La fantapolitica è un filone narrativo che si concentra nel descrivere sistemi o situazioni politiche ipotetiche; le narrazioni sono spesso ambientate in un futuro prossimo, oppure in un presente alternativo o in un periodo storico ucronico. Le opere di fantapolitica spesso criticano direttamente la società esistente o presentano una realtà alternativa, talvolta fantastica.
Il termine italiano "fantapolitica" è una parola macedonia tra fantasia (o fantastico) e politica, con significato di "politica fantastica", analogamente a fantascienza; è attestato nel lessico italiano a partire dagli anni sessanta del Novecento. In ambito anglofono è usata l'espressione political fiction, che tende a includere un più ampio campo di opere narrative a tema politico (spesso in cornice realistica) rispetto alla più specifica accezione italiana di "fantapolitica".
La fantapolitica, nelle opere odierne di narrativa e cinema, è spesso assimilata a un sottogenere della fantascienza: può riferirsi a società future o descrivere l'evoluzione di situazioni politiche presenti trasposte in scenari congetturali. Non mancano tuttavia esempi, anche classici, di romanzi fantapolitici ambientati in un mondo immaginario, che ricorrono all'allegoria o attribuiscono a personaggi o popoli inventati vizi o virtù oggetto di critica sociale o satirica.
Il filone fantapolitico si incrocia con quello dell'utopia quando descrive assetti sociali e politici idealmente desiderabili, e della distopia quando, al contrario, indesiderabili; se le vicende sono ambientate in un passato ipotetico alternativo alla storia consolidata, si parla di ucronìa.
Per estensione, nel linguaggio comune e mediatico, si usa il termine "fantapolitica" nel senso dispregiativo di "politica non realistica", per stigmatizzare un'ipotesi, una teoria o uno scenario ritenuti irrealistici o illusori.
Antichità: satire politiche e utopie
Molte opere satiriche antiche sono state accostate alla fantapolitica in quanto «fantasie politiche» che anticipano modalità proprie della narrativa speculativa: la componente costruttiva emerge nelle utopie, quella corrosiva nelle satire, già nelle tradizioni considerate proto-fantascientifiche.
In età classica, le commedie di Aristofane coniugano parodia e satira fino all'esagerazione fantastica, prendendo di mira personaggi e problemi politici del tempo e trasferendo in scena i dibattiti dell'Atene del V secolo a.C. In tale quadro, I cavalieri colpisce direttamente il demagogo Cleone, mentre Le donne al parlamento immagina un rovesciamento istituzionale con riforme egualitarie e comunione dei beni; La pace e Gli uccelli impiegano premesse irrealistiche per mettere alla berlina la guerra e l'ordine politico, secondo una tradizione di commedia a spiccata critica pubblica.
Nel contesto filosofico-letterario greco, le costruzioni di città ideali e la progettazione costituzionale nei dialoghi platonici — in particolare nella Repubblica e nelle Leggi — sono spesso richiamate come antecedenti della narrativa politico-utopica, poiché presentano un modello di città giusta e, rispettivamente, un corpus di leggi per uno Stato progettato; al medesimo orizzonte appartiene il racconto di Atlantide nei dialoghi Timeo e Crizia, che trasmettono in forma narrativa il mito politico di una potenza imperiale sconfitta da Atene ideale.
Alla linea di satira fantastica appartiene invece La storia vera di Luciano di Samosata (II secolo), interpretata come parodia di viaggi meravigliosi e conoscenze del tempo e, insieme, come antecedente della narrativa speculativa grazie all'immaginazione di viaggi spaziali e conflitti extraterrestri. Tali letture retrospettive confermano l'uso della satira come strumento per modellare scenari politici immaginari, elemento che la critica collega alle radici storiche della fantapolitica.
Medioevo: utopie popolari e satire sociali
Per il Medioevo, la critica riconduce al filone della fantasia politico-utopica soprattutto il motivo del Paese di Cuccagna, definito da Jacques Le Goff «la sola vera utopia medievale», ossia un immaginario di abbondanza e rovesciamento dell'ordine che veicola istanze sociali e civili. La tradizione cuccagnesca è stata letta come utopia popolare e come dispositivo satirico di critica dell'ordine feudale ed ecclesiastico, con risvolti esplicitamente sociali e politici. Una variante italiana coeva è il Paese di Bengodi del Decameron di Giovanni Boccaccio. Nel medesimo orizzonte di costruzioni utopiche medievali viene collocata anche la Lettera del Prete Gianni, che proietta un regno cristiano ideale e ordinato in Oriente ed è stata analizzata come «costruzione d'utopia» politico-religiosa.
Rinascimento
Il libro Utopia (1516), scritto da sir Thomas More (Tommaso Moro), racconta la storia di un mondo diverso rispetto a quello in cui vivono i personaggi. Il personaggio Thomas More è inviato da Enrico VIII d'Inghilterra a negoziare il commercio della lana inglese. Lì incontra un uomo di nome Raphael Hythloday, che è stato sull'isola di Utopia. Egli spiega a More come l'intera filosofia di quella società sia cercare la felicità e condividere ogni cosa in senso collettivista; in tale società il denaro non esiste, in netto contrasto con gli imperi commerciali emergenti nell'Europa di Moro.
Il dramma Il congedo dei messi greci (Odprawa posłów greckich, 1578) del poeta Jan Kochanowski, prima tragedia scritta in lingua polacca, narra un episodio che precede la Guerra di Troia e il suo tema delle responsabilità dello statista conserva attualità fino ai giorni nostri.
François Rabelais inserisce nel Gargantua e Pantagruel (1532–1564) il celebre episodio dell'Abbazia di Thélème, comunità utopico-satirica costruita in aperto rovesciamento dell'istituzione monastica tradizionale e fondata sul principio «fa' ciò che vuoi», in dialogo con il dibattito sulle società ideali successivo a Utopia.
