Discepolo di Frédéric Mistral e majoral del Félibrige, dedicò gran parte della propria vita alla lingua e alla cultura provenzale e alla salvaguardia dell'allevamento tradizionale dei tori e dei cavalli della Camargue. Fondatore di una propria manade e tra gli animatori della Nacioun Gardiano, contribuì in maniera determinante alla codificazione e alla diffusione delle tradizioni equestri e taurine camarguesi.

Lo storico statunitense Robert Zaretsky gli ha dedicato la monografia Cock & Bull Stories: Folco de Baroncelli and the Invention of the Camargue, interpretando la sua attività non soltanto come conservazione di pratiche preesistenti, ma come vera e propria costruzione culturale della Camargue moderna. In tale processo ebbero un ruolo anche il fascino esercitato su Baroncelli dal West americano, dagli indiani d'America e dal Wild West Show di Buffalo Bill.

Biografia

Origini e formazione Il suo nome completo era Marie-Joseph-Lucien-Gabriel-Folco de Baroncelli-Javon. Nacque ad Aix-en-Provence il 1º novembre 1869, figlio primogenito di Raymond de Baroncelli-Javon e Henriette de Chazelles.

Per parte paterna apparteneva a un'antica famiglia di origine fiorentina, stabilitasi ad Avignone nel XV secolo. I Baroncelli, di tradizione ghibellina, acquisirono un ruolo di rilievo nella società avignonese e possedettero la signoria di Javon, nel Contado Venassino.

La famiglia risiedeva nell'antico Hôtel de Baroncelli-Javon di Avignone, edificio che Frédéric Mistral avrebbe ribattezzato Palais du Roure («palazzo della quercia») e che divenne uno dei luoghi d'incontro della rinascita culturale provenzale.

Baroncelli fece abitualmente uso del titolo di marchese di Javon e divenne comunemente noto in Provenza come lou Marqués («il Marchese»).

Nonostante l'appartenenza all'aristocrazia, nella famiglia rimase vivo l'uso del provenzale. Il giovane Folco crebbe così in un ambiente nel quale la cultura aristocratica francese conviveva con un forte attaccamento alla lingua e alle tradizioni locali.

Fra le personalità frequentate dalla famiglia figuravano alcuni dei maggiori protagonisti del risveglio provenzale ottocentesco, tra cui Frédéric Mistral, Théodore Aubanel e Félix Gras. Il rapporto con Mistral esercitò un'influenza decisiva sulla sua formazione culturale e sull'adesione al Félibrige.

Suo fratello minore Jacques de Baroncelli divenne regista cinematografico. La sorella Marguerite de Baroncelli fu invece «regina» del Félibrige dal 1906 al 1913 e sposò il pittore Georges Dufrénoy.

Il Félibrige e L'Aiòli Ancora giovane, Baroncelli cominciò a scrivere versi in provenzale ed entrò nel gruppo raccolto attorno a Mistral. Nel 1891 partecipò alla fondazione del periodico L'Aiòli, organo della nuova generazione félibréenne, del quale assunse la direzione.

Attorno al giornale si raccolsero, fra gli altri, Charles Maurras, Frédéric Amouretti e Auguste Marin. In questa fase il regionalismo culturale provenzale si intrecciava con orientamenti politici diversi, accomunati tuttavia dalla difesa della lingua occitana, delle autonomie locali e delle tradizioni del Mezzogiorno francese.

Baroncelli divenne majoral del Félibrige nel 1905. La sua concezione del movimento fu tuttavia meno letteraria di quella di molti altri félibres: egli cercò infatti di trasferire l'ideale mistraliano dalla poesia alla vita quotidiana, trasformando costumi, feste, allevamento ed equitazione in strumenti di riaffermazione dell'identità provenzale.

Il trasferimento in Camargue Il 7 febbraio 1895 sposò Henriette Constantin, figlia di un proprietario terriero di Châteauneuf-du-Pape. Dal matrimonio nacquero tre figlie. In occasione delle nozze Charles Maurras compose e recitò un epitalamio.

