La diocesi di Teano-Calvi () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli ed appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2022 contava 80.685 battezzati su 83.000 abitanti. È retta dal vescovo Giacomo Cirulli.
Sono patroni della diocesi la Madonna dei Láttani, san Paride e san Casto.
Territorio La diocesi comprende 22 comuni della provincia di Caserta: Caianello, Calvi Risorta, Camigliano (in parte),Delle tre parrocchie di Camigliano, appartiene alla diocesi solo la parrocchia di San Simeone; le altre fanno parte dell'arcidiocesi di Capua. Conca della Campania, Francolise (in parte),Sulle cinque parrocchie del comune di Francolise, due appartengono all'arcidiocesi di Capua (San Germano e Santa Maria delle Grazie). Galluccio, Giano Vetusto (in parte),Delle due parrocchie di Giano Vetusto, appartiene alla diocesi solo la parrocchia di Santi Filippo e Giacomo; l'altra fa parte dell'arcidiocesi di Capua. Marzano Appio, Mignano Monte Lungo, Pastorano (in parte),Delle tre parrocchie del comune di Pastorano, due appartengono a Teano-Calvi e una a Capua (San Giovanni Evangelista a Pantuliano, frazione di Pastorano). Pietramelara, Pietravairano, Pignataro Maggiore, Presenzano, Riardo, Roccamonfina, Roccaromana, Rocchetta e Croce, Sparanise, Teano, Tora e Piccilli e Vairano Patenora.
Sede vescovile è la città di Teano, dove si trova la cattedrale di San Giovanni a Porta Latina. A Calvi Risorta sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta. Altri importanti luoghi di culto diocesani sono: la basilica minore e santuario di Maria Santissima del Lattani a Roccamonfina, i santuari di Sant'Antonio e di Santa Reparata a Teano, il santuario di Santa Maria della Vigna a Pietravairano e la basilica di San Paride ad Fontem, nei pressi di Teano.
Il territorio si estende su 663 km² ed è suddiviso in 72 parrocchie, raggruppate in 4 foranie: Teano, Pignataro Maggiore-Sparanise, Roccamonfina e Pietramelara.
Storia L'odierna diocesi nasce dalla plena unione delle diocesi di Teano e di Calvi stabilita nel 1986.
Teano La tradizione agiografica fa risalire l'origine della diocesi di Teano alla prima metà del IV secolo con i santi vescovi Paride, Amasio e Urbano; Lanzoni ritiene che «questi tre nomi provengano probabilmente da un catalogo teanense autentico».Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 186. Nel luogo dove san Paride predicò per la prima volta la fede cristiana a Teano venne in seguito eretta una basilica nota con il titolo di San Paride ad Fontem, che fu verosimilmente la prima cattedrale della diocesi teanese.
Incerta e discussa è l'attribuzione di altri vescovi del V e VI secolo alla diocesi di Teano, e cioè Quinto, che prese parte al concilio romano indetto da papa Simmaco nel 499, e Domnino, menzionato nell'epistolario di papa Pelagio I (556-561). Per l'incertezza delle lezioni dei manoscritti, questi due vescovi potrebbero appartenere alla sede Theanensis oppure a quella Theatina. In seguito non si hanno più notizie della diocesi fino al IX secolo, forse per le distruzioni operate dall'arrivo dei Longobardi.
La cronotassi dei vescovi riprende con Mauro all'inizio del IX secolo, a cui è attribuita la costruzione della cattedrale detta di San Terenziano presso la tomba di san Paride. Nel corso del secolo la sede teanese fu occupata dai vescovi benedettini Lupo, Ilario, Leone e Angelario; in particolare il vescovo Leone fu destinatario di alcuni diplomi da parte dei papi Giovanni VIII e Stefano V tra l'879 e l'887/888.Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 256, nnº 3-5. In questo periodo Montecassino fu distrutta dai Saraceni e i monaci, con l'abate Angelario, futuro vescovo, si rifugiarono a Teano, portando con sé la regola autografa di san Benedetto, che andò persa quando il monastero teanese fu distrutto da un incendio.
Nel 966 circa Capua fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana; tra le sue suffraganee figura anche la diocesi di Teano.
