Con doping di Stato in Russia si intende identificare il sistema segreto di somministrazione di sostanze dopanti e di copertura dei risultati ai test antidoping messo in atto da parte di diverse infrastrutture federali sportive, di controllo e di collegamento della Russia e applicato ai loro atleti. Una prima indagine intensiva del fenomeno, pubblicata nel dicembre del 2016, stimò che nel solo periodo intercorso tra il 2011 e il 2015 più di mille sportivi russi avessero partecipato a questo sistema.

I primi sospetti Le prime notizie rese pubbliche insinuanti che a monte dei risultati degli atleti russi ci fosse un sistema di manipolazione e copertura dei risultati ai controlli antidoping, furono portate da un documentario della TV tedesca ARD a firma del giornalista Hajo Seppelt e che venne mandato in onda il 3 dicembre 2014: in questo veniva descritto un sistema su larga scala, che coinvolgeva a vari livelli le varie infrastrutture statali e veniva perciò paragonato allo Staatsplanthema 14.25 messo in atto dalla Germania Est già dalla fine degli anni '60. Il documentario è incentrato sulle testimonianze portate da Vitalij Stepanov, dipendente dell'Agenzia antidoping della Russia (RUSADA), e di sua moglie, la mezzofondista Julija Stepanova; in esse i coniugi rivelano una vasta e strutturata rete fatta di atleti compiacenti, allenatori senza scrupoli e dirigenti corrotti. In cambio di una percentuale dei guadagni di un atleta infatti, i funzionari della All-Russia Athletic Federation (ARAF) fornivano sostanze vietate e, con la cooperazione di altri funzionari nella struttura di controllo antidoping, offrivano copertura ai test. Nel documentario furono incluse delle telefonate segretamente registrate dalla Stepanova con alcune sue colleghe che confermavano sia gli aiuti ottenuti che il pagamento di ingenti somme di denaro.

Le iniziative della WADA La commissione Pound L'Agenzia mondiale antidoping (WADA) il 16 dicembre 2014 istituì una commissione indipendente presieduta da Dick Pound per accertarsi circa la veridicità delle rivelazioni emerse dal documentario. Il 9 novembre 2015, dopo quasi un anno di investigazioni, la commissione pubblicò il proprio rapporto definitivo; in detta relazione vennero confermati tutti i sospetti in carico all'ARAF, alla RUSADA ed al laboratorio antidoping accreditato dalla WADA a Mosca; vennero inoltre alla luce ulteriori elementi che coinvolgevano in questo sistema di copertura dai controlli antidoping altre federazioni sportive nazionali, il servizio segreto russo (FSB), nonché alcuni membri di spicco della Federazione internazionale di atletica (IAAF), come il suo presidente di allora Lamine Diack, e che in seguito alla documentazione trasmessa dalla commissione Pound all'Interpol vennero messi sotto investigazione dall'organizzazione contro il crimine internazionale.

Le più immediate azioni poste in essere dalla WADA già il giorno seguente la pubblicazione del rapporto furono quelle di revocare l’abilitazione del laboratorio di Mosca e di iniziare un processo per rivalutare la conformità dell'agenzia antidoping russa; contemporaneamente raccomandò al Ministro dello Sport russo l'allontanamento del dottor Grigorij Rodčenkov dalla sua posizione di direttore del laboratorio di Mosca e alla IAAF di sospendere l'ARAF con la conseguenza che gli atleti russi non avrebbero potuto prendere parte ad alcuna competizione internazionale nel 2016 e che i campionati del mondo a squadre di marcia 2016 e i campionati del mondo under 20 di atletica leggera 2016, precedentemente assegnati alle due città russe di a Čeboksary e Kazan', sarebbero stati riallocati. La successiva riunione del consiglio direttivo tenutasi a Colorado Springs il 18 novembre 2015 dichiarò la RUSADA non più conforme agli standard del codice mondiale antidoping con effetto immediato.

