Biografia Pasquale Formisano nacque a Napoli nel 1926, figlio di Raffaele Formisano e Nunzia Palmo. Le fonti non concordano sulla sua età al momento della morte: l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia e il Comune di Napoli lo ricordano come diciassettenne, mentre gli atti parlamentari del 1954 e del 1955 lo indicano come sedicenne. Non essendo noto il giorno e il mese di nascita, non è possibile stabilire con certezza quale delle due indicazioni sia esatta.

Raffaele Formisano aveva denunciato Pasquale allo stato civile di Napoli come proprio figlio il 4 gennaio 1927 e provvide al suo mantenimento e alla sua educazione fino alla morte. Questa circostanza avrebbe assunto particolare importanza nel dopoguerra, quando il padre cercò di ottenere i benefici economici previsti per i familiari dei caduti.

Le Quattro giornate di Napoli Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Napoli fu occupata dalle truppe tedesche. Nelle settimane successive requisizioni, rastrellamenti, deportazioni e scontri con militari e civili alimentarono una crescente opposizione popolare, che il 27 settembre sfociò nelle Quattro giornate di Napoli.

Formisano prese parte ai combattimenti il giorno successivo, 28 settembre 1943. Le fonti relative alla concessione della decorazione lo qualificano come «partigiano combattente».

Secondo la ricostruzione dell'ANPI, quella mattina lasciò la propria abitazione nonostante le preghiere dei genitori, dichiarando di voler raggiungere gli insorti che combattevano nelle strade della città. Nel centro di Napoli, nei pressi di un automezzo tedesco in fiamme, trovò due bombe a mano e un fucile mitragliatore, che raccolse prima di unirsi ai combattenti.

Poco dopo si trovò davanti a un autocarro tedesco immobilizzato da una mina, dal quale i soldati continuavano a sparare. Riparatosi dietro un cumulo di pietre, Formisano partecipò allo scontro con il fucile mitragliatore e contribuì, insieme agli altri insorti, a costringere i militari tedeschi alla resa.

La fase conclusiva del combattimento ebbe luogo nella zona compresa fra vico d'Afflitto e l'allora via Roma. Dopo una temporanea interruzione degli scontri, nella zona comparvero nuovi mezzi corazzati tedeschi che aprirono il fuoco lungo le strade presidiate dagli insorti. Formisano si trovava appostato all'angolo tra le due vie quando uno dei mezzi si avvicinò alla posizione dei combattenti.

Uscì allora dal riparo e avanzò verso il mezzo portando con sé le due bombe a mano. Lanciò la prima bomba, attirando su di sé il fuoco tedesco, e riuscì quindi a scagliare anche la seconda prima di essere colpito mortalmente dalle raffiche delle armi automatiche. Una ricostruzione dell'Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione riferisce analogamente che il ragazzo affrontò da solo il mezzo corazzato e che, dopo un momento di esitazione dell'equipaggio, fu investito dal fuoco delle armi tedesche.

Formisano morì così a Napoli il 28 settembre 1943, durante il secondo giorno dell'insurrezione. Il suo ultimo combattimento fu successivamente ricordato anche dal Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare, che nel 1965 collocò l'azione all'angolo fra via d'Afflitto e via Roma.

Medaglia d'oro al valor militare Per il comportamento tenuto durante le Quattro giornate Formisano fu insignito, alla memoria, della Medaglia d'oro al valor militare. La motivazione ufficiale ricorda in particolare il suo attacco contro il mezzo corazzato tedesco e la morte sotto il fuoco delle mitragliatrici, inserendo il suo gesto nel quadro dell'insurrezione della popolazione napoletana.

La motivazione fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 170 del 27 luglio 1949, nella quale Formisano compare come «Pasquale di Raffaele e di Palmo Nunzia», nato a Napoli nel 1926. La banca dati della Presidenza della Repubblica indica il 1943 come anno di conferimento della decorazione, precisando tuttavia che la data del relativo decreto è ancora in fase di verifica.

