La storia del tabacco comincia nelle Americhe, dove il suo primo uso attestato proviene dalle civiltà precolombiane. La sua popolarità crebbe globalmente con la colonizzazione spagnola delle Americhe; introdotto nel continente europeo venne fortemente commercializzatoAlessandro Giraudo, Storie straordinarie delle materie prime, 2019, pag.152 "L'erba della regina", coltivata in America dagli schiavi africani e venduta ai cinesi dagli europei, trad. Sara Principe, add editore, Torino, ISBN 978 88 6783 236 1. La coltivazione ha avuto un ruolo importante tra la popolazione dei Caraibi già a partire dal XVII secolo e subito dopo nel potere economico della colonia della Virginia.
A seguito della rivoluzione industriale iniziò ad essere prodotta e consumata la sigaretta; questa non fece che favorire un ulteriore incremento dell'industria del tabacco e del suo utilizzo.
La situazione rimase per lo più invariata fino a quando gli studi condotti a partire dalla seconda metà del XX secolo dimostrarono gli effetti negativi del fumo di tabacco sulla salute generale della popolazione, dalla dipendenza psicofisica (il tabagismo e i suoi effetti sulla salute) fino a giungere a varie patologie fisiche come il carcinoma del polmone e i tumori della testa e del collo.
Circa 60 specie naturali molto diverse tra loro Gli uomini che domesticarono il tabacco riuscirono a trovare la varietà giusta solo a seguito di vari tentativi condotti sperimentalmente; è stato col tempo e sottoponendo la pianta a diverse prove che la coltura ha avuto la possibilità di essere migliorata.
Nel tabacco selvatico ci sono all'incirca 60 specie, con livelli di nicotina che vanno da meno dell'1% al 10%; quest'ultima percentuale esiste nel tipo cileno conosciuto come "tabacco del Diavolo". I tipi coltivati per il 90% appartengono alla varietà Nicotiana tabacum, il resto invece è parte della Nicotiana rustica.
Sembra che gli abitanti dell'antica Grecia e dell'antica Roma utilizzassero foglie di altri vegetali da fumare, come quelle del Pyrus communis.
Origini
Il tabacco fu scoperto per la prima volta dai nativi americani della Mesoamerica dell'America meridionale; successivamente sarà introdotto grazie agli spagnoli anche nel resto del mondo. Le foglie della pianta del genere Nicotiana vennero preparate per essere fumate già da un tempo molto precedente a quello dell'arrivo dei primi coloni europei. Gli "indiani" dell'America centrale incontrati da Cristoforo Colombo l'utilizzavano come medicamento, per togliere il senso della fame e della fatica nonché per alleviare il dolore.
Essi tagliavano le foglie di tabacco fino ad ottenere una sorta di grande sigaro che chiamarono "tabaco". Venne utilizzato da molte tribù native americane, in particolar modo nel corso dei più importanti riti religiosi e sociali almeno a partire dal I secolo, come testimoniato dai ritrovamenti di pipe, rappresentazioni di divinità protettrici e di sacerdoti mentre fumano.
I popoli indigeni dell'America settentrionale storicamente ebbero l'abitudine di portare con sé sacchetti di tabacco nella sua qualità di elemento scambiabile e facilmente accettato, nonché per fumarlo tramite il "Calumet della pace" sia nel corso delle varie cerimonie sacre che per sigillare trattati o accordi d'amiciziae.g. Heckewelder, History, Manners and Customs of the Indian Nations who Once Inhabited Pennsylvania, p. 149 ff."They smoke with excessive eagerness ... men, women, girls and boys, all find their keenest pleasure in this way." - Dièreville describing the Mi'kmaq, c. 1699 in Port Royal..
Il tabacco fu considerato un dono la cui diretta provenienza si poteva facilmente ascrivere alla Divinità della creazione; il fumo venne pertanto inteso come veicolo di trasmissione dei propri più intimi pensieri e preghiere in direzione degli spiriti protettori oltre che per propiziarsene i favoriTobacco: A Study of Its Consumption in the United States, Jack Jacob Gottsegen, 1940, p. 107..
