Lo stemma degli Hohenstaufen, ovvero l'arme tradizionalmente collegata alla Casa di Staufen e, quindi, alla Svevia, è costituito da tre leoni passanti di nero, posti su campo d'oro. In seguito all'investitura imperiale, l'insegna fu oggetto di una radicale trasformazione, che comportò l'introduzione dell'aquila di nero, quale elemento principale dello stemma. Posta in campo d'oro, l'aquila divenne, nelle sue molteplici varianti e incarnazioni, emblema dell'Impero, non solo per gli Hohenstaufen, ma anche per le successive dinastie. Posta, invece, in campo d'argento, essa prese a rappresentare il Regno di Sicilia: definita, infatti, arme di Svevia-Sicilia, tale insegna sopravvisse alla Casa d'Hohenstaufen e, inquartata con le barre d'Aragona, divenne l'arme d'Aragona-Sicilia, ovvero, lo stemma, dal punto di vista araldico e storico, maggiormente rappresentativo dell'isola.

Arme di Svevia Origine dell'insegna sveva

Lo stemma della Casa d'Hohenstaufen consisteva in uno scudo d'oro, caricato di tre leoni passanti (o leoni leoparditi) di nero, posti l'uno sopra l'altro... I leoni degli Hohenstaufen, essendo il titolo ducale svevo appannaggio della dinastia staufica, divennero, così, anche l'arme del Ducato di Svevia, che fu retto dalla Casa di Staufen fino al 1268, anno della dissoluzione del ducato stesso.

È necessario evidenziare, però, che i duchi della Casa d'Hohenstaufen non s'armarono sin dalle origini o, comunque, non s'armarono sempre di tre leoni passanti. In un sigillo del duca Federico VI del 1181, compare uno scudo caricato di un unico leone non già passante, ma rampante.. Su di un altro sigillo, questo, invece, del 1192 e relativo al duca Corrado II, compare sempre un solo leone, che, però, diviene passante.. Inoltre, è utile sottolineare come anche diverse monete coniate dai duchi di Svevia recassero impresso un unico leone passante.

Attestatisi come passanti, quindi, i leoni, nell'ottica di un progressivo arricchimento dello stemma, compaiono, finalmente, nel numero di tre in un sigillo del 1197 di Filippo, duca di Svevia e re dei Romani... È realistico pensare, infatti, che si sia verificato «un fenomeno di implementazione delle figure araldiche», che, nel passaggio da uno a tre animali araldici, potrebbe essere stato in qualche modo influenzato dallo stemma dai due leopardi d'oro in campo rosso della Casa di Welf-Brunswick, che, degli Hohenstaufen, fu antagonista nella contesa al titolo imperiale.

L'incremento del numero delle figure nello stemma, che fu, probabilmente, teso ad accrescere il prestigio del blasone, si completò, dunque, con il raggiungimento del «trinario di perfezione», nell'ambito di un graduale processo di evoluzione compiutosi nell'arco di alcuni decenni.. Venne a definirsi in questo modo «l'arma gentilizia per eccellenza degli Hohenstaufen».:

Varianti dell'arme

Invero, per l'arme di Svevia, fermo restante a tre il numero delle figure e la loro disposizione, è possibile rinvenirne altre blasonature, che, meno note della precedente, differiscono da essa esclusivamente per gli smalti. La prima descrive uno scudo d'argento, caricato di tre leoni passanti di rosso, posti l'uno sull'altro, mentre la seconda presenta uno scudo d'oro, caricato di tre leoni passanti di rosso, sempre posti l'uno sull'altro..

