La Pinacoteca civica "Bruno Molajoli" di Fabriano nasce nel 1862 ed è situata presso l'Ospedale di Santa Maria del Buon Gesù. La pinacoteca venne intitolata nel 1988 a Bruno Molajoli, storico dell'arte fabrianese e direttore delle Belli Arti negli anni Sessanta.
La collezione storica si distingue soprattutto per la sezione di arte medievale che raccoglie affreschi, tavole e rare sculture lignee della seconda metà del XIII e del XIV secolo: in particolare si segnalano le opere di scuola fabrianese, di alcuni anonimi maestri giotteschi e di Allegretto Nuzi. I secoli successivi sono poi documentati da alcune personalità artistiche come Antonio da Fabriano, eccentrico protagonista del 1400 marchigiano, Simone De Magistris, pittore visionario di Caldarola, e Orazio Gentileschi, notissimo maestro caravaggesco. Infine, a partire da ottobre 2015 è stata allestita una nuova sezione di arte contemporanea, che raccoglie i principali artisti del '900 italiano donata da Ester Merloni alla città di Fabriano.
Storia La pinacoteca venne fondata nel 1862 dall'allora sindaco del Comune di Fabriano Andrea Stelluti Scala, aiutato dallo storico Oreste Marcoaldi, il quale redasse un catalogo delle opere esposte. Venne riunito all'interno del Palazzo Comunale, già Palazzo Chiavelli, un primo nucleo di opere, provenienti da chiese e luoghi di culto della città e del territorio. Il primo allestimento espositivo comprendeva già importanti testimonianze pittoriche degli artisti fabrianesi dei secoli XIV e XV, come il "Trittico" di Allegretto Nuzi, e la "Dormitio Virginis" di Antonio da Fabriano. Nel tempo, le famiglie Bargagnati, Miliani, Zonghi-Lotti donarono alla Pinacoteca dipinti di loro proprietà.
Fra il 1911 e il 1913, la raccolta si arricchì della collezione di arazzi di manifattura fiamminga del XVI e XVII secolo e di dipinti di Scuola Fabrianese del XIV secolo, di proprietà del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di San Venanzio. Fu necessario trasferire la collezione in una nuova e più adeguata sede espositiva, individuata in alcune sale del Palazzo Vescovile.
Tra il 1920 ed il 1922 il Prof. Luigi Serra, Soprintendente alle Antichità e Belle Arti per le Marche, curò il nuovo ordinamento della collezione grazie all'ottenimento di due nuovi locali concessi dal Vescovo pubblicandone il relativo catalogo.
Durante la seconda guerra mondiale, il patrimonio artistico della Pinacoteca venne depositato nella rocca di Sassocorvaro (PU), preservandolo dai rischi di danneggiamento e dispersione. Dopo gli eventi bellici, la collezione ritornò all'interno del Palazzo Vescovile e il nuovo allestimento fu inaugurato il 10 agosto del 1952.
Nel tempo si fece sempre più pressante l'esigenza di trovare una nuova sede alla Pinacoteca; si individuò il complesso dello Spedale di Santa Maria del Buon Gesù come possibile destinazione finale. In vista del trasferimento, la Pinacoteca chiuse alla fine del 1990. All'inizio del 1991, Giancarlo Castagnari coordinò il trasporto delle opere al Buon Gesù, sistemandole in due sale. Nel frattempo furono acquisiti anche i gruppi di sculture lignee policrome del Trecento. I lavori di allestimento terminarono nell'autunno del 1994.
Il 16 dicembre 1994 venne inaugurata e aperta al pubblico la nuova sede della Pinacoteca.
Il terremoto del 26 settembre 1997 che colpì Umbria e Marche lesionò anche lo Spedale del Buon Gesù, quindi fu necessario chiudere la Pinacoteca e spostare le opere d'arte. La collezione fu trasferita presso il Complesso di San Domenico.
Il 19 giugno 1999 furono inaugurati la "Mostra del Maestro di Campodonico" e il Deposito attrezzato delle opere all'interno dei locali del Museo della carta e della filigrana. Il Deposito poi venne chiuso nel marzo del 2007, quando le opere ritornarono in pinacoteca.
