Larcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli, appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2022 contava 244.000 battezzati su 246.605 abitanti. È retta dall'arcivescovo Francesco Alfano.

Sono patroni dell'arcidiocesi sant'Antonino di Sorrento e san Catello di Castellammare.

Territorio L'arcidiocesi comprende 16 comuni della città metropolitana di Napoli: Sorrento, Castellammare di Stabia, Anacapri, Capri, Casola di Napoli, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, PompeiEccetto il territorio e le parrocchie che appartengono alla Prelatura territoriale di Pompei., Sant'Agnello, Sant'Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Vico Equense.

Sede arcivescovile è la città di Sorrento, dove si trova la basilica cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo; a Castellammare di Stabia sorge la concattedrale di Santissima Maria Assunta e San Catello.

Nel territorio diocesano si trovano anche: cinque ex cattedrali: Sant'Anna a Lettere, Santissima Annunziata a Vico Equense, San Costanzo e Santo Stefano a Capri, e Santa Maria delle Grazie a Massa Lubrense; quattro basiliche minori: Sant'Antonino a Sorrento, Santa Maria del Lauro a Meta di Sorrento, Santa Maria di Pozzano a Pozzano, e San Michele Arcangelo a Piano di Sorrento.

Il seminario arcivescovile ha sede a Vico Equense. La chiesa dell'Oratorio, chiesa sconsacrata di Castellammare di Stabia, ospita i locali del museo diocesano sorrentino-stabiese.

Parrocchie e zone pastorali

Il territorio si estende su 205 km² ed è suddiviso in 88 parrocchie, raggruppate in 15 unità pastorali, che a loro volta costituiscono 4 zone pastorali: zona pastorale 1: unità pastorali di Capri (1), Massa Lubrense (2) e Sorrento (3); zona pastorale 2: unità pastorali di Sant'Agnello-Piano-Meta (4), Vico Equense centro (5), Vico Equense collina (6); zona pastorale 3: unità pastorali di Castellammare centro antico (7), Castellammare centro moderno (8), Castellammare periferia (9), Castellammare collina (10); zona pastorale 4: unità pastorali di Casola-Lettere (11), Pimonte-San Tommaso di Canterbury in Gragnano (12), Gragnano (13), Sant'Antonio Abate (14), Santa Maria la Carità in Pompei-Santa Maria delle Grazie in Gragnano-Santa Maria Goretti in Fontanelle-Castellammare di Stabia (15).

Storia L'odierna arcidiocesi nasce nel 1986 con l'unione di due precedenti sedi, l'arcidiocesi di Sorrento e la diocesi di Castellammare di Stabia, entrambe storicamente attestate dalla fine del V secolo.

Sorrento Incerte sono l'origine e la diffusione del cristianesimo nella penisola sorrentina. Secondo una tradizione leggendaria, l'apostolo Pietro, nel suo viaggio verso Roma si sarebbe fermato nel fiordo di Crapolla, oggi nel territorio di Massa Lubrense, dove nel medioevo sorse un'abbazia benedettina dedicata all'apostolo.

Gli antichi martirologi attestato il martirio a Sorrento di Marco, Quinto e compagni, ricordati il 19 marzo.

Altrettanto incerta è l'origine della diocesi di Sorrento. Le tradizioni agiografiche e liturgiche ricordano quattro santi vescovi, Renato, Valerio, Atanasio e Bacolo, vissuti in epoca sconosciuta fra il V ed il VII secolo. Il primo di questi, RenatoLe reliquie di san Renato nel XIV secolo vennero traslate ad Angers da Roberto d'Angiò; da qui l'identificazione del santo sorrentino con un omonimo vescovo di Angers., vissuto forse nella prima metà del V secolo, è ritenuto da alcuni storici il protovescovo sorrentino, benché la sua biografia menzioni un predecessore ignoto.

