In Italia la prostituzione è definita come scambio di servizi sessuali per denaro e "particolare forma di attività economica" secondo la giurisprudenza della Corte costituzionaleSentenza 141/2019, ed è lecita tra adulti ritenuti consenzienti, mentre è illegale ogni altra attività collaterale come il favoreggiamento, lo sfruttamento, l'organizzazione in luoghi chiusi come bordelli ed il controllo in generale da parti terze. I bordelli vennero banditi nel 1958 dalla legge Merlin, dal nome della prima firmataria e propositrice, Lina Merlin, partigiana socialista. Un eufemismo un tempo usato frequentemente per descrivere le prostitute era in lingua italiana lucciole per chi esercitava in strada e squillo per quelle di appartamento. Secondo tale legge e alcune pronunce giurisprudenziali tra cui la sentenza 115/2011 della Corte costituzionale, la prostituzione è "attività lecita" non soggetta a sanzioni per cliente e prostituta se non si tratta di prostituzione minorile o prostituzione forzata o ricadente sotto la fattispecie di atti osceni in pubblico.

La giurisprudenza costituzionale e cassazionale corrente non considera il meretricio come un lavoro, essendo de facto una pratica che non riguarda l'impiego di tempo e fatica (mentale/fisica) per produrre valore aggiunto (materiale/immateriale) sotto forma di beni/servizi e con un conseguente reddito ottenuto da ciò, ma bensì essendo l'affitto del proprio corpo in cambio di valuta, similmente ad una rendita da capitale di proprio possedimento e di propria gestione. Dagli anni 2000 è stata definita dalle sentenze come attività economica "lecita", talvolta anche definita "attività normale", nell'ambito "sinallagmatico" perlopiù verbale con accordo delle parti, ossia un contratto di scambio con valore vincolante verso il cliente della prostituta (promessa unilaterale) a versare il corrispettivo dell'accordo una volta effettuato lo scambio, tra la persona che vende il servizio sessuale e chi ne usufruisce. Anche se a norma di legge costituirebbe un contratto nullo in quanto contrario al buon costume, tuttavia la giurisprudenza tende a considerarlo vincolante per il fruitore. La legge attuale è stata altresì considerata come un compromesso tra l'articolo 2 (diritti inviolabili tra cui quello di disporre del proprio corpo) e l'articolo 41 (libertà di iniziativa economica entro i limiti di legge) della Costituzione. Se la persona prostituta può rifiutare il proprio consenso anche dopo avvenuto pagamento, chi compra la prestazione può subire l'accusa di violenza sessuale ad esempio se non corrisponde in seguito il prezzo pattuito (secondo una pronuncia di Cassazione).

Secondo la Corte costituzionale (141/2019), pronunciandosi contro la legittimità di alcune fattispecie e riaffermando la validità della legge, ribadendo il sistema abolizionista classico deregolamentante italiano ha rilevato allo stato attuale profili di incostituzionalità nei modelli proibizionista e neoprobizionista-neoabolizionista o "modello nordico", rappresentando invece la legge Merlin un compromesso giusto, in quanto secondo i supremi giudici costituzionali al risultato di eliminare il fenomeno "non si dovrebbe giungere (...) punendo la persona dedita alla prostituzione" considerata una delle "vittime del sistema sociale; e neppure punendo il cliente, perché così si scaricherebbe sul semplice fruitore della prestazione una responsabilità della quale dovrebbe farsi carico lo Stato" Si tratta comunque spesso di una zona grigia tra legalità e semi-illegalità costituita da non punibilità, tramite scriminante data ad esempio da consenso dell'avente diritto. L'Italia recepisce i trattati internazionali, secondo la normativa costituzionale, e la Corte europea per i diritti dell'uomo (CEDU) ha espresso pareri su profili di illegittimità sul detto "modello nordico". Una sentenza cassazionale del 2017, basata su una pronuncia costituzionale del 2011, stabilì invece che "se la prostituzione non costituisce un'attività illecita, è preclusa la possibilità di porre delle regole che creino ostacolo o intralcio alla sfera generale di libertà dei singoli".

Un'analoga pronuncia giurisprudenziale è stata talvolta applicata dalla Corte suprema di cassazione ai soggetti in causa anche riguardo all'obbligo di versare o meno le tasse da parte della prostituta in proprio (cosiddetta escort), in certi casi pronunciandosi positivamente o no: nel caso di versamento volontario ed emissione di ricevuta fiscale in forma anonima la professione sessuale in proprio rientrerebbe nell'attività "altre attività di servizi alla persona", in quanto dal 2007 la professione accompagnatrice risulta nell'elenco delle 3000 attività soggette a imposizione.

Storia

Nella città di Venezia nel 1358 i bordelli vennero dichiarati indispensabili e le cortigiane raggiunsero un status sociale elevato, fino al XVII secolo.Leggi e Memorie Venete sulla Prostituzione. Lorenji, Venice 1872

Regolamentazione La regolamentazione della prostituzione fu stabilita per la prima volta nel 1861, dopo la unificazione italiana, basandosi sulla Napoleonica réglementation e il Bureau des Moeurs (ufficio governativo per la regolamentazione e registro prostitute). Nel 1859 il decreto di Camillo Benso di Cavour aiutò le truppe francesi in servizio in Italia per il Regno di Sardegna contro l'Impero austriaco, autorizzando l'apertura di case di tolleranza in Lombardia. Il 15 febbraio 1860, il decreto divenne "legge Cavour". Questa prima legge fu aspramente criticata perché prevedeva un rigido sistema di controllo delle prostitute, che però non si estendeva anche ai clienti.