In occasione della mostra "Gentile da Fabriano e l'altro Rinascimento", i locali della pinacoteca furono completamente rinnovati. La mostra fu inaugurata il 21 aprile 2006 e per la prima volta fu possibile ammirare più di trenta opere dell'artista fabrianese provenienti dai maggiori musei del mondo.
Terminata la mostra su Gentile da Fabriano, la Pinacoteca accolse nuovamente le opere d'arte e fu aperta al pubblico il 7 luglio 2007.
Nel 2011 fu inaugurata la mostra "Piceni e Celti. Lungo le rive del Giano" che esponeva reperti archeologici ritrovati nel Novecento a Fabriano e nelle aree circostanti.
Nel 2012 viene esposta in via permanente la scultura lignea Madonna col Bambino di scuola spoletina, datata alla metà del XIII secolo e rinvenuta proprio nel complesso del Buon Gesù.
Nel 2014 la Pinacoteca ospita la mostra "Da Giotto a Gentile" che presenta la pittura e la scultura a Fabriano fra Due e Trecento e da allora sono ancora esposti i due affreschi del Maestro di Campodonico provenienti dall'abbazia di S. Biagio in Caprile: la monumentale Crocifissione e la nicchia con l'Annunciazione e la Flagellazione. In questa occasione viene disallestita la collezione degli arazzi fiamminghi, conservati in un deposito temporaneo del Comune.
Nel settembre 2015 viene inaugurato il Museo Diocesano di Fabriano, in cui vengono spostate alcune opere precedentemente conservate in Pinacoteca: le tavole del polittico nuziano di S. Maria d'Appennino, la statua lignea del S. Giacomo maggiore, e la Vergine col Bambino di Bernardino di Mariotto.
Nell'ottobre 2015 la collezione si arricchisce di una nuova sezione di arte contemporanea grazie alla donazione di Ester Merloni, comprendente una trentina di capolavori dei maestri italiani del Novecento tra cui De Chirico, Balla, Burri, Fontana e molti altri artisti di calibro internazionale.
Nel 2021 è stata accolto in pinacoteca, dopo un accurato restauro che ne ha svelato l'altissima qualità, il San Pietro martire, statua lignea dipinta attribuita a Donatello.
Il complesso di Santa Maria del Buon Gesù
L'Ospedale di Santa Maria del Buon Gesù venne eretto nel 1456 da San Giacomo della Marca per riunire le varie strutture ospedaliere presenti in città in un unico edificio. Il complesso monumentale è stato costruito di fronte alla Cattedrale di San Venanzio, approfittando della donazione di alcuni terreni adibiti a giardini da alcuni notabili della città, e fino al 1983 è stato utilizzato come brefotrofio femminile e istituto psicopedagogico.
La struttura è un significativo esempio di architettura tardogotica nelle Marche. La facciata originaria è caratterizzata da un portico voltato a crociera, con cinque arcate a sesto acuto di diversa ampiezza che poggiano su pilastri cruciformi; nella parte superiore, invece, si aprono finestre bifore ad archetti trilobati iscritte entro un arco a tutto sesto.
Tra le bifore è visibile un'edicola dipinta inizialmente con una "Madonna col Bambino", poi ricostruita poiché fu danneggiata da una bomba nel 1945.
All'interno dell'oratorio, oltre alle lunette affrescate da Andrea Boscoli, è presente lo stendardo di dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo che raffigura la "Madonna in adorazione del Bambino". Allo stesso pittore appartengono gli affreschi visibili sotto il portico. Inoltre nel chiostro si trova il pozzo a pianta ottagonale del 1483.
L'edificio è stato ristrutturato negli anni Novanta su progetto dell'architetto Bruno Rossi per accogliervi le opere della Pinacoteca.
Le collezioni All'interno della Pinacoteca è possibile visitare 5 sale in cui è conservata la collezione storica al piano superiore. Da ottobre 2015 è stata allestita una collezione di arte contemporanea che ospita due sale con i maggiori artisti del Novecento, donata da Ester Merloni.
