni delle superfici agrarie da concedere ai richiedenti che erano fortemente volute dal PD, ma contestate dalla base del PNȚCD e dalla stessa Banca mondiale..

Riorganizzazione del governo Il 4 novembre 1998 la Commissione europea rese pubblico un rapporto in cui analizzava i progressi degli undici paesi che avevano chiesto l'adesione all'Unione. La Romania era l'unico candidato che non aveva realizzato passi in avanti e in cui, al contrario, l'economia aveva dato segnali di recessione.. Per provare a dare risposte, il giorno successivo il governo deliberò la riorganizzazione del ministero delle finanze e del FPS, cui venne assegnato il compito di elaborare un progetto per la chiusura delle grandi società di Stato in perdita.

Nell'ottica della razionalizzazione delle risorse, il 10 novembre 1998 fu approvata la revisione della struttura del governo, con la dismissione di numerosi ministeri. Il ministero della ricerca venne accorpato a quello dell'educazione, i ministeri del turismo e delle comunicazioni furono declassati al rango di agenzie governative e, infine, i ministeri della privatizzazione, della riforma e per i rapporti con il parlamento furono trasformati in dipartimenti in subordine al primo ministro..