Nella memoria delle Quattro giornate il suo nome fu successivamente accostato a quelli degli altri giovanissimi decorati della rivolta napoletana, Gennaro Capuozzo, Filippo Illuminato e Mario Menichini. Nel 2003, durante le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell'insurrezione, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ricordò espressamente i quattro ragazzi tra le Medaglie d'oro al valor militare legate alla resistenza della città.

La pensione al padre La morte di Formisano ebbe anche un seguito amministrativo e parlamentare. Nel dopoguerra il padre Raffaele presentò domanda per ottenere una pensione di guerra in relazione alla morte del figlio e, successivamente, la riversibilità dell'assegno connesso alla Medaglia d'oro. Entrambe le richieste furono respinte; la seconda venne rigettata con decreto del Ministero del tesoro del 3 dicembre 1953.

Il problema derivava dalla particolare situazione giuridica della filiazione. Raffaele aveva riconosciuto Pasquale allo stato civile il 4 gennaio 1927 e lo aveva allevato e mantenuto, ma al momento della nascita del figlio risultava ancora legalmente sposato, benché separato, con Annunziata Narciso. Secondo la legislazione allora vigente il riconoscimento non aveva quindi prodotto pienamente gli effetti giuridici necessari per ottenere i benefici previsti per i familiari dei caduti. Annunziata Narciso morì nel 1948, quando la morte di Pasquale rendeva ormai impossibile regolarizzare successivamente la situazione.

Nel 1954 la questione fu portata alla Camera dei deputati attraverso una proposta di legge presentata da Luciana Viviani, Angelo Raffaele Jervolino, Francesco De Martino, Leone, Sansone, Muscariello, Martuscelli e Maglietta, con l'obiettivo di concedere a Raffaele Formisano un trattamento economico straordinario. Durante la seduta del 31 luglio 1954 Viviani ricordò che il padre aveva provveduto per tutta la vita al mantenimento e all'educazione del figlio e richiamò il particolare valore del sacrificio di Pasquale durante le Quattro giornate. Il Governo non si oppose alla presa in considerazione della proposta, che fu approvata dall'Assemblea e trasmessa alla commissione competente.

La IV Commissione permanente della Camera approvò il provvedimento il 29 ottobre 1954. Passato al Senato con il numero 802, il disegno di legge prevedeva per Raffaele Formisano, con decorrenza dal 1º luglio 1954, una pensione straordinaria annua di lire. La 5ª Commissione permanente del Senato, nella relazione del 13 giugno 1955, espresse tuttavia parere contrario alla concessione di una pensione mediante una legge speciale, ritenendola incompatibile con la disciplina generale vigente. La stessa commissione invitò però il Governo a prendere in considerazione l'assegnazione a Raffaele Formisano di un sussidio annuale, quale riconoscimento per avere allevato ed educato il giovane caduto.

Memoria La figura di Formisano rimase strettamente legata alla memoria dei giovani protagonisti delle Quattro giornate. Il Comune di Napoli lo include tra le personalità ricordate nell'itinerario cittadino dedicato ai luoghi e ai protagonisti dell'insurrezione.

Nel 1965 il Comune di Napoli gli intitolò una strada nel quartiere Fuorigrotta, attribuendo il suo nome alla precedente III traversa di via Diocleziano. La strada conserva tuttora la denominazione di via Pasquale Formisano.

Nel corso delle successive commemorazioni istituzionali il suo nome è stato frequentemente ricordato insieme a quelli di Capuozzo, Illuminato e Menichini, divenuti simboli della partecipazione dei più giovani alla rivolta napoletana. Nel discorso pronunciato il 28 settembre 2003 al Maschio Angioino, il presidente Ciampi richiamò espressamente il sacrificio dei quattro ragazzi e la loro presenza nell'albo delle Medaglie d'oro al valor militare.

Onorificenze

Note

Collegamenti esterni

Categoria:Medaglie d'oro al valor militare Categoria:Partigiani italiani