Il quoziente d'intelligenza o quoziente intellettivo (QI), è un punteggio, ottenuto tramite uno dei molti test standardizzati, che si prefigge lo scopo di misurare o valutare l'intelligenza, ovvero lo sviluppo cognitivo dell'individuo. Persone con QI basso sono a volte inserite in speciali progetti di istruzione.

Funzioni e uso Oltre che da psicologi e neuropsichiatri, il QI è usato anche dai sociologi, che ne studiano in particolare la distribuzione nelle popolazioni e le relazioni con altre variabili. È stata dimostrata in particolare una correlazione tra QI, morbosità e mortalità, e con lo stato sociale dei genitori.Intelligence: Knowns and Unknowns (Report of a Task Force established by the Board of Scientific Affairs of the American Psychological Association - Released August 7, 1995 - a slightly edited version was published in American Psychologist: )

Sull'ereditarietà del QI, sebbene sia stata sotto esame per quasi un secolo, rimangono delle controversie legate a quanto esso sia ereditabile e ai meccanismi di trasmissione. Lo stesso studio suggerisce che la componente ereditabile del QI diventi più significativa con l'avanzare dell'età. Seguendo un fenomeno chiamato effetto Flynn, il QI medio per molte popolazioni aumentava con una velocità media di 3 punti ogni decennio durante il XX secolo, prevalentemente nella parte bassa della scala. Non è chiaro se queste variazioni riflettano reali cambiamenti nelle abilità intellettuali, oppure se siano dovute soltanto a problemi di natura metodologica nei test passati.

È importante notare che i test del QI non riportano una misura dell'intelligenza come se fosse una scala assoluta, ma offrono un risultato che va letto su una scala relativa al proprio gruppo di appartenenza (sesso, età).Ad esempio a questo indirizzo è possibile osservare la taratura italiana della scala WAIS

I risultati dei test del QI sono utilizzati per prevedere i risultati accademici, le prestazioni lavorative, lo status socioeconomico conseguibile e le cosiddette "patologie sociali".Intelligence: Knowns and Unknowns (Rapporto di una squadra di studio creata dal "Board of Scientific Affairs" dell'Associazione Psicologi Americani, pubblicato il 7 agosto 1995. Una versione leggermente modificata fu pubblicata nel febbraio 1996 sull'American Psychologist, la rivista ufficiale dell'Associazione Psicologi Americani.) A tale proposito, tuttavia, uno studio del 2015, relativo alle prestazioni lavorative, ha riportato in dubbio l'asserita validità predittiva del test in tema di future performance occupazionali e ha messo in guardia nei confronti dell'uso invalso in tal senso.

Oggetto di dibattito è se i test del QI siano o no un metodo accurato per misurare l'intelligenza assoluta;

Storia Nel 1905 lo psicologo francese Alfred Binet pubblicò il primo test di intelligenza moderno, la Scala Binet-Simon. Il suo scopo era poter identificare in età precoce gli alunni che avevano bisogno di un particolare aiuto nelle materie scolastiche. Grazie al suo collaboratore Théodore Simon, Binet apportò modifiche alla sua scala di intelligenza nel 1908 e nel 1911, poco prima della sua prematura morte. Il test misurava l'età mentale del bambino in modo che un bambino di 7 anni che risolvesse i problemi che in media risolvevano i bambini di 7 anni, avrebbe ottenuto un punteggio di 7.

Nel 1912 presso Università di Breslavia lo psicologo tedesco William Stern coniò il termine I.Q. (dall'inglese: Intelligence Quotient o dal tedesco: Intelligenz-quotient) e lo definì con la formula:

In questo modo, due bambini di età diversa che risultassero entrambi con una intelligenza pari alla media, otterrebbero entrambi lo stesso punteggio di 100. Un bambino di 10 anni che avesse ottenuto un punteggio normale per uno di 13, ad esempio, avrebbe avuto un QI di 130 (100*13/10).