Il Duecento umbro-marchigiano
Fabriano già dal XIII secolo è un centro di produzione artistica e culturale di primo piano nel panorama umbro-marchigiano. In questa sala si conserva il pregevole ciclo di affreschi proveniente dall'ex convento fabrianese di S. Agostino, opera dell'omonimo maestro attivo nella seconda metà del Duecento. I tre affreschi rappresentano un vero e proprio spaccato di storia dell'ordine agostiniano che trova qui le più antiche rappresentazioni di alcuni soggetti come la consegna della regola agli eremiti da parte dello stesso S. Agostino e il santo eremita Guglielmo di Malavalle. L'anonimo maestro di S. Agostino è sicuramente ancora legato alla pittura di tradizione romanica, da molti considerato un artista di formazione umbra, da altri accostato all'area abruzzese e laziale.
Riconducibili invece all'area spoletina sono la croce dipinta e la scultura lignea: la prima, il Christus Patiens è opera autografa di Rinaldo di Ranuccio databile tra 1250 e 1260, forse proveniente da ambiente francescano, mentre la Madonna con Bambino della seconda metà del Duecento, è opera di un maestro anonimo, forse itinerante, ed è un esempio di ottima fattura e straordinaria ricchezza decorativa.
Le origini della scuola fabrianese
L'opera di Giotto e il grande cantiere di Assisi non hanno dato esiti esclusivamente in Umbria e nella scuola dei maestri riminesi ma anche in ambito marchigiano e soprattutto nel territorio fabrianese, dove va prendendo forma una vera e propria scuola di artisti che trova negli omonimi maestri di Campodonico e Sant'Emiliano, due personalità che hanno saputo reinterpretare con grande originalità e inventiva la lezione giottesca. In particolare il Maestro di Campodonico attivo nell'abbazia fabrianese di San Biagio in Caprile si distingue per la grande forza espressiva, quasi espressionistica, la concezione spaziale, la volumetria potente e compatta, il realismo popolaresco. Della sua opera sono esposti la monumentale Crocifissione e la nicchia con lAnnunciazione e la Flagellazione, provenienti dall'abbazia sopracitata e precedentemente conservati alla Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino.
Punto di riferimento della scuola artistica fabrianese nella metà del Trecento è Allegretto Nuzi, attivo tra gli anni '40 e '70 del secolo. Formatosi in ambito locale, la sua presenza è documentata anche in Toscana tra Firenze e Siena. A Fabriano riesce a procurarsi le più importanti committenze del periodo formando intorno a sé una bottega di collaboratori, tra i quali si distingue Francescuccio di Cecco Ghissi. Elegante e di grande compostezza il suo decorativismo fiorito e cesellato nei minimi dettagli delle dorature, seppur a scapito della volumetria e della tridimensionalità, sarà di grande ispirazione per Gentile da Fabriano, che saprà coniugare lo stile gotico trecentesco con le nuove istanze naturalistiche.
La scultura lignea dipinta
Strettamente legato alla bottega di Allegretto o influenzato dal caposcuola fabrianese, è il complesso ligneo a tutto tondo realizzato dall'anonimo Maestro dei magi, che probabilmente intorno alla metà del Trecento realizza l'opera con probabile destinazione devozionale.
Era solito per un artista medievale dipingere manufatti precedentemente intagliati da uno scultore: il gruppo ligneo raffigurante l'Adorazione dei Magi è un esempio di questa attività della bottega di Allegretto. La collezione scultorea a grandezza naturale è contrassegnata da un vivo realismo espressivo e raffinata eleganza. I magi indossano delle vesti decorate con elementi floreali e ognuno tiene tra le mani il dono da offrire.
È inoltre possibile ammirare il gruppo di statue lignee trecentesche, probabilmente scolpite e dipinte nella vicina Umbria da artisti di cultura giottesca, raffiguranti la Crocifissione, la pietà, il Cristo e la Vergine morti. L'intero complesso scultoreo ligneo del Calvario è caratterizzato da un realismo fisico che conferisce un'intensa drammaticità.
Il Quattrocento tra Tardo Gotico e Rinascimento