Il periodo storico dell'odierno Kenya, per lo meno per quanto concerne le coste e l'immediato retroterra, comincia con il 1498, cioè con l'arrivo nei porti di Mombasa e Malindi della spedizione di Vasco da Gama, diretta alle Indie Orientali. Prima di tale data commercianti arabi, pare già in data anteriore all'era cristiana, si erano spinti lungo la costa africana a sud di capo Guardafui e quindi, a partire dal VII secolo d.C., vi avevano creato colonie stabili fino a capo Delgado.

Dall'antichità alla colonia britannica La storia antica del Kenya è oggetto di controversie. Secondo lo stato attuale delle ricerche, la popolazione indigena del Kenya era costituita da cacciatori-raccoglitori, tra cui forse figuravano i Gumba, gli Okiek e i Sirikwa. Il primo gruppo importante a migrare nell'area dell'odierno Kenya, intorno al 2000 a.C., furono i popoli di lingua cuscitica provenienti dal Nord Africa, presumibilmente dall'Etiopia, che introdussero l'allevamento del bestiame, compreso quello bovino. A partire dalla nascita di Cristo circa, popoli di lingua nilotica e bantu giunsero nella regione, portando con sé nuove tecnologie, come la lavorazione del ferro. Allo stesso tempo, la costa del Kenya era strettamente integrata in una rete commerciale internazionale. Nota in antichità come Azania, veniva visitata da ommercianti greci e romani vi si recavano regolarmente. Fino a che punto venisse esplorato anche l’interno dell’Africa orientale è ancora oggi oggetto di controversia. Dalle mappe del mondo antiche e medievali risulta chiaro che era nota almeno l’esistenza dei grandi laghi dell’Africa orientale e delle montagne innevate, anche se la loro posizione veniva indicata in modo diverso. Alla fine del primo millennio, lungo la costa sorse una catena di città commerciali, piccole e grandi, strettamente legate al mondo arabo. Anche l’Islam si diffuse. Le zone costiere entrarono a far parte della società swahili, multiculturale e multietnica.

Gli Arabi, avevano assunto il controllo dei traffici dell'Oceano Indiano; perciò contrastarono la dominazione stabilita dai Portoghesi, divenuti ben presto loro rivali nel commercio con le tribù indigene. Chiesto aiuto all'imām di ‘Oman, riuscirono nel 1698 a cacciare i Portoghesi dalla loro ultima fortezza di Mombasa. Ma, liberatisi dai Portoghesi, i capi delle varie comunità arabe non accettarono di sottoporsi all'autorità dell'imām. I governatori (walīy) nominati da quest'ultimo fecero causa comune con i commercianti e amministrarono i territori in spirito d'indipendenza.

Questa situazione durò fin verso il 1840, quando l'imām di ‘Oman, Sa‘īd, trasferì la sede del suo regno da Masqat a Zanzibar (oggi facente parte della Tanzania), affermando efficacemente la propria autorità sulla costa. Prima di morire (1856) Sa‘īd divise i territori tra due dei suoi figli: all'uno lasciò quelli asiatici, all'altro quelli africani. Quest'ultimo assunse il titolo di sultano di Zanzibar.

Per quanto concerne i possessi di terraferma del sultano, la situazione fu profondamente modificata dalla comparsa nel 1884 di esploratori tedeschi, tra i quali il celebre dottor Karl Peters. La concorrenza della Germania convinse la Gran Bretagna - che aveva cominciato ad interessarsi di quella parte dell'Africa orientale nominando nel 1840 un console a Zanzibar - ad assicurarsi un'ampia zona in quell'area geografica, sanzionata dall'accordo anglo-tedesco del 1886: a sud della linea delimitata dalle foci del fiume Umba fino alla sponda orientale del Vittoria Nyanza la sfera era tedesca (Tanganica, oggi facente parte della Tanzania), a nord era britannica (Kenya). Al sultano di Zanzibar, a questo punto, non rimase altro che accettare il fatto compiuto.

