Famoso per il furore bellico e l'eccezionale audacia, fu anche definito dai contemporanei il nuovo Achille per la sua apparente indistruttibilità, nonché figlio di Marte e Fulgore in battaglia.
Fu signore di Piadena, Calvatone, Spineda, Cittadella, Mandello del Lario, Bellano e Varenna. Valente uomo d'armi, fu al servizio di diverse signorie e uno dei più stretti collaboratori di Ludovico il Moro.
Il soprannome Fin dalla prima giovinezza venne soprannominato dai soldati Fracasso per la sua prestanza fisica, nonché per la sua furia bellica, e come tale, quasi mai col suo nome proprio, sempre menzionato. Parrebbe che la variante Fracassa - che fu poi la preferita dai moderni - sia presente solo in alcuni storici, fra cui Niccolò Machiavelli, Sigismondo de' Conti e Francesco Guicciardini, quantunque nella maggioranza delle cronache, delle lettere e dei documenti dell'epoca lo si trovi menzionato come "Ill. S. Fracasso". Altra variante fu, in francese, Fercasse o Forcasse.
Bernardino Corio, parlando di Roberto, ne dice: "Gasparo, cognominato Fracasso, suo figliolo, veramente a questi tempi un nuovo Achille". Marin Sanudo lo definì "quasi un altro Marte e fulgore in battaglia", dicendo che "era da li nemici temuto per il terrore del nome". In linguaggio cifrato fu anche soprannominato Yris.Da un documento adespota e senza data rinvenuto nell'archivio di stato di Napoli, ma datato tra il 1482 e il 1483. (Rivista delle biblioteche e degli archivi, periodico di biblioteconomia e di bibliografia, d. paleografia e di archivistica, Volumi 14-16, 1903, pp. 178-180; Bandello: narratori e dedicatari della seconda parte delle Novelle, Carlo Godi, Bulzoni, 2001, p. 459; Archivio storico lombardo, Volume 3;Volume 32, Società storica lombarda, 1905, p. 432).
Aspetto e personalità
Personalità Proprio come il padre Roberto, Fracasso fu violento, impulsivo, permaloso, facile all'ira: numerosi sono gli episodi ricordati nelle varie fonti delle volte in cui insultò personalità anche importanti o in seguito ad una lite se ne andò adiratissimo. Aveva il vizio della bestemmia. Nondimeno fu assennato e di buon cuore, sebbene Luigi XII lo definisca "un pazzo".
Il cronista Andrea Prato lo dice "tanto più ardito quanto meno era il Principe [Ludovico] animoso".Cronache milanesi, Volume 1, Gio. Pietro Vieusseux, 1842, pp. 256-242. Fu campione imbattuto nelle giostre e nei tornei, cui non perdeva mai occasione di partecipare, e riportava quasi sempre il primo premio.
Pier Desiderio Pasolini identificò in Fracasso e Caterina Sforza i protagonisti di un aneddoto riportato da Baldassarre Castiglione nel suo Cortegiano, per cui un condottiero rifiutò l'invito di una "valorosa donna" ad unirsi alle danze e agli altri divertimenti, dicendo che la guerra era il suo unico mestiere e che non ne conosceva altri.
Veramente Marin Sanudo assicura che, nel 1497, "li erra [a Venezia] Frachasso con la moglie, et le Damisele dila Regina, balò, e benissimo".Ragguagli sulla vita e sulle opere di Marin Sanuto detto il Juniore, Rawdon Brown, Marino Sanuto · 1837, p. 88.
Aspetto fisico Sigismondo de' Conti ed Ercole Cinzio Rinucci concordano nel dirlo di molto bell'aspetto ("bello quanto un dio"),Ercole Cinzio Rinucci. Historia nova de la Rotta e presa del Moro e Aschanio e molti altri baroni. Guerre in ottava rima (II-5.2:32-33) anzi di "straordinaria bellezza", almeno prima del ferimento dell'85, in seguito al quale rimase sfigurato e con la mascella deformata, tanto da poter ingerire solo cibi liquidi e da non avere controllo sulla salivazione, costringendolo a portare in bocca una pezzetta per non sbavare.
Un suo ritratto, datato approssimativamente al 1491, si trova in un incunabolo della Divina Commedia curato dal francescano Pietro da Figino e miniato da Antonio Grifo, fra le pagine del XV canto del Paradiso - il cielo di Marte - dove compare sotto la scritta "divo Fraccasso di Marte figlio". L'originale è conservato presso la biblioteca della Casa di Dante in Roma.
