LOltrepò Pavese è un'area geografica con superficie pari a circa e una popolazione di 146 579 abitanti, che deve il suo nome al fatto di essere uno dei due territori appartenenti alla regione Lombardia che si trovano a sud del fiume Po (l'altro è l'Oltrepò mantovano, nella provincia omonima).
Situato in pieno Appennino Settentrionale, in un territorio geograficamente, morfologicamente e linguisticamente affine a quello appartenente all'Emilia, confina con la provincia di Piacenza (Emilia-Romagna) ad est e con il Tortonese, in provincia di Alessandria (Piemonte), ad ovest. Nella parte meridionale, percorrendo per pochi chilometri l'Alessandrino e il Piacentino, si trova il confine con la città metropolitana di Genova (Liguria). Interamente compreso nella provincia di Pavia, il suo centro principale è Voghera; altri centri importanti sono Broni, Casteggio, Rivanazzano Terme, Stradella e Varzi.
Geografia Ha forma triangolare; un lato è rappresentato dal corso del Po; il vertice opposto, verso sud, dalla massima elevazione della provincia di Pavia, il monte Lesima (). Il territorio è costituito da una parte pianeggiante, seguita verso sud da un'ampia zona collinare e infine, nel vertice meridionale, da una zona montuosa (Appennino ligure). Le massime elevazioni, oltre al monte Lésima, sono il monte Chiappo (), il monte Garavé (1 549 m), la cima Colletta () ed il monte Penice ().
La sua struttura è condizionata dalla valle principale, la valle Staffora che forma il confine occidentale, dall'alta val Tidone, che scorre principalmente nel Piacentino formando il confine orientale, e da un complesso reticolo di vallette e rilievi collinari che si trovano tra le due valli principali. Il principale corso d'acqua è la Staffora, gli altri torrenti sono l'Ardivestra, la Versa e la parte alta del Tidone con una parte del lago di Trebecco. Nella parte più meridionale, dopo il passo del Brallo, nel comune di Brallo di Pregola, il confine con la regione Emilia-Romagna è segnato dal fiume Trebbia.
Fino al 1923, anno in cui il circondario di Bobbio fu separato dalla provincia di Pavia, l'Oltrepo Pavese (e di conseguenza la Lombardia) confinava direttamente con la Liguria.
Territorio Monti
Denominazione Altezza (m) Luogo Monte Lesima1 724 mVal Trebbia Monte Chiappo1 700 mGruppo del Monte Antola Monte Garavé1 549 mValle Staffora Cima Colletta1 493 mValle Staffora Monte Bogleglio1 492 mValle Staffora Monte Penice1 460 mValle Staffora - Val Tidone - Val Trebbia Monte Alpe1 253 mVal Tidone - Valle Staffora Cima di Valle Scura1 228 mValle Staffora Monte Calenzone1 150 mValle Staffora Cima delle Scalette1 177 mVal Trebbia Monte Pietra di Corvo1 078 mVal Tidone
Passi e valichi
Denominazione Altezza (m) Collegamento Passo del Giovà1 368 mSanta Margherita di Staffora - Zerba (PC) Passo del Penice1 146 mVarzi - Bobbio (PC) Passo del Brallo951 mValle Staffora - Val Trebbia Passo del Carmine600 mRuino - Zavattarello Passo della Scaparina1 108 mValle Staffora - Val Trebbia
Idrografia
Fiumi e Torrenti
Denominazione Altitudine della sorgentePo2 020 mNasce in PiemonteStaffora1 368 mTidone1 146 mTrebbia800 mVersiggia600 mArdivestra600 mCoppa500 mScuropasso490 mVersa559 m
Laghi Nome lago Altitudine invaso Comuni interessati Zona geograficaLago di Trebecco370 m s.l.m.ZavattarelloColli VerdiAlta Val Tidone (PC)Comunità Montana Oltrepò Pavese
Storia
L'Oltrepò Pavese nacque ufficialmente nel 1164, quando l'Imperatore Federico I concesse alla città di Pavia il diritto di nominare i consoli nelle località che costituiscono, grosso modo, l'attuale provincia di Pavia. Questo atto seguì peraltro a un periodo in cui l'ingerenza pavese nelle terre a sud del Po si era andata intensificando: già da almeno l'VIII secolo alcune comunità dell'Oltrepò (Arena Po, Montù Beccaria, Montalto Pavese, Mornico Losana e Portalbera) erano entrate a far parte del comitato di Pavia, allora capitale del regno longobardo. Inoltre, tra l'VIII e il XI secolo, diversi importanti enti ecclesiastici pavesi di fondazione regia, quali i monasteri di San Pietro in Ciel d'Oro, Santa Maria Teodote e San Felice, ampliarono i loro possessi in Oltrepò, favorendo così espansionismo pavese. D'altra parte il riconoscimento imperiale del 1164 non esimeva il comune di Pavia da una lunga lotta contro le città di Tortona e Piacenza, già dominatrici del territorio, e nemiche di Pavia a causa della diversa collocazione politica (esse guelfe, Pavia ghibellina). Per il controllo sull'Oltrepò il comune di Pavia dovette sostenere numerosi scontri armati contro Milano e i comuni vicini, come nel 1213, quando, con la battaglia di Casei Gerola, i pavesi riuscirono a sconfiggere una vasta coalizione guelfa capitanata da Milano.