Scoppiata nel 1889 la rivalità tra le due potenze per l'Uganda, il trattato del 1º luglio 1890 (d'importanza fondamentale nella storia dell'Africa) la risolse completando la delimitazione tra Kenya e Tanganica e riconoscendo alla Gran Bretagna certe zone che costituivano delle enclaves tedesche nel Kenya. Da allora, e fino allo scoppio della prima guerra mondiale, Gran Bretagna e Germania furono buone vicine in Africa orientale. L'amministrazione della fascia costiera, ceduta dal sultano alla Gran Bretagna, fu assunta nel 1887 da una compagnia privata, munita di una cosiddetta Carta reale d'incorporazione, che le attribuiva funzioni pubbliche: la Imperial British East Africa Company (IBEAC). A questa fu dato inoltre l'incarico di occupare le regioni retrostanti la fascia, compresi i regni e le regioni abitate da tribù autonome che formeranno il protettorato dell'Uganda.

Il 1º luglio 1895 fu ufficialmente proclamato il protettorato dell'Africa Orientale Britannica, cui nel 1902 fu data la prima Costituzione. Nel 1920 il protettorato fu diviso in due parti: protettorato del Kenya, costituito dalla fascia costiera di dieci miglia, sottoposto alla sovranità del sultano di Zanzibar; colonia del Kenya, sottoposta alla sovranità britannica e costituita da tutti gli altri territori del retroterra. Due provvedimenti del 1898 e 1902 regolarono il regime delle terre: la quasi totalità di queste fu dichiarata di proprietà della Corona, all'infuori di alcune aree riservate agli indigeni. Le zone migliori degli altipiani furono assegnate agli Europei, che affluirono sia dalla Gran Bretagna sia dal Sudafrica.

I disegni inglesi, che miravano a introdurre graduali misure di autogoverno nell'ambito del mantenimento delle strutture coloniali, andarono presto deluse per l'irriducibile opposizione di alcune tribù, e in particolare di quella dei Kikuyu; questi ultimi, in seguito alle concessioni di terre agli Europei, erano stati esclusi dalle fertili zone degli altipiani e respinti in zone di riserva di scarsa fertilità.

Jomo Kenyatta e il cammino verso l'indipendenza Fin dai primi anni Venti, si era imposto quale principale rappresentante e difensore dei diritti del popolo Kikuyu il giovane Jomo Kenyatta, segretario della Kikuyu Central Association; laureatosi in antropologia a Londra, ove visse e studiò tra il 1931 e il 1946, Kenyatta fu presto conquistato dagli ideali di liberazione, unione e riscatto dell'intero continente nero e, nel 1945, contribuì ad organizzare a Manchester il quinto Congresso Panafricano. Tornato in patria l'anno seguente, Kenyatta si impose quale leader indiscusso del nascente movimento nazionalista e nel 1947 fu scelto quale presidente della Kenya African National Union (KANU). Scoppiata nel 1952 la violenta e sanguinosa rivolta dei Mau-Mau, appartenenti alla tribù kikuyu, contro le autorità coloniali britanniche, Kenyatta fu accusato di esserne l'ispiratore, l'organizzatore e la guida; sottoposto per questo a un processo «politico» (1952-1953), che non riuscì a stabilire i reali legami tra KANU e Mau-Mau, il leader nazionalista kikuyu fu comunque condannato dalle autorità britanniche a sette anni di reclusione, successivamente commutati nel confino in una remota località della Northern Frontier Province. La Gran Bretagna cercò di ristabilire la calma nel Paese con una dura repressione (7811 Mau-Mau uccisi e 891 giustiziati) e contemporaneamente accelerò l'introduzione di riforme politico-costituzionali, in particolare attraverso l'istituzione di un Consiglio legislativo al quale potevano essere ammessi rappresentanti africani, primo passo di una politica, inaugurata nel 1960, che doveva portare il territorio del Kenya dapprima all'autogoverno, quindi alla piena sovranità e alla completa indipendenza. Introdotto un nuovo regime elettorale per assicurare nel Consiglio legislativo una maggioranza agli Africani, la KANU si impose nettamente quale principale forza politica nell'ambito di tale assemblea; sfruttando il risultato elettorale e la forte pressione popolare a favore del suo leader, la KANU pose come condizione per la sua partecipazione ai lavori del Consiglio e al governo del territorio la liberazione di Kenyatta.

