Geografia fisica Territorio
Incastonato tra la Valle del Fiastra e la Valle del Cremone ad un'altitudine di 271 m s.l.m., Petriolo è situato in una posizione da cui si ha una vista che va dalle vette dei Sibillini ad ovest (con le cime di Pizzo Tre vescovi, Monte Rotondo, Pizzo della Regina, Sibilla, Vettore), ad est il mare Adriatico e a nord il profilo di Macerata. Questa è la cornice di un paesaggio caratteristico nella sua grande varietà, del quale si può godere a pieno affacciandosi da Piazza San Martino: un pullulare di colline, che si addossano l’una su l’altra, sulla cui sommità sorgono paesi caratterizzati dal colore del cotto. Il territorio, una volta ricco di selve, vanta un gran numero di sorgenti, una delle quali di acque sulfuree. Il castello con il suo singolare sviluppo architettonico, il belvedere e la sua collocazione fanno di questo comune un esempio dell'antica Marca Fermana.
Clima Il clima di Petriolo è caratteristico dell'area collinare dell'interno delle Marche e presenta sia tratti mediterranei che tratti continentali. L'inverno è solitamente freddo e piovoso; le nebbie sono tutt'altro che infrequenti e le nevicate sono, seppur rare, a volte assai intense e abbondanti. Le maggiori precipitazioni nevose si hanno con irruzioni fredde dai vicini Balcani, ossia da est-nord-est. Ma anche perturbazioni da nord o nord-ovest sono in grado di causare cadute di neve, talvolta cospicue. Pure nel pieno dell'inverno non mancano periodi miti e soleggiati, che associati al garbino possono portare a massime intorno ai + 15 / + 20 °C.
Origini del nome Rispetto all'origine del nome della città esistono diverse scuole di pensiero. Alcuni studiosi collegano la ricchezza delle acque con l'origine del nome Petra, legandolo cioè a quelle rocce di arenaria visibili in molte parti del paese. Un'altra ipotesi sostiene che le sorgenti sulfuree presenti in quella parte della collina che digrada verso il fiume Cremone, confine naturale con il comune limitrofo di Mogliano, a causa della loro consistenza un po' oleosa, abbiano fatto parlare di "petrolio" da cui il nome. Tuttavia l'ipotesi più attestata è quella secondo cui il nome sia una deformazione del latino Praetoriolum, ovvero villa del pretore della vicina città di Urbs Salvia.
Storia Grazie a numerosi ritrovamenti di reperti di epoca romana, come epigrafi, monete e un monumento funerario, è possibile affermare con che il territorio dell'antica Petra era al centro di un territorio composto da numerose ville e aziende agricole.
Risale al 957 un documento farfense che prova per la prima volta l’esistenza di un fundo Peturiolo, il termine latino per indicare villaggio. Successivamente fu acquisito dal vescovo di Fermo, che nel 977 lo vendette a un conte Mainardo. Benché non sia possibile risalire alla data esatta dell'edificazione del castello, la sua esistenza è attestata nel 1119. I discendenti di Mainardo, signori di Petriolo, avrebbero assunto in seguito il cognome De’ Nobili. Le generazioni di questa famiglia si succedettero nel dominio del castello per oltre due secoli. Nel 1264 il re Manfredi inflisse un duro colpo a Petriolo e ai suoi signori per essersi schierati contro il partito ghibellino. Il castello fu parzialmente distrutto e annesso a Monte dell'Olmo (Corridonia). Nel 1341 il castello fu venduto alla città di Fermo e la signoria fermana durò fino al 1808 con l'avvento del Regno d'Italia sotto l'imperatore Napoleone Bonaparte. Con la restaurazione pontificia del 1815 Petriolo passa sotto la Delegazione apostolica di Macerata, quindi a seguito dell'Unità d'Italia, nel 1861 diventa uno dei 57 comuni della provincia di Macerata.
Nel 1942 durante la seconda guerra mondiale fu collocato un campo di internamento femminile presso la villa Savini Catalani in località Castelletta.
