Il rimpatrio della Costituzione canadese (in inglese Patriation) fu il processo politico che condusse alla piena sovranità del Canada, culminato con la Legge costituzionale del 1982. Questa legge si rese necessaria perché con lo Statuto di Westminster del 1931, il Canada aveva consentito al Parlamento britannico di mantenere temporaneamente il potere di emendare la Costituzione del Canada con il consenso del governo canadese. Quel potere fu tolto al Regno Unito mediante l'approvazione, il 29 marzo del 1982, della Legge sul Canada del 1982 da parte del Parlamento del Regno Unito, come richiesto dal Parlamento del Canada.

Il rimpatrio fu successivamente confermato dalla Legge costituzionale del 1982 del Canada, che fu firmata dal primo ministro canadese dell'epoca Pierre Trudeau e da Elisabetta II, in qualità di regina del Canada, il 17 aprile 1982, sulla Collina del Parlamento, a Ottawa. I poteri costituzionali sul Canada della regina Elisabetta non furono modificati dalla legge. Il Canada, tuttavia, ha la piena sovranità come paese indipendente, e il ruolo del Re come monarca del Canada è completamente separato dal suo ruolo di monarca britannico o monarca di uno qualunque degli altri reami del Commonwealth.

Etimologia La parola originale inglese patriation fu coniata in Canada come retroformazione da repatriation ("rimpatrio", ossia ritorno in patria). Anteriormente al 1982, la Costituzione canadese era emanata e modificata dal Regno Unito (su richiesta del Parlamento del Canada); quindi alcuni hanno ritenuto che patriation fosse un termine più adatto di repatriation (che evoca l'idea di "restituire" qualcosa). Il termine fu usato per la prima volta nel 1966 dal primo ministro Lester B. Pearson in risposta a una domanda in Parlamento: "Noi intendiamo fare tutto ciò che possiamo per far rimpatriare, o patriare, la Costituzione del Canada."House of Commons Debates (Hansard), 373/2 (28 gennaio 1966). Documentato come il primo uso conosciuto nellOxford English Dictionary, voce patriate.

Primi tentativi Dal 1867, la Costituzione del Canada era contenuta principalmente nella Legge sul Nord America Britannico del 1867, e nelle altre Leggi sul Nord America Britannico, che furono approvate dal Parlamento del Regno Unito. Vari Primi Ministri canadesi, a cominciare da William Lyon Mackenzie King nel 1927, avevano fatto tentativi per "domesticare" la formula emendativa, ma non riuscirono a raggiungere un accordo con i governi provinciali su come tale formula dovesse funzionare. Così, anche dopo che lo Statuto di Westminster nel 1931 concesse al Canada e agli altri cinque Dominion dell'Impero la piena indipendenza legislativa, il Canada chiese che la Legge sul Nord America Britannico del 1867 fosse esclusa dalle leggi sulle quali esso aveva ora il pieno controllo per poterle emendare; fino al 1949, la Costituzione poté essere modificata solo da un'ulteriore legge a Westminster. La Legge sul Nord America Britannico del 1949 (n. 2) concesse al Parlamento canadese un limitato potere di emendare la Costituzione in molti ambiti della propria giurisdizione, senza il coinvolgimento del Regno Unito. La Costituzione fu emendata in questa maniera cinque volte: nel 1952, 1965, 1974 e due volte nel 1975.

I negoziati continuarono sporadicamente tra il governo federale e quelli provinciali per lo sviluppo di una nuova formula emendativa nella quale il Regno Unito non avesse alcuna parte. Negli anni 1960, gli sforzi dei governi dei primi ministri John Diefenbaker e Lester Pearson, inclusa la conferenza sulla "Confederazione di Domani" nell'anno del centenario della fondazione dello stato canadese, culminarono nella formula Fulton-Favreau ma, senza l'appoggio del Québec, il tentativo di rimpatrio fallì.