Un ulteriore affinamento della scala Binet-Simon fu pubblicato nel 1916 da Lewis Madison Terman, della Stanford University, il quale condivise la tesi di Stern che l'intelligenza di un individuo si dovesse misurare con un quoziente e introdusse i test chiamati Stanford-Binet Intelligence Scale, che tuttavia presentano difficoltà nell'applicazione a individui adulti.

Nel 1939 David Wechsler pubblicò il primo test d'intelligenza appositamente realizzato per la popolazione adulta, la Wechsler Adult Intelligence Scale (o WAIS).Wechsler D. (1955), WAIS. Scala d'Intelligenza Wechsler per Adulti. Tr. it. O.S. Organizzazioni Speciali, 1974. Successivamente nel 1949 Wechsler estese la sua scala includendo anche i bambini, creando la Wechsler Intelligence Scale for Children (o WISC).Wechsler, D. (1949). Wechsler intelligence scale for children. New York: The Psychological Corporation. La terza edizione della WAIS (WAIS-III) e la quarta edizione della WISC (WISC-IV), sono state tradotte in molte lingue importanti e vengono ampiamente impiegate per la valutazione di adulti e bambini. Le scale di Wechsler contengono dei sotto-punteggi separati, dividendo il QI in una parte lessicale (cultura generale, comprensione del testo, conoscenza dei vocaboli, etc.) e in una parte di performance relativa ad abilità quali la capacità di individuare rapidamente dettagli visivi, fare associazioni logico-sequenziali, ecc. Le prime versioni della scala Stanford-Binet erano invece più incentrate sulle abilità lessicali. La scala Wechsler è stata inoltre il primo test d'intelligenza a basare i punteggi su una distribuzione normale standardizzata, invece che su un quoziente relativo all'età.

Poiché i quozienti basati sull'età erano applicabili solo ai bambini, essi furono sostituiti da una proiezione del punteggio misurato sulla curva gaussiana con un valor medio di 100 (il QI medio) e una deviazione standard di 15 (o occasionalmente 16 o 24). La versione moderna del QI è così una trasformazione matematica di un punteggio grezzo basata sulla posizione di questo punteggio in un campione di normalizzazione (quantile, percentile, percentile rank), che è il risultato primario di un test del QI. Per differenziare i due punteggi, quelli moderni sono a volte chiamati deviance QI, mentre quelli basati sull'età prendono il nome di ratio QI. Mentre le due tipologie danno risultati simili intorno al centro della gaussiana, i più antiquati ratio QI producevano risultati molto più alti per persone dotate di un QI elevato (ad es. Marilyn vos Savant apparve nel Guinness Book of World Records per aver ottenuto un QI pari a 228; questo punteggio avrebbe potuto avere senso usando la formula di Binet, e anche in questo caso solo per un bambino, ma nel modello della curva gaussiana sarebbe stato relativo ad una deviazione standard eccezionale di 7,19 dunque virtualmente impossibile in una popolazione con una distribuzione normale del QI. Inoltre, i test del QI come quello di Wechsler non erano stati pensati per ottenere risultati attendibili oltre un QI di 130, semplicemente perché non abbastanza complessi).

Dalla pubblicazione della WAIS, quasi tutte le scale di intelligenza hanno adottato il metodo di attribuzione del punteggio basato sulla distribuzione normale. L'uso della curva di Gauss rende il termine "quoziente intellettivo" una descrizione non accurata delle scale di intelligenza attualmente in uso.

Il noto marxista britannico Maurice Cornforth criticava i test del QI come metafisici (cioè, fondati sull’idea che l’essenza, le proprietà e le potenzialità dell’oggetto di studio — in questo caso, l’intelligenza umana — siano compiute, immutabili e indipendenti dalle condizioni in cui si trova o potrà trovarsi in futuro), e li considerava strumenti mirati a privare la maggioranza dei bambini di un’istruzione completa, a causa delle loro presunte insufficienti capacità mentali.

