Larcidiocesi di Taranto () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava battezzati su abitanti. È retta dall'arcivescovo Ciro Miniero.

Territorio L'arcidiocesi comprende 18 comuni della provincia di Taranto: Carosino, Crispiano, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Martina Franca, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Statte, Taranto e Torricella.

Sede arcivescovile è la città di Taranto, dove si trovano la cattedrale di San Cataldo e la concattedrale della Gran Madre di Dio. A Martina Franca sorge la basilica minore di San Martino.

Il territorio si estende su una superficie di 1.056 km² ed è suddiviso in 86 parrocchie, raggruppate in: 11 vicarie: Crispiano - Statte, Grottaglie, Martina Franca, Pulsano, San Giorgio Ionico, Taranto Borgo, Taranto Nord, Taranto Orientale I, Taranto Orientale II, Taranto Paolo VI, Taranto Sud e Talsano; e 1 unità pastorale: Taranto Isola.

La provincia ecclesiastica di Taranto, documentata dal XII secolo, comprende due diocesi suffraganee, Castellaneta e Oria.

Storia Secondo la tradizione petrina, diffusa in tutta la Puglia, l'apostolo Pietro, nel suo viaggio verso Roma, sbarcato a Taranto, vi avrebbe fondato la prima comunità cristiana, e avrebbe consacrato Amasiano come primo vescovo. Altro vescovo attribuito dalla tradizione a Taranto fu san Cataldo, patrono dell'arcidiocesi, che studi recenti tuttavia collocano fra il VII e l'VIII secolo.Altri studi hanno messo in dubbio la sua origine irlandese a favore di quella longobarda. A. Carducci, Sull'origine longobarda del nome Cataldo, in «Annali di Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia», Università degli Studi di Lecce, Lecce 1980, I, pp. 7-15.

La diocesi è documentata con certezza sul finire del V secolo. In una lettera di papa Gelasio I (databile tra il 492 e il 496), il pontefice annuncia alla comunità cristiana di Taranto l'invio del nuovo vescovo Pietro, consacrato a Roma; questo vescovo potrebbe essere identificato con altri vescovi omonimi, ma senza indicazione della sede di appartenenza, menzionati nelle lettere di papa Gelasio, e con il vescovo Pietro, senza indicazione della diocesi, che prese parte al concilio romano del 495.Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), Roma, École française de Rome, 2000, vol. II, pp. 1737-1738. Grazie all'epistolario di Gregorio Magno, sono noti altri due vescovi tarantini tra VI e VII secolo: Andrea (593), accusato a Roma di concubinaggio e di aver causato la morte di una donna;Pietri, Prosopographie chrétienne…, I, pp. 132-133. e Onorio, che nel 603 fece costruire un battistero presso la ecclesia sanctae Mariae.Pietri, Prosopographie chrétienne…, I, p. 1014.

Tra VII e VIII secolo, tre vescovi tarantini presero parte a sinodi romani. Giovanni I partecipò al concilio lateranense del 649 indetto da papa Martino I per condannare l'eresia del monotelismo. Germano nel 680 fu tra i padri del concilio romano di papa Agatone, che ancora una volta condannò il monotelismo; la sua firma appare nella lettera sinodale inviata a Costantinopoli e annessa agli atti del concilio ecumenico del 680/681. Aufredo partecipò nel 743 al concilio convocato da papa Zaccaria.

La città di Taranto subì alterne vicende, conquistata prima dai Goti, poi dai Bizantini, presa dai Longobardi, e per quarant'anni occupata dai Saraceni. In tutto questo periodo la diocesi rimase sempre sotto la giurisdizione della Chiesa d'Occidente e dei papi di Roma, anche dopo la presa definitiva dei bizantini alla fine del IX secolo.Taranto infatti non appare in nessuna Notitia Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 435. Benché il rito dominante fosse quello latino, comunità di lingua e di rito greco si svilupparono nell'entroterra e in alcune comunità monastiche. In un documento del 978 del principe di Capua Pandolfo, Giovanni II fu il primo a ricevere il titolo di arcivescovo. Il secondo arcivescovo noto è Dionisio, che nel 1028, ventunesimo anno del suo pontificato, fece donazione ai monaci di Cava della chiesa di San Benedetto.

