Il coroT. Verdon, Sotto il cielo della cupola. Otto progetti per il coro di Santa Maria del Fiore, in della cattedrale di Santa Maria del Fiore, comunemente anche chiamato nell'ambito della cattedrale lottagono per antonomasia,D. Heikamp, Baccio Bandinelli nel Duomo di Firenze, in è situato al di sotto della cupola del Brunelleschi e costituisce l'area presbiterale del tempio, che accoglie l'altare maggiore e la cattedra arcivescovile.

Realizzato su progetto di Baccio Bandinelli e di Giuliano di Baccio d'Agnolo tra il 1547 e il 1572 in luogo di uno costruito nel 1520 da Nanni Unghero e Domenico di Francesco Baccelli, che a sua volta ne sostituiva uno più antico opera di Filippo Brunelleschi e risalente al 1437-1439,T. Verdon, Immagini della Controriforma: l'iconografia dell'area liturgica di Santa Maria del Fiore, in nel corso dei secoli il coro è stato oggetto di diverse modifiche e alterazioni che l'hanno portato all'attuale conformazione.

Storia Il coro provvisorio del 1379

La costruzione della cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze iniziò nel 1296 nell'area occupata dalla precedente cattedrale, dedicata a santa Reparata; la demolizione di quest'ultima avvenne in maniera progressiva e il suo presbiterio (rialzato come nella cattedrale di San Romolo a Fiesole per la presenza di una cripta sottostante, e situato nell'area della seconda campata della cattedrale attuale) continuò ad essere utilizzato regolarmente per le liturgie fino al 1375,D. Cardini, Il "salto di scala" nella dimensione del Centro religioso, in quando venne demolita l'abside dell'antica chiesa.

Molto probabilmente, fin dall'originario progetto arnolfiano il coro avrebbe dovuto trovar luogo nello spazio sottostante la cupola, formando con quest'ultima un unico insieme avente la connotazione di presbiterio-santuario,G. Leoncini, I "cori centrali" di Santa Maria del Fiore e di altre chiese fiorentine: spazi liturgici e architettonici, in soluzione analoga a quella adottata nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Siena fino al 1506 in base ad una delibera del 1258. La Cronaca fiorentina, scritta negli ultimi anni della sua vita da Marchionne di Coppo Stefani (morto nel 1385) ma pubblicata soltanto nel 1781, riporta il più antico documento relativo al coro di Santa Maria del Fiore: esso risale al 1360 e contiene le indicazioni su come avrebbe dovuto essere completata la nuova chiesa, con l'altare maggiore che avrebbe trovato posto al centro dell'ottagono della crociera, intorno al quale si sarebbero sviluppate le tre tribune con cinque cappelle ciascuna. Inoltre, in base ad una delibera del 1366, a ridosso dei due pilastri tra cupola e navata, vi sarebbero dovuti essere due amboni (mai realizzati) destinati ad essere utilizzati per la lettura delle pericopi bibliche o come cantorie.G. Leoncini, I "cori centrali" di Santa Maria del Fiore e di altre chiese fiorentine: spazi liturgici e architettonici, in

Dopo il completamento del piedicroce della nuova cattedrale (1378), nel 1379 venne allestito un presbiterio provvisorio nell'area della quarta campata della navata maggiore. A ridosso del tramezzo in legno che separava il piedicroce completato dal capocroce ancora in fase di costruzione, e probabilmente affiancato da due cantorie ottagonali, anch'esse in legno, ove trovavano luogo i cantori,L.A. Waldman, Dal Medioevo alla Controriforma: i cori di Santa Maria del Fiore, in si trovava l'altare maggiore, sormontato dal Dossale di San Zanobi, dipinto realizzato per Santa Reparata negli anni 1240 dal Maestro del Bigallo, successivamente sostituito da una nuova pala di soggetto ignoto, venduta nel 1441. All'interno del presbiterio provvisorio, che aveva pianta rettangolare, trovavano luogo anche gli stalli del coro e la custodia eucaristica (in posizione laterale); l'area era delimitata da una transenna lignea con grata realizzata nel 1383, che nel 1397 venne arricchita con novantanove roselline in metallo argentato.

