Morto Stalin, se ne fa un altro (The Death of Stalin) è un film del 2017 diretto da Armando Iannucci.
Adattamento cinematografico del romanzo a fumetti La morte di Stalin di Fabien Nury e Thierry Robin, il film, in forma di commedia nera, racconta gli eventi che seguirono la morte di Iosif Stalin nel 1953.
Trama La notte del 1º marzo 1953 Iosif Stalin, capo supremo dell'Unione Sovietica, mentre sta per avviare l'ennesima purga politica, crolla a terra stroncato da un'emorragia cerebrale. Tra i protagonisti del teatrino di follia e disumanità che scaturisce per ottenere il potere supremo sono presenti i figli di Stalin, Vasilij e Svetlana, e la squadra ministeriale del comitato centrale del defunto dittatore, composta da Nikita Chruščёv, Georgij Malenkov, Lazar Kaganovič, Anastas Mikojan, Nikolaj Bulganin e Lavrentij Berija. Tutti i ministri e ufficiali accorsi alla dacia del dittatore agonizzante, sentiti dopo lunghe consultazioni i pochi dottori validi rimasti dopo l'epurazione dovuta al "complotto dei medici", vengono presi dal panico a causa dell'assenza di Stalin, ma - dopo una breve e ingannevole ripresa - il leader muore, lasciando nella disperazione la figlia Svetlana e nello sconcerto tutti gli altri.
Il crudele ministro degli affari interni e capo della polizia segreta MVD Berija, giunto per primo alla residenza di Stalin, ne approfitta per rimpiazzare le liste delle purghe politiche del defunto dittatore, l'ultima delle quali includeva anche il fedele Vjačeslav Molotov, con le sue, per poi stanziare nel presidio di Mosca gli uomini dell'MVD, relegando l'esercito nelle caserme. Il ministro inoltre dispone, con diversi pareri contrari iniziali, il congelamento degli arresti dei prigionieri politici, il rilascio degli internati nei Gulag e una riforma della politica di governo nei confronti della Chiesa. Berija gode dell'amicizia del fido Malenkov, l'incapace vicesegretario generale di Stalin, ora nuovo segretario generale succeduto al dittatore, ma è apertamente osteggiato da Chruščëv e Kaganovič, desiderosi di spodestare un uomo ormai, per loro, troppo potente e pericoloso. A Chruščëv viene assegnato il compito di organizzare il funerale di Stalin, mentre Berija, per evitare il riversarsi in massa della popolazione verso la capitale, ordina l'immediata sospensione delle linee ferroviarie; Chruščëv tuttavia, frustrato dalle tiranniche disposizioni di Berija, ne ordina la rimessa in funzione, con il risultato che nel tentativo di fermare i fanatici giunti da tutta l'Unione Sovietica, gli uomini dell'MVD uccidono oltre 1.500 civili.
Nel frattempo giunge a Mosca il generale Georgij Žukov, per onorare il dittatore scomparso; il celebre maresciallo dell'Armata Rossa, eroe di guerra pluridecorato, non tarda a chiedere conto a Berija e Malenkov della decisione di fare ritirare l'esercito dalla capitale e della sua sostituzione con l'MVD. Chruščëv quindi coglie al volo l'occasione e trova non solo un prezioso alleato nel generale, ma anche l'opportunità di fermare Berija, che di fatto, date le scarse qualità e la mancanza di personalità di Malenkov, ha ormai raggiunto un potere quasi assoluto, un rischio che nessuno dei ministri è pronto a correre. Dopo pesanti pressioni, alcuni aiuti inaspettati e convinti tutti i ministri a eccezione di Malenkov, deciso a difendere Berija o quantomeno a risparmiargli la vita, Chruščëv organizza l'arresto e il processo farsa del pericoloso ministro. Dopo svariate pressioni su Malenkov, Chruščëv ne ottiene infine il consenso a far giustiziare Berija: il ministro, arrestato e processato sommariamente dopo il funerale di Stalin, viene condannato a morte, fucilato dagli uomini del generale Žukov e il suo cadavere viene bruciato.
