Biografia Prima del 1849 Era figlio dell'ispettore granducale Luigi Giacomo Casamorata, che seguì il Granduca Ferdinando III nell'esilio tedesco.Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti, musicista romantico a Firenze, Roma, Società editrice di musicologia, 2015. Già dai sette anni si trasferì a Firenze e studiò pianoforte. Nel 1825, mentre frequentava la facoltà di legge all'Università, vinse un concorso di composizione dell'Accademia di Belle Arti, a pari merito con Ferdinando Giorgetti. A quel punto tentò la carriera teatrale. Compose alcuni balletti, ma i suoi tentativi di scrivere un'opera buffa furono osteggiati dagli impresari, che gli imposero di esordire con un dramma, Iginia d'Asti, salutata con favore a Pisa alla prima del 1838 ma subito fischiata a Bologna pochi mesi dopo (vedi anche la sezione Libretti).Claudio Sartori, voce Casamorata, Luigi Ferdinando in Enciclopedia dello spettacolo, diretta da Silvio d'Amico, redattore capo Sandro d'Amico, direttore della sezione di teatro musicale Fedele d'Amico, vol. III: Car-Daf, Roma, Le Maschere, 1954, nuova edizione Roma, Unedi, 1975, p. 155. Ci sono notizie di altri due tentativi drammatici, dei quali non è rimasta però alcuna traccia. Dopo il fiasco teatrale terminò gli studi di legge (si firmò «Avv. Casamorata» per tutta la vita), ma non abbandonò mai la musica, che coltivò però più come critico che come compositore. Collaborò con la «Gazzetta musicale di Milano», «La Patria», «Il Nazionale», e «Il Costituzionale», alternando gli scritti musicali con pamphlet politici.

La disillusione risorgimentale Partecipò ai moti risorgimentali del 1848, ma quando il Granduca Leopoldo II venne ripristinato sul trono, dopo l'insurrezione, nel 1849, i suoi ideali furono disillusi e da allora abbandonò il suo attivismo risorgimentale. In questo clima di delusione cominciò ad alternare il giornalismo con alcuni impegni pubblico-amministrativi: fece parte del consiglio di amministrazione delle ferrovie a LivornoSergio Lattes, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 5: Canon to Classic rock, London, Macmillan, 2001-2002, p. 227., fu gonfaloniere a Fiesole, e consigliere comunale a Firenze.Clara Gabanizza, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978, consultabile on-line su Treccani.it

Caratteristiche del critico Fu un critico molto tradizionalista, legato a ideali formalisti: era convinto che scopo principale della musica fosse l'imitazione della natura, e molte volte si dilungava su cerebrali aspetti tecnici. Due delle sue recensioni più famose sono quella della prima del Macbeth di Verdi alla Pergola nel 1847 (recensione molto lunga apparsa sulla «Gazzetta musicale di Milano» tra l'11 aprile e il 2 giugno 1847), in cui giudicava sì gradevole la musica, ma definiva il libretto una sequela di «corbellerie madornali»David Rosen, Andrew Porter (a cura di), Verdi’s «Macbeth». A Sourcebook, New York-London, Norton, 1984; Bianca Maria Antolini, La stampa periodica dell'Ottocento come fonte per la ricerca musicologica: il «Répertoire International de la Presse Musicale», in «Rivista italiana di Musicologia», XXVI/2 (1991), Lucca, LIM, 1991, pp. 347-385; Marco Beghelli, La retorica del rituale nel melodramma ottocentesco, Torino, EDT, 2003, p. 100 ssgg.; Eduardo Rescigno, Vivaverdi. Dalla A alla Z, Giuseppe Verdi e la sua opera, Milano, Rizzoli, 2012, alla voce Casamorata, Ferdinando.; e quella della prima italiana, alla Pergola nel 1843, del Freischütz di Weber, giudicato sbilanciato tra gli strumenti a fiato e quelli a corda.Recensione apparsa sulla «Gazzetta musicale di Milano» del 26 febbraio 1843. Vedi Gloria Staffieri, Firenze, Teatro della Pergola: materiali per una storia dell’orchestra (dagli anni Venti dell’Ottocento all’Unità d’Italia), in «Studi verdiani», 16 (2002), Parma, Istituto di Studi Verdiani, 2002, pp. 97-136:111.

