Il grande pellegrinaggio tedesco del 1064-1065 o grande pellegrinaggio germanico fu un avventuroso cammino religioso compiuto da un vasto gruppo di viandanti partiti dalla Germania e diretti verso Gerusalemme.

Riconosciuto come uno dei più ampi pellegrinaggi in Terra Santa avvenuti in epoca antecedente alla prima crociata, esso vide partecipare almeno uomini e donne di diversa provenienza ed estrazione sociale, i quali seguirono un itinerario lungo e tortuoso per raggiungere la Palestina. Una volta in territorio musulmano, furono attaccati da alcune bande di predoni e costretti a resistere a un prolungato assedio arroccandosi in una fortezza di fortuna. Nonostante alcuni fossero contrari all'utilizzo di armi in quanto incompatibili con la natura del viaggio, altri si opposero con vigore ai nemici per alcuni giorni, dopodiché i gruppi di banditi si dileguarono non appena ricevuta la notizia che il governatore locale stava giungendo con le sue forze personali a scacciare gli assedianti. Scortati a Gerusalemme, i pellegrini vi rimasero per qualche giorno prima di fare ritorno in patria al termine di un altro tragitto altrettanto rocambolesco.

La storiografia moderna, la quale ha sfatato la precedente teoria secondo cui il viaggio fosse stato sin dalla partenza assimilabile a una spedizione militare, ha individuato nel grande pellegrinaggio tedesco uno dei casi più eclatanti di scontro fra cristiani e musulmani avvenuto prima della fine del XI secolo, oltre a rivelare quanto cresciuto fosse il fenomeno della visita dei luoghi sacri della cristianità. Non si può escludere che proprio il grado di insicurezza insito in questo genere di spostamenti avesse motivato lo storico appello di Clermont con cui papa Urbano II avrebbe ufficialmente cominciato la stagione delle crociate un trentennio dopo.

Fonti

Pur dimostrando entusiasmo nel tramandare la vicenda ai posteri e benché vi siano testimonianze relativamente abbondanti, le fonti relative all'impresa presentano diversi problemi interpretativi. Non è sopravvissuto alcun racconto completo redatto da un partecipante diretto, ma esistono tre resoconti contemporanei fondamentali: gli Annales Altahenses ("Annali di Niederaltaich"), gli Annales di Lamberto di Hersfeld e la cronaca di Mariano Scoto. Gli annali di Niederaltaich, redatti tra il 1073 e il 1076 da un monaco bavarese anonimo, costituiscono la fonte più ricca e si basano in parte su una lettera scritta dal vescovo Guntero di Bamberga durante il viaggio.. Lamberto di Hersfeld, che completò la propria opera tra il 1077 e il 1080, si soffermò soprattutto sugli scontri verificatisi in Palestina, fornendo un'esposizione molto dettagliata che sembra derivare da testimonianze oculari. Mariano Scoto, invece, scrisse una versione più sintetica ma contenente particolari assenti nelle altre fonti, come la descrizione del lusso ostentato dai prelati e di alcuni espedienti utilizzati per sottrarsi alle richieste dei predoni.. Sebbene le tre narrazioni concordino nei punti essenziali, le divergenze presenti impongono prudenza nella ricostruzione degli eventi.

Lo storico Einar Joranson esclude invece dal novero delle fonti attendibili la cosiddetta Cronaca di Ingulfo,Nel descriversi, Ingulfo racconta che, pur occupando un eccellente incarico come segretario del duca di Normandia, era animato da tale «ardore giovanile e lieto entusiasmo» da sentirsi ormai annoiato. Fortunatamente, proprio in quel periodo «si diffuse in tutta la Normandia la notizia che diversi arcivescovi imperiali e principi secolari desideravano recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme per la salvezza delle loro anime e per devozione». Con il consenso del conte, Ingulfo e altri ventinove «gentiluomini e chierici» della corte cavalcarono fino in Germania e si unirono al sontuoso seguito dell'arcivescovo: . oggi considerata un falso tardo-medievale, benché in passato fosse stata accreditata da numerosi studiosi.. Joranson ha osservato che il cronista confondeva gli imperatori bizantini e forniva una ricostruzione del viaggio di ritorno incompatibile con le narrazioni dei contemporanei, motivo per cui le informazioni da essa tramandate non sono considerate valide per la ricostruzione dell'evento..

Maggiore valore viene attribuito alla Vita Altmanni episcopi Pataviensis ("Vita di Sant'Altmanno di Passavia"), composta circa due generazioni dopo i fatti ma contenente informazioni utili sulle motivazioni del pellegrinaggio e sull'identità di alcuni partecipanti.. L'intera vicenda è interpretata come una prova spirituale, nella quale la serie di tribolazioni terrene assumono il significato di un percorso di purificazione e di avvicinamento al Regno dei Cieli. Per questo motivo la Vita di sant'Altmanno trascura quasi completamente gli aspetti militari e politici dell'impresa, privilegiando invece la dimensione devozionale e penitenziale del pellegrinaggio e limitandosi a raffigurare gli aggressori musulmani come «nemici di Cristo».. Altre cronache menzionano la spedizione soltanto in modo fugace, mentre un pertinente contributo documentario è costituito da una lettera dell'arcivescovo Sigfrido I di Magonza a papa Alessandro II, nella quale egli annuncia il suo proposito di recarsi a Gerusalemme..