Il primo vescovo storicamente accertato è Rosario che, assieme a Orso di Stabia, prese parte al sinodo romano indetto da papa Simmaco nel 499. Un secolo dopo, l'epistolario di papa Gregorio Magno ci fa conoscere il vescovo Giovanni, a partire da una lettera del mese di aprile 591; lo stesso vescovo prese parte ad un sinodo a Roma celebrato agli inizi di luglio del 595; infine, Giovanni è ancora il destinatario di alcune lettere del papa negli ultimi mesi del 598. Morì quasi certamente tra il 599 e gli inizi del 600, perché a partire da marzo 600 è noto il suo presumibile successore, sant'Amando, la cui lapide mortuaria, oggi scomparsa, riportava, come data di decesso, il 13 aprile 617, dopo 17 anni e 21 giorni di governo pastorale.

Incerta è anche l'epoca in cui la Chiesa sorrentina fu elevata al rango di sede metropolitana.La questione in: Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 407. Secondo i dittici sorrentini, primo arcivescovo sarebbe stato Leopardo, vissuto nella prima metà del X secolo, tesi tuttavia che già Ferdinando Ughelli aveva confutato nel XVII secolo. Il Liber Confratrum di San Matteo di Salerno attesta che il primo arcivescovo fu Maraldo, vissuto nella prima metà dell'XI secolo; tuttavia, come riporta Bartolomeo Capasso, l'unico documento che testimonia l'esistenza di questo prelato (1005) lo indica come vescovo, e non come arcivescovo. Di certo, fu arcivescovo metropolita Giovanni, attestato per la prima volta nel 1059, quando prese parte al sinodo di Benevento indetto da papa Niccolò II; nel 1071 partecipò alla consacrazione della nuova chiesa dell'abbazia di Montecassino.L'Annuario Pontificio riporta come data di elevazione a metropolia il 1068. Appartenevano alla provincia ecclesiastica di Sorrento le diocesi di Vico Equense, Massa Lubrense e Stabia, le prime due presumibilmente erette nella stessa epoca in cui Sorrento fu elevata al rango metropolitico.

A partire dal XVI secolo alcuni arcivescovi si distinsero per l'attuazione delle decisioni del concilio di Trento. Giulio Pavesi (1558-1571) si applicò alla riforma della disciplina ecclesiastica e dei monasteri, e convocò un concilio provinciale del 1567, imitato da Giuseppe Donzelli (1574-1588) nel 1584. Antonio Angrisani (1612-1641) favorì ed incrementò lo sviluppo delle confraternite, mentre Diego Petra (1680-1699) fondò il seminario arcivescovile, istituzione che fu particolarmente curata dai suoi successori, Filippo Anastasio (1699-1724) e Ludovico Agnello Anastasio (1724-1758).

A seguito del concordato stipulato il 27 giugno 1818 tra la Santa Sede e Ferdinando di Borbone, con la bolla De utiliori di papa Pio VII vennero soppresse ed unite a Sorrento le sedi di Vico Equense, vacante dal 1799 (l'ultimo vescovo Michele Natale aveva aderito alla Repubblica partenopea ed era morto sul patibolo dopo la restaurazione borbonica), Massa Lubrense e Capri. Con queste disposizioni Castellammare di Stabia rimase l'unica suffraganea di Sorrento.

La sede sorrentina, alla vigilia della plena unione con Castellammare di Stabia, comprendeva 41 parrocchie nei comuni di Sorrento, Capri, Anacapri, Sant'Agnello, Piano di Sorrento, Meta, Vico Equense e Massa Lubrense.Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 252, 29 ottobre 1986, pp. 12-14. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 7 ottobre 1986 su richiesta del vescovo del 12 giugno 1986.

Castellammare di Stabia La presenza di una primitiva chiesa cristiana nell'area stabiese è da datarsi nel periodo compreso tra il III ed il IV secolo. come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici nella cosiddetta area christianorum, al di sotto della concattedrale di Santissima Maria Assunta e San Catello: si tratta di lucerne con simboli cristiani, di una fibula in avorio sulla quale è incisa la raffigurazione di un abbraccio tra gli apostoli Pietro e Paolo, sarcofagi ed una tegola con il monogramma di Cristo. Gli scavi condotti nel 2005 hanno riportato alla luce dipinti cristiani del III-IV secolo.

