Il Governo Isărescu è stato il settimo governo della Romania post-comunista, il terzo della III legislatura. Fu guidato dal primo ministro Mugur Isărescu.

Cronologia del mandato Nomina In seguito alla vittoria alle elezioni parlamentari del 1996 il governo fu assunto da una composita alleanza politica formata da Convenzione Democratica Romena (CDR), Unione Social Democratica (USD) e Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR). La coalizione di governo provò a portare avanti una politica riformista volta a rafforzare l'economia di mercato, la democrazia e le relazioni con i partner occidentali, ma l'applicazione del suo programma fu minata dai contrasti tra i partner e dalla difficile situazione economica del paese. I due primi ministri in orbita della CDR in carica tra il 1996 e il 1999, Victor Ciorbea e Radu Vasile, furono costretti alle dimissioni su pressione dei partiti facenti parte della coalizione. In seguito all'addio di Radu Vasile, il presidente della Romania Emil Constantinescu preferì optare su una figura esterna alla coalizione, la cui percezione pubblica era indebolita dall'instabilità del governo e dagli insuccessi nella lotta alla povertà.. La scelta quale nuovo premier di un indipendente rispecchiava il desiderio di Constantinescu di provare a prevenire ulteriori problemi di immagine per la CDR in vista delle tornate elettorali del 2000..

Il 16 dicembre 1999 il capo di Stato designò quale primo ministro il governatore della Banca nazionale della Romania (BNR), Mugur Isărescu, un tecnico che godeva dell'appoggio trasversale dei partiti tanto della maggioranza quanto dell'opposizione.. Isărescu accettò l'incarico a condizione di poter rientrare alla BNR al termine della legislatura.

Il governo fu investito dal parlamento il 21 dicembre 1999 (305 voti a favore, 25 contrari). Il gabinetto rispecchiava la composizione politica del precedente, con poche variazioni anche nei ministri, mentre il primo ministro era l'unico indipendente. Il leader del Partito Democratico (PD), Petre Roman, lasciò il suo incarico alla presidenza del senato per assumere quello di ministro degli esteri (sostituendo l'indipendente Andrei Pleșu), dicastero particolarmente rilevante nel governo Isărescu per via dell'avvio dei negoziati di adesione all'Unione europea. Al ministero del lavoro Smaranda Dobrescu prese il posto di Alexandru Athanasiu. L'ultimo elemento di novità fu rappresentato dall'istituzione di un consiglio di coordinamento economico-finanziario con a capo Mircea Ciumara..

Progressi economici e diplomatici Gli obiettivi principali del governo erano quelli della ripresa dell'economia dopo tre anni di decrescita, l'inizio delle trattative per l'ingresso della Romania nell'Unione europea e l'organizzazione delle elezioni del 2000.

L'esecutivo varò sin dai primi giorni di insediamento ampie misure di rilassamento fiscale, che ebbero il merito di favorire la crescita della produzione, delle esportazioni e degli investimenti. Il 2000 fu per la Romania il primo anno di crescita economica reale, non basato sull'intervento pubblico, a partire dal 1989..

Per quanto riguarda i rapporti con l'UE, il governo presentò alle istituzioni europee un documento chiamato «Strategia di sviluppo economico a medio termine 2000-2006», che fu firmato da tutti i partiti parlamentari, e nel febbraio 2000 aprì i negoziati con le autorità di Bruxelles, impegnandosi già nel mese successivo a mettere in pratica le direttive concordate in diversi settori, quali l'educazione, la politica estera e la sicurezza comune..

Crisi sul ministro della difesa Il 16 febbraio 2000 l'addio al PD del ministro della difesa Victor Babiuc aprì una crisi di governo che bloccò le attività dell'esecutivo per settimane. Pur abbandonando il partito, Babiuc non lasciò la posizione ministeriale che, in base all'algoritmo stabilito dagli alleati, spettava ad un rappresentante del Partito Democratico. Il presidente Constantinescu riteneva potenzialmente controproducente la destituzione del ministro nell'ottica delle negoziazioni con l'UE nei campi della difesa e dell'esercito. Il Partito Nazionale Liberale (PNL), inoltre, sostenne pubblicamente la permanenza di Babiuc nel gabinetto Isărescu anche da ministro politicamente indipendente.

Il Partito Democratico, però, si scontrò apertamente con gli alleati del PNL e minacciò il ritiro dal governo nel caso in cui la coalizione non avesse proceduto alla riassegnazione del ministero ad un suo rappresentante. Il 3 marzo 2000 il consiglio di coordinamento nazionale del PD indicò come sostituito Sorin Frunzăverde e biasimò gli altri membri della coalizione, ritenendoli responsabili della situazione di stallo e del rischio di rottura del governo. Per venire a capo della crisi il 13 marzo 2000 Babiuc rassegnò le proprie dimissioni, mentre la guida della difesa fu data a Frunzăverde.

Scandalo FNI

La stabilità del governo fu nuovamente scossa nel maggio 2000, quando entrò in fallimento il fondo d'investimento FNI. Tra il 1996 e il 2000 il calo della credibilità del sistema bancario rumeno, colpito in tale lasso di tempo dal fallimento di cinque banche di Stato, aveva spinto i risparmiatori ad orientarsi sui fondi d'investimento, che apparivano più sicuri agli occhi della popolazione.. Al 2000 partecipavano a tali fondi 345.000 cittadini, che vi avevano investito 191,7 milioni di dollari. Il maggiore, il FNI gestito dall'imprenditore Sorin Ovidiu Vântu, deteneva l'87% del totale dei risparmiatori e il 75% delle somme.

