Della Ragion di Stato è un'opera di filosofia politica del gesuita italiano Giovanni Botero. Il termine Ragion di Stato indica la teoria del governo che emerge alla fine del XV secolo e rimane prevalente fino al XVIII secolo. Si riferisce al diritto dei governanti di agire in modo contrario ai dettami della legge sia naturale che positiva allo scopo di acquisire, preservare e aumentare il dominio dello Stato. Il trattato fu pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1589 ed è considerato la più importante risposta cattolica al pensiero politico di Machiavelli.Robert Bireley, The Counter-Reformation Prince: Anti-Machiavellianism or Catholic Statecraft in Early Modern Europe (Chapel Hill: University of North Carolina Press, 1990), Ch. 3, 45–71; Stéphane Bonnet, Botero machiavélien ou l’invention de la raison d’état, Les études philosophiques 66 (2003): 315–29; John M. Najemy, Political Ideas, in A Companion to the Worlds of the Renaissance, ed. Guido Ruggiero (Oxford: Blackwell, 2008), 384–402, in particolare 399–400.
Critica a Machiavelli Fin dal principio dell'opera Botero critica fortemente le due correnti di filosofia politica allora più diffuse: il tacitismo e il machiavellismo. Botero non riusciva a comprendere come fosse possibile «che un autore così empio e le maniere così malvagie d'un tiranno [il Tiberio descritto da Tacito, preso a modello dai teorici della monarchia assoluta] fossero stimate tanto, che si tenessero quasi per norma e per idea di quel che si deve fare nell'amministrazione e nel governo degli Stati.»Giovanni Botero, Dedica introduttiva dell'opera a Wolf Dietrich von Raitenau, principe vescovo di Salisburgo dal 1587 al 1612. Botero riteneva che il pensiero politico ricavato dalle opere di Tacito e Machiavelli avesse come conseguenze «la tirannia e la crudeltà» sul piano politico e l'empietà su quello morale.«Ma quel che mi moveva non tanto a meraviglia, quanto a sdegno, si era il vedere che così barbara maniera di governo fosse accreditata in modo che si contrapponesse sfacciatamente alla legge di Dio, sino a dire che alcune cose sono lecite per ragione di Stato, altre per conscienza.». Botero si propone, quindi di mostrare «le reali maniere che deve tenere un Prencipe per divenir grande e per governare felicemente», condannando, al contempo, le «corruzioni introdotte da costoro [i seguaci del Tacitismo e del Machiavellismo] ne' governi e ne' consigli de' Prencipi, onde hanno avuto origine tutti gli scandali nati nella Chiesa di Dio e tutti i disturbi della cristianità.»
La dottrina dello Stato in Botero Botero definisce lo Stato «un dominio fermo sopra i popoli» e la Ragione di Stato «notitia di mezzi atti a fondare, conservare, e ampliare un dominio.»Della Ragion di Stato, a cura di L. Firpo, UTET, Torino 1948, p. 55. Botero si sofferma in particolare sulla conservazione dello stato, la più difficile delle tre arti, perché «le cose umane vanno quasi naturalmente ora mancando, ora crescendo, a guisa della luna, a cui sono soggette: onde il tenerle ferme, quando sono cresciute, sostenerle in maniera tale, che non scemino, e non precipitino, è impresa d’un valore singolare, e quasi sopra umano.»G. Botero, Della Ragion di Stato, Venetia, Gioliti, 1598 (edizione a cura di L. Firpo, Torino 1948), I, v, p. 58. Obiettivo dello Stato non è, quindi, come ancora riteneva Machiavelli, l'espansione territorialeBotero, al contrario, ritene che gli stati non debbano ambire a ottenere una grande espansione territoriale, dal momento che gli stati di medie dimensioni "sono i più durabili, conciosiaché né per molta debolezza sono così esposti alla violenza, né per grandezza all'invidia altrui, e perché le ricchezze e la potenza è moderata, le passioni sono anco meno veementi, e l'ambizione non ha tanto appoggio, né la libidine tanto fomento quanto ne' grandi." e che la causa della decadenza degli Stati sia da ricercarsi proprio nell'ambizione dei sovrani che aspirano ad ottenere grandi ampliamenti territoriali: "Ma se bene la mediocrità è più atta alla conservazione d'un dominio, che gli eccessi d'essa, durano nondimeno poco gli stati mediocri; perché i principi non se ne contentano, ma di mediocri vogliono diventar grandi, anzi grandissimi: onde, uscendo fuor de' termini della mediocrità, escono anche fuor de' confini della sicurezza" Giovanni Botero, Della ragion di stato libri dieci, Milano per Niccolò Bettoni 1830, pp. 12-13., ma la stabilità e la Ragion di Stato è l'arte che permette al sovrano di garantire la conservazione dello Stato e cioè di far sì che i suoi sudditi vivano in pace e prosperità. In questo quadro si comprende bene il ruolo inedito che in questa e in altre opere di Botero ricopre l'economia nella dottrina dello stato, una concezione che ne farà, insieme al suo contemporaneo Antonio SerraCosimo Perrotta, , un anticipatore delle teorie di John Locke e Adam Smith.