Prima del 1164 l'Oltrepò Pavese non esisteva come unità politica o amministrativa. In epoca romana gli unici due centri non oscuri del territorio, Iria e Clastidium, appartenevano alle aree di influenza delle vicine Tortona e Piacenza, situate rispettivamente nelle regioni romane Liguria ed Aemilia. Buona parte del territorio fu sottoposta ecclesiasticamente ai monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio. Nel 1014 Bobbio divenne sede vescovile e la sua diocesi inglobò anche i territori meridionali dell'Oltrepò, mentre la fascia settentrionale, da Verrua Po a Parpanese, che includeva Bastida Pancarana, Castelletto Po, Arena Po, Stradella, Bosnasco, Campospinoso, Albaredo Arnaboldi e Portalbera, nonché alcune aree di colina, come Rovescala, Staghiglione e Torre del Monte, entrarono nella diocesi di Pavia. Durante questi secoli ci furono anche profondi cambiamenti nel paesaggio agrario oltrepadano: la viticultura, conservata sul territorio dai monaci di San Colombano durante l'alto medioevo, per impulso dei grandi monasteri pavesi conobbe particolare sviluppo soprattutto nella prima fascia collinare. Alcuni enti ecclesiastici, come il monastero di San Pietro in Ciel d'Oro, che almeno dal 974 possedeva vigneti e torchi presso San Damiano al Colle, estesero la cultura della vite nell'area, producendo vini che, grazie al Po e al Ticino, venivano poi trasportati a Pavia, dove la parte non consumata dai monaci era destinata al commercio.
Dopo la suddivisione fra il IX e X secolo con la formazione della grande Marca Obertenga, avvenne il passaggio alle feudalità laiche e dopo il Mille sorse una miriade di feudi imperiali, fra i quali il grande marchesato dei Malaspina formatosi per infeudamento imperiale da parte dell'imperatore Federico Barbarossa nel 1164. Altri feudi erano di pertinenza dei vescovi di Tortona e Pavia. Nel 1359 cadde insieme con Pavia sotto la dominazione dei Visconti di Milano, cui seguirono gli Sforza, famiglie che dominarono anche il confinante Piacentino e Tortonese. Nel 1499 il territorio pavese, comprendente l'Oltrepò, ebbe la qualifica di Principato di Pavia.
Sotto gli Sforza l'Oltrepò era governato da un capitano con sede a Casteggio. Il territorio comprendeva un certo numero di podesterie, nei borghi e villaggi principali; il numero dei comuni era grandissimo, poiché erano comuni talvolta anche minuscole cascine. Agli antichi signori locali, che la città di Pavia aveva confermato nei loro possessi, si erano affiancati nuovi feudatari pavesi, e infine quelli nominati dai duchi di Milano. Alla metà del XV secolo l'intero territorio dell'Oltrepò era diviso in feudi, e questa situazione non mutò fino al XVIII secolo. Bisogna comunque distinguere i piccoli feudi (detti camerali) dell'Oltrepò propriamente detto (l'originario dominio pavese), dotati di scarsa autonomia fiscale e giurisdizionale, dai grandi feudi dell'alta collina e della montagna, assoggettati dai duchi di Milano e aggregati all'Oltrepò, ma ancora dotati di larga autonomia.