Struttura dei test del QI I test del QI assumono varie forme: alcuni ad esempio utilizzano un solo tipo di elementi o domande, mentre altri sono divisi in più parti. La maggior parte di essi dà un punteggio totale e uno relativo alle singole parti del test.

Tipicamente un test del QI richiede di risolvere sotto supervisione un certo numero di problemi in un tempo prestabilito. La maggior parte dei test è costituito da domande di vario argomento, come memoria a breve termine, conoscenza lessicale, visualizzazione spaziale e velocità di percezione. Alcuni hanno un tempo limite totale, altri ne hanno uno per ogni gruppo di problemi, e ve ne sono alcuni senza limiti di tempo e senza supervisione, adatti a misurare valori di QI elevati.

La terza edizione della WAIS, (WAIS-III del 1997), consiste di 14 gruppi di problemi: 7 verbali (Informazione, Comprensione, Ragionamento aritmetico, Analogie, Vocabolario, Memoria di cifre e Ordinamento di numeri e lettere) e 7 di abilità (Codificazione di cifre e simboli, Completamento di immagini, Block Design, Matrici di Raven, Riordinamento di storie figurate, Ricerca di simboli e Assemblaggio di oggetti).

Nel 2008 è uscita la WAIS-IV, quarta edizione del test.

Per standardizzare un test del QI è necessario sottoporlo a un campione rappresentativo della popolazione, calibrandolo in modo da ottenere una distribuzione normale, o curva gaussiana; ogni test è comunque studiato e valido solo per un certo intervallo di valori del QI; poiché i soggetti che ottengono punteggi molto alti o molto bassi sono pochi, i test non sono in grado di misurare accuratamente quei valori.

Alcuni Q.I. utilizzano deviazioni standard diverse da altri: per questo motivo relativamente ad un certo punteggio bisognerebbe specificare anche la deviazione standard. A seconda del test, il punteggio conseguito può anche cambiare nel corso della vita dell'individuo.

Il QI e il fattore di intelligenza generale I moderni test del QI attribuiscono dei punteggi a diversi gruppi di problemi (fluidità di linguaggio, pensiero tridimensionale, etc.), e il punteggio riassuntivo viene calcolato a partire da questi risultati parziali. Il punteggio medio, come si evince dalla gaussiana, è 100. I punteggi parziali di ogni gruppo di problemi tendono ad essere collegati gli uni con gli altri, anche quando sembra che gli argomenti sui quali si concentrano siano i più disparati.

Un'analisi matematica dei punteggi parziali di un singolo test del QI, o sui punteggi provenienti da una varietà di test differenti (come lo Stanford-Binet, WISC-R, Matrici di Raven, Cattell Culture Fair III, Universal Nonverbal Intelligence Test, Primary Test of Nonverbal Intelligence, e altri) dimostra che essi possono essere descritti matematicamente come la misura di un singolo fattore comune e di vari altri fattori specifici per ogni test. Questo tipo di analisi fattoriale ha portato alla teoria che a unificare i più disparati obiettivi che i vari test si prefiggono sia un singolo fattore, chiamato fattore di intelligenza generale (o g), che corrisponde al concetto popolare di intelligenza. Normalmente, g e il QI sono per il 90% circa correlati tra loro, e spesso vengono usati interscambiabilmente.

I test differiscono tra loro su quanto essi riflettano g nel loro punteggio, piuttosto che un'abilità specifica o un "fattore di gruppo" (come abilità verbali, visualizzazione spaziale, o ragionamento matematico). La maggior parte dei test del QI deriva la propria validità prevalentemente o interamente da quanto essi coincidano con la misura del fattore g, come le matrici di Raven.

Differenze interetniche

The Bell Curve è un libro del 1994 di Richard J. Herrnstein e Charles Murray, che esplora il ruolo dell'intelligenza nel modo di vivere negli USA. Il libro cominciò ad essere ampiamente letto e dibattuto per la sua discussione sui rapporti tra etnie umane e intelligenza, presente nei capitoli 13 e 14. Da allora, le analisi in quel libro vennero riprese e aggiornate, per merito di studi più approfonditi.