Chruščëv quindi, dopo aver esiliato Svetlana a Vienna e spodestato Malenkov, consolida il suo potere, diventando il nuovo leader dell'Unione Sovietica.
Produzione I produttori francesi Yann Zenou e Laurent Zeitoun, dopo aver acquistato i diritti della graphic novel, contattarono il regista scozzese Armando Iannucci del quale apprezzavano lo stile sarcastico avendo visto In the Loop, sua opera precedente. Iannucci era impegnato nella regia di Veep - Vicepresidente incompetente, quindi si dichiarò interessato a dirigere l'adattamento cinematografico del fumetto di Nury e Robin, ma chiese ai produttori di posticipare l'inizio delle riprese di un anno.
La produzione del film cominciò il 20 giugno 2016 e terminò il 6 agosto dello stesso anno. Le riprese si svolsero in varie location, incluse Kiev, Ucraina (per gli esterni e interni delle scene nel palazzo della polizia segreta), e Gran Bretagna (Blythe House, Freemasons' Hall e Alexandra Palace a Londra, Mongewell Park a Oxford, e Hammersmith Town Hall di Londra.
Distribuzione Il film è stato presentato in anteprima l'8 settembre 2017 al Toronto International Film Festival, come film d'apertura della sezione "Platform".
La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche britanniche a partire dal 20 ottobre 2017, mentre in quelle italiane, dopo essere stato in concorso al 35° Torino Film Festival (novembre/dicembre 2017), dal 4 gennaio 2018, ma solo in alcune città, non toccando tutte le regioni.
Divieti In Russia, oltre che in Kazakistan, in Kirghizistan e in Moldavia, il film è stato bandito dalle sale cinematografiche; questo evento di censura è stato il primo (di questo genere) nella Russia post-sovietica.
Nikolai Starikov, capo del partito conservatore Grande Patria (Партия Великое Отечество), dichiarò che Morto Stalin, se ne fa un altro era "un atto ostile da parte della classe intellettuale britannica", parte di una "guerra di disinformazione atta a screditare la Russia". Nel settembre 2017, il presidente del consiglio pubblico del ministero della cultura riferì che le autorità russe stavano prendendo in considerazione la messa al bando del film, accusando la pellicola di essere, presumibilmente, parte di un "complotto occidentale per destabilizzare la Russia causando disordini nella società".
Il 23 gennaio 2018, due giorni dopo la data prevista di uscita del film in Russia, si tenne una proiezione privata riservata ai membri della Duma di Stato, a rappresentanti della società storica russa, a membri della Commissione del Ministero della cultura e a personalità varie dell'industria cinematografica. Due giorni dopo, il Ministero della cultura vietò la distribuzione del film. Tuttavia, svariati cinema proiettarono il film alla fine di gennaio, dichiarando in seguito che all'epoca dei fatti non avevano ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale circa il divieto. Il governo intentò causa alle sale cinematografiche che avevano messo in programmazione la pellicola.
Secondo il risultato di un sondaggio condotto dal Centro di Ricerca dell'Opinione Pubblica Panrussa (VTSIOM), il 35% dei russi disapprovò la decisione di messa al bando del film, mentre il 30% era favorevole e il restante 35% si dichiarava neutrale. Il 58% dei cittadini russi si dichiararono pronti a recarsi al cinema per vedere il film se il divieto fosse stato revocato.
Un gruppo di avvocati del Ministero della cultura russo, inclusa la figlia del Maresciallo Žukov, Era Žukova, i registi Nikita Sergeevič Michalkov, Vladimir Bortko, e Aleksej Levykin, direttore del Museo Nazionale di Storia, firmarono una petizione indirizzata al ministro della cultura Vladimir Medinskij chiedendo la messa al bando del film, scrivendo: «Morto Stalin, se ne fa un altro è stato ideato per fomentare l'odio e l'inimicizia, violando la dignità del popolo Russo (Sovietico), promuovendo le discriminazioni etniche e sociali, che sono al centro della natura estremista della pellicola. Siamo certi che il film sia stato girato per distorcere il passato della nostra nazione cosicché il pensiero dell'Unione Sovietica degli anni cinquanta ingeneri solo terrore e disgusto nelle persone».