Il sistema entrò in crisi quando fu varata una modifica al regolamento per la valutazione dei fondi, che avrebbe potuto portare alla devalorizzazione dei titoli. Nel mese di maggio, quindi, migliaia di risparmiatori ritirarono in massa i propri depositi, fin quando i dirigenti del FNI bloccarono i pagamenti perché incapaci di restituire le somme versate. Tra i principali investitori pubblici del FNI vi era la CEC Bank il cui direttore, Camenco Petrovici (Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico), fu arrestato per aver garantito la partecipazione della banca al FNI senza averne prima consultato il consiglio d'amministrazione. Il crollo del FNI colpì direttamente 300.000 investitori.

I timori si estesero anche ad altre società del settore bancario. Numerosi cittadini, vedendo a rischio i propri risparmi, accorsero per chiudere i depositi presso la BCR, la CEC ed altri istituti di credito in cui lo Stato possedeva quote. Il primo ministro dovette intervenire personalmente appellandosi alla popolazione per evitare il diffondersi di un panico generalizzato che avrebbe messo in pericolo il sistema bancario del paese. Il governo fu il bersaglio delle critiche degli investitori, scontenti per la mancanza di una legislazione a tutela dei loro risparmi.. Le prime norme in merito furono varate solamente dopo il crollo del FNI..

Fine mandato

Gli ultimi mesi del mandato furono caratterizzati dall'organizzazione delle elezioni del novembre 2000, regolamentate dalle modifiche alla legge elettorale promosse dal governo. L'annuncio del presidente uscente Constantinescu di non volersi ricandidare, spinse il primo ministro Isărescu a farlo al suo posto. Per tale ragione a partire dall'autunno 2000 l'azione di governo fu ridotta all'ordinaria amministrazione. Isărescu ufficializzò la propria candidatura l'11 ottobre 2000..

Il 18 ottobre 2000 il primo ministro si presentò in parlamento per un resoconto sui suoi dieci mesi di governo, in cui sottolineò di essere riuscito a riformare il sistema fiscale, introdurre la quota unica IVA al 19%, realizzare una crescita economica di almeno l'1,5% e ridurre la disoccupazione. L'obiettivo di contenimento dell'inflazione entro il 27%, invece, non riuscì, poiché questa si assestò sul 40%..

In seguito alle elezioni parlamentari del 26 novembre 2000 entrò in carica il governo guidato dal primo ministro Adrian Năstase.

Attività del governo

Misure economiche

Politica economica e fiscale In fase di insediamento il 21 dicembre 1999 il primo ministro affermò che il suo governo avrebbe puntato alla ripresa della produzione, alla crescita del PIL dell'1,3%, alla riduzione dell'inflazione ad un livello tra il 25 e il 30% e del deficit pubblico al 3% del PIL. Lo Stato avrebbe introdotto misure per stimolare gli investimenti e ridurre la pressione fiscale. Nel dicembre 1999 il Fondo monetario internazionale rimosse la Romania dalla lista di paesi ad alto rischio per gli investimenti, ma congelò un prestito di 547 milioni di dollari riconosciuto nell'agosto 1999 fino all'approvazione della nuova legge di bilancio. La legge passò il 25 aprile 2000 e prevedeva un deficit pubblico al 3% del PIL e una nuova politica fiscale che avrebbe ridotto le imposte dirette dal 5,5% allo 0,4% del PIL. Nel maggio 2000, quindi, il governo concluse le trattative per un nuovo prestito con il FMI e riuscì ad ottenere un ulteriore finanziamento dalla Banca mondiale nell'ambito del programma PSAL II (Private sector adjustment loan)..

A meno di una settimana dall'entrata in carica di Isărescu, il 28 dicembre 1999, il parlamento approvò la legge per il sostegno all'export, che prevedeva una riduzione del 50% delle imposte sui redditi derivanti dalle esportazioni.. Il giorno successivo il governo adottò un pacchetto di ordinanze per il rilassamento fiscale, che sarebbe entrato in vigore il 1º gennaio 2000. L'imposta sul reddito delle società fu ridotta dal 38% al 25%, fu introdotta la quota unica IVA al 19% per la maggior parte dei beni e dei servizi (in alcuni casi si verificò una crescita di otto punti e in altri un calo di undici), fu varato il credito fiscale (stabilito al 10% degli importi reinvestiti) e le imposte sui redditi realizzati grazie alle esportazioni passarono al 5%. Il 21 febbraio 2000 fu emanata un'ordinanza d'urgenza che mise fine allo sciopero generale degli insegnanti, reindirizzando il 4% del PIL nel campo dell'istruzione. Tra le altre rivendicazioni il governo riconobbe il pagamento degli arretrati salariali, la crescita dello stipendio di base per gli insegnanti del 100% e l'introduzione della tredicesima mensilità..

Il governo Isărescu, però, non riuscì a contenere gli sprechi della spesa pubblica. Nella primavera del 2000 il primo ministro provò a opporsi all'aumento delle tariffe approntato da diverse società pubbliche e dispose il blocco degli aumenti degli stipendi. La corte d'appello di Bucarest, tuttavia, diede ragione ai lavoratori.