Nel XII secolo fu costruita una nuova cattedrale, dopo che la precedente venne incendiata dai Normanni nel 1062. Successivamente subirà altre due distruzioni: nel 1520 per un incendio e durante la seconda guerra mondiale. Interamente ricostruita, è stata consacrata nel 1957.
Tra i vescovi di Teano si ricordano in particolare: Pandolfo (1122-1126), che gli autori coevi celebrano come uomo di grande cultura, letterato e poeta, e difensore delle libertà della Chiesa; Pietro I, documentato dal 1154/1158 al 1179, che consacrò la chiesa di Santa Maria de intus (1174) e il cenobio di Santa Maria della Ferrara presso Vairano (1179); Guglielmo II, che nel 1274 accompagnò san Tommaso d'Aquino al secondo concilio di Lione; il domenicano romano Bartolomeo de Papazuri (1348-1353), illustre per nobiltà e per dottrina, trasferito alla sede di Chieti.
Dopo il concilio di Trento fu istituito il seminario vescovile, che già all'inizio dell'episcopato di Giovanni Paolo Marincola, nel 1576, contava 12 alunni. Il seminario però decadde rapidamente durante l'episcopato del vescovo Vincenzo Serafino a cavallo tra XVI e XVIII secolo. Paolo Squillante, nel 1655, ridiede vita al seminario presso il convento di Sant'Agostino degli Eremitani e fondò il monte dei poveri per l'assistenza dei indigenti della diocesi. Al vescovo Giuseppe Nicola Giberti (1681-1697) si deve invece l'ampliamento del seminario e il rinnovamento della cattedrale, crollata per un terremoto; tenne inoltre un sinodo diocesano e istituì una congregazione per l'insegnamento del catechismo.
Nel Settecento il vescovo Domenico Giordani è ricordato per l'accurata visita pastorale che fece alla sua diocesi nel 1753, il quale «per ogni chiesa e cappella raccolse notizie orali, ricercò documenti negli archivi e ne fece estrarre copia autentica; i documenti, autentici o in copia, li fece legare in un grosso volume, detto Appendice della Santa Visita (esso fu bruciato dai tedeschi nel 1943); di ogni chiesa tracciò la storia dalle origini fino ai suoi tempi».Storia dal sito web della diocesi.
Al momento della piena unione con Calvi, la diocesi di Teano comprendeva i comuni di Caianello, Conca della Campania, Galluccio, Marzano Appio, Mignano Monte Lungo, Pietramelara, Pietravairano, Presenzano, Riardo, Roccamonfina, Roccaromana, Teano, Tora e Piccilli e Vairano Patenora.
Calvi Incerta è l'origine della diocesi di Calvi e la sua serie episcopale. Nicola Coletti, autore della seconda edizione dellItalia sacra di Ferdinando Ughelli, pubblicò nel 1722 un catalogo episcopale di Calvi tratto da un «Kalendarium Calvense ad instar Martirologii, quod breviario antiquissimo longobardis literis exarato praeponitur», ossia un calendario di Calvi usato come martirologio ed estratto da un antico breviario scritto con caratteri longobardi. Il calendario, che inizia con san Casto considerato protovescovo caleno, riporta un elenco di vescovi molto frammentario, con il giorno e l'anno del decesso dei presuli. Tutti questi vescovi sono ignoti alle fonti storiche, mentre quelli documentati storicamente sono sconosciuti al Kalendarium. Per questo e altri motivi, Lanzoni ritiene "molto sospetto" l'elenco episcopale riportato da questo calendario;Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 187. Kehr è ancora più esplicito quando dice che «nos quoque notitias huius calendarii omnino negleximus».Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 264.
Se si escludono i vescovi noti solo per la loro presenza nel calendario caleno e quelli la cui attribuzione è discussa o errata, sono solo due i vescovi di Calvi del primo millennio documentati dalle fonti storiche: Giusto, vescovo noto grazie alla scoperta del suo epitaffio e che governò la diocesi calena da marzo 488 a febbraio 492; e Valerio, probabile suo successore, che prese parte al concilio romano indetto da papa Simmaco nel 499.