Dalla definizione stessa dello Stato come «dominio fermo sopra i popoli» discende la superiorità della Monarchia sulle altre forme di governo. Infatti «la bontà di un gouerno da tre cose si comprende: dall'autorità di chi commanda dalla diuturnità e dall'ampiezza dell'imperio.» E nessuno può affermare che «se la virtù unita è di maggior forza della dispersa, la podestà unita in un Prencipe non auanzi nell'efficacia la virtù sparsa in un Senato è in un popolo.» E, infatti, la maggior parte delle repubbliche aristocratiche come Venezia e Genova «conoscendo di non poter senza qualche forma di Monarchia mantenersi» hanno «per sostegno dello stato il Prencipe e Duce che si debba dire instituito.»
Il rapporto tra politica e religione Botero cerca di ricondurre la teoria dello Stato sotto l'egida della morale e della Religione Cattolica. In primo luogo Botero considera la religione un fondamento dello Stato. Come MachiavelliNiccolò Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, I, 12., ritiene che il Principe debba mostrarsi religioso"Aristotele conseglia anco il tiranno a fare ogni cosa per esser stimato religioso e pio: prima, perché i sudditi, tenendolo in tal concetto, non averanno paura d'essere iniquamente trattati da quel ch'essi stimano riverir gli Dei, appresso, perché si guardariino di sollevarsi, e di dar disturbo a colui, ch'essi pensano esser caro a gli Dei.", ma, a differenza di Machiavelli, ritiene che la fede del principe debba essere sincera, poiché «è difficile, che chi non è veramente religioso, sia stimato tale; poiché non è cosa, che manco duri, che la simulazione. Deve dunque il Prencipe, di tutto cuore, umiliarsi innanzi la Divina Maestà, e da lei riconoscere il Regno, e l'obedienza de' popoli.» Botero ritiene che tra tutte le religioni quella Cristiana sia la più vantaggiosa per i principi «perché questa sottomette loro, non solamente i corpi, e le facoltà de' sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora, e le conscienze; e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora, e i pensieri.»
Note
Bibliografia
Luigi Pozzi, La "Ragion di Stato" e le "Relazioni universali" di Giovanni Botero, Casale 1881. Mario Attilio Levi, Della Ragion di Stato di Giovanni Botero, in Annali dell'Istituto superiore di Magistero del Piemonte, I (1927), pp. 1-21. Rodolfo De Mattei, Critiche secentesche alla "Ragion di Stato" del Botero, in Studi di storia e diritto in onore di A. Solmi, Milano 1941, II, pp. 325-342. Rodolfo De Mattei, Origini e fortuna della locuzione "ragion di Stato", in Studi in memoria di F. Ferrara, Milano 1943, I, pp. 177-192. Emil A. Fischer, Giovanni Botero ein politischer und volkswirtschaftlicher Denker der Gegenreformation, Langnau (Bern) 1952. Federico Chabod, Giovanni Botero (1934), ora in Id., Scritti sul Rinascimento, Torino 1967, pp. 271-458 (da segnalare la preziosa appendice con l'esemplare analisi delle fonti delle Relazioni universali). Friedrich Meinecke, Die Idee der Staatsräson, in der neueren Geschichte, München-Berlin 1924 (trad. it. L'idea della ragion di Stato nella storia moderna, Firenze 1970), pp. 65-70. Luigi Firpo, La "Ragion di Stato" di Giovanni Botero: redazione, rifacimenti, fortuna, in Civiltà del Piemonte. Studi in onore di Renzo Gandolfo nel suo settantacinquesimo compleanno, a cura di Gianrenzo P. Clivio, Riccardo Massano, Torino 1975, pp. 139-64. Botero e la "Ragion di Stato", Atti del Convegno in memoria di Luigi Firpo, Torino (8-10 marzo 1990), a cura di Artemio Enzo Baldini, Firenze 1992 (in partic. A. Tenenti, Dalla "Ragion di Stato" di Machiavelli a quella di Botero, pp. 11-21; K.C. Schellhase, Botero, reason of State, and Tacitus, pp. 243-58; M. Stolleis, Zur Rezeption von Giovanni Botero in Deutschland, pp. 405-16).
Collegamenti esterni