Nel 1968, a Pearson successe Pierre Trudeau, capo del Partito Liberale, anch'egli fautore del rimpatrio. Trudeau fece parecchi tentativi, inclusa la Carta di Victoria (Victoria Charter) nel 1971 (contenente un'ampia proposta di riforma costituzionale) e altri emendamenti proposti nel 1978. Alla conferenza del 1978-79, Trudeau si preparò per la prima volta a fare alcune concessioni federali ai governi provinciali riguardo alla divisione dei poteri in determinate materie, come il diritto di famiglia, la pesca e la gestione delle risorse. Tuttavia, i primi ministri delle province si mostrarono riluttanti, il che alimentò l'ipotesi che essi stessero in realtà temporeggiando per vedere se i Conservatori Progressisti, più favorevoli alle province, avrebbero vinto le imminenti elezioni federali.. In quella campagna, i Liberali concorsero proponendo con forza la riforma costituzionale, compreso un discorso a Maple Leaf Gardens nel quale Trudeau promise di intraprendere un'azione unilaterale se i premier provinciali non avessero acconsentito al rimpatrio..

Realizzazione del rimpatrio Il rimpatrio ricevette un nuovo impulso dal referendum sull'indipendenza del Québec del 1980, prima del quale Trudeau aveva promesso un nuovo accordo costituzionale se la maggioranza dei Quebecchesi avesse votato "No". Dopo molti giorni di negoziato e la soffiata del Kirby Memo (una serie di appunti scritti da Michael Kirby, principale segretario dell'Ufficio del Primo Ministro, sul programma delle riforme costituzionali, nei quali si attaccavano duramente le province che vi si opponevano, in particolare il Québec), ad opera di una "fonte federale interna", dopo essersi consultati durante una riunione allo Château Laurier, i premier provinciali redassero una lista di 10 poteri federali da devolvere alle province in cambio del loro consenso al rimpatrio. Trudeau, quando gli fu presentato il documento, si rifiutò di accettarlo e reiterò la sua minaccia di cercare l'approvazione della Camera dei comuni per procedere con un emendamento unilaterale. Posto di fronte all'accusa del premier del Manitoba Sterling Lyon che ciò avrebbe "dilaniato il paese", Trudeau rispose che, se il Canada non poteva avere il controllo della propria Costituzione e una carta dei diritti quando la maggior parte delle province avevano le loro, il paese meritava di essere dilaniato.

Il Canada Bill e l'opposizione provinciale Trudeau espresse la convinzione che i primi ministri provinciali stessero agendo in mala fede e tenne una riunione ristretta con i capi del suo partito (il cosiddetto caucus) per proporre una nuova linea. Dopo aver offerto un'ampia gamma di opzioni e aver proposto una riforma completa, un parlamentare del Québec gridò: "Allons-y en Cadillac!" (tradotto da Trudeau con il significato: "Andiamo in prima classe ... essere liberali fino alla fine ... non stemperare le nostre convinzioni con l'opportunismo politico"). Portando la proposta al Gabinetto, alcuni ministri suggerirono di usare la riforma costituzionale per aumentare il potere federale in materia di economia, ma Trudeau sollevò obiezioni, replicando: "Non dovremmo turbare l'equilibrio".. Il 2 ottobre 1980, annunciò alla televisione nazionale la sua intenzione di procedere con il rimpatrio unilaterale in quello che definì il "pacchetto del popolo" (people's package). La proposta avrebbe richiesto il rimpatrio al Parlamento britannico, nonché l'incorporazione di una carta dei diritti nella Costituzione, e avrebbe altresì sollecitato un referendum da tenere entro due anni sulla formula emendativa per la nuova Costituzione. Tale referendum sarebbe stato una scelta tra la formula della Carta di Victoria (che dava un potere di veto sulle proposte di riforma costituzionale al governo federale e alle due province maggiori, l'Ontario e il Québec) e la formula che prevedeva che una proposta di riforma costituzionale dovesse essere approvata congiuntamente da più province, che rappresentassero almeno l'80% della popolazione nazionale.