Contesto storico

I pellegrinaggi verso luoghi religiosi si susseguivano nel mondo cristiano con ampia frequenza sin dall'Alto Medioevo, pur essendo probabilmente già iniziati addirittura prima.. Il numero dei viandanti crebbe durante l'VIII secolo e raggiunse un primo notevole picco durante il X secolo, grazie alla presenza di navi mercantili che garantivano una relativamente celere traversata del Mar Mediterraneo.. In alcuni casi, tendevano a formarsi gruppi assai numerosi e che in genere, se composti da uomini e donne rispettose, riuscivano ad approdare alle destinazioni in maniera incolume.. Le motivazioni che spingevano le persone erano varie e le più disparate, passando da una volontà sincera di espiare le proprie colpe alla speranza di ottenere qualche miracolo, dall'esilio forzato per coloro che avevano commesso determinati crimini alla semplice volontà di fuga dalla vita quotidiana..

A differenza di altre mete, il successo del cammino di Gerusalemme in Terra Santa dipese pressoché costantemente da due condizioni esterne imprescindibili, la prima delle quali era connessa all'accessibilità delle strade e ai costi dei viaggi, che non dovevano essere eccessivamente proibitivi.. L'apertura delle rotte commerciali verso est favorì nuovi sbocchi, ma lo spostamento via terra continuò a essere a lungo preferito perché meno gravoso per le tasche dei cristiani e più indicato per grandi compagnie.. Il secondo requisito passava per la sicurezza degli itinerari, in particolare dalla prosperità dell'Impero bizantino, una tappa quasi scontata per chi voleva visitare le innumerevoli reliquie custodite a Costantinopoli, e, ovviamente, dalla pace nella Palestina musulmana abbaside.. Pur essendo rari gli inconvenienti più gravi, i rischi a cui si esponeva chi partiva erano comunque molteplici, non ultimo il pericolo di morte.. Ciò non fece scemare l'interesse per il fenomeno dei pellegrinaggi, che continuarono costantemente a inseguire la propria fede.

Il pellegrinaggio I partecipanti e i preparativi

Nel 1064, in Germania, il fervente interesse verso i cammini religiosi andò a incrociarsi con le credenze escatologiche dell'epoca, dando vita a un singolare connubio. Secondo il biografo di Altmanno di Passavia, era convinzione comune che il Giorno del Giudizio sarebbe coinciso con la Pasqua del 1065, la quale cadeva il 27 marzo, data che alcuni calendari medievali associavano alla resurrezione storica di Cristo. Tale aspettativa attirò presto sia la curiosità del popolo sia quella di membri dell'aristocrazia e dell'episcopato, che si attivarono immediatamente per organizzare un pellegrinaggio in vista dell'imminente fine del mondo.. L'interesse verso questo viaggio assunse rapidamente una portata eccezionale, tanto da convincere a unirsi all'appello tra le . e le persone,. benché queste stime coeve vadano interpretate con le dovute riserve.

Il pellegrinaggio, che prometteva di essere uno dei più vasti dell'intero Medioevo, aveva per la maggioranza attratto cittadini laici appartenenti a ogni ceto sociale come principi, conti, cavalieri, funzionari di corte e persone comuni sia abbienti sia povere.. Le fonti identificano con relativa sicurezza soltanto pochi nobili (tra cui Eccardo di Scheyern), ma indicano chiaramente che il grosso dei partecipanti proveniva dalla Renania, dalla Franconia e dalla Baviera.. Tra le figure coinvolte rientravano alcune delle più eminenti personalità ecclesiastiche della Germania dell'epoca. Oltre all'arcivescovo Sigfrido di Magonza e al vescovo Guntero di Bamberga, aderirono alla spedizione i vescovi Guglielmo I di Utrecht e Ottone di Ratisbona.. Li accompagnavano numerosi ecclesiastici, tra cui Ermanno, futuro successore di Guntero a Bamberga, Altmanno di Aquisgrana, destinato a diventare vescovo di Passavia e il dotto canonico Ezzo di Bamberga.. Uomo di grande erudizione ed eloquenza, fu anche poeta e i suoi versi in alto-tedesco medio sui "miracoli di Cristo" (Ezzolied), tuttora pervenutici, potrebbero essere stati, se non scritti in quell'occasione, cantati o recitati durante il pellegrinaggio. Approfondendo le ulteriori ragioni per cui una simile schiera si fosse messa in moto, è lecito credere che non tutti i viandanti fossero necessariamente mossi da paure apocalittiche. Alcuni desideravano semplicemente venerare il Santo Sepolcro, mentre altri potevano vedere nel viaggio una temporanea via di fuga da difficoltà private o politiche. In particolare, gli studiosi hanno osservato che sia Sigfrido di Magonza sia Guntero di Bamberga avevano in quel momento valide ragioni politiche per allontanarsi temporaneamente dal Sacro Romano Impero..

I preparativi della spedizione furono particolarmente certosini, soprattutto nel caso degli alti prelati. I partecipanti più facoltosi portarono con sé notevoli quantità di denaro e abbondanti scorte alimentari, trasportando il tutto su cavalli e muli. Essendosi il gruppo sin dal principio mosso all'unisono, è ipotizzabile che fosse stato prima selezionato un luogo di partenza comune (le ipotesi più accreditate sono Ratisbona o Passavia).. Sebbene Sigfrido fosse il prelato di rango più elevato, la figura dominante dell'intero cammino fu il vescovo Guntero di Bamberga.In una lettera spedita al papa in cui annuncia del pellegrinaggio al papa, Sigrido non indicò nemmeno che avrebbe avuto dei compagni, segno che il viaggio non nacque necessariamente come una spedizione organizzata e diretta da lui: . Di nobile origine e assai ricco, le fonti contemporanee esaltano unanimemente le qualità fisiche, morali e intellettuali di Guntero, descritto alla stregua di un uomo di straordinaria statura e avvenenza, oltre che di eccezionali capacità di comando. La sua fama si rivelò tale che, lungo il percorso, la popolazione accorreva numerosa per vederlo, creando spesso disagi agli altri vescovi..

Il viaggio Dall'Europa ai territori musulmani