Oltre al suo utilizzo nei rituali spirituali il tabacco risultò essere utilizzato anche in Etnobotanica per il trattamento medico delle malattie individuali; per migliorare le condizioni fisiche e psichiche. In quanto lenitivo al dolore si usò ad esempio per curare il mal di testa o il mal di denti ed occasionalmente anche come cataplasma.
Alcune popolazioni indigene dell'odierna California usarono il tabacco come ingrediente - nelle "misture da fumo" - per guarire dal raffreddore, solitamente mescolato con foglie di "salvia del deserto" (Salvia dorrii), con la radice di "balsamo indiano" (Lomatium) o "radice della tosse" (Lomatium dissectum); quest'ultima aggiunta era particolarmente indicata per prevenire l'asma e la tubercolosiCalifornia Natural History Guides: 10. Early Uses of California Plant, By Edward K. Balls University of California Press, 1962 University of California Press. .
Oltre ai suoi usi medicinali tradizionali le foglie essiccate del tabacco si utilizzarono anche come una forma primitiva di moneta, sia dai nativi che dai bianchi americani fin dall'inizio del XVII secolo.
L'uso religioso è ancora ai giorni nostri comune tra le tribù indigene; tra i Cree e gli Ojibway degli Stati centrali del nord-ovest e del Canada esso viene offerto al "Creatore" con suppliche o ringraziamenti, usato nella "capanna del sudore" (di purificazione), per celebrare degnamente gli accordi di pace e collaborazione reciproca ed infine presentato anche come un dono. Regalare del tabacco fa parte della tradizione quando si vuol chiedere consiglio su una questione particolarmente spinosa ad un anziano del clan.
Primo utilizzo europeo Colombo riferì tutto quanto aveva scoperto nel suo rapporto alle corti reali spagnola e portoghese; la pianta inizialmente sarà usata per un semplice scopo ornamentale. A metà del XVI secolo il medico personale di Filippo II di Spagna cominciò a promuoverla come "medicina universale"; la prima monografia scritta contenente una descrizione particolareggiata sarà opera del naturalista spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés. Gli spagnoli s'ispirarono dal nome dato ai "Petun" (indigeni conosciuti come "popolo del tabacco") dagli abitanti di Tabasco (stato) nella provincia dello Yucatán.
Introdotto nella penisola italiana dal cardinale Prospero Santacroce, nunzio apostolico nel Regno del Portogallo mentre Nicolò Tornabuoni, legato pontificio nel Regno di Francia, gli diede per primo il nome di "Erba di Santa Croce" in quanto, se assunta sacralmente, avrebbe avuto virtù giudicate miracolose.67
André Thévet e Jean Nicot fanno conoscere il tabacco in Francia Nel 1556 il monaco dell'Ordine dei Frati Minori André Thevet, appena ritornato dalla colonia del Brasile, si apprestò a coltivare il tabacco nella propria residenza a Angoulême: lo battezzò "herbe angoulmoisine" o "herbe pétun". Sebbene Thevet sia probabilmente stato il primo ad introdurre il tabacco in Francia, la pianta rimase sconosciuta ai più fino al 1560. In quell'anno l'ambasciatore francese in Portogallo Jean Nicot (da cui prenderà il nome la nicotina), inviò alla regina Caterina de Medici semi e foglie di tabacco come trattamento delle terribili emicranie di cui soffriva il figlio, il sovrano Francesco II.
La cura parve ottenere gli effetti sperati tanto che il tabacco diventò l'"erba della regina"; la sua vendita sotto forma di polvere venne riservata allo Speziale. Per onorare Nicot il duca Francesco I di Guisa propose di chiamare quest'erba "Nicotiane"; la proposta venne subito adottata dall'esperto in botanica Jacques Daléchamps: la terminologia fu successivamente ripresa anche da Carlo Linneo.
La pianta ricevette comunque molti nomi tra i quali "Medicea", "Cateriniana", "Erba del signor priore", "Erba santa", "Erba per tutti i mali", "Panacea antartica" e anche "Erba dell'ambasciatore". È verso la fine del XVI secolo che comincia ad apparire la parola "tabacco"; la sua prima illustrazione botanica sarà realizzata dal medico Nicolás Monardes nel 1571.