Monumenti e luoghi d'interesse
Il castello
Vista la vicinanza dell’antica Urbs Salvia, circa 5 km, si può pensare che un influente cittadino, civile o militare che sia, costruì la sua villa o il suo praetoriolum, da cui deriverebbe l’attuale nome Petriolo. L’antico castello fu costruito probabilmente dai monaci benedettini farfensi sulle sue rovine. Dai documenti risalenti all’anno 1000, l’attuale territorio di Petriolo era allora proprietà del vescovo di Fermo, che lo aveva ricevuto da un certo Butto o Buttolo, che, a sua volta acquisito, o forse, con più probabilità, usurpato ai monaci benedettini, grandi proprietari terrieri, in quel periodo in piena crisi a causa di discordie interne. Nel 1070 il vescovo di Fermo lo vendette, (assieme a parte dei suoi possedimenti) ad un ricco signore della zona, Grimaldo, figlio di Attone dei Nobili Della Marca: è a lui che si attribuisce la fondazione del castello di Petriolo. Nel 1264 Manfredi di Svevia, irritato dal tradimento dei figli di Gentile de Nobili di Petriolo, che non ne volevano sapere di restare ghibellini, ordinò la distruzione del castello e la deportazione dei suoi abitanti nella vicina Montolmo, fatto che, per motivi ancora ignoti, non accadde. Non a caso il Castello fu costruito in questa posizione.
Il torrione (Porta Rondella)
Il torrione (o Porta Rondella) di forma semicircolare, fu realizzato all’inizio del 1500 (probabilmente fra il 1526 e il 1529), in sostituzione di una preesistente porta che chiudeva la cinta muraria più ad est; in origine, si entrava nel borgo tramite un’apertura a pieno sesto, odiernamente murata ma della quale è ben visibile l’arco in pietra sulla cui sommità è incastonata una formella che riporta la scritta “FIRMI-PETRIOLUM” collocata sopra due stemmi affiancati. Sotto a questi si legge la data 1529; essa potrebbe non indicare l’anno di costruzione della struttura difensiva, ma quello del ritorno del castello sotto il dominio di Fermo. Il torrione è coronato da beccatelli ciechi, che sostenendo la parte terminale, si allargano per chiudersi creando una leggera cornice al contrasto chiaroscurale. Recenti studi ipotizzano che il torrione possa essere stato parzialmente interrato e che abbia perso una possibile scarpata e di conseguenza parte della sua imponenza; certo è che la costruzione del palazzo comunale ad esso addossato verso est, avvenuta nel 1782 abbia privato il torrione della copertura e dell’arredo interno.
La Torre Civica La Torre Civica (alta circa 35 metri) sorge a ridosso dell'attuale chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Marco. Non si conosce con precisione l’epoca della sua edificazione, che il conte Giuseppe Sabbioni (1789-1874), autore di una pregevole pubblicazione sulla storia di Petriolo, dice antichissima. Nei tempi più remoti al piano terra di questa torre civica, in un locale che si può ammirare tuttora, coperto da un’antica volta a crociera, era collocata la sacrestia della chiesa cinquecentesca, di cui la torre ospitava anche la campana a fianco di quella della comunità, il cui suono doveva essere avvertito nitidamente per il paese e suo intero territorio. Nel 1575 furono necessari radicali interventi di restauro ad opera di maestri longobardi, compensati dalla Comunità con la somma di 40 fiorini. Altre notizie riferite ai restauri necessari periodicamente per mantenere funzionale la torre si hanno nel corso di tutto il XVIII secolo, fino a quello del 1793, su perizia dell’architetto comasco Pietro Augustoni (1741-1815). La torre civica aveva anche l’importante funzione di ospitare l’orologio pubblico, le cui origini risalgono a prima dell’anno 1623, anno in cui il pubblico consiglio discusse la proposta di eleggere il moderatore del “nuovo orologio”. Era infatti compito del moderatore, eletto annualmente, occuparsi di mantenere l’efficienza e la precisione del meccanismo dell’orologio. L’orologio era di fondamentale importanza, dai registri degli atti consiliari del XVIII secolo emerge che era oggetto delle cure e delle attenzioni degli amministratori dell’epoca.