Il primo vescovo di Castellammare attestato dalle fonti è Orso, citato negli atti del sinodo celebrato a Roma nel 499 sotto papa Simmaco. Segue il vescovo Lorenzo, noto per il suo epitaffio, oggi perduto, che gli assegna dodici anni di episcopato, dal 600 fino alla sua morte, avvenuta il 26 febbraio 612. Il vescovo Lubenzio prese parte al concilio lateranense del 649. Ad un'epoca incerta, fra il VI e il VII secolo, è assegnato il santo vescovo Catello, le cui vicende sono strettamente legate con quelle di sant'Antonino di Sorrento, oggi entrambi patroni dell'arcidiocesi. In seguito la cronotassi dei vescovi di Stabia si fa molto incerta e lacunosa, fino all'XI secolo, epoca in cui presumibilmente la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Sorrento.

Tra i vescovi stabiesi sono degni di menzione: Antonino di Sorrento (1327-1331), discepolo di Duns Scoto e poi metropolita di Amalfi; Juan Fonseca (1537-1559), che prese parte al concilio di Trento e fu cappellano maggiore del viceregno; Pio Tommaso Milante (1743-1749), autore del De Stabiis stabiana ecclesia et episcopis eius, importante per le studio della storia della diocesi e per i riferimenti documentari ivi riportati; a questo vescovo si deve anche l'istituzione del seminario per la formazione dei chierici nel palazzo vescovile.

Il 27 giugno 1818 papa Pio VII, in forza della bolla De utiliori, unì a Castellammare la soppressa diocesi di Lettere: Bernardo della Torre, ultimo vescovo di Lettere, venne trasferito alla sede di Castellammare, da tempo vacante. Fino a quel momento, la diocesi stabiese comprendeva la sola città sede episcopale.

Nel 1860 il vescovo Francesco Petagna (1850-1878), assieme al metropolita di Sorrento, fu costretto all'esilio a Marsiglia; il seguito prese parte al concilio Vaticano I. Nella seconda metà dell'Ottocento, i vescovi favorirono la fondazione di congregazioni religiose, tra le quali le suore dei Sacri Cuori, le compassioniste Serve di Maria e le alcantarine.

Nel 1935 la diocesi di Castellammare cedette una porzione del territorio della città di Pompei in forza del decreto della Congregazione Concistoriale che definì il territorio della prelatura territoriale di Pompei.

Nell'aprile 1967, Raffaele Pellecchia fu nominato coadiutore del metropolita sorrentino Carlo Serena e contestualmente amministratore apostolico di Castellammare, con obbligo di residenza in questa città. Il 30 luglio 1972 Raffaele Pellecchia, l'anno precedente nominato vescovo di Castellammare di Stabia, succedette a Carlo Serena come arcivescovo di Sorrento, unendo così in persona episcopi le due sedi.

Sorrento perse la dignità metropolitica, pur mantenendo la dignità arcivescovile, il 30 aprile 1979 in forza della bolla Quamquam Ecclesia di papa Giovanni Paolo II; contestualmente Sorrento e la sua suffraganea di Castellammare di Stabia entrarono a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Napoli.

La diocesi di Castellammare di Stabia, alla vigilia della plena unione con Sorrento, comprendeva 49 parrocchie nei comuni di Castellammare di Stabia, Gragnano, Pimonte, Casola, Lettere, Santa Maria la Carità e Sant'Antonio Abate, e nelle frazioni Mariconda e Messigno del comune di Pompei. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 49 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 25 ottobre 1986 su richiesta del vescovo di Castellammare di Stabia del 27 giugno precedente.

Sorrento-Castellammare di Stabia Il 30 luglio 1972 Raffaele Pellecchia, già vescovo di Castellammare di Stabia, succedette a Carlo Serena come arcivescovo di SorrentoNell'aprile 1967, Pellecchia era stato nominato coadiutore di Carlo Serena e contestualmente amministratore apostolico di Castellammare, con obbligo di residenza in questa città., unendo così in persona episcopi le due sedi.