Relativamente alle combinazioni di smalti argento-rosso e oro-rosso, può risultare di un qualche interesse riportare una singolare teoria, secondo la quale l'utilizzo, negli stemmi degli Hohenstaufen, di dette coppie cromatiche fosse temporalmente anteriore all'introduzione della combinazione oro-nero: nello specifico, viene ipotizzato che, prima della definitiva affermazione dell'arme ai tre leoni passanti, a essere predominante, nelle insegne staufiche, fosse l'impiego dell'argento o dell'oro per il campo e del rosso per il leone rampante o passante, mentre, solo in seguito, siano prevalsi gli smalti oro e nero, rendendo marginale l'utilizzo delle altre due coppie di metalli e colori.Secondo un'ulteriore tesi, tutt'altro che solida, sarebbe ipotizzabile, invece, che «i signori di Svevia – successivamente al tempo degli Zähringen – fossero contraddistinti, al pari dei duchi di Baviera, da un'insegna di colore rosso». Questa ipotesi, che, a ogni modo, non fornisce sufficienti dettagli in merito alla composizione di tale presunta arme, si fonda esclusivamente su congetture: in particolare, si ritiene probabile che, essendosi attestati, durante il regno degli Hohenstaufen, i colori rosso e argento per l'Imperiale Vexillum, allora, anche nel campo delle insegne e dei vessilli adottati per rappresentare la dignità ducale, potesse comparire il rosso. ..

Un'ulteriore variante dell'arme di Svevia per antonomasia, ottenuta dall'inversione degli smalti tra campo, che diviene nero, e figure, che divengono d'oro., è riprodotta in alcuni affreschi presenti nel monastero di Lorch.

In talune rappresentazioni dell'arme, inoltre, i tre leoni passanti mutano, invece, in leopardi., ovvero, le teste dei tre animali araldici sono poste di fronte, anziché di profilo. Uno scudo recante l'insegna di Svevia ai tre leopardi, in luogo dei tre leoni, può essere osservato, ad esempio, in un affresco all'interno del Castello di Oria: le tre figure di tale versione dello stemma sono di rosso, poste in campo d'argento. Sempre d'argento, ma ai tre leopardi di nero, è l'arme di Svevia blasonata dall'araldista francese André Favyn, in Le théâtre d'honneur et de chevalerie, opera data alle stampe nel 1620:

La medesima insegna, ancora, è rappresentata in un'altra opera seicentesca, il Promptuaire armorial et general divisé en quatre parties, a firma dell'alluminatore francese Jean BoisseauIl Boisseau, però, attribuisce l'arme d'argento ai tre leopardi di nero non a un Hohenstaufen, bensì al duca della dinastia ottoniana Liudolfo di Svevia, vissuto tra il 930 e il 957. .. Appare utile, con riferimento alla combinazione di smalti argento-nero, far cenno a una teoria che, in modo analogo a quelle precedentemente riportate, formula ipotesi sull'arme staufica delle origini, contemplando la possibilità che quest'ultima fosse caratterizzata dalla detta coppia cromatica, similmente alle insegne di altre famiglie nobili sveveAl riguardo, infatti, non è superfluo sottolineare che, al tempo in cui Berthold II di Zähringen detenne il Ducato di Svevia, titolo del quale fu privato proprio in favore degli Hohenstaufen, gli Zähringen avrebbero adottato, secondo l'araldista Donald Lindsay Galbreath, un'insegna scaccata d'argento e di nero. ..

Contraddistinti da una «particolarità iconografica degna di nota» sono i leoni passanti presenti su scudo e vessillo incisi su uno dei sigilli, databile tra il 1216 e il 1220, di Enrico VII di Hohenstaufen: i tre animali araldici, infatti, presentano la testa rivoltata, ovvero, mentre il corpo è orientato verso la destra araldica, il capo dei leoni è volto verso la sinistra araldica. Non è superfluo specificare che tale peculiarità è propria di tutti e tre i leoni dello scudo, mentre, nel vessillo, caratterizza solo la prima delle tre figure..

In altre riproduzioni dell'insegna sveva, invece, i tre leoni passanti sono rivoltati nella loro interezza, ovvero tutta la figura è volta verso la sinistra araldica. Un interessante esempio di arme con leoni passanti rivoltati può essere osservato nelle Drei Gmünder Chroniken: in una delle tavole che rappresenta Corrado III di Svevia, è posto, ai piedi dell'imperatore, uno stemma di rosso, con i tre animali araldici d'oro.