Marin Sanudo lo dice di bassa statura, tuttavia lArmatura della Pace che gli è attribuita - con la quale nel 1498 si presentò alla giostra cui lo aveva sfidato l'imperatore Massimiliano - indica un'altezza di 1,85 m.
Biografia Primi anni Fu il figlio secondogenito (sopravvissuto) di Roberto Sanseverino, stimatissimo uomo d'armi d'origini napoletane, e di Giovanna da Correggio, nobile emiliana figlia di Giovanni di Gherardo VI da Correggio. Non se ne conosce né il luogo né la data di nascita, la quale si aggira comunque fra il 1450 e il 1455, e probabilmente in Lombardia, essendo intanto il padre passato al servizio dello zio Francesco Sforza. Nel biennio 1458-59 abitò sicuramente a Milano, presso la corte sforzesca, dove la madre Giovanna si era fermata a risiedere insieme ai figli, in attesa del ritorno del marito dal suo pellegrinaggio in Terrasanta. Nel 1460 la famiglia rimpatriò nel regno di Napoli.
Compì la sua formazione militare al seguito del padre Roberto. La sua attività di uomo d'armi ebbe ufficialmente inizio nel 1475, al fianco dei fratelli Gianfrancesco, Antonmaria e Galeazzo, al soldo della Repubblica di Firenze. Il 26 gennaio dello stesso anno sposò Margherita Pio di Savoia, figlia di Gian Ludovico conte di Carpi e nipote di Lorenzo de' Medici.
Nel settembre 1479 - stando a quanto riferisce il cronista ferrarese Caleffini - il padre Roberto, allorché fu richiamato a Milano dalla duchessa Bona con la quale era entrato precedentemente in contrasto, mandò avanti per ostaggio il proprio secondogenito, ossia Fracasso, in modo tale che si mettessero d'accordo.Caleffini, p. 312.
Nel luglio 1480 partecipò ad una giostra tematica a Ferrara, dove si combatté per decidere se impiccare o meno il dio Amore come "ribaldo": Fracasso, insieme ad altri due cavalieri, diceva di "volere obtenire ch'el sia impicato" e giostrò perciò contro molti "zintilhomini inamorati" che venivano in difesa del dio, ma "non tegnendo revale loro tri, volevano apichare il dio d'amore, essendoli le forche et el dio d'Amore et lo manegoldo in piaza".Ferrarini, p. 116. Alla fine, "per havere facto melgio epso Fracasso, fu data sentenza ch'el dio d'amore meritava essere impiccato", ma il duca Ercole - come di consueto - "per amore de li inamorati" donò al dio "la vita de gratia".Zambotti, p. 79.
L'anno successivo tornò a giostrare a Ferrara insieme a due suoi fratelli e "per havere facto melgio che li altri"Zambotti, p. 97. ebbe il primo premio.Ferrarini, p. 134.
Nel 1480 venne inviato dal padre Roberto in aiuto degli zii della moglie Margherita Pio Carpi di Savoia, Giammarsiglio, Tommaso, Gianprincivalle e Bernardino, che intendevano recuperare la signoria di Carpi, ma il tentativo fallì.
Guerra del Sale (1482-1484) All'inizio del 1482, quando il padre Roberto entrò in contrasto con Ludovico il Moro e lasciò Milano, le loro mogli, ossia Lucrezia Malavolti e Margherita Pio Carpi, furono condotte a Milano come ostaggi.Bernardino Corio, L'Historia di Milano, Giorgio de' Cavalli, 1565, p. 1000.
Quando scoppiò la cosiddetta Guerra del Sale tra Venezia e Ferrara, insieme al padre e ai fratelli, Fracasso ottenne una condotta dalla Repubblica di Venezia per combattere contro gli Estensi di Ferrara e in Lombardia contro il ducato di Milano. Risulta che egli fosse a capo del campo paternoFerrarini, p. 149. quando nell'agosto-settembre 1482, dopo averla lungamente bombardata, con "molte parole e minaze" persuase il castellano Cristoforo di Montecchio a cedergli la rocca di Rovigo, punto strategico fondamentale del ferrarese.Zambotti, p. 113.
Verso la fine di luglio risulta che fosse stato ferito,Caleffini, p. 428. forse da una spingarda, mentre agli inizi di settembre risulta che insieme al padre fosse gravemente ammalato a Padova.Caleffini, p. 436.