Nella seconda metà dell'XI secolo Taranto fu conquistata dai Normanni. Il primo arcivescovo dell'epoca normanna è Drogone, che nel 1071 eresse la cattedrale, dopo che la precedente fu distrutta dai Saraceni. Le fonti dell'epoca riportano che durante gli scavi per il nuovo edificio furono trovate le reliquie di san Cataldo, proclamato patrono della città e della diocesi.

L'arcivescovo Angelo, sulla cattedra tarantina alla fine del XII secolo, fu impiegato in parecchie ambasciate vicino a papa Innocenzo III. «La città aveva in questo periodo importanti monasteri: da ricordare quello benedettino di San Pietro Imperiale, quello basiliano di San Vito del Pizzo e quello cistercense di Santa Maria del Galeso. Vi erano anche due monasteri femminili. Nel XV secolo si insediarono i francescani (minori osservanti), i domenicani e gli agostiniani. Nel secolo successivo avremo anche i minimi, i fatebenefratelli e i carmelitani calzati.»Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

La provincia ecclesiastica di Taranto è documentata a partire dal XII secolo; originariamente comprendeva le diocesi di Castellaneta e di Mottola; nel 1591 fu aggiunta la diocesi di Oria.

Il cardinale Marcantonio Colonna introdusse la riforma tridentina ed istituì il seminario arcivescovile, inaugurato il 1º giugno 1568. Lo stesso vescovo indisse un sinodo provinciale per attuare i decreti conciliari. I numerosi sinodi celebrati dagli arcivescovi nel corso del Seicento favorirono l'opera di riforma morale e religiosa dell'arcidiocesi, sulla scia del tridentino; tra i prelati si distinsero in particolare gli arcivescovi Ottavio Mirto Frangipane (1605-1612), Bonifazio Caetani (1613-1617), il teatino Tommaso Caracciolo (1637-1663), e Francesco Pignatelli (1683-1703), nominato in seguito arcivescovo di Napoli.

Tra Settecento e Ottocento, la vita e la storia dell'arcidiocesi è segnata dal lungo episcopato di Giuseppe Capecelatro (1778-1817). «Questo eminente arcivescovo, che per le sue doti culturali vantava conoscenze in tutte le corti europee, compresa quella di San Pietroburgo, oltre che un fine intellettuale e politico, fu anche un attento pastore della diocesi, come attestano le sue visite pastorali e i numerosissimi editti emanati in circa quaranta anni di episcopato: disciplina e cultura del clero, un'aggiornata ratio studiorum per il seminario, la catechesi al popolo in lingua volgare, l'assistenza ai moribondi, l'attenzione al complesso mondo confraternale, la lotta alla falsa religiosità popolare per una vera religiosità popolare per vivere una fede più sicura autentica sono alcuni degli elementi portanti e costanti di tutta la sua feconda e incisiva azione pastorale».

Tra Ottocento e Novecento l'arcidiocesi fu guidata da altre grandi figure di vescovi: Giuseppe Rotondo (1855-1885), che non accettando l'unità d'Italia, fu esiliato prima a Napoli e poi a Roma; Pietro Alfonso Iorio (1885-1908), che introdusse in diocesi l'Azione Cattolica; Orazio Mazzella (1917-1934), che difese a oltranza le istituzioni cattoliche contro i soprusi del governo fascista.

Agli inizi del Novecento furono aboliti gli ultimi resti del rito greco; infatti nelle feste principali dell'anno liturgico, la seconda lettura e il vangelo venivano cantati in cattedrale prima in latino e poi in greco.

Nel 1968 papa Paolo VI visitò la città e l'arcidiocesi e celebrò la messa della notte di Natale tra gli operai del Centro siderurgico tarantino.Testo dell'omelia del papa in: AAS 61 (1969), pp. 46-52. Nell'ottobre del 1989 papa Giovanni Paolo II compì una visita apostolica all'arcidiocesi tarantina.

L'arcivescovo Guglielmo Motolese governò la sede tarantina per trent'anni, dapprima (1957) come amministratore apostolico sede plena, a causa della malattia che colpì l'anziano arcivescovo Ferdinando Bernardi, e poi come arcivescovo; a lui si deve la decisione di costruire un nuovo grande edificio di culto nella parte nuova della città, dedicato alla Gran Madre di Dio, realizzato dall'architetto Gio Ponti ed inaugurato il 6 dicembre 1970. Lo stesso Motolese fu vescovo di Castellaneta dal 1974 al 1980Dal 1969 al 1974 fu amministratore apostolico della stessa sede castellanetana., unendo così per sei anni in persona episcopi le due sedi.