La legge Crispi del 29 marzo 1888, fu un tentativo di migliorare la legislazione. Con questa legge si proibirono la vendita di cibi e bevande, l'assembramento, i balli, i canti nei bordelli, e gli stessi proibiti nelle vicinanze di negozi, scuole e asili. Si stabilì inoltre che le imposte sugli infissi dovessero rimanere chiuse, creando così l'espressione ancora attuale di "case chiuse". Le prostitute, infine, non erano più obbligate a registrarsi ufficialmente ma erano i luoghi a dover essere registrati.

Altro emendamento fu la Legge Nicotera del 1891. Tale legge rese completamente legale la prostituzione in appartamento privato. Vennero creati anche dei sifilicomi (ospedali per prostitute), nella credenza che le stesse portassero malattie veneree.

Questa considerazione di essere portatrici di malattie specifiche da lavoro venne osteggiata dalle stesse prostitute. Durante il fascismo (1922–1943), vennero introdotte misure ancora più restrittive negli anni 1923, 1933 e 1940. Il sistema venne però ritenuto fallace e come in altre nazioni europee si pensò ad una vera e propria deregolamentazione, che creò confusione tra chi voleva un vero abolizionismo e chi voleva una vera abolizione delle restrizioni al meretricio.

Legge Merlin del 1958 La legge Merlin (L75/1958) divenne operativa il 20 settembre 1958. Questa legge, ancora in vigore, abrogò tutte le leggi precedenti in materia, vietò i bordelli, e creò il reato di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento della prostituzione. Nello specifico l'articolo 3.8: chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui. L'articolo 3.3 specifica luoghi in cui è proibita la prostituzione come case, hotel, sale da ballo, e circoli di intrattenimento. L'articolo 5 proibisce il libertinaggio (inteso come offesa al pudore).1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto; 2) che seguono per via le persone, invitandole con atti o parole al libertinaggio L'articolo 7 proibisce la registrazione e il controllo sanitario.3.3 chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, si dànno alla prostituzione.

Essa recepì un'interpretazione dell'articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana:

La legge recepì anche la Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951 e resa esecutiva in Italia con legge 23 settembre 1966 n. 1173, e l'aggiuntiva Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui (1949/1951), che hanno avuto delle deroghe nel dicembre 2012, quando il programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS ha pubblicato un documento sulla Prevenzione e trattamento dell'HIV e di altre infezioni a trasmissione sessuale per i lavoratori sessuali nei paesi a basso e medio reddito, in cui si raccomanda anche la depenalizzazione e la tutela dei sex workers e del loro lavoro, se non sfruttato.

Teoria La legge Merlin segue il modello abolizionista. Ciò che rimane legale è la prostituzione stradale e in appartamento privato in modo autonomo. La legge parla esplicitamente di sole donne e non di uomini.

Risultato La legge ha spinto le donne che esercitavano il meretricio in strada e in appartamenti privati.Houses of prostitution closed 50 years ago under" , Merlin Law. Newsahead 20 September 2008 La legge è sostenuta dai movimenti di sinistra marxista e cattolici. La Democrazia Cristiana pensò di riproporre la legge ammodernandola nel 1973, e poi nel 1998 i Democratici di Sinistra. L'intenzione fu quella di riaprire le case di tolleranza. Contemporaneamente la Federcasalinghe spinse per avere controlli sanitari, ma le femministe si opposero.

Le revisioni della legge proposte furono 22 nella legislazione 1996-2001.

Sviluppi della prostituzione da strada da immigrazione

Immigrazione La prostituzione in Italia diviene maggiormente visibile negli anni '90 con l'aumento dell'immigrazione dai paesi dell'Est e dall'Africa, iniziata negli anni '70. La dissoluzione dell'Unione Sovietica e della Jugoslavia, e le nuove politiche sull'immigrazione della legge Martelli del 1990, contribuirono ad un aumento dell'offerta negli anni 1989-1990, in particolare dalle ragazze polacche. La seconda ondata di prostitute fu dalla Nigeria e Perù, con una vera e propria immigrazione clandestina, una volta spirato il visto turistico e la terza ondata dall'Albania nel 1993-1994. La quarta ondata arrivò nel 1995 dalla Nigeria e Albania, mentre nel 1996-1998, arrivò l'ondata dalla Moldavia, Lituania, e Albania. L'immigrazione divenne più restrittiva con la Legge Turco-Napolitano (40/98).Daniela Danna. Street prostitution and public policies in Milan. Sex Work and Public Health, 2002

Tra le migranti vi erano ovviamente moltissimi casi di prostituzione forzata a seguito di traffico di persone, incluse minorenni. Una delle risposte al fenomeno fu il taglio dei permessi di soggiorno e il rimpatrio dei clandestini.

Prostituzione da strada Con l'immigrazione divenne evidente ancor di più la prostituzione da strada.Leonini L.(ed) Sesso in acquisto. Una ricerca sui clienti della prostituzione. Edizioni Unicopli, Milano 1999. Le Municipalità hanno tentato di arginare il fenomeno multando clienti dal 1994, inviando a casa verbali di Polizia e sequestrando autoveicoli ma il tribunale di Perugia nel 2000 pose un limite a tale prassi."'Name and shame' to combat prostitution" Italy, 29 May 2008Tribunal of Perugia, 2 September 2000 Un cliente si suicidò nello stesso anno.Mafai M. Riaprite quelle case. La Republica, 15 September 2000

Un'altra iniziativa fu quella di creare quartieri a luci rosse, come a Mestre nel 1995.Signorelli A, Treppete M. Services in the window: a manual for intervention in the world of migrant prostitution. Asterios, Trieste 2001 Un approccio tollerante del tipo "riduzione del danno".