Nello stesso anno Baroncelli si avvicinò stabilmente alla Camargue e si dedicò all'allevamento di tori e cavalli. Fondò la Manado Santenco (in francese Manade Saintine), stabilendosi successivamente al mas de l'Amarée, presso Saintes-Maries-de-la-Mer.

La scelta dell'allevamento era strettamente legata al suo progetto culturale. Baroncelli mirò in particolare a preservare le caratteristiche del cavallo camarguese e del toro locale, opponendosi per quanto possibile agli incroci con razze bovine spagnole.

Uno dei tori più celebri della sua manade fu Prouvenço, che acquistò grande fama nelle arene e contribuì alla notorietà dell'allevamento Baroncelli.

La costruzione delle tradizioni camarguesi L'attività di Baroncelli ebbe conseguenze che superarono l'ambito dell'allevamento. Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento contribuì a trasformare pratiche rurali locali in elementi di una consapevole identità culturale camarguese.

Partecipò alla codificazione del costume del gardian, il mandriano a cavallo della Camargue, alla valorizzazione della ferrade, delle abrivades, dei giochi equestri e della corsa camarghese. Promosse inoltre la presenza dei gardians nelle cerimonie pubbliche e nelle feste provenzali.

La storiografia più recente ha tuttavia sottolineato come tale attività non consistesse semplicemente nella conservazione di tradizioni immutate. Secondo Robert Zaretsky, Baroncelli contribuì a selezionare, organizzare e in parte reinventare usanze preesistenti, attribuendo loro un significato identitario e simbolico nuovo.

Per questa ragione Zaretsky lo considera una figura fondamentale nell'«invenzione» della Camargue moderna: un territorio trasformato, nell'immaginario collettivo, in uno spazio di libertà, cavalli, tori, mandriani e natura selvaggia, distinto culturalmente dalla Francia settentrionale e urbana.

Il West americano e Buffalo Bill Uno degli elementi più originali della formazione dell'immaginario baroncelliano fu il fascino esercitato dal West americano.

Nel 1905 conobbe l'attore e cineasta Joë Hamman, uno dei pionieri del western francese. Attraverso di lui entrò in contatto con l'ambiente del Wild West Show di William Frederick Cody, allora in tournée in Francia.

Il passaggio dello spettacolo di Buffalo Bill a Nîmes nell'ottobre del 1905 ebbe particolare importanza per Baroncelli. I gardians della sua manade entrarono in contatto con cowboy e nativi americani e presero parte ad alcune esibizioni legate allo spettacolo.

Baroncelli instaurò inoltre rapporti personali ed epistolari con alcuni nativi americani incontrati in quegli anni. La documentazione relativa a questi rapporti è stata successivamente raccolta nel volume Car mon cœur est rouge. Des Indiens en Camargue.

Il parallelismo tra gli indiani d'America e i gardians camarguesi ebbe un peso considerevole nella sua immaginazione. Baroncelli vedeva in entrambi comunità legate alla terra, al cavallo e a una cultura minacciata dalla modernizzazione. Questa analogia, storicamente infondata sotto il profilo etnologico, contribuì tuttavia alla costruzione simbolica della Camargue come una sorta di «Far West» provenzale.

A partire dal 1909 mise inoltre uomini, cavalli e tori della propria manade a disposizione di Joë Hamman per alcuni dei primi film western realizzati in Francia, girati proprio nei paesaggi camarguesi.

La Nacioun Gardiano Il 24 giugno 1904 Baroncelli partecipò, insieme con alcuni amici e allevatori, alla costituzione del Coumitat Vierginen, associazione destinata alla conservazione dei costumi, delle feste e delle pratiche tradizionali della Camargue.

Nel 1909 l'associazione assunse il nome di Nacioun Gardiano («Nazione gardiana»). Il sodalizio si proponeva di mantenere e valorizzare il costume, gli usi e le tradizioni del paese di Arles e della Camargue, promuovere la lingua d'oc e diffondere gli ideali del Félibrige.

Attraverso la Nacioun Gardiano Baroncelli contribuì alla trasformazione del gardian, originariamente lavoratore agricolo specializzato nella custodia del bestiame, in una figura simbolica della cultura regionale.