Il rapporto McLaren La commissione Pound, nelle sue conclusioni sottolineò come, nonostante il suo mandato si limitasse solamente a verificare i fatti ascritti alla federazione di atletica leggera, la piaga del doping e della corruzione fosse allargata a molte altre discipline sportive. Nel frattempo il dottor Rodčenkov fuggì negli Stati Uniti ed entrò nel programma protezione testimoni, diventando un informatore e rilasciando anche delle interviste al New York Times nelle quali raccontò, portando prove e testimonianze, il vasto e radicato sistema del doping in Russia nonché le metodologie usate per “coprire” gli atleti russi alle Olimpiadi casalinghe di .

La WADA, al fine di portare prove a supporto delle rivelazioni riguardanti le accuse dell'uso di sostanze dopanti ai Giochi invernali di da parte degli atleti russi e del relativo metodo di copertura dai controlli da parte degli organi di vigilanza statali, il 17 maggio 2016 incaricò Richard McLaren di aprire un'investigazione indipendente. Questi pubblicò un primo rapporto dopo solo due mesi, che corroborò tutti i sospetti e le rivelazioni effettuate dal dottor Rodčenkov e che si concludeva indicando come vi fosse un apparato statale, che partendo dal Ministro dello Sport si estendeva dai servizi segreti (FSB) fino all’agenzia antidoping (RUSADA) passando dal laboratorio antidoping di Mosca, tendente a coprire e proteggere gli atleti russi che facevano uso di doping.

Il 9 dicembre dello stesso anno McLaren pubblicò la seconda ed ultima parte del suo rapporto, il quale, tra le altre cose, asseriva che negli anni tra il 2011 e il 2015 più di un migliaio di atleti russi avrebbero beneficiato di questo sistema per coprire l'utilizzo di sostanze dopanti.

La temporanea riabilitazione e la scoperta di nuovi illeciti Il processo di riabilitazione della RUSADA per essere reintegrata quale membro dell’agenzia mondiale antidoping iniziò già all’indomani della riunione del consiglio direttivo della WADA di Colorado Springs del novembre 2015; il comitato di revisione di conformità (CRC) dell’agenzia mondiale antidoping stilò una tabella di marcia comprendente più di trenta criteri che l’organizzazione russa avrebbe dovuto soddisfare per poter completare tale processo di reintegro. Ad agosto 2017 vennero resi noti i primi progressi raggiunti concludendo la “fase uno” della riabilitazione. Con la lettera inviata dal Ministro dello sport russo Pavel Kolobkov il 13 settembre 2018 il CRC ritenne soddisfatti gli ultimi due criteri ancora non assolti della “fase due” del processo di riqualificazione e, nel corso del successivo meeting del comitato esecutivo tenutosi il 20 settembre 2018, la RUSADA ottenne il reintegro in seno alla WADA; detto reintegro era però soggetto al soddisfacimento di rigorose condizioni, prima tra le quali la consegna di tutti i campioni e dei dati analitici conservati nel laboratorio di Mosca di cui Grigorij Rodčenkov era direttore, compreso anche il sistema di gestione informatica (LIMS).

Dopo essere entrato in possesso di quanto richiesto, una prima parte a gennaio ed una seconda ad aprile 2019, il dipartimento investigativo e di intelligence (I&I) della WADA iniziò un intensivo percorso di controlli e analisi forensi individuando un primo gruppo di 298 casi anomali, di questi trasmise immediatamente i primi 43 nominativi -per i quali aveva completato gli esami probatori- alle federazioni internazionali di riferimento degli atleti coinvolti, e che portò alla luce incongruenze tra il database LIMS consegnato dalle autorità russe e quello di cui la WADA era entrato in possesso nell’ottobre del 2017, giungendo quindi alla conclusione che parte della documentazione ottenuta fosse stata alterata, con manipolazioni avvenute anche successivamente al reintegro dell’agenzia antidoping russa.