Il dibattito sulla musica sacra Partecipò attivamente alla discussione estetica riguardante la musica sacra, inaugurata dal Movimento Ceciliano (con il quale collaborò attivamente nella stesura del «Manifesto di Musica Sacra» nel 1877Fabio Bisogni, voce Casamorata, Luigi Ferdinando, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 4: Cam-Cou, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2000, colonne 333-335.), dapprima come permissivo e interessato osservatore di qualsiasi espressione di musica da chiesa, poi sempre più severo, fino quasi all'intransigenza: definì lo Stabat Mater di Rossini «non religioso».

La promozione della musica strumentale Un altro ambito che prediligeva era la promozione della musica strumentale, soprattutto tedesca, in Italia: organizzava concerti quartettistici e sinfonici nelle grandi sale della sua villa di Via delle Pinzochere (vicino a Santa Croce); fondò una Società artistico-musicale degli strumenti a fiato nel 1864Claudio Paradiso (a cura di), Teodulo Mabellini. Il protagonista dell'Ottocento musicale toscano, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2005.; cercò in ogni modo di organizzare orchestre stabili e teatri scuola a Firenze; e con i suoi articoli ispirò la Società filarmonica di Firenze (dal 1859 animata dal direttore d'orchestra Teodulo Mabellini) che per prima eseguì in Italia opere di Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Wagner, Gounod e Meyerbeer.Le sinfonie di Beethoven non erano mai state eseguite a Firenze prima del 1859, cfr. Paolo Paolini, Beethoven a Firenze nell'Ottocento, in «Nuova rivista musicale italiana», V/5 (1971) e V/6 (1971), Torino, ERI, 1971, pp. 753-787 e pp. 973-1002. Casamorata e Mabellini contribuirono anche alla diffusione fiorentina degli allora mai sentiti Robert Schumann e Johannes Brahms, cfr. Mila De Santis, La ricezione di Brahms e Schumann a Firenze. Prime indagini (1840-1880), in Schumann, Brahms e l'Italia. Convegno internazionale, Roma, 4-5 novembre 1999, Roma, Accademia dei Lincei, 2001, pp. 197-223.

Il Conservatorio di Firenze e la fama degli anni '60-'70

Le sue attività gli fecero guadagnare fama e considerazione nazionale, e nel 1859 fu chiamato con Abramo Basevi e Girolamo Alessandro Biaggi all'organizzazione delle scuole musicali fiorentine. Nel 1862 contribuì a fondare l'odierno Conservatorio di Firenze intitolato a Luigi Cherubini, diventandone il primo direttore (carica che mantenne fino alla morte. Gli succedette il fiorentino Guido Tacchinardi). Grazie a questo incarico divenne una sorta di autorità internazionale sulla storia della musica italiana, celebre per tutti gli anni '70: i concerti da lui organizzati a Firenze attiravano l'attenzione di artisti come Franz Liszt; valenti compositori gli dedicavano i pezzi (Ferruccio Busoni gli dedicò l'op. 21 nel 1880); gli editori lo chiamavano per revisionare partiture (per esempio Giovanni Gualberto Guidi lo incaricò della pubblicazione dello Stabat Mater di Pergolesi nel 1877); e la sua esperienza era richiestissima per le attribuzioni di opere italiane (nel 1874 il Conservatorio di Parigi si rivolse a lui per stabilire l'autenticità di un'opera di Cimarosa)«Gazzetta d'Italia», 4 luglio 1874, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1874. Cfr. , e per la stesura di enciclopedie europee (dal 1877 collaborò con Arthur Pougin all'aggiornamento della Biographie universelle di François-Joseph Fétis: si occupò delle biografie degli artisti toscani).