Reintegrato nelle sue funzioni, quest'ultimo sostenne un ruolo di primissimo piano nelle conferenze costituzionali convocate dalle autorità coloniali; durante tali conferenze sorse ben presto una forte rivalità fra i due maggiori partiti: la KANU, guidata da Tom Mboya e Jomo Kenyatta, e la Kenya African Democratic Union (KADU), guidata da Ronald Ngala, che, tuttavia, nel 1964 si sarebbero fusi in un partito unico, la KANU. Il primo chiedeva una forma di Stato unitario, il secondo una di Stato federale. Nel marzo 1963 si trovò una soluzione di compromesso, grazie all'opera mediatrice del governo inglese. I due partiti si accordarono per una forma di Stato federale, mentre il sultano di Zanzibar rinunciava alle sue pretese sulla fascia costiera, soggetta alla sua sovranità nominale, dietro pagamento di un'indennità annua. Il Kenya otteneva la piena autonomia il 1º giugno 1963 e l'indipendenza e la sovranità il 12 dicembre 1963, nell'ambito del Commonwealth con a capo la regina Elisabetta d'Inghilterra. Il 12 dicembre 1964 diventava una Repubblica di tipo presidenziale: Jomo Kenyatta ne era eletto primo presidente, carica che avrebbe mantenuto fino alla morte, avvenuta nel 1978.

Il difficile percorso del Paese

La politica del Kenya indipendente fin dall'inizio si caratterizzò in senso moderato e centralistico e con una marcata tendenza filoccidentale in ambito estero; solo la forza di persuasione del presidente (rieletto nel 1969 e nel 1974), il suo ascendente e le sue capacità di statista impedirono che i delicati rapporti tra differenti gruppi etnici degenerassero, mettendo in discussione l'unità del Paese. Alla morte di Kenyatta (1978), il suo posto fu assunto da Daniel Arap Moi (vicepresidente dal 1967), i cui primi anni di governo furono contrassegnati da grandi difficoltà interne, dovute allo scoppio di gravi scandali di corruzione e a un fallito tentativo di colpo di Stato, operato da alcuni ufficiali dell'aviazione (1982). Il ricorso a una durissima repressione consentì al successore di Kenyatta di mantenere il controllo della situazione, di essere rieletto nel 1983 e di continuare a governare mantenendo buoni rapporti con i Paesi occidentali e migliorando quelli con gli Stati confinanti.

Il potere della KANU La preminenza del capo dello Stato rispetto agli altri organi costituzionali, e in particolare nei confronti del Parlamento e della magistratura, fu ulteriormente rafforzata nel corso del 1986 in seguito all'approvazione da parte dell'Assemblea nazionale di una serie di emendamenti alla Costituzione, mentre una riforma delle norme che regolavano il sistema elettorale contribuì a rendere più stretto il controllo esercitato dalla KANU sulla vita pubblica e dal suo gruppo dirigente su quella del partito (venne reso palese il voto espresso nelle consultazioni primarie per selezionare quei membri del partito unico destinati a partecipare alle elezioni generali). La seconda metà degli anni Ottanta vide comunque crescere l'attività antigovernativa svolta in clandestinità da un movimento interetnico denominato Unione dei nazionalisti per liberare il Kenya (Mwakenya), contro il quale il regime di Arap Moi esercitò una dura repressione, culminata tra il 1986 e il 1987 in centinaia di arresti.