La nuova dichiarazione di non conformità e le altre sanzioni Questi ultimi fatti indussero la WADA ad aprire una nuova procedura di sospensione nei confronti della RUSADA, nel frattempo il CRC invitò il Ministro dello Sport e la stessa agenzia russa a fornire dettagliate spiegazioni circa le incoerenze riscontrate in fase di controllo dall'I&I; il comitato di revisione di conformità valutò le controrelazioni inviate e fornì un documentato resoconto al consiglio direttivo della WADA dal quale emerse come centinaia di presunti risultati analitici negativi presenti nella copia del database LIMS di cui erano entrati in possesso nel 2015 fossero stati rimossi dalla copia consegnata dalle autorità russe nel 2019, inoltre erano stati artefatti dei messaggi tra i membri del personale del laboratorio per supportare la tesi russa secondo cui furono il dottor Rodčenkov e due suoi collaboratori a falsificare le voci nel database LIMS di Mosca per poter estorcere denaro agli atleti. In conseguenza di ciò il comitato esecutivo della WADA, nella riunione svoltasi a Losanna il 9 dicembre 2019, dichiarò all'unanimità la RUSADA non conforme al codice dell'agenzia mondiale antidoping per un periodo di quattro anni; in questo termine dei quattro anni furono incluse ulteriori sanzioni quali l'impossibilità ad organizzare grandi eventi, l'impossibilità per i funzionari e i rappresentanti del governo russo di far parte del consiglio di qualunque organo firmatario del codice WADA o di assistere a edizioni di Giochi olimpici, paralimpici e campionati del Mondo, la possibilità per gli atleti russi risultati estranei alle investigazioni a prender parte a dette competizioni unicamente sotto insegne neutrali, senza inno, bandiera o altro emblema nazionale russo e infine il pagamento di una multa e di tutti i costi sostenuti dalla WADA dall'inizio delle nuove investigazioni; l'agenzia russa fece appello al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) avverso le misure decise dalla WADA che accolse parzialmente il ricorso limitando le sanzioni ad un periodo di due anni a far data dal 17 dicembre 2020, giorno in cui venne emessa la sentenza.

Parallelamente continuò il lavoro di analisi dei dati e dei campioni da parte del dipartimento investigativo e di intelligence della WADA che, dopo aver individuato le prime anomalie già a luglio 2019, alla fine di aprile 2020 concluse il riesame dei 298 casi con dati sospetti, inviando le risultanze alle 27 federazioni sportive internazionali degli atleti interessati per vagliare l'adozione di possibili sanzioni nei loro confronti; nel contempo proseguirono anche le rianalisi dei campioni presi dal laboratorio di Mosca ad aprile 2019: dopo aver eseguito i primi 313 esami istologici si contavano 49 "riscontri analitici avversi" (AAF).

Le iniziative del CIO L'istituzione dell'Agenzia Internazionale per i Test Antidoping Nell'ottobre del 2015 il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) implementò l'Agenda olimpica 2020 relativamente ai punti concernenti la tutela degli atleti puliti e la salvaguardia della credibilità dello sport in generale, proponendo la creazione di un nuovo sistema per l'effettuazione dei test antidoping e per l'erogazione delle successive sanzioni, che fosse indipendente da altre organizzazioni sportive o politiche; l'intento era quello di evitare possibili conflitti di interesse, tra favorire lo sport pulito o coprire potenziali scandali, che potevano nascere dal fatto che fosse o l'agenzia antidoping nazionale a sanzionare gli sportivi del proprio paese oppure la federazione sportiva internazionale o l'organizzatore dell'evento sportivo a comminare pene per gli atleti del loro sport.

Con la stretta collaborazione della WADA iniziò dunque un percorso di riforme che dopo poco più di due anni portò all'istituzione dell'Agenzia Internazionale per i Test Antidoping (ITA), organo indipendente che gestisce i programmi antidoping per le varie federazioni sportive, per gli organizzatori di grandi eventi, per le associazioni nazionali e regionali antidoping e qualsiasi altro ente ne faccia richiesta, che iniziò la propria attività a partire dai Giochi olimpici giovanili di , occupandosi nel contempo anche delle operazioni di rianalisi delle Olimpiadi di e di .

La delegazione russa a Rio de Janeiro 2016