Ultimo in ordine di tempo, l’orologio a carica manuale realizzato nel 1912 dalla Fabbrica di Orologi Cesare Fontana di Milano e restato in funzione fino al 1997, anno in cui fu sostituito da un nuovo modello di tipo elettronico. Il teatro Tutti i paesi della provincia di Macerata, anche i più piccoli, hanno il loro teatro antico. A Petriolo l'attuale teatro è caratterizzato da uno stile moderno. Recentemente esso è stato restaurato e dotato di sistemi di sicurezza.
Presso l'archivio di Stato di Macerata, nel fondo di Petriolo la dott.ssa. Laura Vissani ha trovato un documento, il quale dimostra che nel 1737 esisteva già un teatro a Petriolo, di proprietà di Benedetti, il cui acquisto veniva proposto al Consiglio del Comune.
Il mulino
Esso costituiva una realtà molto importante, in quanto era fonte di vita per il paese. È riportato in una bellissima pianta conservata presso il Comune e datata 1782. Nella descrizione riporta il percorso del vallato verso il mulino storico, rappresentato dalla casetta all'estrema sinistra e, come particolare ingrandito.
Il vallato permetteva di prelevare l'acqua dal Fiastra in prossimità dell'Abbadia e di convogliarla al mulino per azionare le macine. Grande cura era riservata sia al vallato che al mulino perché da queste realtà dipendeva la vita della comunità. Gli argini erano continuamente monitorati e le paratie presenti lungo il percorso del vallato permettevano di regolare il flusso dell'acqua in modo da non danneggiare gli argini. Dopo l'inizio dell'era dell'energia elettrica il vallato è caduto in disuso ed è stato riassorbito dai terreni adiacenti. Resta solo un piccolo manufatto: un piccolo ponte che permetteva all'acqua del vallato di scavalcare il fosso di Rio che scorreva perpendicolarmente. Il ponte era corredato di sponde che agli inizi del 900 sono state smontate.
Esiste un Istromento, nell'archivio comunale, rogato alla fine del ‘700 con il quale il Comune di Petriolo (in difficoltà economiche) cede in enfiteusi per tre generazioni “mascoline” al Conte Sabbioni di Fermo tutte le terre, tranne il vallato ed il mulino. Inoltre limita i diritti sulle selve, che servivano ai petriolesi per approvvigionarsi di legna, da dare ai fornai per poter cuocere il pane. Il mulino in figura esiste ancora ed è rimasto cristallizzato ai primi del ‘900, quando era ancora in funzione.
Il sacrario dei caduti
Il tributo di sangue che Petriolo ha pagato nelle due guerre mondiali è stato onorato edificando un luogo di culto, dove sono raccolte le spoglie dei soldati caduti. Esso sorge in un luogo “sacro”. Infatti nel ‘700, come è riportato nel catasco settecentesco redatto da Pietro Tartufoli (1732), era ivi ubicata la chiesa del Crocifisso. Questa chiesa fu poi demolita, tanto che Mollari, Ingegnere capo del Dipartimento del Musone dal 1806 alla fine del periodo napoleonico, non ha lasciato traccia di una chiesa nella sua tavola acquerellata che riporta la strada che da Petriolo va verso Montolmo. Successivamente in questa area sorse il Cimitero, di cui Marzio Tamburri, fine disegnatore, ha lasciato il ricordo in uno dei suoi disegni. Questo luogo ha poi conosciuto una nuova trasformazione in quanto il Cimitero è stato spostato nella sede attuale e qui fu eretto il Sacrario per i caduti di tutte le Guerre, per onorare la loro memoria. Una volta che il cimitero fu spostato nell'attuale posizione, quest'area fu utilizzata per la commemorazione dei soldati morti in guerra.
Il Santuario della Madonna della Misericordia