L'associazione partecipava a feste, processioni, corse taurine, ferrades, abrivades e manifestazioni pubbliche, contribuendo a stabilire un repertorio cerimoniale destinato a esercitare una notevole influenza sull'immagine moderna della Camargue.

Jeanne de Flandreysy Nel 1908 Baroncelli incontrò la scrittrice e intellettuale Jeanne de Flandreysy. Fra i due nacque una relazione sentimentale di breve durata, seguita da una duratura amicizia e collaborazione culturale.

Flandreysy condivise l'interesse di Baroncelli per la cultura provenzale e contribuì alla conservazione della memoria della famiglia. Nel 1918, insieme al padre Étienne Mellier, acquistò il Palais du Roure, che la famiglia Baroncelli aveva dovuto vendere alcuni anni prima.

Il palazzo divenne in seguito un centro di documentazione sulla cultura provenzale e conserva tuttora importanti testimonianze riguardanti Baroncelli, Mistral, il Félibrige e la Camargue.

Flandreysy incoraggiò inoltre Baroncelli a ordinare e pubblicare parte dei propri scritti.

La croce della Camargue A Baroncelli si deve anche l'iniziativa che condusse alla creazione della croce della Camargue.

Nel 1925 affidò al pittore e illustratore Hermann-Paul il compito di ideare un emblema capace di riunire simbolicamente le comunità camarguesi. Ne risultò una croce formata da tre elementi: la croce propriamente detta, associata alla fede; un'ancora, simbolo della speranza e dei pescatori; e un cuore, simbolo della carità.

Il primo esemplare fu realizzato dal fabbro Joseph Barbanson e inaugurato nel 1926 a Saintes-Maries-de-la-Mer. Nel corso del Novecento la croce divenne uno dei principali simboli della Camargue.

I gitani e il culto di Sara Un altro aspetto rilevante dell'attività di Baroncelli fu il rapporto con le comunità rom e gitane che frequentavano il pellegrinaggio annuale delle Saintes-Maries-de-la-Mer.

Baroncelli manifestò una particolare simpatia nei loro confronti e contribuì alla valorizzazione pubblica del culto di Sara la Nera, venerata nella cripta della chiesa delle Saintes-Maries.

Nel 1935 ottenne dalle autorità ecclesiastiche che la statua di Sara potesse essere portata processionalmente verso il mare insieme alle altre celebrazioni del pellegrinaggio. Tale innovazione contribuì alla trasformazione dell'incontro di maggio in uno dei principali momenti pubblici dell'identità gitana in Francia.

Baroncelli elaborò anche una personale interpretazione delle origini dei gitani, che immaginava come antichissimi abitanti della Camargue e che collegava, attraverso teorie oggi prive di fondamento scientifico, agli antichi popoli mediterranei e persino agli indiani d'America.

Queste concezioni rispondevano alla sua più generale tendenza a costruire genealogie mitiche per le popolazioni che considerava minacciate dalla società moderna.

La prima guerra mondiale e gli ultimi decenni La prima guerra mondiale segnò profondamente Baroncelli. La carneficina del conflitto rafforzò in lui atteggiamenti pacifisti e antimilitaristi, che si accompagnarono negli anni successivi a una crescente diffidenza nei confronti del nazionalismo statale francese.

Il suo regionalismo rimase tuttavia difficilmente riconducibile a una precisa appartenenza partitica. Nato negli ambienti aristocratici e mistraliani e vicino in gioventù ad alcuni esponenti del regionalismo conservatore, Baroncelli manifestò nel tempo solidarietà verso gruppi e individui che riteneva perseguitati o marginalizzati.

Nel 1921 guidò a Nîmes la cosiddetta Levée des Tridents, mobilitazione dei gardians in difesa delle tradizioni taurine minacciate da provvedimenti restrittivi.

Negli anni trenta le sue condizioni economiche e di salute divennero progressivamente più precarie. Nel frattempo il suo progetto culturale aveva però profondamente modificato l'immagine pubblica della Camargue, ormai sempre più identificata con le corse dei tori, i cavalli bianchi, i gardians, le feste e i pellegrinaggi che egli aveva contribuito a organizzare e codificare.

Occupazione tedesca e morte