Collezionista ed esperto di musica antica Una fama che si cementò quando ritrovò il Codice Squarcialupi alla Biblioteca Laurenziana. Da allora venne considerato un esperto anche di musica antica: scrisse saggi su figure come Francesco Nigetti (l'inventore del cembalo a cinque tastiere) e padre Mauro dei Servi di Maria (teorico del Seicento); curò edizioni di manoscritti; collezionò strumenti antichi; stilò saggi su aspetti anacronistici della prassi esecutiva. Alla sua morte lasciò la propria biblioteca e gli strumenti al Conservatorio fiorentino.Casamorata, Luigi Ferdinando (sub voce), in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 2: BUS-FOX, Torino, UTET, 1985, p. 132. Gli strumenti donati fanno oggi parte del Museo degli Strumenti Musicali della Galleria dell'Accademia di Firenze.Alcuni strumenti sono descritti sul portale Europeana ai seguenti indirizzi: una viola d'amore, un salterio, una chitarra battente, una ribeca

Opere e fonti Oltre alle tre opere teatrali che fecero fiasco, compose un paio di cantate, alcuni balletti, musica strumentale (un concerto per flauto, uno per clarinetto, 4 sinfonie, 2 ouvertures), varia produzione da camera (tra cui spiccano le rielaborazioni da temi di Rossini, Bellini, Donizetti, Meyerbeer e Hummel), diverse opere teorico-didattiche (un manuale d'armonia che pubblicò a Firenze, un corso di canto rimasto manoscritto, uno dei primi saggi di semiografia oggi perduto, un saggio sulla costruzione dell'organo che non si opponeva all'uso dell'elettricità, e una ricognizione storica sul costume teatrale), e molta musica sacra, di cui circa 14 messe, molte però rimaste inedite.

Autografi Suoi autografi di musica sacra risultano nell'Archivio della Basilica della Santissima Annunziata, benché la mancanza di studi specifici non permetta di quantificarli con esattezza. Altri autografi risultano: al Conservatorio di Napoli: una messa a tre voci del 1839 un Magnificat datato 1842 una messa a tre voci datata 1844 il secondo quartetto d'archi del 1858 una sinfonia del 1859 un Ave Maria a quattro voci del 1871 due antifone per quattro voci datate 1878 al Conservatorio di Firenze (alcuni anche digitalizzati): un quartetto per pianoforte, clarinetto, corno e fagotto (fu stampato da Boosey); un Benedicta datato 5 marzo 1869 all'Accademia Filarmonica di Bologna: un Absolve Domine forse appartenuto a Masseangelo Masseangeli, datato 11 settembre 1877

Copie manoscritte Le copie a Firenze L'istituzione che conserva la maggior parte delle copie manoscritte delle opere di Casamorata è il Conservatorio di Firenze, nella cui biblioteca si trovano: la cantata che vinse il concorso di composizione nel 1825 una cantata, Beatrice, per le celebrazioni fiorentine dantesche del 1865 le variazioni strumentali su temi di Meyerbeer, Bellini, Donizetti e Hummel i concerti per flauto e clarinetto alcuni pezzi per oboe, con accompagnamento di pianoforte o orchestra esercizi per l'organo datati 1874 i pezzi sopravvissuti dei suoi balletti la musica da camera (almeno quattro quartetti e un trio) i pezzi orchestrali (preludi, l'ouverture op. 2, la sinfonia n. 3) studi drammatici (recitativi e cavatine, datati dal 1836 e il 1866) raccolte di pezzi di autori celebri che Casamorata arrangiava (o faceva arrangiare) per gli allievi di conservatorio un canto patriottico «alla Patria e al Re» pochi pezzi religiosi (una messa e alcune Armonie religiose su testi di Pietro Metastasio). Lo stato attuale degli studi non ci permette di stabilire quali di queste copie siano da ritenersi autografi, benché si possa ipotizzarne un numero consistente, poiché il numero delle composizioni recate dalle copie è conforme con la gran parte dei lavori noti di Casamorata.

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