Nel novembre assaltò il Barco di Ferrara con balestrieri e cavalleggeri e si scontrò coi ferraresi sopra un ponte vicino le mura, dove restarono molti feriti ma pochi morti. La vicinanza dei roberteschi alle mura della città mandò subito in allarme i ferraresi.Zambotti, pp. 117-118.
Nel giugno 1483 due dei suoi fratelli, Gian Francesco e Galeazzo - vedendosi forse trascurati dal padre che riservava ogni onore a Fracasso, pur essendo Gian Francesco il primogenito - decisero di disertare la condotta veneziana e di passare al servizio di Ludovico il Moro.Ferrarini, p. 180. Fracasso insieme al fratello minore Antonio Maria rimase invece col padre fino alla sua morte.
Nel novembre dello stesso anno gli fu teso un tranello a Grinzato o Genzano (che corrisponde verosimilmente a Quinzano), nel veronese: sapendo ch'egli doveva venire a prendere possesso del castello del luogo, Ludovico il Moro mandò alcune squadre di genti d'arme che entrarono nel castello di notte occultamente. Il giorno seguente questi aprirono le porte a Fracasso, mostrando di avere paura, ma, come fu dentro insieme alle proprie squadre, vennero alle mani, in modo che molti uomini di Fracasso furono uccisi e il resto preso prigioniero. Fracasso con pochi riuscì a fuggire alla cattura, sebbene per poco non fu preso.Ferrarini, p. 189.
Caleffini riferisce che nel luglio 1484 era giunta notizia di come Gian Giacomo Trivulzio, "inemicissimo" di Roberto, avesse promesso una sua figlia in moglie a Fracasso, e di come si erano "insieme facti amici et parenti".Caleffini, p. 628. Ciò tuttavia non sarebbe possibile, poiché a quell'epoca Fracasso era già sposato.
Nel settembre 1484 si trovava presente a Venezia alla pubblicazione della pace.Ferrarini, p. 207.
Nell'aprile del 1485 fu a Ferrara in occasione del Palio di San Giorgio, dove alla celebrazione religiosa era "a brazo" con il giovane marchese di Mantova Francesco Gonzaga. Successivamente scoppiò una lite fra i due, tanto che il cronista Ferrarini riferisce che "irato è partito Fracasso per haver habuto parole inzuriose con lo marchexe di Mantoa deli barbari loro et del palio et de altre cose, in modo che per questo se sono partiti ozi coruzati".Ferrarini, pp. 218-219.
Il cronista Caleffini raccoglie una voce secondo la quale nel settembre 1485 Fracasso sarebbe stato bandito da Venezia per l'omicidio nel padovano di una nobildonna veneziana da lui amata; ossia, essendo andata questa donna con alcune serve ad attingere l'acqua a un pozzo in campagna, egli l'avrebbe seguita e voluta baciare per forza; la fanciulla lo avrebbe a quel punto colpito con un secchio d'acqua, al che Fracasso, per reazione, l'avrebbe uccisa con un'arma che portava al fianco:Caleffini, p. 660.
Questo episodio - certo di grande rilevanza - non è però riportato da nessun altro storico o cronista, e qualche anno dopo egli sarebbe comunque tornato a chiedere la condotta di Venezia. È possibile che, a causa della distanza, la voce fosse giunta a Ferrara distorta rispetto alla reale dinamica dell'evento, come non di rado accadeva per eventi distanti nel tempo e nello spazio. Infatti da alcune fonti lucchesi risulta che egli fosse stato bandito sì per omicidio, ma non di una donna, bensì di un gentiluomo padovano, sebbene anche in questo caso la voce sia riportata come incerta.Carteggio degli Anziani, MCCCCLXXIII-MCCCCLXXXXII. Archivio di Stato (Lucca), Benedetti, 1943, p. 309.
Condotta pontificia Alla fine del 1485 passò al servizio dello Stato Pontificio con papa Innocenzo VIII. Nel corso della guerra contro gli Orsini, Roberto Sanseverino, per disgiungere le forze di Virginio, con un piccolo numero di fanti e trentadue squadre di cavalli decise, il 24 dicembre, di dare l'attacco al Ponte Nomentano, mandando avanti il figlio:
Mentre dunque, "trasportato da soverchio ardire e caldo di gioventù" combatteva in testa ai propri uomini, venne raggiunto da uno scoppio di archibugio (per altre fonti di bombarda o di passavolante) che gli trapassò le guance da lato a lato.