Gli autori della petizione dissero che il film infangava la memoria dei combattenti russi morti nella seconda guerra mondiale, e inoltre fecero notare alcune inesattezze storiche. Il film venne quindi vietato in Russia, Kazakistan e Kirghizistan. Armenia e Bielorussia furono gli unici due paesi membri dell'Unione economica eurasiatica a permettere la distribuzione del film. In Armenia, il film debuttò in due sale il 25 gennaio 2018; mentre in Bielorussia, venne messo in programmazione successivamente. In Kazakistan, la pellicola è stata mostrata solamente al Festival di Clique.
Accoglienza Sul sito web aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes, il film ha un indice di gradimento del 94% basato su 254 recensioni da parte di critici professionisti, con un voto medio di 8 su 10. Su Metacritic ha ottenuto un punteggio di 88 su 100, basato su 43 recensioni, indicante "acclamazione universale".
Donald Clarke, scrivendo per The Irish Times, definì l'opera un film "che inizia in uno stato di panico mortale e continua in quel modo verso la sua conclusione inevitabilmente orribile". In The Guardian, Peter Bradshaw scrisse: "[...] la paura sale come un gas da un cadavere nella geniale satira horror di Armando Iannucci". Bradshaw proseguì dicendo che il film è "ottimamente recitato da un cast superbo".
Raphael Abraham del Financial Times, scrisse: "Mentre questa congrega di vampiri burocrati festeggia sui resti dello stalinismo, l'incessante oscurità della situazione a volte minaccia l'andamento da commedia del film. Ma uno sconcertante atto di umorismo e orrore è precisamente il gioco di Iannucci, e solo lui riesce a giostrarlo con tanta abilità".
Riconoscimenti 2017 – British Independent Film Awards Miglior attore non protagonista a Simon Russell Beale Miglior casting a Sarah Crowe Miglior trucco e acconciature a Nicole Stafford Miglior suono a Anna Bertmark Candidatura per il miglior film indipendente britannico Candidatura per il miglior regista a Armando Iannucci Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Andrea Riseborough Candidatura per il miglior attore non protagonista a Steve Buscemi Candidatura per la miglior sceneggiatura a Armando Iannucci, David Schneider e Ian Martin Candidatura per i migliori costumi a Suzie Harman Candidatura per il miglior montaggio a Peter Lambert Candidatura per le migliori musiche a Christopher Willis Candidatura per la miglior scenografia a Cristina Casali Candidatura per i migliori effetti a Ronald Grauer e Bernard Newton 2017 – Torino Film Festival Premio Fipresci Premio Achille Valdata (miglior film) Premio Scuola Holden (miglior sceneggiatura) 2017 – Toronto International Film Festival Candidatura per il Platform Prize a Armando Iannucci 2018 – British Academy Film Awards Candidatura per il miglior film britannico Candidatura per la migliore sceneggiatura non originale a Armando Iannucci, Ian Martin e David Schneider 2018 – European Film Awards Miglior commedia 2018 – National Board of Review Migliori dieci film indipendenti
Accuratezza storica Alcuni accademici hanno dibattuto sull'accuratezza storica di Morto Stalin, se ne fa un altro. Lo storico Richard Overy scrisse in un articolo su The Guardian che il film "è infarcito di errori, che possono essere visti come una sorta di licenza poetica cinematografica". Molotov non era il Ministro degli Esteri quando Stalin morì, perché era stato allontanato da tale incarico nel 1949, sebbene lo ridivenne in seguito dopo la morte del dittatore. Il Maresciallo Žukov (non Feldmaresciallo) era al comando di un'armata locale all'epoca della morte di Stalin, esiliato in provincia, e non era il comandante in capo dell'Armata Rossa nel marzo 1953.