Questi ultimi erano detti terre diverse, o giurisdizioni separate; avevano ognuno una sorta di statuto speciale e vari privilegi. I principali erano i marchesati di Fortunago, Godiasco, Varzi e Pregola, nati (salvo il primo) dalla disgregazione del marchesato dei Malaspina, cui in gran parte ancora appartenevano; molto importante anche il feudo di Bobbio, Voghera e Val Tidone, appartenente ai Dal Verme. I feudi malaspiniani e vermeschi costituirono le cosiddette "Giurisdizioni separate" che, trattandosi di feudi immediati imperiali, godettero di piena indipendenza fino all'abolizione dei feudi imperiali nel 1797.
Insieme con lo Stato di Milano l'Oltrepò passò nel 1535 alla Spagna e nel 1713 all'Austria; nel 1743, col trattato di Worms tra l'Austria e i Savoia, fu separato dal Principato di Pavia e unito al Piemonte. Sotto i Savoia l'Oltrepò conobbe una grande fioritura e venne diviso in due province: una con capoluogo Voghera, il centro che era divenuto ormai il principale della zona e che in precedenza aveva a lungo e inutilmente cercato di affrancarsi dal dominio pavese; a sud il territorio fece parte della provincia di Bobbio fino all'unità d'Italia.
Nel 1770 Voghera fu affrancata dal feudalesimo ed elevata a città regia; il peso dei feudatari fu comunque ridotto ovunque a una funzione quasi solo simbolica. Ancora all'inizio dell'800 l'Oltrepò era diviso ecclesiasticamente tra le diocesi di Tortona, diocesi di Bobbio e diocesi di Piacenza, con poche parrocchie sparse dipendenti da Pavia. In epoca napoleonica l'Oltrepò, diviso nei due circondari di Voghera e Bobbio, fu unito prima al dipartimento di Marengo e poi a quello di Genova, appartenente all'Impero francese. Ritornato ai Savoia nel 1814, rimase diviso in due province, Voghera e Bobbio; nel 1859, dopo l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, le due piccole province ritornarono a Pavia, la cui provincia ricalcava in gran parte l'antico Principato. Tuttavia nel 1923 il territorio di Bobbio, tra cui i comuni di Trebecco e Caminata, fu staccato da Pavia e unito a Piacenza e in piccola parte a Genova.
La situazione feudale nel XVIII secolo Con la progressiva cessione da parte dell'Austria dei territori delle Langhe da Tortona a Voghera e Bobbio tra il 1735 e il 1748, l'intera zona passò con i vari feudi imperiali dalla giurisdizione imperiale e del Senato milanese al governo dei Savoia che ne rivendicarono subito l'autonomia dalle pretese della camera di Milano. Gli antichi feudi imperiali dapprima furono riuniti in un distretto denominato "Giurisdizioni separate" a cui venivano riconosciuti gli antichi privilegi e autonomie feudali, tali che per alcuni si perpetuarono forme di vera indipendenza fino al 1797. Successivamente il governo sabaudo riorganizzò il territorio in province (quella di Voghera nel 1743 e quella di Bobbio nel 1770) che portarono all'effettiva integrazione di questi territori con il Regno di Sardegna. Feudi indipendenti: signoria di Bagnaria: indipendente dal 1408, fu concesso dal 1598 ai principi Doria che la governarono in semiautonomia fino al 1797 per poi passare ai cattolicissimi e legittimisti BiondiDel titolo (mpr) se ne fregia tutt'oggi l'attuale discendente in linea retta: Riccardo Maria Biondi., nonostante le illegittime abolizioni napoleoniche; signoria di Cecima e San Ponzo: feudo ecclesiastico dei vescovi di Pavia dal 943, ufficialmente indipendente dal 1533, pur inserito nella provincia di Voghera, rimase autonomo fino al 1797 sotto il governo dei principi Sforza Cesarini Savelli, conti di S. Fiora; marchesato di Montemarzino: feudo concesso dall'imperatore nel 1685 al ramo spagnolo degli Spinola, marchesi di Los Balbases, signori di Castelnoceto, Montebello, Barisonzo (1682) fino alla sua cessione ai Savoia nel 1753; marchesati di Garbagna e Vargo: insieme a Grondona fecero parte dei "Sette feudi imperiali" concessi dall'imperatore Carlo V all'ammiraglio genovese Andrea Doria nel 1548 dopo che ne aveva spogliato i Fieschi. Benché posti sotto il protettorato sabaudo, rimasero indipendenti fino al 1797;