Il coro di Filippo Brunelleschi

Dopo il completamento delle due calotte della cupola, avvenuto nel giugno 1434, Filippo Brunelleschi, Lorenzo Ghiberti e il falegname Agnolo d'Arezzo presentarono tre modelli per la realizzazione di un nuovo coro. Nel giugno 1435 vennero eletti sei cittadini affinché esaminassero i tre progetti e stabilissero il luogo in cui sarebbe dovuto sorgere il coro. Essi nel novembre successivo, in un rapporto agli operai, rifiutarono il modello di Ghiberti in quanto prevedeva l'altare maggiore al centro dell'ottagono, ove invece avrebbe dovuto trovar luogo il badalone; vennero invece approvati gli altri due e fu stabilito che iniziasse la costruzione del presbiterio secondo questi (probabilmente in quanto presentavano un impianto simile). Vennero tuttavia richieste delle modifiche: a Brunelleschi di abbassare il parapetto, ridurre il numero di gradini e portare i due ordini di stalli a tre, con la conseguente necessità di aumentare il diametro dell'ottagono; ad Agnolo d'Arezzo di arretrare l'altare maggiore e renderlo mobile insieme ai suoi gradini, non essendo ancora la commissione giunta ad una decisione sul luogo in cui esso avrebbe dovuto essere collocato in pianta stabile. Nel marzo 1436, in vista della consacrazione della cattedrale (avvenuta il 25 dello stesso mese e presieduta da papa Eugenio IV), venne demolito il coro del 1380T. Verdon, "Ecce Homo": spazio sacro e la vittoria dell'uomo, in e probabilmente ne venne realizzato uno provvisorio con recinto al di sotto della cupola in attesa che fosse costruito quello definitivo in marmo. L'anno successivo gli operai commissionarono un grande modello a grandezza naturale dell'altare maggiore, che venne utilizzato durante le liturgie, mentre risale al 1437-1439 la costruzione del recinto ligneo su progetto di Filippo Brunelleschi che avvenne ampliando l'area in vista della sessione finale del Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze (1431-1439), per accogliere la corte pontificia e le tribune provvisorie per i cantori, nonché il pulpito (installato al centro dell'ottagono) dal quale venne proclamata l'unione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.L.A. Waldman, Dal Medioevo alla Controriforma: i cori di Santa Maria del Fiore, in

Il coro del Brunelleschi era interamente realizzato in assi di abete lasciate grezze,F. Petrucci, Le sculture dell'interno, in ed aveva forma ottagonale. Era delimitato da una transenna decorata con modanature e da un architrave continuo sormontato da candelieri o statue di angeli che, sorretto da colonne, formava una sorta di pergula centrica analoga alle soluzioni adottate per i presbiteri delle basiliche fiorentine della Santissima Annunziata e di San Miniato al Monte; tale tipologia di recinzione derivava dalla tradizione paleocristiana (con un probabile riferimento al presbiterio dell'antica basilica di San Pietro in Vaticano dal momento che papa Eugenio IV da più di un anno risiedeva a FirenzeT. Verdon, "Ecce Homo": spazio sacro e la vittoria dell'uomo, in ) e riprendeva quella (analoga e anch'essa a pianta ottagonale) che racchiudeva in origine il fonte battesimale del battistero di San Giovanni.M. Cardini, L'ipotesi tardo antica del Battistero, in Nei pressi del centro dell'ottagono, ai piedi dei gradini dell'altare, era posizionato il badalone,T. Verdon, "Ecce Homo": spazio sacro e la vittoria dell'uomo, in mentre l'altare maggiore era sopraelevato e posto a ridosso del lato orientale, come raffigurato nella Medaglia della congiura dei Pazzi di Bertoldo di Giovanni (1478); nel 1456 all'interno dell'altare, in un tabernacolo appositamente realizzato e finanziato anche dall'allora arcivescovo Antonino Pierozzi, venne posizionata una croce-reliquiario acquistata nel luglio 1454 su disposizione dei consoli dell'Arte della Lana, proveniente da Costantinopoli e contenente numerose reliquie, tra cui frammenti degli strumenti della Passione di Gesù e della Vera Croce,L. Fabbri, Culmen templi: Antonino Pierozzi a Santa Maria del Fiore, in che ivi rimase fino al 1476, quando fu trasferita nella cappella della Croce.