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Sant'''Amasiano ? † (I secolo)Dopo Amasiano e Cataldo, che visse però nel VII secolo, Ughelli inserisce due vescovi sconosciuti alle fonti storiche, Masona e Renovato. Italia sacra, IX, col. 125. Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 316. Pietro (Innocenzo) † (al tempo di papa Gelasio I - 492-496) Andrea † (prima di novembre 592 - dopo giugno 593)Il vescovo Giovanni, che secondo Ughelli prese parte ad un concilio lateranense del 601 (Italia sacra, IX, col. 125), è un vescovo spurio, perché menzionato in un falso diploma attribuito a papa Gregorio Magno. Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 317. Onorio † (menzionato nel 603) Giovanni I † (menzionato nel 649) Gervasio I ? † (menzionato nel 659)Vescovo inserito da Ughelli nella cronotassi di Taranto, ma senza indicazioni documentarie; ignoto agli autori più recenti. Orazio Santoro, Taranto: la Chiesa, le chiese, a cura di Cosimo Damiano Fonseca Taranto, Mandese, 1992, pp. 101 e seguenti. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 435. Antonio ? † (VII secolo)Vescovo documentato da Cappelletti e presunto autore di una Vita Sancti Gloriosi Martyris Orontii nel VII secolo. Sconosciuto a: Raffaele De Simone, S. Oronzo nelle fonti letterarie sino alla metà del Seicento, Lecce, Centro Studi Salentini, 1964. Germano † (menzionato nel 680) San Cataldo ? † (VII secolo) Aufredo (o Anfrido o Cesario) † (menzionato nel 743) Anonimo † (all'epoca di papa Stefano V - 885-891)Kehr, Italia pontificia, IX, p. 437, nnº 5-6. Orazio Santoro, Taranto: la Chiesa, le chiese, pp. 101 e sgg. Giovanni II † (menzionato nel 978) Dionisio † (circa 1007 - dopo il 1028) Alessandro Facciapecora ? † (menzionato nel 1040) Stefano ? † (? - 1041 deceduto)I vescovi Alessandro Facciapecora e Stefano sono accolti dalla tradizione locale e inseriti da Ughelli nella sua Italia sacra (IX, col. 126), ma su di essi non esiste alcuna documentazione; ignoti a Kehr (Italia pontificia) e a Orazio Santoro (Taranto: la Chiesa, le chiese). Cinnamo † (prima del 1040 - dopo il 1049)Orazio Santoro, Taranto: la Chiesa, le chiese, pp. 101 e sgg. Drogone † (circa 1053 - dopo il 1071) Orso † (menzionato nel 1080)Dopo Orso, Orazio Santoro (Taranto: la Chiesa, le chiese, pp. 101 e seguenti) menziona solo l'arcivescovo Alberto, documentato dal 1083 al 1100, con esclusione dei vescovi Basilio e Giacomo, inseriti nel catalogo episcopale tarantino da Ughelli (Italia sacra, IX, col. 127), assieme a un Alberto I e a un Alberto II. Basilio ? † (prima del 1084 - dopo il 1085) Alberto † (menzionato nel 1092) Giacomo ? † (menzionato nel 1098) Stefano Filomarino † (? - 1102) Monaldo (o Maraldo) † (menzionato nel 1102)Questo vescovo sarebbe intervenuto nel 1102 alla consacrazione della basilica di San Sabino a Canosa alla presenza di papa Pasquale II; tuttavia il documento che lo menziona è ritenuto spurio. Garruba, Serie critica de' Sacri Pastori Baresi, pp. 950 e seguenti. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 340, nº 1. Rainaldo † (1106 - 1119) Gualtiero I (detto domini Goffridi) † (menzionato nel 1128)Kehr, Italia pontificia, IX, p. 438. Rosemanno † (menzionato nel 1133) Filippo, O.Cist. † (circa 1135 - 1139 deposto) Giraldo I † (1139 - dopo il 1172)Kamp gli assegna gli anni 1145-1169 (Kirche und Monarchie..., IV, p. 1413).