Trudeau trovò nuovi alleati nei primi ministri Bill Davis (Ontario) e Richard Hatfield (Nuovo Brunswick). e il Nuovo Partito Democratico federale, guidato da Ed Broadbent, annunciò il suo sostegno dopo aver persuaso Trudeau a devolvere alle province alcuni poteri in materia di risorse. La proposta del Primo Ministro alla Camera dei comuni, che sarebbe stata presentata come Canada Bill ("Progetto di legge sul Canada"), invitava i gruppi aborigeni, femministi e altri ad Ottawa per dare il loro contributo alla nuova carta dei diritti nei comitati legislativi. Tuttavia, c'era disaccordo sulla carta, alla quale i premier di sei province (Sterling Lyon del Manitoba, René Lévesque del Québec, Bill Bennett della Columbia Britannica, Angus MacLean dell'Isola del Principe Edoardo, Peter Lougheed dell'Alberta e Brian Peckford di Terranova) si opponevano in quanto intromissione nei loro poteri; la stampa soprannominò questo gruppo la "Banda dei Sei" (Gang of Six). Il Manitoba, Terranova e il Québec presentarono un ricorso arbitrale alle rispettive Corti d'appello, chiedendo se il Canada Bill fosse costituzionale. La Nuova Scozia e il Saskatchewan rimasero neutrali.

Su insistenza della Columbia Britannica, i premier delle province che si opponevano al rimpatrio unilaterale redassero una proposta alternativa per evidenziare io disaccordo tra le parti e controbattere le accuse di ostruzionismo del governo federale se il documento doveva essere trasmesso a Westminster. L'idea era il rimpatrio avesse luogo senza carta dei diritti e che la formula emendativa permettesse l'emendamento (cioè la modifica costituzionale) con l'approvazione di sette province che rappresentassero il 50% della popolazione, designata come la Formula di Vancouver. L'innovazione della proposta dei premier era una clausola che consentiva alle province dissenzienti di "chiamarsi fuori" (opt out) dai nuovi emendamenti che si sostituissero alla giurisdizione provinciale e di ricevere un finanziamento equivalente per adottare un programma sostitutivo se 2/3 dei membri dell'assemblea legislativa provinciale avessero accettato. La Nuova Scozia e il Saskatchewan approvarono questo, spingendo la stampa a ribattezzare ora i premier all'opposizione la "Banda degli Otto" (Gang of Eight).

Trudeau rifiutò il documento proposto senza pensarci su e minacciò di nuovo di portare l'istanza di rimpatrio direttamente al Parlamento britannico "[senza] preoccuparsi di chiedere a nessun premier". Il consiglio federale del Gabinetto e della Corona presero la posizione che se la Corona britannica — in Consiglio, in Parlamento e nella magistratura — intendeva esercitare la sua sovranità residua, lo facesse solo su richiesta dei ministri federali della Corona. La "banda" fece subito presto appello nei tribunali. Il giudice Joseph O'Sullivan della Corte d'Appello del Manitoba stabilì che la posizione del governo federale era scorretta; il principio costituzionalmente consolidato del governo responsabile significava che né la Regina del Canada né la Regina del Regno Unito potevano legiferare per le province (cioè alterare le loro costituzioni) solo su consigli dei ministri federali canadesi; "Il Canada non aveva un unico governo responsabile ma undici." I giudici, tuttavia, non erano unanimi nelle loro conclusioni sul tema.. Inoltre, i funzionari del Regno Unito sottolineavano che il Parlamento britannico non aveva alcun obbligo di soddisfare una qualsiasi richiesta di cambiamenti giuridici fatta da Trudeau, particolarmente se non venivano seguite le convenzioni canadesi. Il caso fu infine presentato alla Corte suprema del Canada.

Il ricorso arbitrale sul rimpatrio