Un'ultima variante dell'insegna sveva presenta, in campo d'oro, i tre leoni passanti, raffigurati con la zampa destra di rossoI tre leoni passanti con la zampa destra di rosso in campo d'oro sono presenti anche in alcune versioni degli stemmi adottate dai sovrani del Württemberg e dei duchi di Teck., ovvero grondante di sangue.: la tradizione vorrebbe che tale variazione sia stata introdotta, in seguito alla decapitazione di Corrado II di SiciliaNella produzione iconografica riguardante Corrado II non mancano le opere raffiguranti la decapitazione del sovrano siciliano, affiancato dall'arme con i leoni di Svevia, come in ., quale segno di lutto e di vendetta. Detta interpretazione farebbe il paio con la leggenda che narra di un'aquila (non a caso altro simbolo degli Hohenstaufen) che, a esecuzione avvenuta, piombò dal cielo per bagnare un'ala nel sangue di Corrado, quale evidente proposito di vendetta, e poi volare verso nord.

Stemmi derivati dall'arme di Svevia

Alla morte del giovane Corrado II, seguì la disgregazione del Ducato di Svevia. Nonostante ciò, i leoni staufici sopravvissero nelle insegne di alcune famiglie nobili sveve, come la Casa dei Truchsess di Waldburg o la Casa di Württemberg. Al riguardo, è a tutti gli effetti emblematico il caso dei Truchsess, che assunsero per sé l'arme degli Hohenstaufen., in forza, secondo la tradizione, di una concessione conferita loro da Pietro III d'Aragona.. Successivamente, l'insegna fu arricchita con un capo di rosso, al globo imperiale d'oro, a significare il ruolo della casata dei Truchsess nel Sacro Romano Impero. Allo stesso modo, i leoni staufici confluirono negli stemmi dei diversi rami cadetti dei Waldburg.

Inoltre, l'arme di Svevia divenne parte anche di alcuni degli stemmi della Casa di Württemberg, che resse la Contea, poi, Ducato e, infine, Regno di Württemberg., nonché di talune insegne dei suoi rami cadetti. Parimenti, l'arme dai tre leoni passanti fu inclusa negli stemmi del circolo imperiale di Svevia, esistito tra inizio Cinquecento e inizio Ottocento.

Nell'uso moderno, l'arme dai tre leoni passanti di nero in campo d'oro resta ancora insegna rappresentativa della regione storica sveva; inoltre essa è presente, in ambito ufficiale, sia nell'araldica tedesca, sia in quella austriaca. L'insegna di Svevia, infatti, caratterizza gli stemmi dei due Länder della Germania meridionale: in particolare, costituisce l'arme del Baden-Württemberg, mentre è collocata nel 4º quarto dello stemma della Baviera.. Inoltre, l'arme degli Hohenstaufen, già inserita negli stemmi dell'antico Ducato carinziano., compare, oggi, anche nello stemma del Land austriaco di Carinzia.

Una suggestiva ipotesi contempla l'eventualità che l'arme di Danimarca trovi la sua origine proprio nell'arme di Svevia. L'insegna danese, adottata, con tutta probabilità, nella prima metà del XII secolo, dal Casato di Estridsen, presumibilmente durante il regno di Canuto VI, era, inizialmente, d'oro, a tre leoni passanti d'azzurro, posti l'uno sull'altro: un'arme, dunque, sostanzialmente identica a quella staufica, eccezion fatta per lo smalto dei leoni. L'assunzione di tale stemma, il cui campo, in un secondo momento, fu seminato di cuori di rosso, mentre da leoni, gli animali araldici divennero leopardi e furono coronati, sarebbe stata condizionata, da un lato, dallo status di feudo imperiale della Danimarca e, quindi, dalla sua subordinazione all'Impero, e, dall'altro dal prestigio degli Hohenstaufen. Nel 1819, durante il regno di Federico VI, i leopardi tornarono a essere leoni, mentre il numero di cuori fu fissato in nove.

Arme imperiale Origine e simbologia dell'aquila