Incerta è la sorte della diocesi per i secoli successivi. Il calendario caleno sembra attestare una sua continuità per tutto il primo millennio, ad eccezione di un lungo periodo tra la seconda metà del VI secolo e la metà dell'VIII secolo.
Nel 966 circa Capua fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana; tra le sue suffraganee figura anche la diocesi di Calvi. In questa occasione alcune fonti fanno menzione del vescovo Andrea, che sarebbe stato consacrato vescovo di Calvi dal metropolita Giovanni. Tuttavia Kehr ritiene che queste informazioni e le fonti che le contengono mancano di ogni certezza storica («omni fide carent»).
La serie di vescovi caleni storicamente documentati riprende solo verso la fine dell'XI secolo con il vescovo Falcone, il cui nome appare in un privilegio concesso da Riccardo II di Capua alla chiesa di Santa Maria di Maddaloni del 1094. Frammentaria è la successiva cronotassi episcopale. Potrebbe essere un vescovo di Calvi il Iohannes episcopus Calenas che appare in un diploma di papa Onorio II del 1126. Nel 1174 Tancredi prese parte alla consacrazione della chiesa di Santa Maria de intus assieme al vescovo Pietro di Teano. Kamp documenta poi l'esistenza di numerosi vescovi caleni tra il XII e il XIII secolo, ma i cui nomi restano sconosciuti. «La series episcoporum riprende con continuità dal Duecento, nel quale risalta la figura del vescovo cisterciense Odoardo che, oppostosi a Federico II, durante il viaggio di ritorno dal concilio di Lione fu aggredito e messo in prigione dai seguaci dell'imperatore, dove morì».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Il periodo post tridentino è segnato a Calvi dalla presenza e dall'azione del vescovo Fabio Maranta (1582-1619), uomo di forte personalità con doti di grande organizzatore ed amministratore. Nel 1583 effettuò una visita pastorale della diocesi di cui resta una dettagliata relazione, dalla quale si evince lo stato di rovina dell'antica cattedrale di San Casto: sprovvista di una porta, la cattedrale fungeva occasionalmente da ricovero notturno per uomini e animali. Questa chiesa, di cui oggi restano solo rovine, sarà officiata fino al 1680, secondo quanto scrive il vescovo Filippo Positano nella sua relazione del 1727. Maranta restaurò la cattedrale e ne aumentò il numero dei canonici da due a nove. Nel 1588 fece redigere una platea dove vennero descritti tutti i beni della mensa vescovile e del capitolo, e le chiese con i benefici della diocesi. Nello stesso anno, fu celebrato il sinodo diocesano.
Nel 1647 la sollevazione di Masaniello devastò Calvi per rappresaglia contro la famiglia del vescovo: il palazzo vescovile fu raso al suolo e la cattedrale danneggiata. Il vescovo fu costretto ad abbandonare Calvi e a risiedere a Pignataro, che diventerà residenza abituale dei vescovi di Calvi. In questi anni la peste flagellò e spopolò tanto Calvi quanto Teano. Nel 1686 il palazzo vescovile di Calvi consisteva ancora di una semplice stanza.
Il finire del XVII secolo, coincidente con l'episcopato del domenicano Vincenzo Maria de Silva (1679-1702), fu per la diocesi di Calvi un periodo di ripresa, in cui si cercò una soluzione al problema del seminario diocesano: fu progettato un seminario con dodici posti con un maestro di canto, uno di grammatica e un rettore; nell'intenzione del vescovo il seminario doveva mettere fine ad una penosa ignoranza del clero e dei candidati al sacerdozio.
La prima metà del XVIII secolo vide la definitiva istituzione del seminario di Calvi per impulso del vescovo Filippo Maria Positano (1720-1732). Il nuovo seminario fu benedetto personalmente da papa Benedetto XIII il 16 maggio 1727. Il vescovo Positano fondò anche il monte frumentario, un istituto di credito agrario che offriva ai contadini un'alternativa all'usura. Giuseppe Maria Capece Zurlo (1756-1782) ampliò il seminario del Positano e fece erigere un seminario estivo nel 1757 tra Visciano e Zuni.