Nel 1575 il priore francescano Thevet fece un ritratto dell'"Erba Petum o Angoulmoisine" nella sua opera intitolata Cosmographie universelle (parte II, libro XXI, capitolo VIII). Allo stesso tempo fu pubblicato uno dei primi trattati sul tabacco come medicinale, L'Instruction sur l'herbe petum (1572) di Jacques Gohory, praticante di Alchimia.
Rapida diffusione in Europa e Asia La coltura sarà introdotta nel 1574 nella Repubblica di Cospaia, 1580 nell'impero ottomano e nel regno russo, nel 1590 nel subcontinente indiano e in Giappone, nel 1600 nella penisola greca, nell'arcipelago delle Filippine e nell'Indocina. Alla metà del XVII secolo era coltivato praticamente in tutti i continentihttp://www.didier-pol.net/8his-tab.htm.
L'introduzione della pianta in Alsazia, dove avrà immediato successo, è dovuta a un mercante di nome Robert Kœnigsmann; egli portò i semi in Inghilterra e compì i primi test nei presi di Strasburgo attorno al 1620. Dopo il ritorno ad una situazione di pace a seguito della fine della guerra dei trent'anni la coltivazione si diffuse positivamente nella parte meridionale del dipartimento dell'Alto Reno.
È del 1650 il primo marchio italiano di tabacco ad oggi noto. Come recentemente scoperto dagli storici napoletani Giovanni Chianese e Demetrio Baffa Trasci Amalfitanihttps://www.stylo24.it/primo-marchio-tabacco-napoli-seicento/ nel 1650 a Napoli Giovanni Frascaruolo realizzò il proprio distintivo araldico per impedire la contraffazione della propria produzione di tabaccohttps://www.ilmattino.it/napoli/cultura/l_etichetta_del_1640_quel_tabacco_napoletano-9331705.html.
Nello stesso anno un incendio distrusse la maggior parte delle case di Mosca (Russia), quasi tutte costruite in legno; il grave incidente fu causato da un fumatore distratto. Questo fatto esortò lo Zar Alessio Michajlovič a proscriverne l'uso; i malcapitati fumatori abituali vennero condannati alla bastonatura e molti di loro finirono con l'avere il naso tagliato.
Pochi anni dopo Pietro I di Russia permise la vendita di tabacco nel paese a Peregrine Osborne, II duca di Leeds e a molti altri mercanti inglesi per la somma di 75.000 sterline. Il patriarca in seguito lo proibì come oggetto di commercio: il clero russo dichiarò colpevole di eresia chiunque avesse osato servirsene.
Nel 1787 Strasburgo conterà 53 stabilimenti e l'Alsazia produrrà 2.700 tonnellateAnnales de chimie et de physique, page 81. Intorno al 1680 in Svizzera i primi campi di tabacco apparvero nel Canton Basilea Città e successivamente nel Canton Ticino.
Richelieu lo tassa, il papa lo proibisce, ma Colbert lo incoraggia Il cardinale Armand-Jean du Plessis de Richelieu istituì una tassa sulla vendita del tabacco già nel 1621, proprio all'inizio del colonialismo nelle Indie occidentali francesi; questa decisione portò, a distanza di 7 anni, alle prime piantagioni francesi a Clairac. Papa Urbano VIII nel 1642 ne vietò l'utilizzo sotto la minaccia di scomunica ed in termini assai categorici.
Negli anni 1660 il politico ed economista Jean-Baptiste Colbert diede inizio alla propria produzione, commercializzando il tabacco sotto un regime di monopolio regale. All'epoca la coltivazione francese fu la più sviluppata dell'intero continente europeo, con vaste piantagioni in Oriente, a Sudovest e nelle 4 isole maggiormente popolate dell'arcipelago delle Antille sotto la dominazione coloniale: Saint Kitts, Martinica, Guadalupa e Saint-Domingue.
Barbados all'origine della prima crisi di sovrapproduzione