Anton Francesco Doni elabora nei Mondi (Venezia, 1552–1553) la costruzione utopica del Mondo savio e pazzo, variamente letta dalla critica come satira distruttiva e come ripresa del tema della città ideale, con enfasi su comunanza e riforma dei costumi.
Nello stesso orizzonte si colloca La città felice (Venezia, 1553) di Francesco Patrizi da Cherso, dialogo utopico che propone un ordinamento della vita comune (proprietà, cittadinanza, classe dirigente, organizzazione politico-militare) secondo un'ideale repubblica di sapienti, tra platonismo ficiniano e suggestioni machiavelliane.
Sul crinale tra Rinascimento e prima età moderna, Tommaso Campanella compone La città del Sole (1602; lat. Civitas Solis, 1623), visione di utopia politica teocratica che auspica l'unificazione del genere umano sotto un governo di sapienti e religione naturale, con norme organiche per educazione, lavoro e riproduzione.
Settecento e Illuminismo
Tra XVII e XVIII secolo la critica politico-sociale passa di frequente attraverso utopie, viaggi immaginari e romanzi filosofici, che mettono in scena società alternative per discutere monarchia, religione, economia e riforme civili. In area inglese e francese si affermano opere che la storiografia letteraria ha spesso accostato alla fantapolitica per il loro impianto allegorico e l'esplicito intento di commento dei sistemi di governo e dei costumi pubblici.
La tradizione moderna del genere è preparata da La nuova Atlantide (New Atlantis, 1626) di Francis Bacon, racconto utopico postumo che descrive l'isola di Bensalem e la Casa di Salomone come modello di Stato regolato dal sapere e dalla ricerca scientifica.
Nel filone dei viaggi immaginari, Cyrano de Bergerac con i suoi romanzi pubblicati postumi L'altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna (1657) e Gli stati e imperi del sole (1662) impiega la satira per ribaltare usi e gerarchie terrestri, usando il viaggio extraterrestre come lente critica su autorità politiche e religiose.
Tra le utopie tardo-seicentesche, Gabriel de Foigny ambienta nella ipotetica Terra Australe una società radicalmente altra in La Terre australe connue (1676), testo spesso discusso per i suoi aspetti eterodossi e libertini e per l'uso politico dell'altrove geografico. Denis Vairasse pubblica La storia dei Sevarambi (1677–1679), vasta narrazione utopica che descrive istituzioni e leggi di un regno ideale per criticarne per contrasto gli assetti europei dell'epoca.
All'inizio del Settecento Daniel Defoe firma The Consolidator (1705), viaggio satirico «dalla Luna» che mette alla berlina il Parlamento e gli equilibri del potere londinese attraverso l'allegoria tecnologica dell'omonima macchina volante.
Con le Lettere persiane (1721) Montesquieu usa la cornice epistolare di due viaggiatori orientali per osservare dall'esterno la Francia della Reggenza, fornendo una satira dei costumi e un confronto tra modelli politici. Jonathan Swift porta all'estremo la satira di viaggi e istituzioni con I viaggi di Gulliver (1726), parodia del resoconto di viaggio che bersaglia politica, scienza e vita pubblica britannica descrivendo nazioni immaginarie come Lilliput e Brobdingnag. Nello stesso solco polemico rientra il suo celebre opuscolo Una modesta proposta (1729), finto trattato economico che denuncia lo sfruttamento inglese dell'Irlanda e le retoriche tecnocratiche del tempo; in esso, per paradosso, l'autore prospetta di alleviare la miseria degli irlandesi vendendo i figli dei poveri come cibo per i ricchi.
Nel contesto illuminista, Voltaire condensa nel romanzo filosofico Candido (1759) una feroce critica dell'ottimismo metafisico e delle istituzioni del suo tempo, usando l'odissea picaresca del protagonista come dispositivo satirico globale. Tobias Smollett con The History and Adventures of an Atom (1769) trasfigura in chiave allegorica la politica britannica dell'epoca ambientando gli eventi in un Giappone fittizio; il testo è però generalmente letto come satira d'attualità più che come costruzione di un assetto politico congetturale in senso fantapolitico.
Alla vigilia della Rivoluzione francese, Louis-Sébastien Mercier sposta l'utopia nel futuro con L'anno 2440 (1771), delineando una Parigi riformata come laboratorio di politica, educazione e costumi, modello spesso indicato come pietra miliare della "storia futura" a funzione civile. Le avventure di Telemaco (1699) di Fénelon viene letta dai contemporanei come velata critica dell'assolutismo di Luigi XIV e come manuale di governo in forma romanzesca.
Ottocento: allarmi d'invasione, controstorie e utopie sociali
Nel XIX secolo si affermano in area europea e nordamericana filoni narrativi che usano scenari futuri o alternativi per discutere assetti istituzionali, conflitti e riforme, tra cui la cosiddetta "letteratura d'invasione", le prime ucronie e l'utopia di matrice socialista.
Un testo capostipite del filone d'invasione è La battaglia di Dorking (1871) di George Tomkyns Chesney, racconto che, all'indomani della guerra franco-prussiana, immagina una sconfitta britannica;: «The evidence shows that the modern tale of the coming conflict dates from the May 1871 issue of Blackwood's Magazine». l'opera inaugura in modo consapevole il filone delle "guerre future" e dell'"allarme invasione" nella narrativa britannica d'epoca vittoriana, modello ripreso per decenni dalla narrativa politico-militare.
Samuel Butler pubblica Erewhon (1872), satira in forma di viaggio in un Paese immaginario che rovescia norme e istituzioni dell'età vittoriana, inclusa una riflessione sui rapporti tra uomini e macchine.