Nel 1439 o nel 1440 l'Arte della Lana (dal 1331 delegato permanente del comune di Firenze presso l'Opera di Santa Maria del Fiore per l'amministrazione dei sussidi comunali, e all'interno della quale venivano scelti operai e camerlengoM. Haines, La grande impresa civica di Santa Maria del Fiore, in ) approvò un modello presentato da Filippo Brunelleschi che ricalcava il coro già esistente e stabilì che venisse realizzato in maniera permanente e a tal scopo vennero acquistati nel corso degli anni dei materiali appositi; tuttavia la costruzione di quest'ultimo venne ostacolata dalla mancanza di fondi dovuta al completamento della cattedrale, in primis alla costruzione della lanterna della cupola. Già nel 1447 Piero di Cosimo de' Medici si fece promotore della costruzione di un nuovo coro, cui seguì nel 1454 un progetto elaborato da Antonio Manetti Ciaccheri, capomastro della cattedrale, mai edificato; nel 1471 suo figlio Lorenzo commissionò ad Andrea del Verrocchio, Giuliano da Maiano, al Francione e al Monciatto la realizzazione di numerose sculture in marmo e bronzo per adornare una nuova struttura permanente, mai realizzate.G. Morelli, La "grillanda di lumi", in Il coro del Brunelleschi (che venne successivamente dipinto di verde per mascherarne la vera materia di cui era fatto) nel corso degli anni venne arricchito con numerosi arredi: con un baldacchino al di sopra dell'altare (1454), un piedistallo in marmo per il crocifisso coordinato ai candelabri (1463), una nuova e più degna cattedra vescovile (1471), un drappo con stelle dipinte appeso all'architrave dietro agli scranni dei canonici (1491). Nel 1494 i reggenti della repubblica di Firenze ipotizzarono la demolizione della struttura brunelleschiana, fatiscente, e l'apertura in suo luogo di una confessione per accogliere le spoglie mortali di san Zanobi;G. Morelli, La "grillanda di lumi", in in quello stesso anno i gradini dell'altare vennero rifatti in pietra, mentre tra il 1485 e il 1504 furono studiate diverse soluzioni per porre un tabernacolo sull'altare maggiore (con la partecipazione anche di Andrea Sansovino che ne propose uno marmoreo riccamente decorato), delle quali però nessuna venne approvata in quanto la presenza di quest'ultimo avrebbe complicato le quotidiane ufficiature corali con i vari atti di venerazione nei confronti del Santissimo Sacramento.G. Leoncini, I "cori centrali" di Santa Maria del Fiore e di altre chiese fiorentine: spazi liturgici e architettonici, in Nel luglio 1509T. Verdon, Il pathos del legno e del colore. Il Crocifisso di Benedetto da Maiano nel duomo di Firenze, in Giovanni di Benedetto da Maiano vendette alla cattedrale un crocifisso ligneo scolpito da suo padre (morto nel 1497) che venne posto in asse con l'altare, al di sopra dell'architrave, che Lorenzo di Credi dipinse in policromia nel 1510 in occasione della sostituzione del tratto di architrave soprastante l'altare con un arco, alla sommità del quale venne posto il crocifisso.L.A. Waldman, Dal Medioevo alla Controriforma: i cori di Santa Maria del Fiore, in Probabilmente, per le sue grandi dimensioni che lo rendevano inadatto alle altre chiese fiorentine, si trattava di una commissione fatta appositamente dall'Opera di Santa Maria del Fiore all'artista, rimasta incompiuta alla sua morte e completata, dopo l'acquisto, con la policromia e la corona di spine.

Il coro di Nanni Unghero e Domenico di Francesco Baccelli

Nel 1519, essendo il coro brunelleschiano in cattive condizioni, l'Arte della Lana su spinta di papa Leone X (figlio di Lorenzo il Magnifico, eletto al soglio pontificio nel 1513) ordinò che fosse demolito e ne venisse realizzato uno nuovo;F. Petrucci, Le sculture dell'interno, in l'opera venne commissionata a Nanni Unghero e a Baccio d'Agnolo, capomastro della cattedrale di Santa Maria del Fiore, che cedette l'incarico a Domenico di Francesco Baccelli.